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RESOCONTO SEDUTA
 
2 - 5 giugno 2003
   

Strasburgo 


Sommario

 

Codici delle procedure parlamentari, Abbreviazioni

Deputati al Parlamento europeo

Comunicazioni del Presidente
Terremoto in Algeria
Incidente aereo in Turchia
La situazione di San Suu Kyi
Attentato terroristico in Spagna

Seduta solenne
Visita del Presidente della Repubblica algerina

Vertici europei
Preparazione del Consiglio europeo di Salonicco e Patto di stabilità per l'Europa sudorientale

Affari esteri
La Turchia sulla strada dell'adesione
Elezioni in Nigeria

Affari istituzionali
Progetto di statuto dei deputati
Controllo democratico del metodo aperto di coordinamento
Applicazione del metodo aperto di coordinamento
Calendario delle sessioni parlamentari per il 2004
Rapporti con gli autori di denunce

Agricoltura
Riforma della politica agricola comune

Energia
Compromesso sulle reti transeuropee per l'energia

Giustizia e affari interni
Accordo tra UE e USA sull'estradizione
Allontanamento di cittadini dei Paesi terzi
Soggiorno di cittadini dei Paesi terzi
Partecipazione al procedimento pregiudiziale
Applicazione del diritto comunitario

Occupazione e affari sociali
Politica dell'occupazione
Partecipazione finanziaria dei lavoratori dipendenti

Sanità pubblica
Rafforzare la lotta contro il cancro al seno
Dispositivi medici: riclassificazione e nuove norme di utilizzo

Trasporti
Tenore di zolfo nei combustibili per uso marittimo
Doppio scafo per le petroliere

Ambiente
Aromatizzanti di affumicatura nei prodotti alimentari
Proroga delle misure transitorie sulla BSE
Movimenti transfrontalieri di OGM
Controllo sui prodotti animali destinati al consumo
Igiene dei prodotti sanitari destinati al consumo umano
Sostanze che riducono lo strato di ozono

Pesca
Aspetti sociali della riforma della pesca
Protezione del novellame
Gestione dello sforzo di pesca in alcune aree

Commercio estero
Zone di libero scambio regionali
Assistenza macrofinanziaria ai Paesi terzi
Programma MEDA 2000
Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica con il Cile

Sport
Le donne e lo sport

Diritti umani
Situazione in Indonesia
Arresto di Aung San Suu Kyi in Birmania
Diritti umani in Zimbabwe

 

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 Codici delle procedure parlamentari

 

Serie A

Relazioni e raccomandazioni

Serie B

Risoluzioni e interrogazioni orali

Serie C

Documenti di altre Istituzioni

*

Procedura di consultazione

**I

Procedura di cooperazione, prima lettura

**II

Procedura di cooperazione, seconda lettura

***

Parere conforme

***I

Procedura di codecisione, prima lettura

***II

Procedura di codecisione, seconda lettura

***III

Procedura di codecisione, terza lettura

  

Abbreviazioni

 

PPE/DE

Partito popolare europeo / Democratici europei

PSE

Partito del socialismo europeo

ELDR

Liberali, democratici e riformatori

Verdi/ALE

Verdi / Alleanza libera europea

GUE/NGL

Sinistra unitaria europea / Sinistra verde nordica

UEN

Unione per l’Europa delle Nazioni

EDD

Europa delle democrazie e delle diversità

NI

Non iscritti

 

 

B

Belgio

F

Francia

A

Austria

DK

Danimarca

IRL

Irlanda

P

Portogallo

D

Germania

I

Italia

FIN

Finlandia

GR

Grecia

L

Lussemburgo

S

Svezia

E

Spagna

NL

Olanda

UK

Regno Unito

  


 

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Deputati al Parlamento europeo

Situazione al  10.06.2003

 

B

DK

D

GR

E

F

IRL

I

L

NL

A

P

FIN

S

UK

Totale

PPE/

DE

5

1

53

9

28

21*

5

35

2

8*

7

9

5

7

37

232*

PSE

5

2

35

9

24

18

1

16

2

6

7

12

3

6

29

175

ELDR

4*

6

 

 

3

1

1

8

1

8

   

5

4

11

52*

GUE/

NGL

X

3

7

7

4

15

X

6

 

1

X

2

1

3

X

49

Verdi/ALE

7

X

4

X

4

9

2

2

1

4

2

X

2

2

6

45

UEN

X

1

X X

X

4

6

10

X X X

2

X X X

23

EDD

X

3

X

X

X

9

X X X

3

X

X

X X

3

18

NI

1*

X X X

1

10*

X

10

X X

5

X X X

1

28*

Totale

22*

16

99

25

64

87

15

87

6

30*

21

25

16

22

87

622*


Deputati uscenti: Karla PEIJS (27.05.2003), Karel DILLEN (31.05.2003), Frank VANHECKE (5.06.2003) e Daniel DUCARME (05.06.2003)
Elisabeth MONTFORT è passata dal gruppo NI al gruppo PPE/DE in data 2.06.2003

Gruppi politici

PPE/DE

Partito popolare europeo / Democratici europei

PSE

Partito del socialismo europeo

ELDR

Liberali democratici e riformatori

GUE/NGL

Sinistra unitaria europea / Sinistra verde nordica

Verdi/ALE

I Verdi / Alleanza libera europea

UEN

Unione per l'Europa delle Nazioni

EDD

Europa delle democrazie e delle diversità

NI

Non iscritti


 

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Comunicazioni del Presidente

Terremoto in Algeria

Nelle ultime due settimane si sono verificati in Algeria due violenti terremoti che hanno provocato la morte di 2.200 persone, mentre altre 9.000 sono rimaste ferite, 1.200 sono disperse e decine di migliaia senzatetto. Il Presidente Pat COX ha inviato le condoglianze dell'Aula alle famiglie delle vittime e al Presidente dell'Algeria, Abdelaziz BOUTEFLIKA, che martedì 3 giugno si è rivolto all'Assemblea in seduta solenne.

Incidente aereo in Turchia

Pat COX ha ricordato la morte di 62 membri delle forze armate spagnole e di 13 membri ucraini dell'equipaggio nell'incidente aereo avvenuto il 26 maggio in Turchia, mentre i soldati rientravano in patria dopo 4 mesi di missione umanitaria in Afghanistan. Il Presidente ha espresso le condoglianze dell'Aula al Primo ministro Aznar e alle famiglie delle vittime e, nel riconoscere il grande contributo della missione spagnola in Afghanistan, ha chiesto al Parlamento di osservare un minuto silenzio.

La situazione di San Suu Kyi

In riferimento alla notizia che Aung San Suu Kyi, leader dell'opposizione birmana, si trova in isolamento a Rangoon, il Presidente Pat COX ha espresso profonda preoccupazione e ha ricordato che la vincitrice del Premio Sacharov era stata invitata a presenziare a una sessione del Parlamento europeo. La sua detenzione rappresenta un fatto deplorevole: il Presidente ha fatto appello alle autorità birmane affinché San Suu Kyi sia liberata e nel Paese siano rispettati i principi della democrazia.

Attentato terroristico in Spagna

Il 30 maggio due poliziotti spagnoli, Bonifacio Martín Hernando e Julián Envit Luna, sono deceduti e almeno altre 2 persone sono state gravemente ferite nell'esplosione di un'autobomba in Navarra (Spagna). Il Presidente ha inviato, a nome dell'Assemblea, le condoglianze alle famiglie delle vittime e ha espresso solidarietà alle autorità spagnole. Pat COX ha inoltre ribadito la condanna senza riserve di questo atto terroristico che rappresenta un nuovo affronto alla democrazia ed ha espresso solidarietà al popolo e al parlamento spagnolo che continuano con coraggio a lottare contro il terrorismo. L'Aula ha osservato un minuto di silenzio.

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Seduta solenne

Visita del Presidente della Repubblica algerina

Seduta solenne - Allocuzione di Abdelaziz Bouteflika, Presidente della Repubblica democratica e popolare di Algeria 
03.06.2003

Il Presidente del Parlamento europeo Pat COX, in apertura della seduta solenne, ha ribadito le più sincere condoglianze per le vittime del violento terremoto in Algeria. Il Presidente ha espresso particolare riconoscenza per i soccorsi dei volontari europei e ha accolto con favore la notizia dello stanziamento, da parte della Commissione europea, di un miliardo di euro per aiuti umanitari d'urgenza. In segno di rispetto per le vittime e di solidarietà alle loro famiglie, il Parlamento ha osservato un minuto di silenzio.

L'Algeria, ha detto Cox, è molto importante per l'UE in quanto interlocutore fondamentale nell'area del Mediterraneo. La sua stabilità è essenziale per tutta la regione; il Paese è un partner commerciale rilevante dell'UE e l'interdipendenza economica sta crescendo. Il Presidente ha anche evidenziato la condivisione di una parte di storia, alla base degli speciali rapporti bilaterali portati a un livello superiore quando, a ottobre, il Parlamento ha approvato la conclusione dell'accordo di associazione UE-Algeria. L'assenso non è stato privo di condizioni, poiché il PE assegna grande importanza al rispetto dei diritti democratici. Il Parlamento europeo sostiene quindi tutti gli sforzi compiuti dal Presidente Bouteflika per il consolidamento della democrazia e dello stato di diritto, per la protezione dei diritti fondamentali e delle minoranze, per il decentramento decisionale e l'indipendenza delle autorità civili da quelle militari. Cox ha auspicato che si possa preparare il terreno per una «road map» che porti il Paesi fuori dallo stato di emergenza.

Cox ha quindi ringraziato il Presidente per la difesa delle riforme e la riconciliazione nazionale, sperando nell'impegno costante per far fronte alle enormi sfide del futuro. La lotta al terrorismo è diventata dal 2001 la priorità internazionale: il Parlamento condanna fermamente qualsiasi forma di terrorismo e sostiene ogni sforzo per combatterlo. Cox è quindi d'accordo con le dichiarazioni espresse a dicembre da Bouteflika sul fatto che nel nuovo contesto internazionale l'obiettivo deve essere quello di una cultura di tolleranza e di dialogo tra civiltà. Tali principi si applicano anche alla sfida del Medio Oriente e in tal senso il Presidente Cox ha auspicato venga data una possibilità alla «road map» per la coesistenza pacifica di Israele e Palestina.

L'UE sta vivendo un enorme cambiamento non solo per l'allargamento a Est, ma anche per il Mediterraneo e il dialogo con i «nuovi vicini», per promuovere a livello politico ed economico un'interdipendenza significativa, nonché la stabilità, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile in una zona di prosperità condivisa con il «circolo di amici» di cui l'Algeria è una parte importante. Nel ribadire l'importanza della cooperazione per un'area mediterranea pacifica e stabile, caratterizzata dalla solidarietà e dalla comprensione dei popoli, Cox ha auspicato che nel semestre di Presidenza italiana si sviluppi la partnership per un'Assemblea euromediterranea.

Il Presidente Abdelaziz BOUTEFLIKA ha ringraziato per l'invito e l'accoglienza al Parlamento europeo e per le parole rivolte verso il popolo algerino, segno della qualità del legame con il popolo europeo. In questo particolare momento, mentre gli algerini sono impegnati a curare le ferite del sisma, a ridare vita alle città e ai villaggi distrutti, il Presidente ha espresso profonda gratitudine per la solidarietà manifestata dal Parlamento europeo e per gli aiuti inviati immediatamente dai Paesi dell'UE. Questo grande slancio ha confortato il popolo algerino e per questo il Presidente ha rinnovato il ringraziamento.

Il 22 aprile 2002, in Spagna, è stato siglato l'accordo di associazione tra UE e Algeria, dando luogo a una nuova relazione durevole per un futuro di solidarietà e cooperazione, consacrazione di un legame economico reale e dell'impegno costante di reciproco rispetto, prosperità e amicizia. Tale impegno apre grandi prospettive per l'approfondimento del dialogo politico al servizio di un partenariato globale che si vuole all'altezza delle attese ed è conforme all'orientamento permanente per una cooperazione privilegiata con l'Europa, come testimonia la scommessa di fare di quest'ultima, dall'inizio degli anni Settanta, il grande mercato energetico per l'Algeria. Il Paese si è quindi impegnato, con la realizzazione dei gasdotti attraverso l'Italia e la Spagna, nella via della cooperazione di lungo termine, manifestando un atto di fiducia fondamentale nella costruzione europea e nelle prospettive future di cooperazione. Ciò prova l'importanza attribuita da sempre alla promozione del dialogo politico e del partenariato economico con l'UE, convinzione rafforzata dall'accordo di associazione e dalla regolare concertazione politica per un clima di comprensione al fine di «conoscersi meglio per cooperare meglio».

In questi tempi difficili per le relazioni internazionali, la regione euromediterranea è confrontata a sfide di varia natura che rischiano di aggravare i fattori d'instabilità e le linee di frattura tra le due sponde del Mediterraneo. Proprio per far fronte a tale situazione sette anni fa è stato lanciato il processo di Barcellona, un quadro di riferimento strategico per la cooperazione che favorisce la stabilità dell'area mediterranea suscitando grandi speranze nei popoli del Sud; tali speranze sono oggi ancora più significative, poiché l'allargamento dell'Unione a Est rischia di distogliere l'attenzione dal Sud. Il Presidente è tuttavia persuaso che il rischio possa essere dissipato con l'equilibrio e che l'Unione saprà conciliare le diverse esigenze. Per due volte il Paese si è trovato coinvolto nelle guerre mondiali, partecipando a tutte le guerre della Francia. Il progetto euromediterraneo comporta ora un impegno totale di tutti a favore del processo di Barcellona.

Il contesto della globalizzazione lasciava sperare in un nuovo ritmo di sviluppo e per aderire all'evoluzione mondiale i Paesi del Sud hanno compiuto sacrifici e subìto conseguenze sociali pesanti. Oggi bisogna invece riconoscere che il divario tra ricchi e poveri è aumentato ed è fonte di miseria, violenza e intolleranza, accompagnate da altri malesseri sociali come le migrazioni. Nel quadro dell'attuazione della zona di libero scambio euromediterranea, il Presidente ha sollecitato a collaborare per la soluzione di questa grande sfida. L'accordo di associazione deve permettere all'economia algerina di dotarsi dei mezzi per far fronte all'evoluzione dell'economia mondiale. Nonostante le difficoltà, l'Algeria ha avviato un grande programma di rilancio economico dotato di 7 miliardi di dollari su un periodo di quattro anni; l'aiuto dell'UE per il sostegno degli investimenti è più che necessario in questa fase. Purtroppo però le misure finanziarie nel quadro del programma MEDA sono insufficienti se rapportate agli obiettivi.

Gli ultimi 12 anni sono stati terribili per il popolo algerino, colpito dal terrorismo e da catastrofi naturali come siccità, inondazioni e terremoti. Se la solidarietà internazionale si è manifestata spontaneamente durante le ultime catastrofi naturali, il popolo algerino ha invece vissuto nella convinzione di essere dimenticato per quanto riguarda il dilagare del terrorismo religioso. Il mondo sviluppato ha impiegato molto tempo a comprendere la minaccia di questo fenomeno che mette a repentaglio la democrazia. Le organizzazioni terroristiche hanno trovato talvolta asilo e libertà in certe capitali europee, dove i massacri in Algeria hanno suscitato interrogativi mostrando l'ignoranza totale sulla situazione del Paese. Solo dopo gli attentati dell'11 settembre la visione del mondo è cambiata: il terrorismo è stato capito come piaga internazionale e anche i sacrifici del popolo algerino sono stati meglio compresi. Bisogna però affrontare il problema alle radici o non si creeranno le basi per una soluzione solida e durevole. La miseria genera violenza: «se non farete la guerra alla povertà, sarà quest'ultima a farvela», ha detto il Presidente.

Dopo 12 anni di lotta, la situazione è molto migliorata, ma sono ancora necessarie misure di vigilanza a causa di sporadici atti di violenza. La politica di riconciliazione nazionale ha contribuito a ridurre le tensioni sociali e la violenza terroristica, che non costituisce più un ostacolo dall'attività economica e agli investimenti esteri. La vita politica ha ripreso inoltre l'esercizio dei suoi diritti e l'anno scorso si sono tenute regolari elezioni caratterizzate dalla trasparenza. Il Presidente ha ribadito la volontà di instaurare lo stato di diritto e il pluralismo politico, nella convinzione che il processo democratico e le riforme economiche e sociali siano in grado di dare un contributo all'evoluzione della società algerina, nel rispetto dei diritti e dei doveri di ciascuno. Si vuole inoltre migliorare il dialogo e attuare programmi per far fronte al cambiamento verso l'economia di mercato: non è facile infatti passare dal dirigismo all'economia liberale. Il consolidamento dello stato di diritto passa poi per l'istruzione, la riforma della giustizia e la libertà di stampa. La questione dei diritti umani è al centro delle preoccupazioni: consapevole delle imperfezioni in materia, il Presidente ha affermato che solo con il tempo si può migliorare la cultura diritti dell'uomo. La creazione di una commissione nazionale consultiva per la promozione e la protezione dei diritti umani risponde a tale esigenza e mostra la volontà di proseguire su tale strada.

Il Presidente algerino ha ribadito la totale solidarietà alle famiglie delle vittime del drammatico terremoto e al popolo intero, ricordando la simpatia e la compassione mostrata dalla comunità internazionale. Subito dopo la scossa, tutti i mezzi civili e militari sono stati mobilitati e il Consiglio dei ministri ha adottato le decisioni d'urgenza necessarie a far fronte alla catastrofe. In particolare l'Armata nazionale popolare, i corpi di sicurezza, la protezione civile, i corpi medici e paramedici, la Sonelgaz, la società algerina delle acque e gli altri servizi pubblici hanno coniugato i loro sforzi per rimediare alla situazione, aiutati da un incredibile slancio di solidarietà da parte di tutti i cittadini. Il Presidente ha ringraziato tutti i Paesi, grandi e piccoli, ricchi e meno ricchi, che hanno manifestato la propria disponibilità ed elargito aiuti al popolo algerino, in particolare le squadre di soccorso specializzate.

Il continente africano, ha proseguito Bouteflika, sta cercando di uscire dallo stato di sottosviluppo e cerca di affermare la propria unità attraverso un migliore coordinamento degli sforzi e un migliore sfruttamento delle risorse sulla base di un ampio programma economico (NEPAD), presentato ancora una volta ai capi di Stato del G8 nella riunione di Evian. Lo sviluppo del continente africano è stato a lungo ostacolato da persistenti egoismi, perpetuando povertà, fame e pandemie, ma i Paesi hanno imparato molto nella attuazione di programmi di aggiustamento strutturale particolarmente costrittivi. Appare dunque come una sfida l'effettiva integrazione africana, processo lungo, complesso e pluridimensionale, sostenuto da una cooperazione esterna. Tale sfida è possibile grazie al cambiamento di mentalità del continente per garantire democrazia, pace e prosperità. Decisione storica in tal senso è stata quella dell'Organizzazione dell'Unità africana al Vertice di Algeria che fissa regole di squalifica e di rifiuto dei cambiamenti anticostituzionali dei regimi politici. Nello stesso spirito il NEPAD definisce nuove modalità operative fondate su sforzi specificamente africani di responsabilità e solidarietà, come la Revisione dei Pari, sistema di presentazione volontaria dell'azione interna di ogni Capo di Stato africano alla valutazione serena ma rigorosa degli omologhi.

E' necessario però che la globalizzazione diventi un'opportunità di sviluppo dei Paesi del Sud, attraverso la promozione di forme innovative di partenariato, in grado di generare una dinamica di crescita e di sviluppo sostenibile, perché senza una giusta partecipazione di tutti ai grandi movimenti della storia contemporanea, la globalizzazione comporta il rischio di lasciare la strada libera a forze violente e ostili alla coesione nazionale e internazionale. Nel mondo attuale e futuro non potranno esserci oasi di sicurezza e di prosperità in un contesto di vulnerabilità e di disordine, come hanno mostrato i tragici eventi dell'11 settembre: quando la logica dei rapporti di forza vince sulla comprensione reciproca, quando la voce della ragione è soffocata o ignorata sulla scena internazionale, l'estremismo trova terreno e si alimenta nelle ingiustizie, nelle frustrazioni e nelle delusioni che alcuni popoli vivono quotidianamente.

La risposta alla violenza è nella regolamentazione dei rapporti internazionali e nella promozione dei diritti umani, nella loro indivisibilità e universalità su scala mondiale, ma ciò presuppone che la comunità internazionale abbandoni le pratiche del passato e si apra a nuovi orizzonti alla ricerca di un destino qualitativamente migliore per l'umanità e che l'Africa possa partecipare ai benefici e alla crescita dell'economia mondiale, diventando un punto di attrazione di capitali e tecnologie, per svilupparsi e contribuire all'equilibrio della comunità internazionale. Bouteflika ha poi espresso l'augurio che la riunione del G8 amplifichi tale messaggio e rinnovi il sostegno al continente africano.

Su un piano più locale, l'Algeria collabora con i Paesi dell'Africa del Nord per dare forma all'Unione del Maghreb arabo, operazione che si spera possa portare ad un vertice in grado di rilanciare la cooperazione subregionale che non deve essere minacciata dal regolamento della questione del Sahara occidentale, in cui si auspica l'ONU continui a svolgere un ruolo centrale. Gli sviluppi del Medio Oriente, poi, minacciano la stabilità e la sicurezza nella regione: il popolo palestinese continua a subire una brutale occupazione e paga un pesante tributo all'intransigenza di Israele. E' venuto il momento per la comunità internazionale e in particolare per il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di riaffermarsi e dare seguito alle legittime rivendicazioni del popolo palestinese, nel rispetto dei diritti di tutti i popoli della regione a vivere in pace e sicurezza. Si spera che l'intransigenza israeliana non provochi l'insuccesso dell'ultimo tentativo di soluzione costituito dalla «road map» del Quartetto e che i territori siriani e libanesi sotto occupazione israeliana siano presto liberati e resi ai loro legittimi sovrani. Anche la situazione in Iraq è fonte di preoccupazione nel mondo arabo. L'Algeria si è sempre attenuta al rispetto del diritto e della legittimità internazionale e ritiene che la stabilizzazione politica dell'Iraq richieda il ristabilimento della sovranità del paese e l'effettivo coinvolgimento delle Nazioni Unite nel processo di riabilitazione politica e di ricostruzione.

Il Presidente algerino ha infine ringraziato e invitato i deputati europei a visitare l'Algeria e a rafforzare gli scambi di amicizia e la fiducia reciproca, già sigillati dall'accordo di associazione, auspicando per il suo Paese un futuro di speranza, di riconciliazione, di pace e di prosperità in un mondo sempre più interdipendente e solidale.

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Vertici europei

Preparazione del Consiglio europeo di Salonicco 
e Patto di stabilità per l'Europa sudorientale

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione

Preparazione del Consiglio europeo di Salonicco del 20/21 giugno 2003 e

Riunione della Troika e dei paesi partecipanti al Patto di stabilità per l'Europa sudorientale

&

Risoluzione comune sulla riunione tra la Troika e i paesi partecipanti al Patto di stabilità per l'Europa sudorientale

Doc.: B5-0283/2003

Procedura: Risoluzione comune

Dibattito: 04.06.2003
Votazione: 05.06.2003

Voto - Patto di stabilità per l'Europa sudorientale

In vista della riunione della troika con i Paesi del Patto di stabilità per l'Europa sudorientale, che si terrà il 21 giugno a Salonicco, il Parlamento ha espresso preoccupazione per la situazione economica e sociale nei Balcani occidentali e ha chiesto di rafforzare il processo di stabilizzazione e associazione per la regione, con l'uso di strumenti politici simili a quelli utilizzati per l'attuale allargamento. Secondo il Parlamento, comunque, l'integrazione dei Paesi del Patto di stabilità per l'Europa sudorientale richiederà molto tempo e dovrà essere valutata sulla base dei criteri politici ed economici di Copenaghen. 

L'Aula chiede l'introduzione di chiari indicatori annuali per ciascuno di tali Paesi, il loro coinvolgimento nell'attuazione della politica estera e di difesa comune, la migliore attuazione di programmi come CARDS e PHARE, la promozione di programmi di mobilità per studenti e giovani professionisti con l'accesso ai programmi Socrates e Leonardo, nonché l’abolizione dell’obbligo di visto tra i Paesi del Patto.

Da parte loro, gli Stati della regione dovrebbero concentrare l'azione sulla lotta alla criminalità organizzata e la cooperazione transnazionale delle strutture di polizia e giudiziarie, su una politica efficace per il ritorno dei rifugiati e degli sfollati e la protezione delle minoranz, nonché sulla piena cooperazione con il Tribunale penale internazionale per la Jugoslavia. Quest'ultimo auspicio è stato espresso in modo esplicito per la Croazia. Serbia e Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia sono invitati a raggiungere un accordo per un completo ritorno dei rifugiati e la Bosnia-Erzegovina è incoraggiata ad approvare la legislazione necessaria per la tutela delle minoranze. L'Assemblea del Kosovo, dal canto suo, è invitata ad agire nello spirito di riconciliazione e a seguire alla lettera la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell'ONU. I deputati chiedono inoltre di valutare la possibilità di estendere il Processo di stabilizzazione e associazione alla Moldavia.

L'Aula ha infine sottolineato l'importanza della cooperazione regionale e dei progressi nella cooperazione parlamentare tra gli Stati membri dell'UE e i Paesi dell'Europa sudorientale. 
Per ulteriori informazioni:

Marjory van den Broeke

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 44304

e-mail :             foreign-press@europarl.eu.int

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Dichiarazione del Consiglio

A nome della Presidenza ellenica, Tassos GIANNITSIS ha detto che il Consiglio europeo di Salonicco segnerà la conclusione di un semestre difficile e aprirà una nuova fase del processo di integrazione europea. I principali temi saranno il proseguimento delle riforme istituzionali di cui dal 2002 si sta occupando la Convenzione europea; la politica estera e di sicurezza comune e il problema delle armi di distruzione di massa; l'immigrazione, questione divenuta più scottante negli ultimi anni; l'occupazione e la strategia di Lisbona. A seguito del Vertice si terrà poi una riunione sul Patto di stabilità per l'Europa sudorientale.

In riferimento alle riforme istituzionali, il ministro ha ricordato la firma dei Trattati di adesione, il 16 aprile ad Atene, e l'urgenza di riforme per evitare che l'UE cada nella trappola della mancanza di flessibilità e di efficienza. Il Presidente della Convenzione presenterà i risultati di 15 mesi di lavoro di tale organo, che ha quindi rispettato il calendario fissato a Copenaghen. Sulle proposte il dialogo continuerà: la conclusione dei lavori non avverrà sotto la Presidenza ellenica, ma i Capi di Stato e di governo avranno uno scambio di opinioni e fisseranno il mandato della Conferenza intergovernativa (CIG), la quale dovrà dare concretezza alle proposte con un denominatore comune per il futuro assetto istituzionale dell'UE. Non dovrà essere un «minimo» comune denominatore, ma un'impostazione tale da garantire il dinamismo dell'Unione.

La Presidenza darà avvio a un dibattito approfondito per far emergere, prima della CIG, le diverse posizioni nazionali e fissare le procedure a seguito di questo iter; sarà in particolare stabilito il calendario della CIG, tenendo conto del dovere di alcuni Paesi di sottoporre il risultato della Convenzione a un «dialogo» pubblico e permettendo di attuare il nuovo quadro istituzionale dal maggio 2004. Per l'architettura istituzionale dell'Europa allargata, la principale questione in gioco è quella di una maggiore efficacia nel rispetto dei valori fondanti dell'UE. Il nuovo assetto deve riflettere la volontà dei popoli europei, ovvero affermare il metodo democratico con un allargamento delle sfere decisionali. Il ministro si è rallegrato del fatto che la Convenzione sia arrivata a una conclusione su aspetti importanti come l'aumento dei poteri del Parlamento, il conferimento della personalità giuridica all'UE, l'integrazione della Carta dei diritti fondamentali e il passaggio a un approccio comunitario dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Per una forte presenza europea sulla scena internazionale, occorre però fissare le modalità della politica estera, nonché concentrarsi sul ruolo dell'Alto rappresentante e del ministro responsabile per gli affari esteri. Le istituzioni europee dovranno garantire l'uguaglianza dei Paesi membri e la democraticità di un'Unione di Stati e di popoli. La Convenzione ha compiuto grandi progressi e la CIG dovrà esaminare le sue decisioni consensuali dando prova di disponibilità al compromesso.

Altro tema in esame è quello delle relazioni internazionali. Pochi giorni dopo il Consiglio europeo, a Washington si terrà il Vertice UE-USA durante il quale si discuterà dei rapporti bilaterali nel quadro di un ruolo portante delle due parti sulla scena internazionale, al di là delle difficoltà constatate negli ultimi mesi. Resta comunque chiaro che sono più gli aspetti che uniscono rispetto a quelli che dividono. La Presidenza ritiene che le relazioni possano migliorare e fondarsi su una vera partnership: si auspica che le questioni trattate a Salonicco costituiscano una piattaforma di lancio per il progresso nelle relazioni con gli USA.

La questione dell'Iraq e delle relazioni internazionali ha rappresentato una grande sfida per la politica estera europea; serve una nuova valutazione del clima di sicurezza per far fronte alle nuove minacce. Vi sarà quindi uno scambio di opinioni su un rapporto preparato dal Coreper e, per quanto riguarda i progressi della PESC, sarà esaminato un rapporto sul programma comunitario per la prevenzione dei conflitti, pietra angolare della politica estera europea. Le armi di distruzione di massa rappresentano un'altra sfida a livello internazionale.

Si tratterà poi delle questioni dell'immigrazione e della gestione delle frontiere esterne, una delle priorità della Presidenza ellenica, sulla base delle conclusioni di Siviglia. Il Consiglio è giunto a un accordo sulla direttiva per il ricongiungimento familiare e ritiene un accordo possibile anche per quella sui residenti di lungo periodo. La Presidenza insiste inoltre sull'inserimento della politica d'immigrazione nei negoziati con i Paesi terzi e vuole giungere a conclusioni sulla base della comunicazione della Commissione su tale politica: il punto chiave resta la ripartizione degli oneri.

Vi è ancora molto da fare per attuare la strategia di Lisbona, ha proseguito il ministro, ricordando in particolare le questioni dell'occupazione e dell'imprenditorialità. A Salonicco si cercherà quindi un accordo su alcuni orientamenti per l'occupazione, sulla realizzazione di obiettivi concreti per l'apertura dei mercati e forse anche sulla PAC (sebbene il ministro non possa confermare che tale tema sarà all'ordine del giorno).

Quanto ai Balcani, il Consiglio ha fissato una serie di obiettivi miranti all'integrazione. Per il ministro, il fatto che si sia riusciti a tenere vivo l'interesse nella zona balcanica nonostante gli eventi degli ultimi mesi è un successo. Egli ha poi fatto riferimento alle operazioni in Macedonia e in Bosnia, nel quadro di un iter per l'associazione e la stabilizzazione dell'area. La Presidenza approva un dispositivo di prevenzione dei conflitti basato sull'idea di disinnescare le tensioni con meccanismi di sviluppo sociale. Il bilancio del processo di stabilizzazione e associazione confluirà nella riunione sul Patto di stabilità per l'Europa sudorientale, che si terrà il 21 giugno. Due gli assi d'indirizzo con cui si vuole segnare una svolta nelle relazioni con i Balcani: la collaborazione regionale tra i Paesi della zona e la loro integrazione nei rapporti con l'UE. Si tratta inoltre di dotarsi di un quadro operativo. Il Consiglio europeo ribadirà che quei Paesi hanno una prospettiva europea, purché mettano in atto le necessarie riforme. Sulla base dell'importante esperienza dell'allargamento, la Commissione sta esaminando le partnership, rivedendo le riforme e i programmi di finanziamento. Il 21 giugno verrà siglata una dichiarazione di Salonicco per l'integrazione dei Balcani attraverso la politica di sviluppo, le cui condizioni saranno decise dal Consiglio europeo.

Tra le altre questioni trattate al Vertice, vi saranno la giustizia e gli affari interni, in particolare la lotta al crimine organizzato: ci si attende un bilancio della situazione e una proposta su nuovi interventi orizzontali e trasversali. Si tornerà poi sulla firma dei Trattati di adesione, il cui processo di ratifica va seguito con attenzione, così come l'attuazione dell'acquis comunitario da parte dei nuovi Stati membri. Nel frattempo sono in corso contatti con la Turchia e il Consiglio europeo prenderà atto degli eventuali progressi registrati fissando gli orientamenti futuri.
Il ministro ha concluso soffermandosi sulla rappresentanza politica organizzata a livello europeo: ritenendo che i partiti politici europei siano un elemento importante della costruzione comunitaria, il ministro si è rallegrato dei progressi compiuti in materia e ha ricordato l'impegno della Presidenza per risolvere la questione dello statuto dei deputati europei.

Dichiarazione della Commissione

Il discorso di Romano PRODI è stato incentrato sulla bozza di Trattato costituzionale della Convenzione europea, che sarà al centro dei lavori del prossimo Vertice di Salonicco: si tratta della prima vera Costituzione dell'Europa, che nasce da un dibattito democratico. La Convenzione, per Prodi, deve presentare un testo equilibrato e senza alternative, un testo che «getti le fondamenta dell'Europa per molti anni (...) assicurando la presenza e l'indipendenza dell'Unione sulla scena internazionale». Se si rinvierà la decisione su alcune questioni importanti, alla Conferenza intergovernativa si correrà il rischio di «ripetere la dolorosa esperienza di Nizza», ha aggiunto il Presidente della Commissione. La Dichiarazione di Laeken, che istituì la Convenzione, sollevava tre punti principali: il miglioramento della ripartizione e la definizione delle competenze dell'Unione; la semplificazione degli strumenti legislativi e di azione; maggiore democrazia, trasparenza ed efficienza nell'UE. Il mandato della Convenzione era dunque quello di definire meglio chi fa cosa nell'Unione.

Il Parlamento e il Consiglio, secondo Prodi, devono avere la responsabilità congiunta del potere legislativo, generalizzando cioè l'applicazione della codecisione. Il potere giudiziario spetta alla Corte di giustizia e a questo riguardo la Commissione è favorevole all'estensione della sua giurisdizione alla politica estera e sul piano della giustizia e degli affari interni. L'Unione ha infine bisogno di un solo organo esecutivo: la Commissione. Uno sdoppiamento dell'Esecutivo non assicurerebbe, infatti, ai cittadini europei la trasparenza e la responsabilità necessarie e sarebbe sottratto al controllo del Parlamento europeo. Occorre poi generalizzare le decisioni a maggioranza come elemento determinante della volontà politica di agire democraticamente.

L'ultima bozza di trattato costituzionale comprende varie proposte. La Carta dei diritti fondamentali sarà la seconda parte della nuova Costituzione; è stato esteso il ricorso alla codecisione e, infine, vi sarà un Ministro degli esteri rappresentante dell'Unione in sede internazionale. Non è però stato abolito il ricorso all'unanimità e questo è un problema fondamentale che condiziona l'efficacia di tutte le istituzioni, perché il diritto di veto conduce solo alla paralisi dell'Unione. La soluzione migliore, per Prodi, è la doppia maggioranza semplice, ovvero il 50% degli Stati membri e il 50% della popolazione, ma soprattutto la fine del diritto di veto. Resta poi irrisolta la questione della Presidenza stabile del Consiglio europeo: nell'ultima bozza la soluzione proposta presenta tre problemi. Innanzitutto quello della legittimità (non si capisce a chi dovrebbe rispondere questa figura); si indebolisce poi il ruolo del PE perché l'Aula ha potere di controllo sulla Commissione ma non sul Consiglio e sul suo Presidente; infine si crea un altro organo esecutivo che creerebbe confusione. La Commissione propone varie soluzioni: il mantenimento del sistema di rotazione o la figura di un «chairman» che migliori l'efficienza del Consiglio dal punto di vista tecnico.

Occorre poi prevedere la possibile evoluzione verso formule unitarie, come quella del Presidente dell'Unione. La figura del Ministro degli esteri europeo rappresenta già un buon terreno concreto su cui lavorare. Egli dovrà collaborare strettamente con il Presidente della Commissione e avvalersi di un vero servizio europeo per ottimizzare conoscenze e risorse: ecco come organizzare la coesistenza fra metodo intergovernativo e comunitario. Prodi ha infine sottolineato che occorre dare strumenti adeguati al rafforzamento delle politiche economiche e in tal senso si chiede se valga la pena far convivere il mix di intergovernativo e comunitario; forse occorre un commissario per gli affari economici e finanziari, presidente dell'Eurogruppo e rappresentante della zona euro presso le istituzioni internazionali. Un ringraziamento alla Presidenza greca e un riferimento all'intelligenza e alla passione dei politici che mettono al servizio dell'interesse comune europeo il proprio patrimonio culturale nazionale hanno concluso l'intervento.

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Dibattito

Hans-Gert POETTERING (PPE/DE, D) si è unito all'applauso al Presidente Prodi che ha difeso il metodo comunitario. Concentrandosi sulla Convenzione, il portavoce popolare ha ringraziato il Presidente Valéry Giscard d'Estaing, ma ha ricordato che non si è ancora giunti alla meta. A suo avviso è fondamentale avere una bozza comune e non varie opzioni, perché non ci deve essere la possibilità che il testo sia riaperto in sede di CIG. Le radici cristiane che caratterizzano l'identità europea dovranno essere indicate chiaramente nel Trattato costituzionale e ci dovrà essere parità di diritti per i poteri legislativi, anche sulla pianificazione finanziaria. Poettering vuole una Commissione europea forte perché la Commissione, con il Parlamento e la Corte di giustizia, costituisce il nocciolo duro dell'Europa comunitaria: in tal senso è buona la proposta di Prodi. Il portavoce popolare ha sollecitato un accordo quanto alla dimensione della Commissione, che deve essere in grado di agire ma anche rappresentare tutti i Paesi dell'Unione: ciò sarà possibile con un sistema di rotazione dei commissari. Il vicepresidente della Commissione dovrà essere sottoposto al voto di fiducia del Parlamento, perché non è accettabile che il ministro degli esteri non abbia alcun nesso col PE.

Serve poi trasparenza per il Consiglio, che deve decidere in linea di massima a maggioranza. La proposta presentata dal Presidium sulla Presidenza va modificata depennando la frase in base alla quale il presidente non può appartenere a un'altra istituzione: occorre tenere aperta la possibilità che un giorno il Presidente della Commissione assuma il ruolo di Presidente del Consiglio europeo. Poettering è anche d'accordo con Prodi sulla Corte di giustizia che permetterà di avere una vera comunità di diritto.

Egli ha infine ringraziato la Presidenza ellenica per quanto affermato sullo statuto dei deputati. Se il Consiglio non arriverà a un accordo, forse uno statuto non ci sarà mai, nonostante il Parlamento se ne occupi da 15 anni. La stessa cosa vale per lo statuto dei partiti politici europei, che dovrebbe garantire trasparenza e capacità di azione. Poettering ha poi ricordato l'allargamento e i referendum in corso nei Paesi aderenti, pur affermando che non occorre solo guardare a Est, ma anche a Sud riempiendo di contenuti il dialogo euromediterraneo e dando speranza alle giovani popolazioni di quei Paesi.

Enrique BARÓN CRESPO (PSE, E) si è complimentato con la Presidenza greca per il coraggio e la fermezza dimostrate e «per aver saputo navigare come Ulisse in acque turbolente»: forse avrebbe dovuto «legare all'albero maestro qualcuno, quando le sirene hanno cominciato a cantare». Anche il gruppo socialista ritiene che si debba arrivare a una soluzione e non a una lista di opzioni e affermare il carattere laico dell'Europa che si sta costruendo, nel rispetto di tutte le confessioni e della complessità della storia comune. E' necessario sottolineare i principi fondamentali e il criterio di maggioranza come sistema di lavoro. Per quanto riguarda la Commissione, se il Presidente deve essere eletto sulla base del risultato elettorale, il tema fondamentale di Salonicco dovrà essere lo statuto dei partiti politici altrimenti non si dà legittimità democratica al Presidente della Commissione, del quale occorre peraltro rafforzare le mansioni. In relazione alla creazione di una Presidenza del Consiglio con carattere di triumvirato, Prodi sa che non sarebbe stabile, ha continuato il rappresentate socialista, né è accettabile una compagine di due istituzioni sdoppiate. Deve invece essere certa la condivisione del potere legislativo mantenendo l'equilibrio istituzionale. Sulla questione dello statuto dei deputati occorre sottolineare che non si tratta di un affare interno al PE ma di una questione costituzionale, dunque il Consiglio non deve opporsi alla soluzione che il Parlamento ha presentato, soluzione che giustifica la necessità di una decisione a maggioranza.

Barón Crespo ha poi parlato dell'economia e del Vertice G8. Prodi dovrebbe essere più esplicito sulla strategia di Lisbona e sull'euro, perché l'economia europea non funziona bene e al Vertice transatlantico entrambe le parti devono accollarsi le reciproche responsabilità, in un momento in cui si parla del futuro dell'ONU e del processo di pace in Medio Oriente. Gli americani dovrebbero accettare le norme sull'estradizione, soprattutto in considerazione di quanto accade ai cittadini europei detenuti a Guantanamo.

Graham WATSON (ELDR, UK) spera che il Presidente Giscard d'Estaing presenti a Salonicco una bozza di trattato basata su un ampio consenso. Spetta però alla Convenzione stessa valutare se il consenso esista: se fosse necessario più tempo, bisognerebbe concederglielo. Il Trattato costituzionale dovrebbe infatti restare immutato per i prossimi 50 anni, ma se non vi sarà accordo dovrà essere ridiscusso tra breve. I liberali non sono convinti della proposta di un Presidente del Consiglio europeo a tempo pieno e si chiedono se non sia possibile un ruolo integrato tra Commissione e Consiglio, onde evitare che lotte sotterranee si protraggano per anni. Anche a suo avviso quindi occorre lasciare la porta aperta a una convergenza tra i due Presidenti. Watson è d'accordo con le affermazioni di Prodi sulla sovranità nazionale e sulla necessità di evitare un'anarchia sovranazionale: non si può continuare a deludere i cittadini sulle principali sfide dell'Unione.

Il portavoce liberale è preoccupato per lo squilibrio che rimane nella stipula di accordi con Paesi terzi sul tema della sicurezza e ritiene che si debba riconfermare il diritto internazionale garantendo il ruolo di istituzioni come l'ONU, l'OMC e la NATO. Serve poi un contesto chiaro sulle truppe impegnate in missioni per il mantenimento della pace e la prevenzione delle crisi. L'Unione non dovrà più spaccarsi come avvenuto per l'Iraq, ma adottare un atteggiamento chiaro a cominciare dalla questione delle armi di distruzione di massa, prima che scoppino nuove crisi. Watson ha poi auspicato un equilibrio tra misure contro l'immigrazione clandestina e rispetto delle libertà fondamentali, sperando in un accordo sulla direttiva per gli immigrati di lungo termine. Quanto allo statuto dei deputati, la proposta del Parlamento non renderà più agevole il lavoro della Presidenza, ma servirà come guida ispiratrice.

Francis WURTZ (GUE/NGL, F) si è soffermato sulla crisi di identità dell'UE. Che si vuol fare insieme? Questa è la domanda che non trova risposta nel dibattito, risposta che riguarda le ambizioni interne, la crescita economica, la tutela sociale, le pari opportunità, la sicurezza della piena occupazione, le pensioni, il finanziamento di strutture di comunicazione e lo sviluppo duraturo, nonché la definizione di risorse finanziarie. E' essenziale rispondere in modo netto e far scegliere agli europei con conoscenza di causa «perché, come dice Camus, se le cose non si conoscono è difficile affrontarle», ha detto Wurtz. Dall'ultima dimostrazione di forza degli Stati Uniti, poi, l'UE sembra costruire la propria unità sulla base della subordinazione al più forte, sapendo che la crociata contro le armi di distruzione di massa è stata solo un pretesto per la guerra e ciononostante non esprimendo il proprio sdegno. Gli Stati Uniti rifiutano il Tribunale penale internazionale e poi mantengono in un vuoto giuridico per i cittadini a Guantanamo, ma l'Europa che fa? Vacilla, anche quando deve applicare le misure di ritorsione commerciale autorizzate dall'OMC contro la preponderanza americana. Che si vuole fare e con quali mezzi? «Hölderlin diceva che dove cresce il pericolo crescono anche quelli che salvano e noi apparteniamo a quelli che cercano di salvare l'Europa», ha concluso il rappresentante della GUE.

Monica FRASSONI (Verdi/ALE, B), nel salutare il lavoro della Presidenza greca, ha espresso soddisfazione per gli sforzi miranti a concludere l'accordo sulla «better regulation». Grata al Presidente della Commissione per aver ricordato da dove viene la Convenzione e quali sono i suoi obiettivi, la rappresentante dei Verdi ha sottolineato che alcuni membri del Presidium - e soprattutto il suo Presidente - aspirano a travestirsi più da membri della CIG che da padri costituenti dell'Europa. A suo avviso la Convenzione dovrebbe rimanere proprietaria del processo di riforma dell'UE: se non riuscirà a concludere i lavori entro il 20 giugno, dovrà poter continuare a lavorare per trovare un accordo, il che è possibile a condizione che la Convenzione giochi in pieno il suo ruolo di Assemblea costituente, senza accettare ricatti da pochi euroscettici che non hanno interesse al suo successo, e rivendichi il valore di un metodo aperto e parlamentare, molto diverso dal metodo intergovernativo basato solo su rapporti di forza.

E' vero che il Presidente e il Presidium hanno sbagliato i conti prolungando intenzionalmente la discussione senza mettere nero su bianco i punti su cui era stato raggiunto un largo consenso, illudendosi di poter tenere in mano il gioco e dando l'impressione sbagliata che la Convenzione sia divisa su tutto. Oggi però i governi che tengono al successo della riforma costituzionale non possono spegnere le luci sulla Convenzione se questa non termina i lavori in modo soddisfacente per la maggior parte dei suoi membri. Se la Convenzione si presentasse a Salonicco con delle opzioni, si avrebbe la prova che il lavoro non è finito. Sono almeno tre le questioni su cui è necessario dare un segnale di progresso, democrazia e chiarezza: l'accesso diretto alla giustizia per i cittadini in caso di violazione della Carta dei diritti; l'estensione della codecisione e della maggioranza in Consiglio, in particolare per fiscalità e relazioni esterne: non si può infatti agire come un attore globale se si resta bloccati dai veti e se questo settore resta escluso dal controllo parlamentare. In terzo luogo, il processo di revisione non può mantenere l'unanimità e non può vedere ancora una volta il Parlamento europeo escluso dal processo di ratifica.

Sul programma di Siviglia, si è più volte denunciato il forte squilibrio rispetto alla strategia decisa a Tampere tra gli aspetti repressivi della lotta all'immigrazione clandestina e della politica di rimpatri forzati e gli aspetti positivi, come lo stabilimento di canali legali e controllati dell'immigrazione, l'ammorbidimento della politica dei visti, le misure per l'integrazione dei Paesi terzi basate sul principio della non discriminazione. I Verdi auspicano che il Consiglio ascolti il messaggio del Parlamento: niente firma del trattato sull'estradizione tra UE e USA senza una chiarificazione della situazione dei cittadini europei a Guantanamo. Ciò non significa che i cittadini non europei non interessino, ma attraverso questa chiave si può legittimamente intervenire sulla questione dell'esistenza di una zona nel mondo dove non esiste alcuna legge.

Per Gerard COLLINS (UEN, IRL) la Convenzione ha compiuto buona parte del lavoro previsto. La ragione che ha portato alla sua istituzione è il bivio storico determinato dal passaggio a un'Europa a 25, con le sfide dell'efficienza, del ruolo europeo nel mondo globalizzato e dell'avvicinamento ai cittadini. La bozza di Trattato sarà la base di lavoro della CIG ed è importante che governi e cittadini abbiano il tempo per esaminare e riflettere sul testo. Con le loro imperfezioni, i Trattati hanno permesso un funzionamento efficace dell'Unione e quindi prima di concordare un nuovo testo occorre un'attenta discussione tra grandi e piccoli Paesi, visto che l'UE è un'Unione di Stati e di popoli poggiata sull'uguaglianza tra Paesi grandi e piccoli: ogni Stato membro dovrebbe avere un membro nella Commissione. Collins condivide le considerazioni sulla Presidenza di turno del Consiglio, che può non essere efficace in un'Europa a 25, ma su alcune questioni, come la fiscalità, la sovranità andrà lasciata ai singoli Stati membri.

Secondo Jens-Peter BONDE (EDD, DK) il compito deve essere quello di avvicinare l'Europa ai cittadini ma la Convenzione, «retta da un Re Sole francese», non lo fa: Giscard d'Estaing sembra essere esente dalle regole comunitarie sulla trasparenza, detta le idee altrui e non autorizza voti che mettono in dubbio il suo metodo. I risultati della Convenzione non costituiscono un progresso ma un ritorno al passato: tutto somiglia ad una grande impresa di trasloco di poteri, dal legislativo al giudiziario, dai Paesi più piccoli ai più grandi, dalle sedi di partito alle mani dei primi ministri che diventeranno una sorta di direttorio incentrato sul tandem franco-tedesco. Il potere viene traslocato insomma dagli elettori e dagli eletti al ceto funzionariale e dei ministri, ridistribuito fra riunioni del Consiglio e burocrazie transnazionali. La Convenzione fornisce, insomma, opportunità di lavoro ai primi ministri uscenti quando non avranno più cariche, la democrazia scomparirà e gli eletti opereranno in un contesto ministeriale. Gli elettori eleggeranno, sì, il Parlamento europeo, ma non potranno cambiare le leggi né il loro iter. La Grecia, ha detto Bonde, è la culla della democrazia: «speriamo che Salonicco non ne sia la tomba».

Marco PANNELLA (NI, I) ha espresso il proprio apprezzamento per il discorso di Bonde che «annuncia l'apocalisse», ma ha definito la situazione «il tratteggio di una fantasia malata come quella dei mostri di Goya». Di fronte a un'Europa in una profonda fase di decadenza, Pannella rivendica l'Europa di Spinelli e di Rossi, che concepivano la federazione europea nelle carceri fasciste, comuniste, naziste, clericali, controriformiste e nutrivano la speranza di liquidare il sogno nazionalista. Il dibattito sul Vertice di Salonicco doveva aver luogo nel corso della mini sessione del 18 e 19 giugno, quando la Presidenza del Consiglio avrebbe potuto riferire elementi certi e reali, non di quanto riportato dalla stampa. Secondo Pannella è vero, come ha detto Wurtz, che c'è una crisi di identità: «la storia dell'Europa continentale negli ultimi cento anni non cessa di produrre mostri, comprese le nostre costruzioni istituzionali che non rispettano lo stato di diritto, mostri antiliberali, antiumanistici, con suggestioni violente e assassine».

Giorgio NAPOLITANO (PSE, I) ha sottolineato il contributo che il Consiglio può dare per una preparazione positiva della CIG. Non è facile prevedere a che punto saranno i lavori della Convenzione alla vigilia del Vertice di Salonicco, né quale sarà il testo presentato da Giscard d'Estaing, né quale sarà il grado di consenso raggiunto. Resta comunque la necessità di dare pieno impulso alla dichiarazione di Laeken, ricordata da Prodi e di cui Napolitano ha richiamato i contenuti e i toni, soprattutto a proposito delle missioni che l'UE deve assolvere e delle sfide da fronteggiare: sarebbe grave se le conclusioni restassero al di sotto di quelle ambizioni. In tal senso Napolitano ha lanciato un allarme: quelle di Laeken erano solo domande retoriche? Se le aspettative fossero deluse, ci si assumerebbe una pesante responsabilità e questo è un rischio che esiste, come prova il testo proposto dal Presidium cedendo alle pressioni di alcuni governi dei Paesi più grandi.

Napolitano ha sottolineato le questioni della codecisione e delle procedure per le future revisioni del Trattato: forse sarebbe istruttivo rileggere il trattato Spinelli, approvato dal Parlamento europeo nel gennaio 1984. Si è già detto molto sulle gravi contraddizioni e lacune in materia istituzionale, ma l'oratore ha voluto riaffermare le posizioni espresse dal Parlamento, che ha fornito importati apporti attraverso il lavoro della commissione affari costituzionali. L'Aula si è pronunciata nettamente contro l'ipotesi di un Presidente del Consiglio europeo a tempo pieno, sottolineando l'importanza di un Consiglio europeo come collegio, senza personalizzazioni oltre misura con un Presidente in carica per due anni. A suo avviso si deve depennare l'incompatibilità tra il mandato di Presidente del Consiglio e altri mandati europei, ma anche con mandati nazionali. Napolitano ha poi ricordato che Laeken ha dato alla Convenzione un mandato collettivo, pur avendo designato un Presidente e due vicepresidenti: serve quindi un richiamo affinché a Salonicco non si vedano prevalere le opinioni personali su quelle maggioritarie che hanno un più vasto consenso nella Convenzione.

Antonio MUSSA (UEN/IT) ha rilevato che il Vertice di Salonicco, di notevole importanza a medio e lungo termine per l'UE, trascurerà alcune politiche essenziali, come quella della sanità. E' vero che in base all'articolo 152 del Trattato la sanità rientra nell'ambito nazionale, ma l'Europa allargata non può sottovalutare l'impatto che le questioni sanitarie avranno sull'Unione. Basta pensare alla possibilità di grandi emergenze, in epoca di globalizzazione, come è stata di recente la crisi della SARS, con malati e malattie che potrebbero arrivare in massa nel territorio comunitario, con trasferimenti di malati verso centri di eccellenza che potrebbero rischiare la paralisi. Il gruppo UEN ha lavorato a Torino proprio su questo tema e i risultati del lavoro sono stati presentati alla Commissione. Si spera che la Presidenza italiana nel prossimo semestre si faccia carico del problema e presenti proposte in merito.

A conclusione del dibattito, il ministro Tassos GIANNITSIS ha ringraziato per le gentili parole nei confronti della Presidenza greca e al suo indirizzo, ricordando che il bilancio del semestre sarà presentato al Parlamento dal Premier greco il 1° luglio. Sulla questione dei Balcani occidentali, è essenziale che l'UE lanci un messaggio politico volto al rafforzamento della prospettiva europea di tali Paesi, pur facendo capire che dovranno compiere una serie di sforzi di riforma in un'ottica di adesione. Si tratta comunque di una regione sensibile, da trattare con la massima delicatezza e cautela. Dovranno in particolare essere adottare politiche accompagnate da adeguati finanziamenti per lo sforzo di progresso. Gli eventi di pochi mesi fa in Serbia hanno avuto, nonostante la loro tragicità, un fattore positivo rappresentato dalla mobilitazione dei cittadini e da una maggiore comprensione da molte parti.

L'immigrazione rappresenta un problema enorme che, se non fosse stato adombrato dalla crisi in Iraq, in questo semestre sarebbe rimasto al centro dell'attenzione. Per giugno si attendono iniziative della Commissione per cercare un equilibrio sull'integrazione degli immigrati legali con un programma determinato sui flussi migratori necessari; anche in tal caso servono finanziamenti.

La Convenzione costituisce un altro punto essenziale del Vertice: Laeken ha segnato la prospettiva e il mandato di tale organo e si spera che entro Salonicco tutti gli interessati faranno il massimo sforzo per garantire un risultato positivo. Pochi mesi dopo l'inizio della Presidenza greca, l'Europa si trova in una nuova fase ovvero in uno spazio con 25 Stati membri che già da qualche tempo si è dotato di una moneta unica ed è pienamente consapevole della necessità di cambiamenti istituzionali anche per una presenza più forte a scala internazionale. L'Europa sta cercando nuove politiche, come per il Medio Oriente e i Balcani, aprendosi all'esterno. Tutti questi elementi forniscono una nuova immagine ed è in questo quadro che bisogna creare le basi per la fiducia da parte dei cittadini. Alcune risposte dovranno essere date entro la fine del mese e saranno poi approfondite dalla Presidenza italiana.

Romano PRODI ha commentato il dibattito di grande interesse e intensità su problemi vitali per il futuro dell'Europa, come i Balcani o la salvaguardia delle istituzioni, limitandosi ad un appello alla Convenzione prima delle decisioni fondamentali di Salonicco: che dia la risposta che si attende e che ancora non ha dato, come ha detto Wurtz. La Convenzione è stata voluta dopo «la notte di Nizza», quando il metodo intergovernativo ha dimostrato di non saper dare risultati sufficienti. La Convenzione doveva dare alla CIG un prodotto compiuto e invece è nato un processo parallelo, una specie di conferenza intergovernativa concorrenziale, che corre il rischio di essere ulteriormente incrementata. L'appello è che la Convenzione faccia fino in fondo il suo lavoro in piena autonomia, che presenti un progetto preciso e organico. Nonostante le recenti divisioni e umiliazioni in politica estera, l'Europa non può negarsi gli strumenti per costruire la propria unità. Tutti i presidenti dei grandi gruppi politici hanno espresso proposte coerenti e coraggiose sulle dinamiche future delle istituzioni: anche la Convenzione deve esprimere un parere unico e forte e consegnarlo alla CIG. La plenaria dovrà far sentire la propria voce e le condizioni alle quali sarà d'accordo per firmare il nuovo patto su cui dovrà fondarsi l'Europa.

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Affari esteri

La Turchia sulla strada dell'adesione

Arie OOSTLANDER (PPE/DE, NL)

Relazione sulla domanda di adesione della Turchia all'Unione europea

Doc.: A5-0160/2003

Procedura: Consultazione non legislativa

Dibattito: 04.06.2003

Votazione: 05.06.2003

Voto

Il Parlamento europeo ha accolto con favore i progressi compiuti dalla Turchia per soddisfare i criteri politici di adesione all'UE ed ha affermato che sebbene non vi siano ancora le condizioni per aprire i negoziati è convinto che queste saranno raggiunte se il governo turco procederà con le necessarie riforme. Con l'adozione della relazione di Arie OOSTLANDER (PPE-DE, NL), approvata con 216 voti favorevoli, 75 contrari e 38 astensioni, i deputati sottolineano la necessità di una completa riforma dello Stato ed invitano il governo turco ad approntare un nuovo sistema politico e costituzionale che garantisca i principi di un regime laico e del controllo del potere civile su quello militare. I deputati hanno espresso preoccupazione per il «ruolo eccessivo» dell'esercito in Turchia, ruolo che costituisce un freno allo «sviluppo verso un regime democratico e pluralista» e ritengono che occorrerà abolire il ruolo e la posizione attuale del Consiglio nazionale di sicurezza, mentre i rappresentanti dell'esercito dovranno allontanarsi dagli organi civili (come l'Alto Consiglio dell'educazione e quello dell'audiovisivo). Il Parlamento turco dovrebbe infine avere il pieno controllo del bilancio militare.

Il Parlamento nega che la cultura giudaico-cristiana ed umanistica sia un prerequisito all'adesione, ma insiste sul rispetto dei valori universali di democrazia, stato di diritto, diritti di base e diritti umani nonché libertà di culto e di opinione, invitando inoltre ad un atteggiamento rilassato verso l'Islam e la religione in generale. La nuova costituzione turca dovrebbe essere basata sui principi democratici che prevedono il pieno rispetto dei diritti umani e dei diritti dei singoli e delle minoranze, afferma il Parlamento, che prende atto con soddisfazione dell'intenzione del Primo ministro turco Erdogan di elaborare una nuova costituzione. I deputati ritengono poi che il sistema elettorale dovrebbe garantire una rappresentatività totale del parlamento turco. La Turchia deve rispettare le minoranze linguistiche e religiose e, in particolare, stabilire relazioni più serene e costruttive con i cittadini di origine curda.

Nello specifico, il Parlamento ha chiesto un nuovo giusto processo e l'immediato rilascio dei deputati del partito HADEP, compresa Leyla Zana, vincitrice del premio Sacharov; la revisione della decisione della Corte costituzionale turca di bandire HADEP; l'accesso per tutti i detenuti ad una assistenza legale; misure energiche per abolire la tortura ed applicare le norme internazionali in materia di carcerazione. Deve poi essere garantito a tutti i cittadini, di qualsiasi origine, un accesso effettivo alla diffusione radiotelevisiva e all'educazione in curdo ed in altre lingue non turche. Le autorità devono facilitare il lavoro delle organizzazioni non governative come la Caritas, garantendo il loro status giuridico. I deputati hanno espresso viva preoccupazione per i rapporti che parlano di donne detenute, specialmente curde e dissidenti politici, oggetto di stupro da parte degli agenti di pubblica sicurezza. I parlamentari hanno espresso preoccupazione anche per la «campagna negazionista» nelle scuole riguardante l'oppressione delle minoranze perpetrata nel corso della storia della Turchia.

Per quanto riguarda le relazioni esterne, la Turchia è invitata a ritirare le truppe dalla parte settentrionale di Cipro per aprire la strada alla riunificazione dell'isola e a favorire un rapporto di buon vicinato con l'Armenia. La Turchia dovrà cooperare con gli Stati vicini (Iran, Siria e Iraq) per garantire la sicurezza delle frontiere permettendo al tempo stesso ai cittadini di origine curda nei vari Paesi di sviluppare le loro relazioni umane, culturali ed economiche.
Per ulteriori informazioni:

Marjory van den Broeke

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 44304

e-mail :             foreign-press@europarl.eu.int

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Dibattito

«La porta è aperta ma la strada è difficile»: questo è il messaggio inviato alla Turchia, ha detto Arie OOSTLANDER (PPE/DE, NL), messaggio ovvio anche per gli altri Paesi candidati, dunque non c'è motivo per trattare la Turchia in modo diverso. E' però vero che i problemi turchi sono diversi per quanto riguarda il rispetto dei criteri di Copenaghen e che occorre cercare le cause profonde delle carenze politiche sui diritti umani e le libertà fondamentali, forse riconducibili al carattere della costituzione dello Stato turco. Si tratta della posizione dominante dell'esercito e del problema del nazionalismo che opprime le minoranze culturali, religiose ed etniche; della prevalenza del ruolo delle collettività rispetto all'individuo; dell'invadenza dell'esercito nell'istruzione e nei media; dei sindacati sotto il controllo statale come pure la chiesa sunnita. Considerando che gli altri Paesi candidati hanno tutti fatto progressi nel rispetto dei criteri di adesione e che non deve essere differente per un cittadino europeo vivere a Rotterdam o nella provincia turca per quanto concerne il rispetto dei propri diritti, le dichiarazioni del Consiglio sugli aspetti simbolici dell'adesione della Turchia non devono essere prese in troppa considerazione.

La Turchia, ha affermato il relatore, ha bisogno di riforme radicali, come gli altri Paesi candidati: ecco perché è stata proposta la riforma costituzionale fondata su valori politici e la riforma del ruolo dell'esercito, ovvero l'abolizione del Consiglio per la sicurezza nazionale e dei tribunali per la sicurezza dello Stato. L'UE deve dare obiettivi chiari per quanto riguarda i necessari mutamenti di mentalità e cultura, ad esempio la qualificazione dei funzionari pubblici, dei magistrati e della polizia, l'abolizione della tortura o degli ostacoli al rimpatrio degli sfollati. Molti provvedimenti potrebbero essere adottati con poca fatica e stupisce che non siano ancora stati presi. Per finire, la Turchia dovrebbe dar seguito al piano per la pacificazione a Cipro. La relazione ha trovato un ampio consenso ed ha incluso molti emendamenti, in particolare quello che fa riferimento all'impegno dell'Unione europea ad accompagnare la Turchia nel processo di riforma, ha concluso Oostlander.

A nome del Consiglio, il ministro Tassos GIANNITSIS ha ricordato che da molto tempo la Turchia è partner dell'UE e che negli ultimi anni il Consiglio ha adottato un approccio basato sul riconoscimento dello status di Paese candidato se Ankara si conformerà ai criteri applicati agli altri Paesi candidati. Si tratta di aiutare la Turchia sulla via dell'adesione con un dialogo politico rafforzato e puntando l'attenzione sul recepimento dell'acquis. Il partenariato avviato nel marzo 2001 ha stabilito obiettivi intermedi in modo che la Turchia possa ottemperare ai criteri di Copenaghen e le relazioni di valutazione segnalano un'evoluzione. Si è ora insediato un nuovo governo con mandato popolare, che ha dichiarato l'intenzione di proseguire il processo di riforma. Gli ultimi sondaggi mostrano che questo è un obiettivo condiviso dalla maggioranza dell'opinione pubblica turca. Carenze continuano però a sussistere sui criteri politici e sull'applicazione dell'acquis comunitario.

Sulla base della relazione della Commissione, l'UE ha incoraggiato la Turchia a proseguire le riforme e quando riterrà che Ankara rispetti i criteri di Copenaghen darà il via ai negoziati di adesione. Il ministro auspica che tale prospettiva possa costituire un momento catalizzatore. Durante la Presidenza ellenica, ci si è adoperati per l'attuazione dei criteri di Copenaghen e il rinnovato partenariato deciso nel marzo 2003 rappresenta un passo importante, poiché la Turchia potrà ricevere aiuti per far fronte alle carenze; è stato anche previsto un programma per l'acquis comunitario con obiettivi precisi e si sono tenuti incontri ministeriali per valutare cosa ci si attende dalla Turchia entro il 2004 vagliando i progressi senza voler anticipare la comunicazione e la relazione di valutazione della Commissione.

Il partenariato di questi due anni ha già permesso alla Turchia di adottare alcune riforme. Secondo la Presidenza, sono due gli elementi nuovi e importanti: per il riconoscimento dello status di candidato, nel Paese deve funzionare la democrazia e le riforme istituzionali devono tradursi in atti legislativi con il controllo politico di un parlamento eletto. Le altre istituzioni e organi dello Stato costituiscono una questione su cui la Turchia dovrà riflettere e decidere. Quanto ai rapporti tra governo ed esercito, non possono esistere pratiche che costituiscano derive rispetto ai criteri di Copenaghen. Sui diritti dell'uomo sono stati compiuti molti progressi in settori che in passato erano un tabù, come l'abolizione della pena di morte e il riconoscimento delle lingue minoritarie. Si spera quindi di poter aprire i negoziati entro breve termine riconoscendo le ambizioni della Turchia, ma vi è ancora molta strada da fare.

Il ministro ha in particolare attirato l'attenzione sui criteri politici: le condanne, i casi di tortura, gli arresti arbitrari, la situazione nel Sudest del Paese, lo status ancora limitato di alcune comunità, il potere delle istituzioni religiose portano a dire che la Turchia dovrà rispettare i propri impegni affinché ci possano essere risorse supplementari. I diritti dei cittadini turchi, in particolare per quanto riguarda la cittadinanza e i programmi in alcune lingue minoritarie, non vengono ancora rispettati ed esistono ostacoli anche nella legislazione adottata di recente. Il diritto di espressione costituisce un punto spinoso, vi sono scioperi della fame di detenuti e il caso di Leyla Zana è stato di recente ricordato in Parlamento. Le riforme attuate sin qui non sono quindi sufficienti.

Il ministro ha poi ricordato le priorità del partenariato e la convergenza con i criteri economici: ciò corrisponde alla volontà del governo turco di migliorare la situazione economica nel paese. La Presidenza auspica che le relazioni con la Turchia vengano migliorate. A tal fine una priorità fondamentale riguarda il problema di Cipro che, nonostante sforzi dell'ONU, resta sul tappeto. Per una soluzione servono volontà e un calendario da rispettare. Al Vertice di primavera è stata espressa insoddisfazione per il fatto che gli sforzi di Kofi Annan non siano andati a buon fine, ma la soluzione resta un elemento preponderante: il protocollo su Cipro, allegato al Trattato di adesione, lascia un margine di manovra. Le due comunità vogliono e possono vivere insieme e le difficoltà pratiche non possono prendere il posto delle istituzioni che Cipro merita di avere. L'UE sostiene quindi la soluzione basata sul progetto di Kofi Annan.

Quanto alla composizione delle liti, è stato constatato un miglioramento e il clima di negoziato avviato da tempo ha permesso di approfondire gli scambi bilaterali. Vi sono però pratiche opposte all'obiettivo dell'integrazione nell'UE e alla composizione pacifica delle liti. La questione dovrà essere risolta dalla Corte dell'Aja entro il 2004. Volendo estendere l'area di pace e prosperità, il ministro si rallegra che la politica di allargamento continui a costituire uno stimolo per Paesi come la Turchia, che può così attuare le riforme e avvicinarsi ai valori europei.

Per il commissario Günter VERHEUGEN, la relazione si inserisce nel capitolo importante della politica europea sulla Turchia, regione in cui la stabilità e la pace sono essenziali, visto che può essere facilmente attaccata ed è molto vicina all'Europa. La questione che emerge nel XXI secolo è come configurare i rapporti fra mondo cristiano e mondo islamico ma si vedrà anzitutto se la Turchia ottempererà ai criteri di Copenaghen: per aiutare il Paese su questa strada, la Commissione ha avviato una strategia di preadesione, intensificando lo screening e le relazioni commerciali, ma aiutando anche finanziariamente la Turchia, con 1 miliardo e 50 milioni di euro per il periodo 2004-2006, destinati a consolidare lo sviluppo delle pratiche democratiche, lo stato di diritto, la parità fra uomo e donna e la parità delle minoranze. L'aiuto al Paese, secondo il commissario, creerà una griglia per far rispettare i criteri di adesione e fa sperare che il governo turco reagisca con un chiaro programma legislativo e scadenze temporali. E' tuttavia chiaro che la decisione di Helsinki di concedere lo status di paese candidato alla Turchia ha funzionato da incentivo per varare le riforme.

Si spera che l'anno prossimo il Paese possa concentrarsi sull'applicazione delle riforme dopo aver completato quest'anno lo sforzo di avviarle. Un elemento positivo è la posizione favorevole di alcuni esponenti dell'esercito turco verso il pacchetto di riforme e il nuovo orientamento politico. Il rispetto dei criteri di adesione richiede al governo turco l'eliminazione della tortura, l'esercizio delle libertà fondamentali, la definizione del ruolo dei militari, il rispetto delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo. Purtroppo il quadro è impreciso, visto che la magistratura continua a comportarsi nello stesso modo e ad applicare metodi repressivi. Il commissario si è dichiarato francamente preoccupato degli ultimi sviluppi e ha detto che se la Turchia vuole rafforzare la credibilità delle riforme, dovrà superare la cesura fra quelle avviate e la loro applicazione, pur riconoscendo che il paese ne ha la forza e la capacità.

E' poi chiaro che per quanto riguarda Cipro la soluzione è il piano dell'ONU per l'adesione di tutta l'isola e che la questione potrebbe diventare un ostacolo all'adesione della Turchia all'UE: occorrono però misure per i ciprioti turchi e per incentivare il commercio, permettendo alle merci provenienti dalla parte settentrionale dell'isola l'ingresso nell'UE senza problemi. La Turchia sa bene che ha poco tempo per arrivare a rispettare i criteri di Copenaghen, ha concluso il commissario, ma i 15 capi di Stato e di governo si sono pronunciati sulla possibilità del Paese a diventare membro a pieno titolo dell'Unione e dunque la richiesta turca sarà trattata come quella degli altri paesi.

Geoffrey VAN ORDEN (PPE/DE, UK) riconosce che molte riforme sono necessarie perché la Turchia si avvicini all'UE e certo il paese può aspettarsi un trattamento equo da parte dell'Unione. Occorre comunque mantenere e rafforzare i legami del Paese con le democrazie occidentali e purtroppo, nonostante i miglioramenti apportati, la relazione insiste su quanto c'è di negativo, su sospetti e opinioni minoritarie, dando la sensazione che la Turchia non sia benvenuta. Van Orden è d'accordo sulla tutela dei diritti umani e contro la tortura, ma non sulla strumentalizzazione di questi criteri. Non c'è, ad esempio, obbligo per nessun paese di istituzionalizzare le minoranze, ma piuttosto di integrarle. La relazione, insomma, non presenta aspetti positivi e manca di generosità, fornendo dati contrari al processo di adesione.

Hannes SWOBODA (PSE, A) si è congratulato con il relatore e ha detto di appoggiare il testo al 99%. La porta dell'UE è aperta, ma la strada da percorrere è ancora lunga e difficile. Si devono quindi sostenere i passi che la Turchia deve compiere per uno stato laico: l'Islam non deve dominare le attività e si deve mettere fine alla preponderanza dell'esercito. Il nuovo governo mostra una filosofia diversa e per fortuna ci sono militari favorevoli a percorrere il cammino democratico perché sanno che ciò avvicina la Turchia all'Europa. Sulla questione delle minoranze il portavoce socialista ha osservato che il problema non riguarda solo il 2% della popolazione: basti pensare ai curdi, ma anche a greci e armeni. La Turchia fino a poco tempo fa rifiutava di riconoscere che esistessero minoranze, ma ora anche grazie al Parlamento europeo la situazione è cambiata. Se si fosse sempre stati moderati, però, il risultato non sarebbe stato raggiunto. Sulla questione di Cipro, l'oratore ha invitato ad abbattere l'ultimo muro d'Europa, il che sarebbe un enorme successo per l'UE.

Bob van den BOS (ELDR, NL), affermando che nel momento in cui il Paese rispetta i criteri di Copenaghen l'UE dovrà rispettare le proprie promesse, ha ringraziato il relatore per aver ricordato valori come lo stato di diritto, la democrazia e i principi universali da rispettare anche nello Stato islamico. Egli ha poi espresso dubbi sul fatto che la Turchia possa diventare una vera e propria democrazia. La situazione attuale dovrà essere riveduta, con una verifica del potere militare nello stato secolare e in tutta l'amministrazione: è necessario rivedere la struttura statale per ancorarla ai valori democratici, è necessario conoscere il contenuto della costituzione e verificare se collima con i valori europei. Rallegrandosi delle riforme, l'oratore ha tuttavia affermato che esse non sono sufficienti; occorre infatti valutarne l'applicazione pratica e verificare che siano estese a tutti i settori, come quello delle carceri, prima che il nuovo processo possa iniziare. A suo avviso la situazione attuale di Cipro è dovuta in parte non trascurabile all'atteggiamento turco. Occorre poi fare in modo che le relazioni con l'Armenia soddisfino i bisogni della popolazione. Non si può quindi parlare di adesione a breve termine.

Feleknas UCA (GUE/NGL, D) ha affermato che grazie a una serie di emendamenti la relazione è molto migliorata perché mette in luce con chiarezza questioni spinose. È però stupefacente che si parli sempre di minoranze religiose, laddove gli interessi dei curdi vengono trattati in due righe. L'oratrice avrebbe voluto una relazione più critica, menzionando anche coloro che lottano per i diritti dell'uomo: oltre a Leyla Zana, sono molti gli oppositori che continuano ad essere imprigionati e per cui vi è incertezza sulla liberazione. Ocalan, poi, non viene nemmeno citato: sembra troppo delicato scriverne anche solo il nome in una relazione del Parlamento europeo. Non è stata inoltre trattata la questione del divieto di esercizio dei diritti politici da parte dei kemalisti. Sarebbe stato meglio essere un po' meno ambiziosi perché dalla relazione pare che l'Europa sia un esempio di libertà e democrazia, ma poi si dice che «anche» un paese islamico potrebbe accettare questi valori, trascurando il fatto che l'Islam ha svolto un ruolo importante in Europa. I cosiddetti valori europei non sono poi così radicati se si pensa al fascismo, all'inquisizione o alle crociate: il riferimento alla religione è quindi superfluo. La relazione mostra chiaramente che non si può parlare di inizio dei negoziati d'adesione, ma si spera che il testo possa contribuire a modificare la politica del governo turco affinché si possa infine arrivare all'adesione della Turchia.

Jan Joost LAGENDIJK (Verdi/ALE, NL) ha detto che il lavoro di modifica della relazione è già stato fatto in commissione parlamentare, trasformando il testo, critico ma pieno di disponibilità, con un elenco di punti da realizzare. La puntualizzazione sulle radici giudaico-cristiane non è un ostacolo all'adesione di un Paese a maggioranza islamica. In Turchia c'è una lotta costante fra riformatori e conservatori ed è compito dell'UE criticare i conservatori, specialmente per il bando dell'HADEP o le perquisizioni nelle sedi delle organizzazioni per i diritti umani. Alla critica deve però accompagnarsi l'appoggio ai riformatori, come per il pacchetto di riforme in esame al parlamento turco, l'articolo della legge antiterrorismo, i media, altrimenti si dà l'impressione che in Turchia non vi sia alcuna iniziativa di riforma. Se si vuole che le riforme in Turchia abbiano successo, occorre «riformare» la relazione, ha concluso Lagendijk.

Secondo Bastiaan BELDER (EDD, NL) la relazione è chiara ed equilibrata, critica ma equa e la chiarezza fa bene a tutti. Il suo gruppo riconosce che la Turchia non adempie ai requisiti per l'adesione, soprattutto ai criteri politici: il ruolo dominante dell'esercito nella società turca è un forte ostacolo, come pure la discriminazione verso le minoranze religiose ed etniche, in particolare quella curda. Il fatto che perfino nell'esercito vi sia una profonda divisione fra riformatori e conservatori fa pensare, ma Bruxelles è troppo lontana dalla prospettiva di Ankara. Vista la situazione delle minoranze religiose, è ben accolto uno studio della Commissione sulla differenza fra libertà di culto nei paesi membri e in Turchia. Dovrebbe infine essere chiaramente garantito lo sviluppo della regione curda.

Mario BORGHEZIO (NI, I) ha espresso dubbi sul riconoscimento dello status di candidato all'UE, un Paese che lascia partire dai suoi porti le carrette del mare cariche di clandestini: perché lo Stato turco, così capace di reprimere le minoranze, non riesce a contrastare questo fenomeno? Secondo Borghezio la relazione in esame è molto equilibrata, ma spiace che non si faccia parola sul genocidio degli armeni, forse a causa della lobby del governo turco sul Parlamento europeo. Bisogna però ricordare che i figli delle vittime di quell'olocausto sono oggi cittadini europei. La situazione del Paese, insomma, non è certo esaltante, con la polizia politica che tortura, violenta le donne e reprime le minoranze religiose.

Secondo Gianfranco DELL'ALBA (NI, I) la relazione contiene molte questioni che non dovrebbero figurare in un testo sulla situazione di un Paese. Certo vi sono condizioni politiche da rispettare, ma se ci fosse stata una relazione tanto dettagliata per altri Stati, come l'Italia, i paragrafi sarebbero stati il doppio, vista la situazione delle prigioni o della giustizia italiana (basti citare la detenzione dei testimoni di Geova che rifiutavano di prestare il servizio militare). Secondo Dell'Alba o si dà una prospettiva europea alla Turchia oppure si commetterà un grave errore strategico e politico, incoraggiandola a muoversi verso altri lidi più pericolosi. È chiaro che i turchi devono rispettare la democrazia, lo stato di diritto e i diritti dell'uomo. Radicali e Verdi hanno presentato un emendamento che mira a non chiudere la porta alla Turchia, come invece fa la relazione (sebbene sia già migliorata rispetto alla versione iniziale che ricordava i toni della battaglia di Lepanto). L'emendamento esprime la convinzione che le condizioni per ammettere la Turchia saranno rispettate se il parlamento turco continuerà con le riforme ed è stato accettato come aggiunta al testo dal relatore: Dell'Alba accetta tale offerta nello spirito di compromesso per lanciare ai turchi un messaggio non di chiusura, ma di attesa dei progressi reali che saranno in grado di realizzare ai fini dell'apertura dei negoziati.

Per Jas GAWRONSKI (PPE/DE, I) il lavoro del relatore è stato immenso e difficile per cercare di mediare fra posizioni diversissime sull'adesione della Turchia e il risultato è accettabile, come tutte le mediazioni, anche se sarebbe piaciuta un'impronta ad un maggiore ottimismo. E' vero che il paese ha ancora molto da fare e da cambiare prima di poter arrivare all'adesione ma considerando che l'Europa è un coacervo di principi e di valori a cui i Paesi che ne condividono i principi hanno il diritto di aderire, sarebbe stato preferibile dire «in positivo» che se si adotteranno le riforme vi saranno le condizioni per l'adesione.

Vitaliano GEMELLI (PPE/DE, I) ritiene che la relazione sia equilibrata e schietta. «L'UE è un'Unione di valori condivisi e tutti i Paesi che ne sono membri hanno dunque condiviso i valori adeguando i propri - ha detto Gemelli - ed è dunque la Turchia che deve accettare e condividere i valori dell'UE». I limiti sono il rispetto dei criteri di Copenaghen e i principi dello stato di diritto. I Paesi che condividono la cultura europea possono far parte dell'Unione e se la Turchia vuole aderire, l'UE non è contraria, ma aspetta che il Paese faccia il percorso di avvicinamento ai valori europei». Molti «atlantisti» ritengono che la partecipazione della Turchia alla NATO sia un atout e forse in passato era vero, ma ora non è più così: basta pensare ai rapporti della NATO con Paesi come la Russia. La Turchia deve risolvere la questione di Cipro e instaurare rapporti di buon vicinato risolvendo antichi conflitti, ha concluso Gemelli.

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Elezioni in Nigeria

Risoluzione comune sulla Nigeria

Doc.: B5-0285/2003

Procedura: Risoluzione comune

Dibattito: 04.06.2003

Votazione: 05.06.2003

Il Parlamento europeo deplora che le elezioni tenutesi ad aprile in Nigeria siano state inquinate da massicci brogli elettorali in parecchi Stati e che il Presidente Obasanjo sia entrato in carica senza l'avvio di alcuna procedura per annullare gli scrutini contestati. Approvando una risoluzione comune, l'Aula sottolinea inoltre che l'Unione dovrebbe esprimersi con una sola voce nel ruolo di osservatore delle elezioni, poiché il caso contrario potrebbe rivelarsi più dannoso che benefico per il processo di democratizzazione dei Paesi africani. 

I deputati invitano il governo della Nigeria e la Commissione nazionale elettorale ad attuare le raccomandazioni delle missione di osservazione dell'UE. Dovrebbero in particolare essere adottate misure per garantire a tutti i cittadini il diritto di voto e per assicurare che la votazione si svolga in piena legalità, con un sistema adeguato di identificazione degli elettori. Il Parlamento chiede che siano disposte indagini sui brogli in modo da avviare procedimenti giudiziari contro i responsabili. Si raccomanda infine la creazione di mezzi per accrescere la partecipazione delle donne alla vita politica e parlamentare.
Per ulteriori informazioni:

Marjory van den Broeke

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 44304

e-mail :             foreign-press@europarl.eu.int

 

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Affari istituzionali

Progetto di statuto dei deputati

Willi ROTHLEY (PSE, D)

Relazione sull'approvazione dello statuto dei deputati al Parlamento europeo

Doc.: A5-0193/2003

Procedura: Iniziativa

Dibattito: 02.06.2003

Votazione: 03 e 04.06.2003

Il 4 giugno l'Aula ha approvato con 323 voti favorevoli, 167 contrari e 36 astensioni la risoluzione legislativa sullo statuto dei deputati europei. Tale voto conclude la procedura per quanto concerne il Parlamento: spetta ora al Consiglio approvare o respingere la proposta di statuto contenuta nella relazione di Willi ROTHLEY (PSE, D) e votata il 3 giugno dal PE con 294 voti favorevoli, 171 contrari e 59 astensioni. È dalla prima elezione diretta, nel 1979, che il Parlamento europeo porta avanti la campagna per lo statuto che regolerà la situazione giuridica e le condizioni generali per l'esercizio del mandato dei parlamentari.

La decisione, con la proposta di statuto, tocca questioni molto controverse, come il trattamento economico (cioè l’indennità percepita): i deputati hanno aderito alla raccomandazione del relatore, secondo il quale l’indennità dovrebbe essere pari al 50% dello stipendio di base di un giudice della Corte di giustizia delle Comunità europee; allo stato attuale l’importo dovrebbe essere di circa 8.500 euro al mese. 

In merito all'altra questione fondamentale, ovvero l’imposizione fiscale, il Parlamento ha deciso di scostarsi dall’accordo concluso in precedenza con il Consiglio che autorizzava alcuni Stati membri a prelevare un’imposta nazionale oltre all’imposta comunitaria. L'Aula ritiene che tale disposizione contraddica il principio in base al quale l’imposta comunitaria è la norma e l’imposta nazionale l’eccezione. È stata quindi esclusa la possibilità di prelevare un’imposta nazionale, tenendo però aperte tutte le opzioni in attesa dell’evoluzione del dibattito in Consiglio. 

Il rimborso delle spese costituisce un altro eterno pomo della discordia. Il progetto di statuto afferma che a livello di principio i parlamentari hanno diritto al rimborso delle spese sostenute nell’esercizio del loro mandato e che il Parlamento dovrebbe definire i casi in cui tale rimborso possa essere forfetario, tenendo conto del fatto che i costi amministrativi derivanti dall’obbligo di presentare giustificativi per ogni voce di spesa sono troppo elevati. Il paragrafo della risoluzione che invitava l’Ufficio di Presidenza del PE a disciplinare un nuovo regime per il rimborso delle spese di viaggio è stato però soppresso.

Il progetto di statuto istituisce inoltre un sistema che garantisca ai deputati di poter assolvere ai loro compiti senza timori di persecuzioni. Per quanto riguarda la tutela della libertà d’opinione e di voto, esso afferma che un deputato non può in alcun momento essere oggetto di azioni giudiziarie né essere messo in questione in altro modo a titolo extragiudiziario a causa di un voto o di una dichiarazione espressa nell’esercizio del proprio mandato. Un altro articolo precisa che limitazioni della libertà personale di un deputato non sono ammesse a meno che non vi sia l’accordo del PE, salvo in caso di arresto per delitto flagrante. I documenti di un deputato, poi, non possono essere confiscati e la corrispondenza e le comunicazioni telefoniche non possono essere sorvegliate senza l’accordo del Parlamento. L’obiettivo è quello di garantire al deputato l’immunità contro qualsiasi persecuzione per ragioni politiche. 

Riguardo alle lingue, il progetto di statuto afferma che i documenti del Parlamento sono tradotti in tutte le lingue ufficiali e che per gli interventi orali si effettua l'interpretazione simultanea (ma non diretta) in tutte le altre lingue ufficiali. 

Lo statuto dovrebbe entrare in vigore dopo l'approvazione del Consiglio e in concomitanza con il nuovo Trattato costituzionale. Un emendamento che mirava a fissare la data di entrata in vigore al 1° luglio 2009 è stato respinto. Il progetto prevede per i nuovi Stati membri un periodo transitorio, che inizia alla data di entrata in vigore del Trattato di adesione e si conclude entro la fine della seconda legislatura successiva a tale data. In quella fase i nuovi Paesi dell'UE potranno stabilire una regolamentazione diversa in materia di stipendio, indennità transitoria e pensioni per i loro deputati europei, che saranno «quanto meno equiparati ai deputati dei rispettivi parlamenti nazionali».

Sul piano procedurale, anche se il Parlamento presenta una proposta iniziale e arriva a una decisione, è il Consiglio a dover dare l’approvazione finale, ma per questo non vi sono scadenze. I principali punti di disaccordo restanti tra Parlamento e Consiglio riguardano l'imposizione fiscale e la questione del diritto primario. 

Per quanto riguarda la controversia su quest’ultimo, si tratta di valutare se sia giuridicamente accettabile emendare disposizioni di diritto primario, come le immunità parlamentari indicate nel Protocollo del 1965 sui privilegi e le immunità, con disposizioni di diritto secondario, come lo statuto dei deputati. Conformemente al parere espresso dal suo servizio giuridico, il Parlamento ritiene che ciò sia possibile, purché i due gruppi di disposizioni non siano in vigore nello stesso tempo. Il testo approvato chiarisce quindi che le disposizioni dello statuto eventualmente incompatibili con quelle di diritto primario potrebbero entrare in vigore al momento in cui una Conferenza intergovernativa delibera l’abrogazione degli articoli alla base di tale incompatibilità e tale decisione viene poi ratificata dagli Stati membri.
Per ulteriori informazioni:

Nikolaos Tziorkas

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 42341

e-mail :             lega-press@europarl.eu.int

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Dibattito

«Siamo al termine di questo lunghissimo viaggio diventato quasi un'odissea, ma dopo varie peregrinazioni e la navigazione in acque tempestose siamo forse arrivati in porto», ha esordito il relatore Willi ROTHLEY (PSE, D). A chi voleva far intendere che la discussione sullo statuto dei deputati europei trattasse solo di rimborsi spese, di viaggi e denaro, egli ha risposto che non è questo ciò di cui il Parlamento ha bisogno. Sono stati compiuti molti progressi, ma restano in sospeso, nei negoziati con il Consiglio, le questioni legate all'imposizione fiscale e al diritto primario.

Riguardo all'imposizione fiscale, il Consiglio ritiene che ogni Stato membro possa inserire un prelievo nazionale oltre all'imposta comunitaria. Nel 2000, tuttavia, i servizi giuridici delle tre istituzioni (Parlamento, Consiglio e Commissione) hanno affermato che non vi è alcuna giustificazione perché vi possa essere un'eccezione per uno Stato membro e, qualora l'imposizione nazionale fosse giustificata da ragioni obiettive, i criteri dovrebbero essere fissati a livello comunitario. Secondo il relatore è quindi evidente che non si può seguire il Consiglio su tale strada.

Quanto al diritto primario, la situazione attuale è determinata dal fatto che nel 1976, con l'Atto per l'elezione dei membri del Parlamento europeo, il Consiglio non ha osato uniformare le condizioni per l'esercizio del mandato parlamentare. Si è quindi continuato con la struttura precedente, sebbene si trattasse dello statuto di un'assemblea parlamentare: l'obiettivo attuale è proprio quello di superare tale fase per arrivare allo statuto di un vero parlamento. Il nocciolo della questione è sapere se l'UE è una Comunità o solo un'organizzazione internazionale: nel secondo caso il Consiglio avrebbe ragione. La definizione delle guarentigie e delle condizioni per l'esercizio del mandato dovrebbe invece essere una prerogativa del Parlamento: «occorre dirimere la questione se siamo un'assemblea parlamentare o un parlamento vero e proprio», ha detto il relatore.

Riguardo a privilegi e immunità, le regole sono ancora quelle fissate nel 1965 e il Consiglio vorrebbe che restassero valide anche in futuro, ma se la questione non sarà risolta ora, quando potrà esserlo? La soluzione di lungo periodo non è accettabile. Finora il Consiglio non pare essersi occupato con serietà dell'argomento. I governi hanno grandi interessi: non sarebbe quindi una cattiva idea proporre che l'entrata in vigore dello statuto coincida con l'entrata in vigore della nuova Costituzione. Solo così si avrà garanzia che Consiglio e Conferenza intergovernativa si occuperanno seriamente della questione, altrimenti la situazione resterà irrisolta ancora per anni. Il relatore ha quindi ringraziato il Presidente, che più dei suoi predecessori si è occupato dello statuto dei deputati, e l'Ufficio di Presidenza che intende risolvere il problema dei rimborsi.

La commissaria Loyola de PALACIO è intervenuta brevemente sottolineando la complessità della questione che, nonostante i grandi progressi compiuti nella costruzione europea soprattutto per quanto riguarda le competenze del PE, non ha permesso di giungere a varare uno statuto dei deputati adeguato alle circostanze. A nome della Commissione ha poi augurato un buon risultato al progetto: l'obiettivo è quello di arrivare ad un accordo che sia accettato anche dal Consiglio, condizione essenziale per il successo del progetto.

Göran FÄRM (PSE, S), a nome della commissione per i bilanci, ha affermato che se il paragrafo sull'interpretazione diretta in tutte le lingue non sarà modificato ci potranno essere problemi. Egli ha poi chiarito che con l'adozione dello statuto dei deputati europei, le indennità dovranno essere finanziate dal budget comunitario e non da quello nazionale: a tal fine è stata prevista una nuova riserva nel bilancio per il 2004, con la possibilità di aumentare il massimale del 20% per le spese amministrative del Parlamento.

Klaus-Heiner LEHNE (PPE/DE, D) ha affermato che il relatore merita grande ammirazione anche perché ha mostrato una pazienza infinita, occupandosi del dossier dal 1998: «senza di lui questo nostro vascello sarebbe già affondato», ha detto l'oratore. Il risultato raggiunto è molto equilibrato. Il 50% dello stipendio di un giudice (trattamento economico indicato per il deputato europeo) corrisponde allo stipendio di un deputato francese, austriaco o tedesco inclusa la cassa malattia, ma è inferiore a quello di un deputato italiano. Lehne ha quindi ringraziato i colleghi italiani per aver accettato una riduzione dello stipendio a vantaggio di una soluzione generale. Il rappresentante popolare ha poi ringraziato i colleghi dei gruppi politici che non hanno presentato emendamenti per ridurre tale cifra. Vi è però un emendamento che propone di ritornare all'indennità sulla base di quanto percepito da un deputato nazionale: l'obiettivo dello statuto è invece quello di creare condizioni uguali per tutti e quindi chi chiede una modifica del genere dovrebbe votare contro tutto lo statuto. Quanto al diritto primario, non ha senso parlare di privilegi fiscali. È inoltre importante arrivare a una soluzione trasparente per i rimborsi. L'oratore ha infine fatto appello al Consiglio affinché approvi quanto deciso dall'Aula al più presto, ovvero entro le prossime elezioni europee.

Manuel MEDINA ORTEGA (PSE, E) ha espresso soddisfazione per il lavoro compiuto dal relatore e, d'accordo con Lehne, ha ricordato che la proposta ha ottenuto ampi consensi: trentasei gli emendamenti presentati, abbastanza pochi per un argomento così complesso. Il PSE ha deciso di sostenere le modifiche presentate dal relatore, perché tendono a creare uno statuto che identifichi il PE non come prolungamento dei parlamenti nazionali ma come qualcosa di più. Lo statuto deve essere ancorato ad un livello internazionale, non nazionale, senza limitarsi a discussioni sulle remunerazioni o sulle diarie. Se la Commissione e soprattutto il Consiglio approveranno la proposta, finalmente si potrà identificare la figura del parlamentare europeo, distinta da quello nazionale, con un proprio peso e una specifica responsabilità.

Diana WALLIS (ELDR, UK) ha affermato di non riconoscere nessuno dei colleghi nelle terribili descrizioni di deputato europeo presentate dalla stampa britannica. La portavoce dei liberali spera che non si debba più tornare a parlare delle condizioni di lavoro dei parlamentari: «non so se sia giusto che ci applichiamo aumenti del 25% - ha detto - ma le condizioni di lavoro dovrebbero essere trasparenti prevedendo una giusta ricompensa per il lavoro svolto e un rimborso per le spese sostenute; credo inoltre che questa sia l'ultima possibilità di arrivare a un risultato». Il pacchetto rappresenta a suo avviso un compromesso possibile, che il Consiglio dovrebbe approvare raggiungendo un accordo sull'imposizione fiscale. È stato difficile giungere fin qui e le circostanze attuali non si riprodurranno: bisogna quindi fare in modo che l'interesse d'ora in avanti sia puntato sul lavoro e non sulle tasse dei deputati europei.

Ole KRARUP (GUE/NGL, DK) ha detto che mentre alcuni colleghi lodano la dimensione sovranazionale ispirata dal progetto di relazione, l'impressione generale è surreale: sembra che esista un'agenda nascosta, quella degli interessi finanziari dei deputati che oscura la questione dei principi. La partecipazione alle ultime elezioni europee è stata deludente e questa mancanza di legittimità sarà probabilmente peggiorata dall'adozione dello statuto in discussione. Per i Paesi nordici sarà infatti impossibile capire perché i parlamentari europei debbano guadagnare più di quelli nazionali, perché debbano esservi assurdi costi di viaggio da rimborsare, perché si debba mantenere il sistema esistente in base al quale la tassazione nazionale entra in conflitto con le leggi comunitarie. Il gruppo non è quindi d'accordo con il progetto di relazione.

Neil MacCORMICK (Verdi/ALE, UK) ha espresso accordo con quanto detto da Krarup, almeno per quanto riguarda la crisi dell'istituzione democratica del PE. E' vero, inoltre, che chi lavora al Parlamento europeo è pagato in modo diverso dai colleghi nazionali, pur avendo lo stesso lavoro. Occorre perciò fare in modo che il Parlamento europeo si presenti in modo legittimo, con un sistema proprio di retribuzione e di rimborso spese trasparente e soprattutto comprensibile, prevedendo per i suoi membri una «giusta retribuzione che corrisponda a un giusto lavoro». Le disposizioni presentate nella relazione sono troppo ampie e troppo estese, senza parlare dell'immunità, concetto pericoloso «in tempi berlusconiani». Per finire, l'oratore ha affermato che non intende pagare le tasse in modo diverso dai suoi concittadini.

Rijk van DAM (EDD, NL) ha ricordato che il Parlamento europeo ha già superato il primo lustro di vita e deve ancora risolvere la questione dello statuto e che nella relazione vi sono punti controversi per il Consiglio. La cosa più grave tuttavia è che si siano presentati emendamenti miranti a rinviare tutto al 2009, per discutere magari ancora degli stessi problemi: la questione del diritto primario o secondario, l'immunità e le guarentigie. Non si può attendere fino al 2009 o un nuovo trattato: la questione deve essere risolta per attribuire finalmente la dovuta importanza al lavoro di parlamentare europeo.

Nonostante la questione sia all'ordine del giorno da molti anni, Gianfranco DELL'ALBA (NI, I) dubita (pur auspicando) che il voto permetta di giungere a un risultato finale sotto la Presidenza Cox. A suo avviso, occorre andare oltre e considerare non solo lo status amministrativo e quasi burocratico dei deputati, ma soprattutto le loro prerogative. E' intollerabile che i deputati europei siano ancora costretti a subire la decisione su dove riunirsi o che non abbiano le stesse prerogative dei deputati nazionali (come la possibilità di visitare le carceri) e comunque connesse a un mandato elettivo da parte dei cittadini. Dell'Alba spera che nell'ambito della Convenzione si possa aprire una riflessione più ampia su tali aspetti.

Giuseppe GARGANI (PPE/DE, I), presidente della commissione giuridica, ha espresso compiacimento per i complimenti ricevuti dal relatore: il lavoro è stato lungo e complesso ma i numerosi contrasti sono stati superati all'interno della commissione con dibattiti aperti. Uno degli obiettivi è quello di accompagnare il processo costituente per dar vita a un PE con i diritti, i doveri e le prerogative che gli competono. Occorre poi disciplinare una nuova situazione giuridica e le condizioni di esercizio del mandato: lo statuto, insomma, di un vero parlamento, che non riguarda solo le retribuzioni economiche - questione marginale - ma la funzione, il ruolo e le caratteristiche del PE. Un deputato liberale francese disse nel 1986 che il PE è una struttura che svolge una funzione essenziale negli atti comunitari e già si chiese se non fosse possibile assicurare una posizione di autonomia reale del parlamentare, prevedendo un'equiparazione, necessaria non solo per evitare effetti psicologici negativi (ovvero accettando l'esistenza di parlamentari di prima e di seconda classe), ma per realizzare l'indipendenza dell'istituzione parlamentare nei confronti degli altri poteri.

Controllo democratico del metodo aperto di coordinamento

Miet SMET (PPE/DE, B)

Relazione sull'analisi del metodo aperto di coordinamento nel settore dell'occupazione e degli affari sociali e le prospettive per il futuro

Doc.: A5-0143/2003

Procedura: Iniziativa

Dibattito: 04.06.2003

Votazione: 05.06.2003

Il Parlamento europeo, con l'approvazione della relazione di Miet SMET (PPE/DE, B) - 181 voti favorevoli, 106 contrari e 6 astensioni - insiste sulla necessaria impostazione dei nuovi processi politici, come il metodo aperto di coordinamento. Tale metodo, che consente agli Stati membri di coordinare volontariamente alcune politiche senza dare origine a una legislazione europea vincolante, si è poco a poco insediato nella pratica politica, ma vi è il timore che possa estendersi a danno del lavoro legislativo tradizionale e quindi del controllo democratico. Utilizzato oggi in una decina di casi, tale metodo è previsto espressamente dal Trattato solo per la definizione della strategia europea per l’occupazione e quindi solo per tale caso vi è una consultazione formale del Parlamento.

I deputati lanciano pertanto un appello alla Convenzione per una migliore definizione del campo di applicazione del metodo aperto di coordinamento, con l’inclusione di un articolo esplicito nel Trattato costituzionale. Essi chiedono che tale metodo non possa essere utilizzato per sostituire strumenti regolamentari comunitari più vincolanti allo scopo di sfuggirvi e di indebolire il modello sociale europeo. Secondo i deputati, il futuro Trattato costituzionale dovrà prevedere la consultazione del Parlamento in tutte le tappe dell’applicazione del metodo aperto di coordinamento; le parti sociali dovranno essere consultate a livello europeo e nazionale. Un controllo democratico soddisfacente nel settore degli affari sociali, poi, non può essere garantito senza un coinvolgimento dei parlamenti degli Stati membri, in particolare tramite dibattiti tra le rispettive commissioni competenti e il Parlamento europeo.
Per ulteriori informazioni:

Constanze Beckerhoff

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 44302

e-mail :             empl-press@europarl.eu.int

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Applicazione del metodo aperto di coordinamento

Risoluzione sull'applicazione del metodo aperto di coordinamento
Doc.: B5-0282/2003
Procedura: Risoluzione comune
Dibattito: 04.06.2003
Votazione: 05.06.2003

Nel marzo 2002 il Consiglio europeo di Lisbona ha istituito il metodo aperto di coordinamento per le politiche di competenza degli Stati membri nel quadro della strategia decennale di ammodernamento. Con la risoluzione presentata da Michel ROCARD (PSE, F) a nome della commissione cultura, i deputati affermano che il metodo aperto di coordinamento debba svilupparsi non solo nei settori connessi con la strategia di Lisbona (ad esempio, l'istruzione e l'apprendimento durante tutto l'arco della vita), ma anche nei settori della gioventù, dei mezzi di comunicazione, della cultura e dello sport, a condizione che il ruolo in tale processo del Parlamento europeo, organo che rappresenta direttamente i cittadini dell'UE, sia chiarito e rafforzato in modo da far acquisire alla procedura una legittimità democratica.

I deputati ribadiscono che il metodo aperto di coordinamento non deve evolvere in una procedura legislativa parallela ma nascosta e chiedono di conseguenza un accordo interistituzionale che fissi le regole per la selezione delle politiche di coordinamento aperto e ne preveda un impiego coerente. Tale accordo potrebbe essere formalizzato attraverso il lavoro della Convenzione e della futura CIG.
Per ulteriori informazioni:

Pernilla Jourde

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 43411

e-mail :             cult-press@europarl.eu.int

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Calendario delle sessioni parlamentari per il 2004

Calendario del Parlamento europeo - Anno 2004
Proposta della Conferenza dei Presidenti che completa la decisione del Parlamento europeo del 9 aprile 2003
Votazione: 04.06.2003

Il Parlamento, approvando la proposta della Conferenza dei presidenti, ha aggiunto una sessione plenaria al calendario per il 2004. La sessione supplementare si terrà dal 3 al 6 maggio a Strasburgo. Calendario del prossimo anno.

Rapporti con gli autori di denunce 

Janelly FOURTOU (PPE/DE, F)
Relazione sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Mediatore europeo relativa ai rapporti con gli autori di denunce in materia di violazioni del diritto comunitario
Doc.: A5-0157/2003
Procedura: Consultazione non legislativa
Dibattito: 05.06.2003
Votazione: 05.06.2003

La relazione è stata adottata con 78 voti favorevoli e un'astensione.
Per ulteriori informazioni:
Gérard Motel
(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 42676
e-mail :             peti-press@europarl.eu.int

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Agricoltura

Riforma della politica agricola comune

Arlindo CUNHA (PPE/DE, P)

Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce norme comune relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica agricola comune e istituisce regimi di sostegno a favore dei produttori di talune colture

Doc.: A5-0197/2003

Procedura: Consultazione legislativa

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Karl Erik OLSSON (ELDR, S)

Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1257/1999 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia (FEAOG) e abroga il regolamento (CE) n. 2826/2000

Doc.: A5-0182/2003

Procedura: Consultazione legislativa

&

Dominique SOUCHET (NI, F)

Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei cereali

Doc.: A5-0174/2003

Procedura: Consultazione legislativa

&

Dominique SOUCHET (NI, F)

Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei foraggi essiccati per le campagne di commercializzazione dal 2004/5 al 2007/8

Doc.: A5-0175/2003

Procedura: Consultazione legislativa

&

Carlos BAUTISTA OJEDA (Verdi/ALE, E)

Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo all'organizzazione comune del mercato del riso

Doc.: A5-0183/2003

Procedura: Consultazione legislativa

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Elisabeth JEGGLE (PPE/DE, D)

Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce un prelievo nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari

Doc.: A5-0177/2003

Procedura: Consultazione legislativa

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Elisabeth JEGGLE (PPE/DE, D)

Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento CE n. 1255/1999 relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari

Doc.: A5-0181/2003

Procedura: Consultazione legislativa

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María RODRÍGUEZ RAMOS (PSE, E)

Relazione sulla multifuzionalità agricola e la riforma della PAC

Doc.: A5-0189/2003

Procedura: Consultazione legislativa

Dibattito: 03.06.2003

Votazione: 05.06.2003
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Voto

Il Parlamento ha approvato con 271 voti favorevoli, 108 contrari e 48 astensioni la relazione di Arlindo CUNHA (PPE-DE, P) sulla proposta della Commissione europea per una riforma della politica agricola comune (PAC). La revisione di medio termine presentata dal commissario Franz FISCHLER prevede una riforma della distribuzione degli aiuti all’agricoltura tra il 2003 e il 2006, trasferendo l’aiuto dalla produzione di mercato allo sviluppo rurale, la produzione di qualità e il rispetto delle norme ambientali. La Commissione propone un «disaccoppiamento completo» degli aiuti, rompendo il legame tra sussidio e produzione ed estendendo il regime dei pagamenti diretti a un maggior numero di settori di mercato.

Il Parlamento, invece, vuole un «disaccoppiamento parziale» che si applicherebbe solo a due settori: le colture arabili e i bovini. La relazione propone un regime di pagamento multifunzionale che entri in vigore dopo il gennaio 2004. Si tratta di un aiuto al reddito degli agricoltori e all’occupazione dello spazio a favore dei produttori di colture arabili e dei beneficiari di alcuni premi nel settore bovino. L’aiuto finanziario a tutti gli altri settori resterebbe legato alla produzione. Il Parlamento teme infatti che un disaccoppiamento totale dell’aiuto dalla produzione possa spingere gli agricoltori ad abbandonare l’attività nelle regioni meno favorite, aumentando i rischi di desertificazione e le disparità regionali. La relazione non precisa però la percentuale dell’aiuto da «disaccoppiare»: un emendamento presentato dal gruppo socialista mirante a un disaccoppiamento del 50% è stato respinto dalla plenaria.

I deputati vogliono inoltre modificare la proposta sulla «modulazione» e la «decrescenza». La Commissione intende ridurre progressivamente tutti i pagamenti diretti, partendo con una riduzione dell’1% nel 2006 per arrivare al 19% nel 2012 (decrescenza). In parallelo, gli agricoltori percepirebbero un pagamento supplementare per far fronte – almeno in parte – all’incidenza negativa di tale riduzione. Coloro che percepiscono un pagamento diretto annuale inferiore a 5.000 euro riceverebbero una compensazione integrale e quindi non perderebbero nulla. Il risparmio ottenuto grazie a tale sistema sarebbe reinvestito nelle misure per l’ambiente e nei diversi settori agricoli (modulazione). I parlamentari vogliono tuttavia mitigare la proposta: essi approvano una certa riduzione dei pagamenti diretti, ma solo per gli agricoltori che percepiscono oltre 7.500 euro; il concetto di «decrescenza» è invece del tutto respinto.

Altri emendamenti adottati mirano da una parte a far sì che i fondi derivanti da tali riduzioni siano investiti in toto nel secondo pilastro della PAC (misure relative allo sviluppo rurale e all’ambiente) e dall’altra a fare in modo che la modulazione si applichi nel rispetto di un criterio territoriale per aiutare le regioni più povere. Un emendamento della commissione agricoltura che proponeva di reinvestire «almeno il 50%» del risparmio nel secondo pilastro è stato respinto. Solo i pagamenti diretti annuali che superano i 7.500 euro, infine, dovrebbero essere ridotti dopo il 2006 e tali riduzioni oscillerebbero tra il 6% l’anno nelle regioni meno favorite e l’8% l’anno nelle altre. I risparmi ottenuti dalla modulazione dovrebbero essere assegnati agli Stati membri che potranno distribuirli nelle rispettive regioni. 

Sostegno allo sviluppo rurale - FEAOG

Il Parlamento, approvando con 372 voti favorevoli, 18 contrari e 20 astensioni la relazione di Karl Erik OLSSON (ELDR, S) si è espresso a favore della proposta della Commissione di includere nella sezione FEAOG – Garanzia nuove misure volte a rafforzare aspetti del secondo pilastro della PAC come la tutela dell’ambiente, la qualità alimentare e la sicurezza animale. I deputati sottolineano però che è importante considerare la PAC sotto una più ampia prospettiva multifunzionale. 

Il secondo pilastro della PAC dovrebbe coprire posti di lavoro alternativi nell’agricoltura e nell’economia rurale, soprattutto in prospettiva dell'allargamento, poiché con l’adesione di 10 nuovi Stati membri la quota di popolazione che vive in zone a basso reddito aumenterà dall’attuale 18% al 25%. Gli emendamenti del Parlamento (non vincolanti) mirano a fornire maggiore sostegno alle regioni fragili e alle zone ecologicamente sensibili, nonché ai giovani agricoltori e alle donne. L'Aula vuole inoltre una definizione più obiettiva di «zona rurale». In riferimento alla modulazione, che permetterebbe di trasferire fondi dal primo pilastro della PAC (misure di mercato) al secondo (sviluppo rurale), la ridistribuzione dei fondi dovrebbe includere la creazione di un pagamento compensativo a sostegno dei piccoli agricoltori e delle aziende a conduzione familiare nelle regioni svantaggiate. Si tratterebbe di un aiuto unico per agricoltore pari a 1.000 euro annui e il relativo aumento di spesa sarebbe compensato dai risparmi generati dalla modulazione e dalla fissazione di massimali nel primo pilastro.

Cereali

La relazione di Dominique SOUCHET (NI, F), approvata con 350 voti favorevoli, 40 contrari e 12 astensioni, prevede una serie di emendamenti alla proposta di regolamento relativo all’organizzazione comune dei mercati (OCM) nel settore dei cereali. Vista la situazione di mercato, l’Aula è contraria alla riduzione del prezzo d’intervento per i cereali a 95,35 euro/tonnellata, come proposto dalla Commissione, e chiede di mantenere il prezzo d’intervento al livello attuale, ovvero 101,31 euro per tonnellata. La necessità di ridurre tale prezzo dovrà essere riesaminata nel 2006. 

I deputati sono inoltre contrari all’abolizione delle maggiorazioni mensili (che assicurano la copertura delle spese di magazzinaggio e favoriscono un'immissione progressiva del raccolto sul mercato), da mantenere al livello attuale. Parere negativo anche sull’esclusione della segala dal sistema d’intervento: i deputati chiedono di mantenere un intervento fino alla campagna 2007/2008 e invitano la Commissione a presentare entro il 31 dicembre 2003 misure per promuovere il consumo di segala nel mercato interno. L'Esecutivo dovrebbe adottare modalità di applicazione volte a limitare le superfici coltivate a segala nelle regioni dove, a causa delle caratteristiche dell'ambiente naturale, non esistono alternative economicamente valide. Il Parlamento vuole infine mantenere la restituzione alla produzione per l’amido ottenuto da granoturco o frumento e per la fecola di patate, che la Commissione propone di sopprimere.

Foraggi essiccati

La proposta di regolamento sull’OCM dei foraggi essiccati mira a sopprimere progressivamente il regime di sostegno. La proposta sarebbe motivata da ragioni ecologiche, poiché la maggior parte della produzione comporta l’utilizzo di carburante fossile per la disidratazione e, in alcuni Stati membri, il ricorso all’irrigazione. Con l'approvazione della seconda relazione di Dominique SOUCHET (NI, F) - 348 voti favorevoli, 30 contrari e 10 astensioni - il Parlamento, pur riconoscendo la necessità di riforme per migliorare il bilancio energetico e la sostenibilità dell’attività, chiede invece di garantire il carattere permanente del regime. 

Se la Commissione propone aiuti decrescenti fino alla campagna 2007/2008, i deputati chiedono di fissare l’importo dell’aiuto a 68 euro/tonnellata, di cui 34 per la trasformazione e 34 per la produzione. L'Assemblea vuole favorire, laddove possibile, la pre-essiccazione al sole e propone due innovazioni: l’istituzione di un Fondo europeo per la ricerca agronomica, la promozione e il miglioramento del bilancio ambientale del settore, finanziato con un prelievo di 1 euro/tonnellata di foraggio disidratato; l’introduzione di un «contratto di progresso» con il settore (disidratatori e agricoltori) per arrivare alla riduzione del 15% entro il 2010 del consumo di energia fossile per tonnellata di prodotto finito, senza riduzione della qualità di quest’ultimo.

Riso

La Commissione ha proposto una riforma dell’OCM del riso volta ad ammorbidire l’impatto della progressiva riduzione dei dazi doganali derivante dall’applicazione del programma «Everything but arms» (Tutto tranne le armi), che dal 2006 prevede la liberalizzazione degli scambi di prodotti con i Paesi poveri. La Commissione propone una riduzione unica del prezzo di intervento del 50% per arrivare a un prezzo base di 150 euro/tonnellata nel 2004/2005; la riduzione globale del prezzo sarebbe compensata con l’88% della compensazione applicata ai cereali dalle riforme dell’Agenda 2000; ciò equivale a una compensazione di 177 euro/tonnellata, di cui 102 quale pagamento di sostegno dissociato dal reddito dell’azienda e 75 quale aiuto specifico alla coltura. La Commissione vuole inoltre instaurare un regime di magazzinaggio privato che scatterà se il prezzo di mercato dovesse scendere sotto il prezzo base e propone una «misura speciale» qualora in una regione il prezzo medio di mercato sia inferiore a 120 euro/tonnellata per due settimane consecutive.

Il Parlamento, approvando con 346 voti favorevoli, 38 contrari e 11 astensioni la relazione di Carlos BAUTISTA OJEDA (Verdi/ALE, E), sostiene la riduzione del prezzo d’intervento, ma chiede di mantenere un aiuto adeguato e di considerare gli aspetti multifunzionali della coltura del riso, che costituisce un habitat insostituibile per numerose specie di uccelli acquatici. Secondo i deputati, il prezzo di intervento dovrebbe essere accompagnato da una compensazione integrale ai redditi che rispecchi l'importanza della coltura nelle zone tradizionali di produzione e, in via prioritaria, nelle zone umide oggetto di protezione ambientale. L'Aula vuole eliminare la possibilità di magazzinaggio privato e le misure speciali: lasciare che i prezzi si stabiliscano attorno ai 120 euro comporterebbe infatti perdite per i produttori. I deputati difendono invece il mantenimento di un sistema comune dei prezzi con un prezzo d’intervento di 150 euro/tonnellata dal 2004/2005 per garantire la sopravvivenza del settore e consentire alle diverse varietà di riso dell'UE di essere competitive. 

Latte e prodotti lattiero-caseari

La Commissione vuole attuare una riforma che prevede una proroga del regime riformato delle quote latte fino alla campagna 2014/2015; l’anticipazione di un anno dell’attuazione delle decisioni contenute nell’Agenda 2000 sulla riduzione del prezzo d’intervento e l’aumento della quota dell’1,5%, nonché un ulteriore aumento delle quote dell’1% l’anno (2007 e 2008) in base ai quantitativi di riferimento derivanti dall’applicazione dell’Agenda 200; la riduzione asimmetrica dei prezzi d’intervento nel 2007 e 2008 per il latte scremato in polvere del 3,5% e per il burro del 7% l’anno; la concessione di una compensazione parziale nel 2007 e 2008. L’obiettivo è quello di ridurre il prezzo e rafforzare la concorrenza nel settore lattiero, ampliando il margine di manovra per i negoziati dell'OMC a Cancun. 

Con le sue due relazioni (approvate rispettivamente con 332 voti favorevoli, 45 contrari e 7 astensioni e con 327 voti favorevoli, 45 contrari e 6 astensioni), Elisabeth JEGGLE (PPE/DE, D) afferma invece che le decisioni dell’Agenda 2000 lasciano già spazio sufficiente per i negoziati: l'incremento delle quote o i tagli dei prezzi d’intervento non devono andare al di là di quanto previsto dall’Agenda 2000. I parlamentari sono contrari all’anticipo della riforma e alla riduzione progressiva del prezzo indicativo del latte del 28% nell’arco di cinque campagne dal 1° luglio 2004. Essi ritengono che il regime delle quote latte debba essere conservato fino al 2015 e sono contrari all’aumento delle quote: un aumento flessibile è possibile solo se lo Stato interessato lo consente e dietro autorizzazione della Commissione. Secondo i deputati, inoltre, il prezzo d’intervento per il burro e il latte scremato in polvere dovrebbe essere ridotto in misura minore rispetto alla proposta della Commissione e la riduzione dovrebbe essere attuata solo nelle prossime prospettive finanziarie (2006-2012), invece che dal 2004. 

Multifunzionalità

Con l'approvazione della relazione d’iniziativa di María RODRÍGUEZ RAMOS (PSE, E), l'Aula deplora che nelle proposte di riforma della PAC non sia riconosciuto il carattere multifunzionale dell’agricoltura e respinge la proposta di disaccoppiamento totale degli aiuti diretti. La relazione sottolinea la necessità di misure compensative per evitare che la condizionalità degli aiuti provochi una perdita di competitività dei prodotti comunitari; la condizionalità, inoltre, non dovrà accrescere le pratiche burocratiche o ritardare il versamento degli aiuti. I deputati chiedono infine che la Convenzione europea appoggi il carattere multifunzionale dell’agricoltura proponendo la modifica dell’attuale articolo 33 del Trattato sugli obiettivi della PAC, nonché l’applicazione della procedura di codecisione a tutti gli atti legislativi in materia di agricoltura. 
Per ulteriori informazioni:

Maria Andrés

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 44299

e-mail :             mandres@europarl.eu.int
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Interventi dei relatori

Arlindo CUNHA (PPE/DE, P) ha ricordato che la Commissione ha presentato a gennaio una proposta legislativa per la riforma della politica agricola comune (PAC) con adeguamenti in alcuni settori. Le principali innovazioni riguardano il disaccoppiamento e la modulazione degli aiuti diretti agli agricoltori. Si propone un aiuto unico per azienda, slegato dalle produzioni e dalla qualità: gli agricoltori, cioè, riceverebbero la stessa somma indipendentemente da ciò che coltivano e potrebbero anche non produrre nulla pur dovendo mantenere le terre in buone condizioni agronomiche. I due terzi dei fondi liberati con la modulazione potrebbero finanziare future riforme nell'ambito del secondo pilastro della PAC (sviluppo rurale).

La proposta della Commissione è stata approvata a larga maggioranza dalla commissione agricoltura, sulla base di un compromesso negoziato con tutti i gruppi politici. L'organo parlamentare sostiene però solo un disaccoppiamento parziale e graduale degli aiuti diretti, limitato ai settori delle colture arabili e dei bovini; tutti gli altri premi invece dovrebbero continuare a essere assegnati sulla base del modello attuale. Si appoggia inoltre una modulazione limitata degli aiuti.

Il Parlamento vuole far passare così un messaggio politico: d'accordo con la riforma, ma questa dovrà essere attuata con più razionalità economica, prudenza e realismo, tenendo conto anche dei negoziati in seno all'OMC. Il disaccoppiamento è interessante dal punto di vista teorico, ma comporta rischi e non tiene conto delle colture europee, dell'instabilità del mercato, dell'eterogeneità di reddito e competitività nelle diverse aree, dell'impatto differenziato, con il rischio che nelle regioni più sfavorite si abbandoni la produzione. Per questo il Parlamento propone una modulazione inferiore in tali regioni e che la riduzione non sia applicata nelle regioni ultraperiferiche. Il relatore ha inoltre sottolineato che non è il caso di decidere adesso le riforme per la riduzione degli aiuti, perché non si conosce con esattezza il calendario della riforma. Si dovrebbe inoltre rafforzare il secondo pilastro della PAC per garantire la qualità degli alimenti. Dal 2007 il regime si baserà su nuovi criteri, ovvero superficie e utilizzo della singola azienda: bisognerà quindi adeguarsi alle nuove necessità, minimizzando il rischio di abbandono, la riduzione dei posti di lavoro e le conseguenze nelle regioni periferiche. Il relatore auspica che la Commissione condivida la posizione del Parlamento e modifichi la proposta.

Karl Erik OLSSON (ELDR, S) sostiene l'idea lungimirante del commissario per un'agricoltura sostenibile ed ecologica, ma la proposta sembra peggiorare la situazione e preoccupa il fatto che i ministri proseguano nella stessa direzione. Non si vuole infatti vedere il contesto più ampio, su cui l'oratore intende concentrarsi. Gran parte della produzione alimentare europea non avviene ai prezzi del mercato mondiale ed è per questo che agli agricoltori serve sostegno. Anche gli agricoltori dei Paesi in via di sviluppo hanno bisogno di aiuti: l'UE ha eccedenze che vengono esportate con sovvenzioni e ciò falsifica i prezzi. Bisogna quindi modificare la situazione per un mercato mondiale con prezzi sani e senza aiuti che provochino distorsioni. L'Unione europea, però, non può fare tutto da sola, ma deve agire con gli Stati Uniti. La proposta della Commissione e i negoziati dell'OMC rappresentano un passo avanti su questa rotta.

Molti produttori su piccola scala non sono competitivi, ma in Europa vi sono standard elevati per la sicurezza alimentare, per l'ambiente di lavoro e per le misure sociali e si vogliono sviluppare le aree rurali. In linea di principio, tutto ciò dovrebbe essere pagato dal mercato, ma la strada verso un commercio corretto deve portare a una modifica degli attuali aiuti con il disaccoppiamento. Purtroppo quando la Commissione ha elaborato la proposta i fondi a disposizione erano pochi, ma il relatore è riuscito ad ottenere qualcosa in più per evitare le conseguenze negative nelle zone rurali. Se l'Europa non avrà la capacità di modernizzare l'agricoltura e di trasferire aiuti dalla «cassa verde» alla «cassa azzurra», si perderanno tutte le armi a disposizione per la tutela del modello agricolo europeo. Una cattiva decisione dei ministri può produrre una situazione catastrofica.

Dominique SOUCHET (NI, F) ha presentato prima la relazione sulla riforma del mercato dei cereali e poi quella sulla riforma dei foraggi essiccati. Per quanto riguarda i cereali, la proposta di riforma della Commissione esce dal quadro previsto dall'Agenda 2000 e intende smantellare i principi dell'organizzazione comune dei mercati, abbassando il prezzo di intervento, sopprimendo le maggiorazioni mensili e l'intervento per la segala, la fecola di patate e l'amido. La commissione agricoltura ritiene che lo smantellamento delle più antiche organizzazioni di mercato non debba essere effettuata e che si debba tener conto dell'inflazione rispetto ai prezzi del '92 (pari al 55%). In sintesi: ulteriori riduzioni dei prezzi sono inaccettabili perché influirebbero pesantemente sul reddito di centinaia di migliaia di agricoltori. Occorrono invece incentivi per ammodernare i silos di magazzinaggio. Per quanto riguarda la segala, in futuro si prevedono eccedenze produttive e la coltura dovrà dunque essere concentrata in regioni in cui non si possa coltivare altro. In generale comunque non si capisce per quale motivo la Commissione europea voglia smantellare il dispositivo che permette all'UE di lottare ad armi pari con le importazioni dall'esterno, facendo in effetti un regalo ai Paesi terzi.

Per quanto concerne i foraggi essiccati, le motivazioni addotte dalla Commissione per sopprimere gli aiuti a partire dalla campagna 2008-2009 sono deboli e mettono in causa un'intera filiera, che fornisce il 15% delle proteine derivate dai foraggi e che conta 350 unità di trasformazione e di imballaggio appartenenti per lo più agli agricoltori in forma di cooperativa, una filiera che dà lavoro a circa 15.000 persone. Tali posti di lavoro andranno persi se si sopprimerà irresponsabilmente l'aiuto ai foraggi essiccati. E' invece necessario cercare i mezzi per diminuire la dipendenza strategica e il deficit di proteine vegetali di cui soffre l'Unione. «Gli americani non hanno esitato a varare un aiuto diretto alla soia senza che l'OMC muovesse un dito - ha proseguito Souchet - perché l'UE non può fare altrettanto?». I foraggi assicurano, fra l'altro, una perfetta tracciabilità e non sollevano gli stessi dubbi degli OGM. La commissione agricoltura propone infine di stipulare «contratti di progresso» in base ai quali sarà possibile migliorare il bilancio energetico. Altri progressi economici e ambientali possono essere ottenuti dal comparto, soprattutto se si finanzia la ricerca in questo settore sensibile e strategico che merita ben altra prospettiva che quella dello smantellamento.

Per Carlos BAUTISTA OJEDA (Verdi/ALE, E) gli spazi protetti e le zone umide come quelle delle coltivazioni di riso sono a repentaglio, sebbene siano essenziali per la biodiversità e vadano quindi preservate a tutti i costi. La riforma proposta dalla Commissione comporta la diminuzione del prezzo di intervento ma l'economia del comparto è minacciata: occorre assicurare la competitività pur preservando la coltivazione, importante anche a livello paesaggistico e culturale. Con la soppressione degli aiuti, la mancanza di garanzie e l'addossamento delle responsabilità all'agricoltore, il settore scomparirà. La proposta del magazzinaggio privato, poi, non funzionerà perché l'agricoltore dovrebbe sostenere spese maggiori per conservare il prodotto. Il regime di scambi che ha dovuto seguire l'Accordo di Marrakech prevede un prezzo massimo di importazione ma non considera il prezzo di trasferimento del riso semigreggio e permette l'importazione di qualità più care di riso. Sono invece necessari meccanismi di controllo adeguati per evitare irregolarità, dumping ambientale e sociale, fenomeni di triangolazione, nonché per garantire una tracciabilità sicura, un sistema, infine, che non penalizzi i coltivatori di riso rispetto ad altri agricoltori.

Elisabeth JEGGLE (PPE/DE, D) ha ricordato che quando, all'inizio dell'anno, sono giunte le proposte della Commissione per la valutazione di medio termine dell'Agenda 2000, i parlamentari sono stati messi sotto pressione per ragioni di tempo: pochi credevano che si sarebbe arrivati ad esprimere un parere questa settimana, ma alla fine ciò è stato possibile grazie alla cooperazione dei gruppi. Il risultato delle relazioni sul settore lattiero-caseario è coerente, come dimostra il numero limitato di emendamenti presentati in plenaria. Si vogliono in particolare mantenere le quote latte fino al 2015. Ai fini dei negoziati OMC, la Commissione propone una serie di strumenti che se attuati in contemporanea potrebbero causare problemi, con una riduzione notevole dei prezzi e un aumento della produzione. Ciò non ha senso, specie per le aree svantaggiate, che vedrebbero la produzione del latte trasferirsi in altre zone con gravi conseguenze strutturali e sociali: non è opportuno penalizzare le aziende o i posti di lavoro delle zone sfavorite. L'impostazione ideologica è poi indebolita dal fatto che la sparizione di tali posti di lavoro dovrebbe essere in qualche modo finanziata in futuro. Bisogna quindi evitare che gli obiettivi siano in conflitto gli uni con gli altri.

L'obiettivo è quello di avere una produzione adeguata in tutto il territorio e soprattutto nelle regioni svantaggiate. Si deve inoltre compiere uno sforzo per tutelare il paesaggio e proprio perché si vuole una politica affidabile non si possono anticipare le decisioni dell'Agenda 2000, che ha già aperto un certo margine di manovra per i negoziati OMC. Per quanto riguarda l'ampliamento delle quote, è l'OMC a decidere, a meno che non si voglia mettere sotto pressione il prezzo del settore. Si vuole insomma un sistema flessibile anche per il regime delle quote, dove un aumento sarà possibile solo sulla base della situazione del mercato. Il disaccoppiamento dovrà essere più morbido e bisognerà valutare l'esperienza di altri settori, esaminando i risultati ottenuti prima di elaborare un nuovo strumento. La relatrice ha concluso chiedendo un'agricoltura che tenga conto dell'ambiente e della politica regionale, ovvero delle esigenze e delle differenze di tutte le zone rurali.

Rosa MIGUÈLEZ RAMOS (PSE, E) ha ricordato gli obiettivi indicati dalla Commissione per la riforma della PAC: sicurezza alimentare, rafforzamento dello sviluppo rurale, metodi di produzione estensivi e compatibili con l'ambiente. Nessuno può dirsi contrario, ma gli strumenti proposti sono sbagliati, se addirittura non vanno nella direzione opposta. Il disaccoppiamento può infatti avere effetti perversi ed è inutile se si mantiene il criterio dei riferimenti storici per azienda agricola. Nel 2001 il 5% degli agricoltori europei ha ricevuto il 50% degli aiuti, uno squilibrio che non si può considerare giusto. Con il disaccoppiamento totale si passerebbe a un'altra situazione: il 3% delle aziende che riceve il 40% degli aiuti, il che equivale a cambiare tutto perché nulla cambi.

A suo avviso è necessario modificare i criteri sulla base della multifunzionalità, in modo da mantenere la produzione rurale ed evitare lo spopolamento e la desertificazione del territorio. La proposta attuale rischia di causare gravi problemi a molte piccole imprese delle aree meno favorite. Bisogna rafforzare il sistema con una modulazione che permetta il trasferimento di fondi dal primo al secondo pilastro. L'oratrice ha poi indicato le responsabilità del suo governo, che ha taciuto la verità agli agricoltori dicendo che la situazione sarebbe rimasta immutata fino al 2016. Ha quindi chiesto più coraggio alla Commissione, con uno sforzo di flessibilità per non mettere sul lastrico le PMI, che garantiscono la sopravvivenza della popolazione rurale.
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Dichiarazione del Consiglio

Il ministro Georgios DRYS, a nome del Consiglio, ha ricordato che quando la Grecia ha assunto la Presidenza, nel gennaio 2003, la PAC era ad un crocevia importante. Il Consiglio ha discusso la proposta di riforma ponendo una serie di questionari per capire le esigenze delle parti ed ha creato un gruppo di lavoro ad alto livello il cui scopo era quello di preparare il Vertice di giugno. La maggioranza dei ministri è convinta che si potrà arrivare ad un compromesso sulla proposta legislativa per una nuova PAC, un compromesso onesto e utile che tenga conto dell'ambiente rurale, che sia basato sulle aziende familiari e sulle esigenze delle regioni più svantaggiate.

Il nucleo della riforma, che è anche e il punto più dibattuto, è il disaccoppiamento, che ha suscitato approcci diversi da parte degli Stati membri e alcune riserve, a cominciare dall'inizio della validità del nuovo sistema: forse con un disaccoppiamento parziale si potrebbe arrivare ad un buon compromesso tra chi vuole deroghe per alcuni prodotti e chi chiede di inserirne di più per evitare distorsioni alla concorrenza. Il secondo punto controverso è la modulazione: molti Stati membri hanno riserve sull'importo, mentre altri chiedono un'applicazione graduale che riguardi le aziende più competitive. E' certo che occorre tutelare le PMI e garantire parità di diritti sociali senza trascurare che la riforma dovrà comportare risparmi per finanziare le future riforme.

Per quanto riguarda la «cross-compliance», quasi tutti sono a favore, ma essa costituisce un grosso onere burocratico e di conseguenza un aumento dei costi: occorre quindi limitarla allo stretto necessario, creando flessibilità negli Stati membri. Sono state presentate, poi, varie misure per lo sviluppo rurale, per le zone svantaggiate, per la protezione degli animali, per i mangimi e per tenere conto dei bisogni e delle aspirazioni dei giovani agricoltori. Le discussioni in seno al Consiglio si sono concentrate sugli effetti del disaccoppiamento e della modulazione, soprattutto perché esigono previsioni di spesa che vanno poi rispettate. La PAC, ha terminato il ministro, non è mai stata una politica statica ma si è dovuta adattare ogni volta alle nuove circostanze, cercando opportuni compromessi e soluzioni realistiche.

Dichiarazione della Commissione

Il commissario Franz FISCHLER ha affermato che le relazioni in esame costituiscono un segno dell'enorme impegno con cui il Parlamento affronta le sfide poste dal futuro della PAC. Sull'analisi dei problemi e degli obiettivi generali, vi è concordanza tra Parlamento, Commissione e Stati membri: l'elemento comune è rappresentato dall'obiettivo di arrivare a un'agricoltura sostenibile multifunzionale. La PAC deve essere sostenibile tenendo conto con coerenza degli obiettivi economici, sociali e ambientali, incluse la stabilità delle relazioni commerciali internazionali, la cura del paesaggio agricolo, l'igiene e la qualità dei prodotti, la protezione degli animali. È questo lo sfondo delle proposte in discussione. La riforma prevede la regressione e la modulazione degli aiuti con politiche di sviluppo rurale e di coesione: per tutti questi aspetti ci si muove su un terreno comune, ma vi sono molte differenze nella valutazione e nella scelta degli strumenti concreti. La via del consenso sarà lunga, ma non impossibile.

La relazione Cunha esprime molte riserve, ma il commissario ha ringraziato il relatore per aver riconosciuto la necessità della riforma. In riferimento all'esigenza di tenere conto delle zone meno favorite, vi è una modulazione dei tassi con l'eliminazione dal regime di alcune produzioni sensibili (mucche da latte e ovini). Vi sono poi gli effetti della distorsione del mercato degli aiuti non disaccoppiati; bisognerà vedere se sarà possibile eliminare gli ortofrutticoli da questo nuovo sistema senza perdere i vantaggi del disaccoppiamento.

La visione presentata nella relazione Olsson è ambiziosa ed è pienamente sostenuta dal commissario: bisogna sforzarsi di non annacquare le proposte contenute ma vi è scetticismo sulla loro applicazione e sui costi che ne derivano e questo pacchetto non deve risultare slegato dagli altri programmi. La Commissione deve quindi fare in modo che il pacchetto resti coerente regolando gli aiuti statali e i fondi strutturali, sui quali vi sarà presto un dibattito.

Quanto alle relazioni Souchet, le esperienze degli ultimi anni mostrano che nell'Agenda 2000 non si è tenuto abbastanza conto degli sviluppi di mercato: se non si modificano gli aiuti, i produttori di cereali non avranno un reddito sufficiente; bisogna poi tenere conto dell'evoluzione euro/dollaro con la possibilità di ridurre i prezzi d'intervento a compensazione. Vi sono tuttavia problemi per la segala: non si può continuare con il sistema attuale, soprattutto in vista dell'allargamento. Secondo il commissario non c'è alternativa all'abolizione dell'intervento in questo settore, dove il prezzo minimo è ormai concorrenziale con il mercato mondiale. Il mantenimento del 50% di aiuti disaccoppiati fornirà incentivi sufficienti. Sui foraggi essiccati, il commissario ha chiesto maggiore comprensione, ricordando le forti critiche a questa OCM sotto il profilo ecologico. Le proposte di aiuti a favore del progresso tecnico sono interessanti, ma vale la pena attuare tale proposta nell'ambito di una sola OCM? Secondo Fischler sarebbe forse più opportuno realizzarla nell'ambito dello sviluppo rurale.

Vista l'importanza del settore, il commissario non mette in dubbio l'OCM del riso, sebbene serva una riforma radicale. Rallegrandosi del fatto che la commissione agricoltura condivida le considerazioni dell'Esecutivo, il commissario ha accolto con favore alcuni emendamenti come quello relativo all'aumento delle quantità di importazione. Altre proposte hanno l'accordo a livello di principio, ma non sulla formulazione proposta. Gli orientamenti espressi aiutano comunque la Commissione nel negoziato con il Consiglio. I dazi consolidati del riso dovrebbero rientrare nell'art. 28 dei negoziati GATT, per i quali la Commissione dovrebbe avere un mandato specifico. Bisogna poi esaminare la questione dell'importazione di riso semigreggio, con un meccanismo per un livello dei prezzi che porti a una situazione di mercato.

Le relazioni Jeggle chiedono di proseguire il sistema delle quote latte fino al 2015 ed esprimono riserve per il settore del burro. Le misure proposte, però, sono importanti per rafforzare la competitività del settore lattiero, tenendo conto dell'evoluzione dei mercati mondiali e del commercio internazionale. L'aumento delle quote per la campagna 2007/2008 può essere sostenuto dai mercati e quindi la proposta ha senso; se si vuole un'analisi vera e propria dell'evoluzione, però, la Commissione potrà proporre questa discussione più avanti. Sulla considerazione degli standard di qualità e dei costi di produzione, il commissario è aperto e gli Stati membri potrebbero prevedere quote sulla base delle riserve nazionali. Il settore del latte deve però restare redditizio.

Quanto alla relazione Ramos, il commissario ha affermato che tutti vogliono uno sviluppo rurale rafforzato, specie nelle zone svantaggiate, pagando gli agricoltori per le loro prestazioni a livello sociale. La modulazione può essere considerata un passo concreto e la multifunzionalità sarà certamente premiata con un'ampia ridistribuzione degli aiuti. Il commissario non crede però che le proposte della relatrice portino a una maggiore equità degli aiuti. L'importante è tenere conto della coerenza delle proposte e degli elementi di coesione in tutti gli stanziamenti.
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Dibattito

María Esther HERRANZ GARCÍA (PPE/DE, E), a nome della commissione per i bilanci, ha affermato che il Parlamento discute di ciò che doveva essere una visione comune, ma il dibattito ha una portata molto maggiore, grazie alla Commissione che ha voluto proporre una riforma profonda della PAC. Il Parlamento è chiamato a dare prova di responsabilità verso gli agricoltori, i cui investimenti necessitano di stabilità. Vi sono alcune contraddizioni contabili nella proposta della Commissione: la riforma del mercato del settore del latte costa troppo, senza contare che non ha senso stabilire ora in modo definitivo percentuali fisse per categorie dopo il 2006, quando ancora non si è deciso nulla per la prossima programmazione finanziaria. In generale il testo della proposta è stato migliorato dagli emendamenti, ma non a sufficienza perché esso non assicura uno sviluppo ragionevole all'agricoltura europea né uno sviluppo territoriale.

Francesco FIORI (PPE/DE, I), a nome della commissione industria e per il commercio estero, ha affermato che gli obiettivi della Commissione europea sono lodevoli e comprensibili in un quadro macroeconomico, ma difficilmente condivisibili. Si vuole una maggiore concorrenzialità dei prezzi unita a sostenibilità e qualità: ma come potranno gli agricoltori europei far fronte a una situazione in cui viene imposta una riduzione dei prezzi con un contenimento dei costi per restare competitivi sul mercato mondiale? Quelli proposti, poi, sono interventi complessi che aumenteranno, invece di ridurre, la burocrazia. Secondo Fiori, lo scenario prospettato dal disaccoppiamento - che si spera sbagliato - è quello dell'abbandono della produzione con un esodo dalle zone rurali, di una frattura nella catena agroalimentare con conseguenze negative per le cooperative agricole, di un aumento delle esportazioni mondiali ma non dai Paesi in via di sviluppo e del finanziamento delle norme di qualità da parte degli stessi agricoltori. Se questo è lo scenario, ha detto Fiori, non si vede come si possa essere favorevoli alla riforma.

Gli 800 emendamenti votati nella commissione agricoltura, ha detto Lutz GOEPEL (PPE/DE, D), sono il segnale di quanto sia controversa la proposta della Commissione: si va dal rifiuto generalizzato ad un consenso moderato ma si è riusciti con un atto di volontà eccezionale ad arrivare ad un compromesso rispettabile che porterà la PAC fino al 2013. Le difficoltà della Commissione europea al momento della presentazione della riforma erano notevoli e anche dopo le modifiche apportate molti ritengono che le soluzioni trovate non siano accettabili. Forse il Consiglio sperava che il PE non riuscisse a decidere, dovendo poi addossarsi la responsabilità di frenare la riforma, ma gli è andata male: il risultato della votazione sarà comunque un segnale, perché il Consiglio, quale ultima istanza decisiva, sarà costretto a trovare compromessi, ha concluso il rappresentante dei popolari.

Georges GAROT (PSE, F) ha sottolineato che la riforma arriva al 2013 e non ci si deve sbagliare sui due obiettivi importanti: multifunzionalità e competitività, proposti dal commissario. Egli ha poi espresso favore per l'agricoltura multifunzionale e per l'idea del relatore Cunha di accentuare gli aiuti invece che accettare la regressività della modulazione. Per quanto riguarda l'altro obiettivo, la competitività, se si applica la multifunzionalità vi sarà un aumento dei costi di produzione, mentre gli aiuti diretti alle aziende diminuiranno e in tale contesto è quanto meno imprudente seguire i consigli del commissario Fischler. Occorre poi considerare che il mercato conterà presto 450 milioni di consumatori. Con lo sganciamento degli aiuti la Commissione afferma che l'UE avrebbe una migliore posizione nei negoziati dell'OMC, mentre è sufficiente suddividere meglio gli aiuti. Garot sostiene infine l'emendamento 61 e ha lodato il notevole contributo che il Parlamento ha offerto, pur senza disporre di potere di codecisione.

Karl Erik OLSSON (ELDR, S), a nome del suo gruppo, ha detto di essere favorevole alla decentralizzazione soprattutto su piccola scala, ma ha ricordato che la globalizzazione è un processo in corso anche nel settore agricolo: non serve quindi fare gli struzzi, eppure più ci si sposta a sinistra e più si osservano atteggiamenti conservatori. Sebbene nel lungo termine la politica agricola debba essere deregolamentata, ora è importante garantire il sostegno ad un'agricoltura multifunzionale sostenibile, ovvero modificare il sistema per continuare a vivere nel modo attuale. I liberali sono favorevoli al compromesso della relazione Cunha. Rivolgendosi alla Presidenza del Consiglio, l'oratore ha poi dichiarato che è un peccato non avere poteri di codecisione sulla materia, ma che si dovrebbe cogliere l'occasione per fare un passo avanti tenendo conto del parere del Parlamento.

Per Salvador JOVÉ PERES (GUE/NGL, E) la proposta della Commissione è inaccettabile. Si tratta di una riforma senza precedenti, che consiste nello smantellamento dei mercati, nella liberalizzazione degli scambi con un aumento della concorrenza statunitense e con un incremento delle importazioni di riso a seguito dell'iniziativa «Tutto tranne le armi». Voler aumentare la competitività si traduce in un aumento dell'agricoltura intensiva. La Commissione vuole inoltre migliorare la posizione negoziale dell'UE in seno all'OMC, ma in un negoziato fare concessioni in anticipo equivale a fare doppie concessioni. Secondo l'oratore, vi è il rischio che scompaiano attività economiche legate al territorio e solo con lo sviluppo rurale tali effetti potranno essere superati. Il disaccoppiamento degli aiuti è inammissibile, anche perché porterebbe a un processo speculativo nel mercato dei terreni e al perpetuarsi degli squilibri esistenti. Una PAC basata sul disaccoppiamento è contraria alla coesione poiché stimola poche attività nelle zone con difficoltà naturali a vantaggio delle aree ad agricoltura intensiva; favorisce le speculazioni; crea difficoltà ai giovani agricoltori; impedisce alle piccole imprese di sopravvivere di fronte alle aziende più grandi. Tutto ciò deriva da un problema finanziario, ovvero realizzare l'allargamento senza un bilancio aggiuntivo. Vi saranno quindi conseguenze per gli agricoltori, ma anche per i consumatori e per tutta la società: non si può smantellare le frontiere e proteggere l'agricoltura senza dare un compenso agli agricoltori affinché non abbandonino l'attività. La società ha bisogno di un'agricoltura viva e di una gestione equilibrata del territorio, ma la proposta della Commissione va nella direzione sbagliata.

Danielle AUROI (Verdi/ALE, F) a nome dei Verdi ha ipotizzato che il compromesso sarà accettato, visto che il quadro finale è chiaro, positivo e di aiuto allo sviluppo rurale: si obbligano gli Stati membri a impegnarsi nello sviluppo rurale perché solo chi si impegna riceverà gli aiuti; si permette agli Stati membri di utilizzare la modulazione per finanziare lo sviluppo dei giovani agricoltori; si accordano aiuti alle zone meno favorite; si rafforzano le prassi agricole; si rispetta l'ambiente e si arriva ad un plusvalore sociale. La valorizzazione dei prodotti specifici delle singole regioni potrà essere favorita ma occorre mantenere le quote latte, importanti per le zone di montagna, aiutare il comparto dei foraggi e dei semi oleaginosi. Il compromesso della gradualità del disaccoppiamento, infine, è interessante e accettabile.

Sergio BERLATO (UEN, I) ha espresso il timore che il disaccoppiamento causi l'abbandono della produzione in zone marginali, senza riformare la PAC ma favorendo lo smantellamento preoccupante di ogni misura di gestione dei mercati. Per il rappresentante dell'UEN occorre prevedere un aumento dell'occupazione collegando al fattore occupazionale una quota degli aiuti diretti erogati nell'ambito del primo pilastro e prevedere un disaccoppiamento verticale degli aiuti solo in alcuni settori. Gli importi derivati dalla modulazione devono servire a promuovere le zone rurali più svantaggiate. Si dovrebbe poi introdurre un sistema più equilibrato per la frutta, differenziare il settore della zootecnia e prevedere un sistema preferenziale per i giovani agricoltori. Per quanto riguarda il settore lattiero-caseario, ha concluso Berlato, occorre superare le quote e assicurare con un percorso certo una transizione adeguata verso dinamiche di mercato.

Commentando il disaccoppiamento, Véronique MATHIEU (EDD, F) ha affermato che anche gli americani ci stanno ripensando e che esso rischia di creare un ulteriore divario tra città e aree agricole, con un pericoloso aumento della burocrazia. L'oratrice ha poi rilevato l'assenza di prospettive per il futuro - anche per i giovani - e la mancanza d'informazione sull'impatto delle proposte; gli studi sono stati infatti varati troppi tardi e si prevedono poche concessioni per le zone sfavorite. Il fatto che siano stati presentati 1.200 emendamenti parlamentari mostra che la proposta non soddisfa nessuno. Essa crea disperazione tra gli agricoltori, che non vogliono essere trattati come se avessero bisogno di assistenti sociali, ma semplicemente vivere in modo decente grazie alla propria attività.

Il ministro Georgios DRYS ha ringraziato i parlamentari, scusandosi per dover partire a causa di problemi di trasporto, ma ha assicurato che il Consiglio cercherà di arrivare ad una soluzione tenendo conto delle proposte avanzate dal PE, affinché il 12 giugno si trovi un compromesso accettabile per un'agricoltura durevole, con procedure semplici e trasparenti.

Benedetto DELLA VEDOVA (NI, I) è d'accordo con il commissario sul fatto che finalmente si parli di riforma della PAC, ma la riforma proposta non è quella che serve, tanto più se - come sembra fare il Parlamento - si vuole ridurne l'impatto. La riforma non affronta alla radice il problema: è scandaloso che l'UE continui a ingessare metà del proprio bilancio in sovvenzioni al mercato agricolo per proteggere un comparto che rappresenta il 2% del PIL europeo. Si parla tanto degli obiettivi di Lisbona, cioè di rendere l'economia europea più competitiva al mondo entro il 2010, ma come può questo obiettivo essere raggiungibile se metà del bilancio è destinato a proteggere e sovvenzionare le produzioni agricole? La riforma della PAC non può essere realizzata tenendo conto dell'interesse degli agricoltori, ma deve essere attuata nell'interesse dell'Unione europea, cioè dei cittadini e dei consumatori che pagano il latte il 70% in più di quanto pagherebbero senza sovvenzioni in un mercato aperto; la carne il 220% in più, mentre gli argentini patiscono i morsi di una recessione economica perché si impedisce loro di esportare carne in Europa; lo zucchero il 90% in più mentre in Mozambico non si riesce a determinare una ripresa economica a causa del protezionismo europeo. Per Della Vedova è significativo l'esempio della Nuova Zelanda, che dopo l'eliminazione completa del protezionismo agricolo ha visto aumentare il peso dell'agricoltura sul PIL, l'occupazione - in particolare dei giovani - e la qualità. Si può anche discutere di protezione dell'ambiente, di aree marginali e montane, ma se si continua a chiedere che metà del bilancio comunitario sia destinato a proteggere la produzione e l'esportazione dei prodotti agricoli europei, è meglio parlare d'altro. In questo modo si nega infatti la possibilità di arrivare a un'intesa sugli accordi commerciali dell'OMC e, soprattutto, si continuano a danneggiare i cittadini, i consumatori e i contribuenti europei. Secondo Della Vedova, quindi, la riforma volta a smantellare la PAC dev'essere posta all'ordine del giorno al più presto possibile.

Non era scontato giungere al voto dell'Aula, ha detto Vincenzo LAVARRA (PSE, I), ma ciò è stato possibile grazie alla prova di impegno e di responsabilità offerta dalla commissione agricoltura. Le relazioni sono sufficientemente equilibrate e riaffermano la necessità della riforma: bloccandola non si difende la PAC ma le si toglie la legittimità sociale. Le modifiche apportate sono utili ad evitare il rischio di aiuti disaccoppiati che diventano aiuti assistenziali o che portano all'abbandono delle produzioni. Lavarra ha segnalato al Consiglio e alla Commissione che è stato lasciato invariato il sostegno al grano duro ma chiede che sia rivolta una particolare attenzione all'olio, al tabacco e al comparto ortofrutticolo, per evitare che il risparmio sia utilizzato solo per latte e zucchero, accentuando squilibri fra i Paesi produttori.

Giovanni PROCACCI (ELDR, I) ha affermato che l'impianto complessivo della riforma non può che essere condiviso, anche alla luce dei limiti finanziari che ci si è dati fino al 2013. Non mancano però le perplessità, soprattutto perché mancano proposte in tutti i settori e quindi non vi è un quadro complessivo; una volta passato il principio del disaccoppiamento, inoltre, si rischia di dare alla Commissione la possibilità di applicarlo come vorrà. È necessario pertanto rassicurare gli agricoltori e ciò sarà possibile se il Consiglio disciplinerà il più possibile tale questione. Quanto agli incentivi all'occupazione, si era previsto uno specifico criterio, poi scomparso dalla proposta, ma che i parlamentari hanno cercato di reinserire con alcuni emendamenti: il pericolo derivante dal disaccoppiamento, infatti, potrà in parte essere scongiurato con tale decisione. Procacci ha chiesto infine massimo impegno su questi aspetti e sulla qualità, da incentivare perché l'agricoltura europea possa con facilità far fronte ai mercati internazionali.

Per Giacomo SANTINI (PPE/DE, I) la riforma, per quanto articolata, non può soddisfare tutte le strutture europee, come è evidente dal dibattito in Aula. Parlando della montagna e volendo portare il contributo e il parere di chi ci vive e lavora, Santini ha affermato che la proposta di trasferire allo sviluppo rurale i risparmi della modulazione è positiva. Nonostante la montagna non sia mai menzionata nella riforma, la sua presenza si intravede nel concetto di multifunzionalità che è in atto da sempre nelle zone montagnose, i cui abitanti si prendono cura dell'ambiente e dei boschi, mantenendo al tempo stesso attività produttive in grado di offrire prodotti di particolare qualità. La multifunzionalità porta valore aggiunto alla produttività ma occorre un reddito fisso e dignitoso altrimenti l'esodo in corso continuerà e lo spopolamento della montagna ne sarà la triste conseguenza.

A conclusione del dibattito, il commissario Franz FISCHLER ha ringraziato i deputati intervenuti per il contributo costruttivo, anche se critico. Sulla richiesta che il Parlamento abbia potere di codecisione in materia agricola, Fischler ha assicurato il pieno consenso della Commissione. Quanto al merito, egli ha affermato che la sostanza della riforma va salvaguardata, mentre si discute sull'adeguamento delle proposte, del miglioramento della gestione amministrativa e delle misure a favore di aree con limiti ambientali specifici. Vi sono temi per cui la discussione richiederà ulteriori sforzi e la Presidenza greca si muoverà in questo senso, assieme alla Commissione, in occasione del Consiglio Agricoltura.

Sebbene vi sia un margine di manovra, gli obiettivi essenziali del disaccoppiamento vanno rispettati: si deve cioè semplificare la politica degli aiuti, evitare stimoli insensati alla produzione, evitare distorsioni commerciali. Il commissario ha poi sottolineato che il disaccoppiamento lascerà nelle tasche degli agricoltori il doppio del denaro. Per Fischler, è necessaria una discussione aperta sulle regioni d'oltremare, tenendo conto della loro specificità e dei regolamenti in vigore. Occorre anche dare maggiore spazio al secondo pilastro della PAC, su cui la Commissione dichiara massima apertura.

In riferimento alle proposte di disaccoppiamento parziale, il commissario ha detto che è problematico pensare di introdurre le misure poco per volta, in tempi lunghi. Bisogna evitare che gli agricoltori non siano più liberi di prendere decisioni sulla loro azienda e siano confrontati a un lavoro burocratico più complesso: ne risulterebbe penalizzata la libertà imprenditoriale. Quanto ai prezzi d'intervento, la riduzione proposta è attuabile perché, nonostante le proiezioni favorevoli, in passato la Commissione ha tenuto una politica prudente. Per quanto riguarda infine i prodotti dell'area mediterranea, quando sarà chiamato a decidere, la Commissione si batterà affinché il Consiglio rilasci una dichiarazione volta ad assicurare che tali prodotti saranno trattati e giudicati nello stesso modo al momento di assumere nuove misure.

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Energia

Compromesso sulle reti transeuropee per l'energia

Claude TURMES (Verdi/ALE, L)

Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente le norme per il mercato interno dell'energia elettrica e che abroga la direttiva 96/92/CE

Doc.: A5-0136/2003

Procedura: Codecisione, seconda lettura

&

Bernhard RAPKAY (PSE, D)

Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle norme per il mercato interno del gas naturale e che abroga la direttiva 98/30/CE

Doc.: A5-0135/2003

Procedura: Codecisione, seconda lettura

&

Peter Michael MOMBAUR (PPE/DE, D)

Raccomandazione per la seconda lettura sulla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle condizioni di accesso alla rete per gli scambi transfrontalieri di energia elettrica

Doc.: A5-0134/2003

Procedura: Codecisione, seconda lettura

&

Nicholas CLEGG (ELDR, UK)

Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della decisione n. 1254/96/CE che stabilisce un insieme di orientamenti relativi alle reti transeuropee nel settore dell'energia e che abroga la decisione n. 1254/96/CE

Doc.: A5-0132/2003

Procedura: Codecisione, seconda lettura

Dibattito: 02.06.2003

Votazione: 04.06.2003

L'Aula ha adottato gli emendamenti di compromesso delle relazioni di Bernhard RAPKAY (PSE, D), Claude TURMES (Verdi/ALE, L) e Peter Michael MOMBAUR (PPE/DE, D) relative al completamento del mercato interno dell'energia. Il voto in plenaria era inizialmente previsto per la sessione di maggio. I deputati non erano d'accordo con la posizione comune del Consiglio, in particolare con le proposte sull'autorità di regolamentazione e le misure di etichettatura. Il Consiglio, da parte sua, rifiutava la separazione fra società generale e filiali nel settore dell'elettricità (menzionata nella relazione Turmes).

Dopo numerosi negoziati in trilogo, la posizione comune del Consiglio è stata modificata, permettendo di giungere ad un compromesso in base al quale le autorità di regolamentazione nazionale contribuiscono allo sviluppo del mercato interno e creano eque condizioni di concorrenza. A tale scopo si ribadisce la necessità di una cooperazione stretta e trasparente con la Commissione europea. Il Parlamento ha ottenuto che la Commissione presenti relazioni periodiche ai deputati sulle misure di etichettatura e, se necessario, alcune proposte volte a garantire, entro il 1° luglio 2007, l'assoluta indipendenza dei gestori delle reti di distribuzione e a regolare anche la legge sulla concorrenza, le misure sulle posizioni dominanti, le concentrazioni e i comportamenti anticoncorrenziali. Le relazioni fra società generale e filiali sono infine state definite in modo più preciso.

I grandi gruppi politici si sono espressi a favore del compromesso, a patto che la Commissione confermi l'intenzione di elaborare una relazione annuale sull'impiego dei fondi istituiti per le attività di declassamento e gestione dei rifiuti, nel quadro del trattato Euratom. La Commissione ha rilevato che è necessario garantire un impiego di tali mezzi trasparente e riservato solo agli scopi fissati, nel rispetto delle disposizioni del diritto comunitario, impegno che non sarebbe stato facile ottenere senza la pressione esercitata dai parlamentari.

Nella relazione di Peter Michael MOMBAUR (PPE/DE, D) sull'accesso alle reti e lo scambio transfrontaliero di energia, il PE è riuscito a far riconoscere che i problemi di congestione delle reti devono essere trattati con misure non discriminatorie. E' stato infine trovato un accordo per moderare le spese di transazione. 

Una nota del 27.05.03 sul sito web del Parlamento illustra lo sviluppo della liberalizzazione del mercato dell'energia: http://www.europarl.eu.int/press/index_it.htm - «Il Dossier/Background note».

La plenaria ha approvato anche la relazione di Nicholas CLEGG (ELDR, UK) sui nuovi orientamenti per le reti transeuropee nel settore dell'energia e si congratula del fatto che, dopo i numerosi triloghi, il Consiglio abbia integrato gran parte degli emendamenti nella posizione comune. I deputati chiedono alla Commissione una relazione ogni due anni sull'attuazione e sui progressi compiuti nella realizzazione dei progetti prioritari, nonché sulle modalità di finanziamento, in particolare quello dei Fondi europei. Essi sottolineano che il finanziamento comunitario per la realizzazione e la manutenzione delle infrastrutture in materia di energia dovrebbe costituire un'eccezione. I progetti prioritari che possono beneficiare di un sostegno finanziario devono rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento della Comunità e/o avere un impatto significativo sul funzionamento concorrenziale del mercato interno. 

Gli aggiornamenti delle specificazioni dei progetti devono limitarsi unicamente alle modifiche tecniche, come le questioni relative alla pianificazione geografica dettagliata, quelle legate al finanziamento dettagliato o al materiale utilizzato. Le modifiche sostanziali del percorso segnato o l'aggiunta di nuovi progetti, tuttavia, dovranno rimanere soggette alla procedura di codecisione.
Per ulteriori informazioni:

Klaus Hullmann

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 42518

e-mail :             indu-press@europarl.eu.int


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Giustizia e affari interni

Accordo tra UE e USA sull'estradizione

Jorge Salvador HERNANDEZ MOLLAR (PPE/DE, E)

Relazione contenente una proposta del Parlamento europeo rivolta al Consiglio sugli accordi tra UE e USA in materia di cooperazione giudiziaria penale e di estradizione

Doc.: A5-0172/2003

Procedura: Iniziativa

Dibattito: 03.06.2003

Votazione: 03.06.2003

Il Parlamento ha adottato con 356 voti favorevoli, 63 contrari e 35 astensioni una raccomandazione al Consiglio in merito agli accordi che saranno presto conclusi fra Stati Uniti ed Unione europea sull'estradizione e la cooperazione giudiziaria in materia di diritto penale. Ai sensi dell'articolo 24 del Trattato sull'UE tali accordi saranno conclusi dal Consiglio a nome dell'Unione, ma i deputati hanno definito «una flagrante violazione del principio democratico sul quale l'Unione afferma di essere basata» l'abitudine del Consiglio a escludere sulla base dell'articolo 24 sia i Parlamenti nazionali che il Parlamento europeo dalla conclusione di tali accordi. Il Consiglio ha declassificato il testo dei due accordi solo un mese prima della loro firma non consentendo al Parlamento europeo di discuterne a sufficienza.

I parlamentari sottolineano che gli Stati Uniti dovrebbero cooperare trasmettendo le prove nei casi relativi ai singoli individui, il che permetterebbe ai cittadini europei che abbiano commesso reati sul territorio europeo di essere giudicati nel loro Paese invece di essere estradati negli Stati Uniti. Gli accordi dovrebbero poi vietare esplicitamente l'estradizione verso gli Stati Uniti se la persona in causa rischia di essere condannata a morte. Nel caso di richieste concorrenziali di estradizione, quelle del Tribunale penale internazionale o degli Stati membri dell'UE dovrebbero avere la precedenza sulle richieste provenienti dagli USA.

I deputati ritengono che prima di ratificare gli accordi dovrebbe essere effettuato uno studio dettagliato dell'eventuale impatto della legislazione statunitense; che gli accordi prevedano garanzie sulla protezione dei dati; che sia necessario istituire una commissione interparlamentare per monitorare l'applicazione degli accordi e che le autorità dell'UE per la firma degli accordi debbano porre una condizione: trovare una soluzione equilibrata al problema dei cittadini europei detenuti nella base di Guantanamo Bay.
Per ulteriori informazioni:

Pia Siitonen

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 41498

e-mail :             libe-press@europarl.eu.int

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Allontanamento di cittadini dei Paesi terzi

Marcelino OREJA ARBURÚA (PPE/DE, E)

Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio che definisce i criteri e le modalità pratiche per la compensazione degli squilibri finanziari risultanti dall'applicazione della direttiva 2001/40CE del Consiglio relativa al riconoscimento reciproco delle decisioni di allontanamento dei cittadini di Paesi terzi

Doc.: A5-0166/2003

Procedura: Consultazione legislativa

Relazione senza dibattito ai sensi dell'art. 110 bis del regolamento del Parlamento

Votazione: 03.06.2003

Con l'approvazione della relazione di Marcelino OREJA ARBURÚA (PPE/DE, E), il Parlamento ha rifiutato la proposta di decisione del Consiglio con la motivazione che il Trattato non prevede una base giuridica adeguata. Il principio base della proposta è che lo Stato membro che adotta la decisione di espulsione nei confronti di un cittadino di un Paese terzo deve rimborsare lo Stato membro che applica tale decisione sulla base delle spese effettivamente sostenute. Le spese rimborsabili includono i costi di trasporto della persona allontanata e di un massimo di due persone di scorta; le spese amministrative come i costi di rilascio dei visti e dei documenti di viaggio; le spese di detenzione fino ad un massimo di tre mesi e le spese di soggiorno sostenute durante il periodo di applicazione della decisione in una zona di transito di un Paese terzo o nel Paese di origine.

I deputati hanno sottolineato che, pur essendo d'accordo con i contenuti e le finalità politiche della proposta, non possono accettarne la base giuridica, ovvero l'art. 63 del TCE, che fa capo al Titolo IV relativo ai visti, all'asilo, all'immigrazione e ad altre politiche sulla libera circolazione delle persone. Il paragrafo 3 di tale articolo fornisce la base giuridica per misure relative alla politica di immigrazione in alcuni settori e alla lettera a) cita le condizioni di ingresso e di soggiorno, nonché le procedure per il rilascio dei visti, mentre alla lettera b) fornisce la base giuridica per provvedimenti in materia di immigrazione e soggiorno irregolari, compreso il rimpatrio dei residenti irregolari.

Nel testo della proposta tuttavia tali questioni non sono trattate né sono fissate condizioni precise per il rimpatrio. La decisione insomma non punta a stabilire una legge comunitaria sul rimpatrio, ma ad assicurare che la decisione di espulsione adottata da uno Stato membro sulla base della legge nazionale possa essere applicata in un altro Stato membro. Per questo motivo l'articolo 63 del TCE non costituisce la base giuridica adatta.
Per ulteriori informazioni:

Danny de Paepe

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 42531

e-mail :             libe-press@europarl.eu.int

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Soggiorno di cittadini dei Paesi terzi

 

Martine ROURE (PSE, F)

Relazione sulla proposta della Commissione in vista dell'adozione di una direttiva del Consiglio concernente le condizioni d'ingresso e di soggiorno dei cittadini di Paesi terzi per motivi di studio, formazione professionale o volontariato

Doc.: A5-0137/2003

Procedura: Consultazione legislativa

Dibattito: 03.06.2003

Votazione: 03.06.2003

La proposta della Commissione permette ai cittadini dei Paesi terzi di entrare negli Stati membri per motivi di studio, formazione professionale o tirocinio sulla base di regole comuni minime e integra le misure già presentate sull'immigrazione a scopo di lavoro o ricongiungimento familiare.

Per il Parlamento la nuova direttiva non dovrebbe applicarsi solo a studenti, allievi, persone in formazione non retribuita e tirocinanti, ma anche a ricercatori non retribuiti dei Paesi terzi. Essa dovrebbe inoltre essere applicata solo ad istituti di insegnamento superiore o professionali legalmente riconosciuti, per evitare che istituti «fantasma» agiscano da porta di ingresso illegale nell'UE. Visto che le tasse di iscrizione in alcuni istituti sono molto elevate, la relatrice ritiene che i permessi di residenza debbano essere rilasciati solo dopo il pagamento di tali tasse ma anche a condizione che lo Stato membro si impegni ad accordare il titolo di soggiorno.

Il Parlamento si oppone ad un permesso di studio inferiore a un anno. Di regola un anno accademico dura nove mesi, ma gli studenti dovrebbero poter restare qualche mese in più nel Paese ospitante in modo da poter guadagnare parte delle risorse necessarie al loro soggiorno. I tirocinanti non retribuiti devono poter svolgere anch'essi attività lavorative. E' stata eliminata dalla proposta la misura in base alla quale il permesso di soggiorno di studenti e tirocinanti non può essere prolungato, ma si insiste sul fatto che l'insorgere di malattie o infermità non possa giustificare né il rifiuto del rinnovo, né la revoca del documento, né l'allontanamento dallo Stato membro. Un'altra modifica ha soppresso il limite di età massima per l'ammissione di tirocinanti e la possibilità per gli Stati membri di revocare il permesso di soggiorno durante il primo anno. Gli Stati membri potranno tuttavia ridurre il numero di ore lavorate qualora lo studente non proceda negli studi con sufficiente profitto previa valutazione dell'istituto di insegnamento.

La risposta ad una domanda di permesso di soggiorno o di rinnovo deve essere data entro 60 giorni dalla data di presentazione della domanda (invece dei 90 proposti dalla Commissione europea). Il Parlamento infine suggerisce una relazione periodica della Commissione sui possibili effetti negativi derivanti dall'applicazione della direttiva, in particolare per quanto riguarda il fenomeno della fuga di cervelli dai Paesi meno sviluppati.
Per ulteriori informazioni: Danny de Paepe

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 42531

e-mail :             libe-press@europarl.eu.int

Partecipazione al procedimento pregiudiziale

José María GIL-ROBLES GIL-DELGADO (PPE/DE, E)

Relazione sul progetto di decisione del Consiglio che modifica l'articolo 23 del protocollo sullo statuto della Corte di giustizia al fine di introdurre le modifiche adottate con la decisione 2002/653/CE del Consiglio del 12 luglio 2002 per consentire la partecipazione di Stati terzi al procedimento pregiudiziale

Doc.: A5-0148/2003

Procedura: Consultazione legislativa

Relazione senza dibattito ai sensi dell'art. 110 bis del Regolamento del Parlamento

Votazione: 03.06.2003

La relazione è stata approvata.
Per ulteriori informazioni:

Nikolaos Tziorkas

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 42341

e-mail :             lega-press@europarl.eu.int



Applicazione del diritto comunitario

 

Diana WALLIS (ELDR, UK)

Relazione sulla diciottesima relazione annuale della Commissione sul controllo dell'applicazione del diritto comunitario (2000) e

sulla diciannovesima relazione annuale della Commissione sul controllo dell'applicazione del diritto comunitario (2001)

Doc.: A5-0147/2003

Procedura: Consultazione non legislativa

Relazione senza dibattito ai sensi dell'art. 110 bis del Regolamento del Parlamento

Votazione: 03.06.2003

La relazione è stata approvata con 443 voti favorevoli, 17 contrari e 18 astensioni.
Per ulteriori informazioni:

Nikolaos Tziorkas

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 42341

e-mail :             lega-press@europarl.eu.int


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Occupazione e affari sociali

Politica dell'occupazione

Herman SCHMID (GUE/NGL, S)

Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio in merito agli orientamenti per le politiche occupazionali degli Stati membri

Doc.: A5-0187/2003

Procedura: Consultazione legislativa

Dibattito: 03.06.2003

Votazione: 03.06.2003

Il Parlamento europeo ha adottato la relazione di Herman SCHMID (GUE/NGL, S) relativa alla proposta del Consiglio sulle linee direttrici per l'occupazione. I deputati approvano i tre obiettivi principali della strategia europea in materia: la piena occupazione, la qualità e la produttività del lavoro, nonché la coesione e l'inclusione sociale, ma a loro avviso dovrebbe essere aggiunto un quarto obiettivo, ovvero la parità fra donne e uomini, considerato un elemento chiave che necessita di misure supplementari. 

Pur riconoscendo l'importanza della piena occupazione fra gli obiettivi principali, i parlamentari insistono sul fatto che occorre ridurre fortemente il tasso di disoccupazione, obiettivo considerato parzialmente indipendente da quello dell'aumento del tasso di occupazione. Quest'ultimo, in effetti, può essere migliorato, ad esempio assumendo personale che non lavorava in precedenza, senza peraltro ridurre la percentuale di disoccupati. Ecco perché i deputati chiedono di fissare obiettivi generali non solo per la piena occupazione, ma anche per il tasso di disoccupazione. 

Nella relazione si insiste sulla promozione della creazione di posti di lavoro e dello spirito imprenditoriale, ma si sottolinea che non basta creare occupazione: occorre anche accentuarne la qualità. L'onere fiscale complessivo per i cittadini e le imprese dovrebbe dunque essere ridotto al fine di stimolare nuovamente la domanda interna. I deputati rilevano l'importanza dei mercati dell'occupazione locali e regionali che tendono ad essere meno sensibili ai cicli della congiuntura e alle fluttuazioni di tipo macroeconomico e chiedono misure attive per ridurre le disparità locali e regionali. 

Visto che gli Stati membri, infine, assicurano l'applicazione delle linee direttrici per l'occupazione, è essenziale migliorare la legittimità e l'applicazione della strategia europea, associando i parlamenti nazionali alla discussione e all'adozione dei piani nazionali per l'occupazione, che determinano le modalità di applicazione pratica degli orientamenti comuni a livello nazionale.
Per ulteriori informazioni:

Armelle Douaud

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 43806

e-mail :             deve-press@europarl.eu.int

 

Partecipazione finanziaria dei lavoratori dipendenti

Winfried MENRAD (PPE/DE, D)

Relazione sulla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni su un quadro per la promozione della partecipazione finanziaria dei lavoratori dipendenti

Doc.: A5-0150/2003

Procedura: Iniziativa

Relazione senza dibattito ai sensi dell'art. 110 bis del Regolamento del Parlamento

Votazione: 05.06.2003

La relazione è stata approvata.
Per ulteriori informazioni:

Constanze Beckerhoff

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 44302

e-mail :             empl-press@europarl.eu.int

 

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Sanità pubblica

Rafforzare la lotta contro il cancro al seno

Karin JÖNS (PSE, D)

Relazione sul cancro al seno nell’Unione europea

Doc.: A5-0159/2003

Procedura: Iniziativa

Dibattito: 05.06.2003

Votazione: 05.06.2003

 

Voto

Il Parlamento ha adottato la relazione di Karin JÖNS (PSE, D) che propone di fare della lotta contro il cancro al seno una priorità della politica sanitaria. Secondo i deputati, la prevenzione, lo screening, la diagnosi, la cura e la fase successiva alla terapia devono essere migliorate onde garantire in tutto il territorio europeo la massima qualità al riguardo. La risoluzione invita inoltre i futuri Stati membri ad accrescere i loro sforzi in tale direzione.

Entro il 2008 bisogna ridurre del 25% il tasso di mortalità legato al cancro del seno, affermano i deputati invitando gli Stati membri a proporre a tutte le donne tra i 50 e almeno i 69 anni una mammografia ogni due anni in conformità con gli orientamenti europei. Solo otto dei quindici attuali Stati membri, infatti, dispongono di un programma nazionale di screening (in Italia esistono programmi regionali). Per tali programmi si chiedono precise norme di qualità: ogni mammografia dovrebbe essere esaminata in modo indipendente da due radiologi; la qualità dell’immagine e il dosaggio di radiazioni delle apparecchiature dovrebbero essere oggetto di revisioni periodiche. 

Ogni donna colpita da un cancro al seno dovrebbe avere il diritto di essere curata da un’équipe interdisciplinare. Gli Stati membri sono quindi sollecitati a creare reti di centri interdisciplinari riconosciuti, con équipe composte da chirurghi esperti, radiologi, oncologi, patologi, personale infermieristico e tecnici di radiologia. I medici e il personale paramedico dovrebbero seguire azioni di perfezionamento e i pazienti avere diritto a un accompagnamento onco-psicologico e a cure cinesiterapiche, nonché a servizi sociali adeguati. 

Rallegrandosi del fatto che il Sesto programma quadro di ricerca abbia destinato 400 milioni di euro alla ricerca sul cancro, i deputati chiedono studi sul rapporto tra cancro al seno e fattori di rischio come il tabacco, l’alimentazione, gli ormoni e lo stile di vita (peso, attività fisica). Le donne dovrebbero essere informate dei risultati di ogni mammografia entro cinque giorni ed essere curate entro meno di quattro settimane dalla diagnosi. Gli Stati membri sono poi invitati ad adottare disposizioni sui diritti delle pazienti affinché queste possano beneficiare di un’informazione comprensibile durante e dopo il trattamento, con possibilità di presentare reclami. È infine necessario associare più di quanto avvenga ora le organizzazioni di pazienti alle decisioni di politica sanitaria. 

La Commissione europea ha proposto di recente una raccomandazione sulla qualità dello screening del cancro, che prevede mammografie per le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni, come chiesto dai deputati (http://europa.eu.int/eur-lex/fr/com/pdf/2003/com2003_0230fr01.pdf). Il Parlamento invita inoltre la Commissione a organizzare con la Presidenza italiana, alla fine del 2003, una conferenza che presenti il bilancio del programma «Europa contro il cancro», anche nella prospettiva del nuovo programma d'azione comunitario nel campo della sanità pubblica (2003-2008).
Per ulteriori informazioni:

Eva Bacelar

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 43535

e-mail :             femm-press@europarl.eu.int

 

La relatrice Karin JÖNS (PSE, D) ha ricordato che ogni anno 216.000 donne nell'Unione vengono colpite dal cancro al seno e più di 79.000 muoiono a causa di tale patologia, curabile solo se identificata in tempo. Il cancro al seno resta il principale fattore di mortalità per le donne di età compresa tra i 35 e i 55 anni, ma molte potrebbero essere salvate se vi fosse uno screening regolare secondo linee guida comunitarie; tali esami dovrebbero essere effettuati da radiologi esperti. È inaccettabile che solo pochi Paesi abbiano previsto uno screening: in alcuni Stati il 90% delle donne si sottopone a mammografia, mentre in altri la percentuale è appena del 2%. La mammografia potrebbe ridurre l'incidenza della malattia, ma se le cure sono insufficienti o errate lo screening non serve. È per questo che occorre una rete capillare di centri interdisciplinari di senologia: un centro ogni 100.000 abitanti, con criteri di ricertificazione periodica.

I chirurghi dovrebbero avere una lunga esperienza (aver trattato almeno 150 casi). In Svezia, dove ci sono i centri migliori, vi è il 60% di casi in più di sopravvivenza rispetto ad altri Stati. Anche il tasso di sopravvivenza varia molto da un Paese all'altro. Bisogna quindi fare di questa lotta una strategia comune, orientandosi verso le migliori prassi; in tal modo si potrà esercitare pressione sui Paesi in ritardo. Si deve puntare a una riduzione del 25% del tasso di mortalità femminile entro il 2008 e nel 2006 dovrebbe essere tracciata una prima valutazione della situazione. Solo con un'attuazione rapida della strategia, ogni donna in Europa potrà avere una diagnosi precoce e ricevere lo stesso trattamento indipendentemente dal Paese in cui vive o dal proprio status sociale.

La commissaria Anna DIAMANTOPOULOU ha confermato che il cancro al seno è una delle priorità della salute pubblica europea. Le cifre parlano chiaro: 220.000 nuovi casi di tumore al seno e 75.000 decessi l'anno, mentre la vita di 25.000 donne potrebbe essere salvata ogni anno se vi fosse uno screening della popolazione femminile. La Commissione europea affronta con serietà il tema, esaminando le varie prassi e le esperienze positive per avere un quadro completo delle terapie del cancro al seno, come si desume dalle attività del programma in materia di salute pubblica. Una raccomandazione pubblicata il 5 maggio e presentata al Consiglio Sanità, promuove lo screening di massa e un collegamento fra esami e risultati ottenuti nei Paesi membri, nello stesso spirito della relazione parlamentare, in cui si prevedono registri per capire meglio cosa succede nei vari Paesi, desumere le prassi migliori ed identificare le carenze. La proposta della Commissione non ha carattere vincolante (gli Stati membri hanno competenza in materia sanitaria) ma suggerisce programmi di screening sulla base di dati che i Paesi membri dovranno fornire nei tre anni successivi all'entrata in vigore del programma.

Vi sono poi i piani d'azione: la Commissione ha varato un programma di salute pubblica 2000-2008 in cui si usano i risultati dei programmi precedenti (fra cui quello di lotta al cancro) e le varie reti istituite, il cui ruolo è determinante. Nel 2004 la Commissione presenterà la relazione definitiva al Parlamento sul programma «Europa contro il cancro», che prevede scambi di informazioni e buone prassi fra Paesi membri, rafforzando la cooperazione trasfrontaliera per aumentare le conoscenze. Occorrono poi azioni comuni nel campo della ricerca: la Commissione sta valutando numerosi progetti per il 2003 e fra le priorità terrà conto dei suggerimenti della relatrice. Per quanto riguarda l'organizzazione di una conferenza nell'ambito della lotta contro il cancro, questo sarà compito della Presidenza successiva del Consiglio, anche se forse la Presidenza italiana non avrà molto tempo a disposizione per il tema. In ogni caso la Commissione intende creare un portale web per informazioni sullo stato della salute nell'UE, aperto ai cittadini, ai pazienti, ai medici, agli esperti e alle varie associazioni, che sarà uno strumento prezioso per scambi di informazioni.

Ogni famiglia nell'UE ha in qualche modo avuto a che fare con il cancro, una malattia che non si riesce a guarire definitivamente, ha detto Ria OOMEN‑RUIJTEN (PPE/DE, NL). L'azione dell'Unione a titolo preventivo o di cura deve rappresentare un incoraggiamento per i cittadini europei: per questo il gruppo popolare sostiene pienamente il testo in esame. Quella indicata è la strada migliore per tutti coloro che vengono colpiti da questa malattia. Vi sono grandi differenze in Europa, ha affermato l'oratrice dicendosi fiera del proprio Paese, dove esiste un programma di screening efficiente. Nei Paesi settentrionali, però, l'incidenza della malattia è superiore rispetto ad altri (anche rispetto ai Paesi candidati) e molto diverse sono le possibilità di guarigione. Alla Commissione si chiedono programmi per altri tipi di tumore, guaribili ma a cui oggi si dedica troppo poca attenzione: le proposte valgono per il cancro al seno come per quello alla prostata. Occorre poi esercitare maggiore pressione sugli Stati membri affinché, laddove l'UE ha solo un ruolo consultivo, si possano comunque raggiungere risultati. Accanto allo screening, è fondamentale che una donna a cui sia stato diagnosticato un carcinoma possa essere curata rapidamente. La diagnosi deve essere tempestiva, così come il successivo trattamento. È infine necessario un approccio interdisciplinare anche nei piccoli ospedali perché ogni donna europea ha diritto a ricevere lo stesso trattamento.

Catherine STIHLER (PSE, UK), ringraziando la relatrice per l'estenuante lavoro, ha affermato che il cancro alla mammella è uno dei principali problemi in Scozia e in generale in Europa: è il secondo fattore di mortalità per le donne, colpendone una su nove. Sono statistiche che fanno rabbrividire e che impongono una riflessione sulle modalità per offrire alle donne il migliore trattamento possibile. Occorre dare massima priorità allo screening. Sebbene in Scozia la situazione sia migliore rispetto ad altre aree, è prevista una mammografia ogni 3 anni dai 50 ai 64 anni di età: bisognerebbe invece iniziare prima e fare di più per incoraggiare le donne ad effettuare i test e ridurre di un quarto i casi di incidenza e di mortalità. Dalla fine della seconda guerra mondiale è stato osservato un miglioramento delle cure perché ci si è resi conto dell'importanza degli aspetti genetici del problema. Per ridurre in generale i danni alla salute, serve infine una buona informazione e in tal senso le associazioni femminili devono continuare a dare il loro appoggio.

Anche Johanna BOOGERD-QUAAK (ELDR, NL) ha voluto complimentarsi con la relatrice e ha accolto con favore le dichiarazioni della commissaria. Secondo alcuni membri del gruppo liberale, certi punti del testo toccano la sussidiarietà e per questo si sono astenuti nel voto in commissione parlamentare. È essenziale registrare le esperienze e procedere a uno scambio di opinioni tra Stati. La relazione afferma che nell'Europa occidentale le possibilità di contrarre il cancro al seno sono del 60% superiori a quelle dell'Europea orientale. Bisogna quindi interrogarsi sulla cause. In Olanda, ad esempio, il numero di donne colpite dal carcinoma alla mammella cresce rapidamente, con un'incidenza maggiore nelle zone urbane. Serve una ricerca per comprendere le vere cause del problema, come l'utilizzo di estrogeni, che sembrano aumentare il rischio di contrarre la malattia. L'oratrice ha auspicato che tutto ciò possa essere fatto a livello europeo. Apprezzando il lavoro dei volontari che hanno svolto un ruolo importante per il miglioramento della qualità del trattamento, la rappresentante dei liberali si è pronunciata a favore dei centri di senologia con un approccio complessivo e non limitato alla prevenzione. Le donne, infatti, si sentono spesso colpite in quanto tali e questo aspetto è stato trascurato in passato. L'oratrice apprezza infine la proposta sull'informazione anche via Internet e ha chiesto di non trascurare gli altri tipi cancro.

Nelly MAES (Verdi/ALE, B) ha detto che in base alle informazioni disponibili, i casi di cancro al seno in Belgio sono aumentati in percentuale da 1 donna su 10 a 1 donna su 8. E' vero che vi sono buone possibilità di guarigione se tempestivamente diagnosticato, ma per quanto riguarda lo screening il Belgio è al quarto posto in Europa, quindi le possibilità di guarigione variano in base al Paese di residenza (81% in Francia, contro il 58% di Polonia e Slovacchia). La qualità della ricerca deve poi essere affidabile: è inquietante che solo 8 Paesi procedano allo screening generale e che in Belgio si abbiano dubbi in merito per gli alti costi e anche perché il pubblico preferisce visite individuali presso il medico di fiducia. Esiste, sì, una strategia comune europea, ma occorre ben più che una semplice prevenzione: serve una ricerca improntata alle cause e in tale ambito vi sono terreni ancora inesplorati, ad esempio la regolamentazione sui brevetti che a volte può costituire un inutile ostacolo.

Antonio MUSSA (UEN/IT) si è complimentato, come direttore di un centro di senologia, per la relazione ricca di contenuti e risultati e condivide gli inviti agli Stati membri affinché si arrivi a più del 70% di screening alla popolazione, percentuale che ancora nessun Paese ha raggiunto. Il supporto psicologico alle pazienti è essenziale, così come la formazione e la specializzazione del personale, che dovrebbero essere garantite da corsi universitari, magari con master finanziati dai fondi per la promozione in campo sanitario. I registri sui tumori sono pure essenziali per poter disporre di dati comparabili sulla diffusione della malattia in Europa e sembra giusto usare i Fondi strutturali per finanziare infrastrutture del settore sanitario, secondo Mussa. Occorre poi promuovere tutte le attrezzature (protesi, parrucche e altro) che aiutano le pazienti e che in molti Stati membri non sono coperti dai fondi sanitari di assistenza. L'unica perplessità sulla relazione è che manca un riferimento essenziale ai malati di carcinoma di sesso maschile (malattia che colpisce gli uomini di età compresa fra i 58 e i 63 anni, 1 su 100.000 maschi). La malattia negli uomini spesso è più grave, perché il pubblico maschile non si sottopone allo screening preventivo, impedendo così una diagnosi precoce. C'è bisogno dunque di una campagna di sensibilizzazione rivolta alla popolazione maschile per promuovere la diagnosi precoce, soprattutto fra i giovani che fanno uso di ormoni. Un'ultima osservazione riguarda il punto della relazione sulla possibilità di denunciare il medico: si tratta di un suggerimento dannoso perché compromette il rapporto di fiducia fra medico e paziente e perché tale strumento è già previsto dalla carta del malato. É necessario invece un controllo dei centri di eccellenza che deve essere compiuto dalle istituzioni, come la Commissione, ha concluso Mussa.

Per Fiorella GHILARDOTTI (PSE, I) se il Parlamento affronta il tema delicato della salute di milioni di donne lo si deve alla determinazione e alla sensibilità della relatrice. Se il cancro al seno diagnosticato in stadio iniziale può essere vinto nel 90% dei casi e visto che lo screening di qualità a livello regionale o nazionale riduce del 40% la mortalità, ogni donna deve avere accesso a cure e terapie adeguate, a prescindere dal luogo di residenza e dal livello di istruzione. La strategia di prevenzione illustrata nella relazione è ottima e il trattamento post-operatorio rapido essenziale. Lodevole, poi, l'intenzione della Commissione di considerare una priorità la lotta al cancro al seno, con l'obiettivo di ridurre del 25% nell'UE la mortalità media per questa malattia. Le donne, hanno, infine, il diritto ad essere curate da equipe multidisciplinari e in tal senso è importante promuovere centri di eccellenza e aumentare le risorse per la ricerca.

Dispositivi medici: riclassificazione e nuove norme di utilizzo

Minerva Melpomeni MALLIORI (PSE, GR)

Relazione sulle implicazioni sanitarie della direttiva 93/42/CEE del Consiglio, del 14 giugno 1993, concernente i dispositivi medici

Doc.: A5-0125/2003

Procedura: Iniziativa

Dibattito: 03.06.2003

Votazione: 03.06.2003

La relazione è stata adottata senza emendamenti.
Per ulteriori informazioni:

Ton Huyssoon

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 42408

e-mail :             envi-press@europarl.eu.int


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Trasporti

Tenore di zolfo nei combustibili per uso marittimo

Alexander de ROO (Verdi/ALE, NL)

Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 1999/32/CE in relazione al tenore di zolfo dei combustibili per uso marittimo

Doc.: A5-0151/2003

Procedura: Codecisione, prima lettura

Dibattito: 03.06.2003

Votazione: 04.06.2003

Il Parlamento ha adottato con 498 voti a favore, 1 contrario e 10 astensioni, la proposta per una direttiva sul contenuto di zolfo nei combustibili marini, anche se con numerosi emendamenti. Lo scopo della proposta è quello di limitare le emissioni di anidride solforosa e particolato prodotte dalle navi nocive per la salute umana e per l'ambiente, che contribuiscono all'acidificazione e danneggiano gli ecosistemi sensibili, gli edifici e i monumenti. Per conseguire l'obiettivo, la Commissione ha proposto un tenore massimo di zolfo dell'1,5% per i combustibili utilizzati da tutte le navi presenti nel Mare del Nord, nel Canale della Manica e nel Mar Baltico 12 mesi dopo l'entrata in vigore della direttiva, nonché per tutte le navi passeggeri in servizio da o verso porti comunitari a partire dal 1° luglio 2007.

Il Parlamento ha adottato limiti più severi da applicare alla fine del 2008 nelle acque comunitarie (tenore dello 0,5% per il Mare del Nord, il Canale della Manica e il Mar Baltico, nonché per tutte le navi passeggeri in servizio da o verso porti comunitari). Gli Stati membri dovranno adottare le misure necessarie a garantire che dal 31 dicembre 2008 siano disponibili in quantità sufficiente in tutti i porti comunitari combustibili marini che rispettano il limite dello 0,5% in massa di zolfo. Gli Stati membri dovranno inoltre garantire che dal 31 dicembre 2010 non siano impiegati nelle loro acque territoriali e zone economiche esclusive combustibili marini il cui tenore di zolfo superi l'1,5% in massa. Dal 31 dicembre 2012, infine, tutti i combustibili marini nelle acque territoriali degli Stati membri e zone economiche esclusive dovranno rispettare il limite dello 0,5%.

Il Parlamento chiede poi un sistema di sanzioni dissuasive ed efficaci. Attualmente solo il 25-35% dei campioni viene analizzato, mentre una percentuale del 50% aiuterebbe a ridurre i rischi del mancato rispetto delle regole.
Per ulteriori informazioni:

Leena Maria Linnus

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 42825

e-mail :             envi-press@europarl.eu.int

Doppio scafo per le petroliere

Wilhelm PIECYK (PSE, D)

Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 417/2002 sull'introduzione accelerata delle norme in materia di doppio scafo o di tecnologia equivalente per le petroliere monoscafo e che abroga il regolamento (CE) n. 2978/94 del Consiglio

Doc.: A5-0144/2003

Procedura: Codecisione, prima lettura

Dibattito: 02.06.2003

Votazione: 04.06.2003

Mai più un incidente come quelli delle petroliere «Prestige» o «Erika»! Questo è il messaggio che il Parlamento europeo ha dato con l'adozione della relazione di Willy Piecyk (PSE, D) sulle norme per il doppio scafo o una tecnologia equivalente per le petroliere (501 voti favorevoli, 5 contrari e 14 astensioni). Quelle monoscafo e in uso da più di 26 anni, come la Prestige, non potranno più navigare in acque comunitarie e solo le petroliere a doppio scafo potranno trasportare prodotti petroliferi pesanti. I deputati hanno chiesto che le nuove norme entrino in vigore entro il 1° settembre 2003 e ritengono perciò di dover evitare una seconda lettura della relazione. 

I principali emendamenti adottati riguardano i seguenti punti:
·        Il ritiro progressivo previsto per la categoria 2 di petroliere, generalmente costruite fra il 1982 e il 1986, dovrebbe essere esteso alle petroliere della categoria 3, più piccole e spesso utilizzate nel traffico regionale. Queste categorie di navi dovrebbero essere eliminate entro il 2010 anziché il 2015 come era stato proposto.
·        Le petroliere del tipo Erika o Prestige (categoria 1) non potranno più essere utilizzate dopo 23 anni di attività e in ogni caso non oltre il 2005.
·        Le nuove regole saranno applicabili anche alle navi che accedono a porti o terminali offshore (o ne salpano) e a quelle in ancoraggio nelle acque territoriali degli Stati membri.
·        Per non mettere in pericolo l'approvvigionamento comunitario di petrolio, è stata aggiunta una nuova clausola che prevede un periodo transitorio (fino al 2008) per le petroliere di piccole dimensioni di portata lorda inferiore a 5000 tonnellate. Per garantire in particolare gli approvvigionamenti di petrolio alle regioni più settentrionali dell'Unione (ad esempio il Mar Baltico), è stata introdotta un'altra clausola, che prevede un periodo transitorio di due anni per petroliere monoscafo dotate di uno speciale dispositivo di protezione contro il ghiaccio.

La conseguenza dell'entrata in vigore delle nuove norme è che l'UE e i nuovi paesi membri hanno urgente bisogno di nuove e migliori petroliere. Si spera che queste navi non saranno costruite dagli economici cantieri navali coreani ma da solidi cantieri navali europei, anche se con costi maggiori. E' un dovere della Comunità verso i cittadini europei, verso l'ambiente e verso le persone operanti nel settore della pesca e del turismo, dopo i terribili incidenti degli ultimi anni. La scorsa settimana l'ultimo incidente ha coinvolto una nave cinese al largo delle coste svedesi: la nuova legislazione quindi non arriva affatto presto.
Per ulteriori informazioni:

Ton Huyssoon

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 42408

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Ambiente

Aromatizzanti di affumicatura nei prodotti alimentari

Minerva Melpomeni MALLIORI (PSE, GR)

Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli aromatizzanti di affumicatura utilizzati o destinati ad essere utilizzati nei o sui prodotti alimentari

Doc.: A5-0122/2003

Procedura: Codecisione, prima lettura

Relazione senza dibattito ai sensi dell'art. 110 bis del Regolamento del Parlamento

Votazione: 05.06.2003

Nei negoziati informali con il Consiglio, il Parlamento è riuscito ad avere la meglio contro l'intenzione della Commissione di limitare a una lista positiva i tipi di legno non trattato che possono essere utilizzati per la produzione di condensati di fumo primari e di frazioni di catrame primarie. La proposta della commissione, infatti, non è esaustiva e non tiene conto delle differenze esistenti negli Stati membri in merito ai metodi tradizionali di affumicatura e alle riserve naturali di legno. Con l’approvazione della relazione di Minerva Melpomeni MALLIORI (PSE, GR) - 385 voti favorevoli, 47 contrari e 14 astensioni - l'Aula chiede inoltre disposizioni sull’accesso del pubblico ai documenti relativi alle richieste di autorizzazione.
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Manfred Kohler

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 41329

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Proroga delle misure transitorie sulla BSE

Caroline JACKSON (PPE/DE, UK)

Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 999/2001 per quanto concerne l'estensione del periodo d'applicazione delle misure transitorie

Doc.: A5-0178/2003

Procedura: Codecisione, prima lettura

Relazione senza dibattito ai sensi dell'art. 158 del Regolamento del Parlamento

Votazione: 03.06.2003

La relazione è stata approvata.
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Leena Maria Linnus

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Movimenti transfrontalieri di OGM

Jonas SJÖSTEDT (GUE/NGL, S)

Raccomandazione per la seconda lettura relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sui movimenti transfrontalieri degli organismi geneticamente modificati

Doc.: A5-0154/2003

Procedura: Codecisione, seconda lettura

Dibattito: 03.06.2003

La raccomandazione per la seconda lettura è stata approvata.
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Manfred Kohler

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Controllo sui prodotti animali destinati al consumo

Horst SCHNELLHARDT (PPE/DE, D)

Relazione sulla proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce norme specifiche per l'organizzazione di controlli ufficiali sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano

Doc.: A5-0156/2003

Procedura: Codecisione, prima lettura

Dibattito: 05.06.2003

Votazione: 05.06.2003

La relazione è stata adottata con 385 voti favorevoli,47 contrari e 14 astensioni.
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Leena Maria Linnus

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Igiene dei prodotti sanitari destinati al consumo umano

Horst SCHNELLHARDT (PPE/DE, D)

Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga alcune direttive recanti norme sull'igiene dei prodotti alimentari e le disposizioni sanitarie per la produzione e la commercializzazione di determinati prodotti di origine animale destinati al consumo umano e che modifica le direttive 89/662/CEE e 91/67/CEE

Doc.: A5-0149/2003

Procedura: Codecisione, prima lettura

Relazione senza dibattito ai sensi dell'art. 110 bis del Regolamento del Parlamento

Votazione: 03.06.2003

La relazione è stata approvata con 439 voti favorevoli, 1 contrario e 10 astensioni.
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Leena Maria Linnus

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Sostanze che riducono lo strato di ozono

Caroline JACKSON (PPE/DE, UK)

Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 2037/2000, concernente gli usi critici e l'esportazione di halon, l'esportazione di prodotti e apparecchiature contenenti clorofluorocarburi e i controlli sul bromoclorometano

Doc.: A5-0179/2003

Procedura: Codecisione, prima lettura

Relazione senza dibattito ai sensi dell'art. 158 del Regolamento del Parlamento

Votazione: 05.06.2003

La relazione è stata adottata.
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Leena Maria Linnus

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Pesca

Aspetti sociali della riforma della pesca

Giovanni FAVA (PSE, I)

Relazione sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sul Piano d'azione per ovviare alle conseguenze sociali, economiche e regionali della ristrutturazione del settore della pesca europeo

Doc.: A5-0162/2003

Procedura: Iniziativa

Dibattito: 03.06.2003

Votazione: 04.06.2003

L'Aula ha adottato la relazione di Giovanni FAVA (PSE, I) che chiede alla Commissione europea di aggiornare il Piano d'azione per controbilanciare le conseguenze socioeconomiche della riforma della politica comune della pesca attualmente in corso. I deputati sottolineano che il Piano presentato nello scorso novembre è già superato, dopo le modifiche alle proposte di riforma apportate dal Consiglio prima del Natale 2002.

La Commissione prevedeva per il periodo 2003-2006 una perdita di altri 12.000 posti di lavoro, a causa della riforma, oltre agli 8.000 già persi ogni anno in conseguenza di miglioramenti tecnologici che riducono il bisogno di manodopera nel settore. Il Parlamento considera tali cifre inesatte perché sebbene le decisioni adottate dal Consiglio lo scorso dicembre siano volte ad attenuare l'impatto sociale, la gravità della crisi del merluzzo nel mare del Nord è tale da poter provocare la perdita di circa 40.000 posti di lavoro, principalmente in Scozia. La relazione ricorda che nessuno dei piani proposti dalla Commissione per il ripopolamento degli stock in pericolo, misure che avranno probabilmente gravi conseguenze socioeconomiche, è stato ancora adottato dal Consiglio.

I deputati ritengono dunque necessario includere nel piano riveduto uno «speciale finanziamento supplementare» per misure sociali, che preveda circa 150 milioni di euro per le regioni toccate dalla crisi del merluzzo. Ciò riflette la preoccupazione che il finanziamento delle misure sociali non dipenda da una riprogrammazione dei fondi esistenti, competenza degli Stati membri. Questi ultimi sono talvolta reticenti a modificare le priorità di spesa, visto che le misure sociali richiedono il cofinanziamento da parte dei bilanci nazionali. La relazione chiede alla Commissione di «garantire la coesione economica e sociale nelle zone che dipendono dalla pesca», in particolare per le industrie della pesca di piccole dimensioni e le regioni periferiche.
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Gonçalo Macedo

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 41361

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Protezione del novellame

 

Ian HUDGHTON (Verdi/ALE, UK)

Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio per la conservazione delle risorse della pesca attraverso misure tecniche per la protezione del novellame

Doc.: A5-0168/2003

Procedura: Consultazione legislativa

Dibattito: 03.06.2003

Votazione: 04.06.2003

La relazione è stata approvata.
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Gonçalo Macedo

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Gestione dello sforzo di pesca in alcune aree

Struan STEVENSON (PPE/DE, UK)

Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla gestione dello sforzo di pesca per talune zone e risorse di pesca comunitarie e recante modifica del regolamento (CEE) n. 2847/93

Doc.: A5-0165/2003

Procedura: Consultazione legislativa

Dibattito: 03.06.2003

Votazione: 04.06.2003

La relazione è stata approvata.
Per ulteriori informazioni:

Gonçalo Macedo

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Commercio estero

Zone di libero scambio regionali

Erika MANN (PSE, D)

Relazione sulle zone di libero scambio regionali e la strategia commerciale nell'Unione europea

Doc.: A5-0115/2003

Procedura: Iniziativa

Dibattito: 02.06.2003

Votazione: 03.06.2003

La relazione d’iniziativa elaborata da Erika MANN (PSE, D) e adottata dalla plenaria analizza le relazioni tra le diverse aree regionali di libero scambio e il sistema di mercato dell’organizzazione mondiale del commercio (OMC). I deputati sostengono che le forme di integrazione regionale (comprese le zone di libero scambio - ZLS) non mirano solo all’eliminazione delle tariffe doganali, ma costituiscono uno strumento al servizio di interessi geopolitici e strategici.

I parlamentari sottolineano che le sfide poste dall’eliminazione delle tariffe doganali possono essere affrontate solo a livello multilaterale e sostengono che le regole dell’OMC devono costituire il quadro di riferimento delle zone di libero scambio. Essi affermano che le ZLS possono costituire strumenti di sviluppo, come avviene nella politica dell’Unione a favore di accordi preferenziali reciproci con i Paesi ACP, pur nel rispetto delle diversità di tali Paesi e del loro diverso livello di sviluppo; i deputati chiariscono anche la necessità della protezione di alcuni settori commerciali finché esistono differenze tra i partner. 

Il Parlamento sottolinea poi l'impegno di Barcellona per la creazione di una zona di libero scambio euromediterranea entro il 2010, ricordando inoltre le conclusioni del Consiglio del 18 novembre 2002 in merito ai «nuovi vicini» (Ucraina, Moldova e Bielorussia): le relazioni con questi ultimi dipendono dalle riforme attuate. I deputati vogliono infine migliorare le relazioni economiche e commerciali nella regione Asia/Pacifico e auspicano l’avvio di negoziati per la creazione di una zona di libero scambio con Singapore.
Per ulteriori informazioni:

Klaus Hullmann

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 42518

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Assistenza macrofinanziaria ai Paesi terzi

Bastiaan BELDER (EDD, NL)

Relazione sull'assistenza macrofinanziaria ai Paesi terzi

Doc.: A5-0192/2003

Procedura: Iniziativa

Dibattito: 02.06.2003

Votazione: 03.06.2003

La relazione è stata approvata.
Per ulteriori informazioni:

Klaus Hullmann

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 42518

e-mail :             indu-press@europarl.eu.int

 

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Programma MEDA 2000

Yves PIÉTRASANTA (Verdi/ALE, F)

Relazione sulla relazione annuale del programma Meda 2000

Doc.: A5-0114/2003

Procedura: Iniziativa

Dibattito: 02.06.2003

Votazione: 03.06.2003

La relazione è stata approvata.
Per ulteriori informazioni:

Klaus Hullmann

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 42518

e-mail :             indu-press@europarl.eu.int


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Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica con il Cile

Carlos WESTENDORP Y CABEZA (PSE, E)

Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e la Repubblica del Cile

Doc.: A5-0161/2003

Procedura: Consultazione legislativa

Relazione senza dibattito ai sensi dell'art. 158 del Regolamento del Parlamento

Votazione: 03.06.2003

La relazione è stata approvata.
Per ulteriori informazioni:

Richard Freedman

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 41448

e-mail :             rfreedman@europarl.eu.int


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Sport

Le donne e lo sport

Geneviève FRAISSE (GUE/NGL, F)

Relazione su "donne e sport"

Doc.: A5-0167/2003

Procedura: Iniziativa

Dibattito: 04.06.2003

Votazione: 05.06.2003

La relazione è stata approvata.
Per ulteriori informazioni:

Lena Kraft

(Bruxelles)       Tel.(32-2) 28 44899

e-mail :             femm-press@europarl.eu.int

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Diritti umani

Situazione in Indonesia

Risoluzione comune sull'Indonesia

Doc.: B5-0293/2003

Procedura: Risoluzione comune

Dibattito: 05.06.2003

Votazione: 05.06.2003

Il Parlamento europeo esprime profonda preoccupazione per le violenze e il persistere del conflitto nella provincia indonesiana di Aceh ed esorta il governo del Paese a consegnare alla giustizia i responsabili delle violazioni dei diritti umani, a prescindere dal fatto che siano state commesse da civili, gruppi separatisti, miliziani, paramilitari o militari. I deputati sottolineano che l'unica possibilità di garantire l'integrità territoriale del Paese consiste nell'avviare un vero dialogo con le province e affrontare alla radice le cause del separatismo. Essi invitano inoltre il governo indonesiano ad abrogare il decreto presidenziale sulla divisione della provincia di Papua in tre nuove province, in quanto pregiudica la Legge sull'autonomia speciale della regione, e a individuare una soluzione pacifica della questione, tutelando le popolazioni a rischio, approvando le indagini della Commissione nazionale per i diritti dell'uomo sulle numerose violazioni dei diritti umani, sulle torture e sulle esecuzioni sommarie.

Arresto di Aung San Suu Kyi in Birmania

Risoluzione comune sull'arresto di Aung San Suu Kyi in Birmania

Doc.: B5-0297/2003

Procedura: Risoluzione comune

Dibattito: 05.06.2003

Votazione: 05.06.2003

Il Parlamento europeo condanna vivamente l'arresto di Aung San Suu Kyi e di altri membri della LND (Lega Nazionale per la Democrazia) in Birmania e chiede il loro immediato rilascio, nonché la riapertura degli uffici della LND e di tutte le università birmane (chiuse dal Consiglio militare di Stato per la pace e lo sviluppo - SPDC) e l'immediata cessazione della pratica delle esecuzioni extragiudiziarie, dello stupro sistematico e dell'intimidazione politica contro il popolo birmano. I parlamentari invitano il Consiglio ad applicare immediatamente il divieto di visto e il congelamento dei beni, sospesi fino al 29 ottobre 2003, con la speranza di un progresso verso la restaurazione della democrazia e dei diritti umani. Il Parlamento chiede infine che lo SPDC rinunci alla sua presa sul potere e minaccia di rimettere in causa la visita prevista il 6 giugno, se non avrà la possibilità di incontrare Aung San Suu Kyi.

Diritti umani in Zimbabwe

Risoluzione comune sullo Zimbabwe

Doc.: B5-0287/2003

Procedura: Risoluzione comune

Dibattito: 05.06.2003

Votazione: 05.06.2003

Il Parlamento europeo condanna la crescente violenta oppressione del regime di Mugabe contro la popolazione dello Zimbabwe e chiede l'immediato rilascio di tutti i prigionieri politici, il rispetto del diritto costituzionale dei cittadini a manifestare pacificamente ed elezioni libere ed eque sotto la supervisione internazionale. I deputati deplorano vivamente l'atteggiamento del Consiglio che continua a non applicare pienamente ed efficacemente le misure comunitarie contro il regime di Mugabe, nonostante il rapido deterioramento della situazione nel Paese e i ripetuti inviti del Parlamento. 

Il Consiglio dovrebbe prendere l'iniziativa all'interno della comunità internazionale per creare una strategia volta al ripristino della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti umani, nonché inasprire le sanzioni e garantirne l'applicazione. Il Parlamento esprime profondo disappunto per la mancata adozione da parte dei Capi di Stato africani di una linea di condotta più severa nei confronti del regime di Mugabe ed esorta in modo particolare il Presidente del Sudafrica ad esercitare la notevole influenza che il Paese ha nei confronti dello Zimbabwe, che ha dato ottimi risultati in altre situazioni.

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