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RASSEGNA

 

19 gennaio 2006

 

Strasburgo

 

 

 


 

 

Niente nuove adesioni senza una Costituzione nel 2009
 

L'Europa ampliata non può funzionare senza una riforma istituzionale. Per tale ragione, il Parlamento chiede l'adozione di una nuova Costituzione prima di procedere a altre adesioni, oltre a quelle di Romania e Bulgaria. Il processo costituzionale, inoltre, deve essere accompagnato da un dibattito volto ad avvicinare i cittadini all'Europa, prevedendo un forte impegno dei parlamenti europeo e nazionali. Per i deputati, il mantenimento del testo attuale «costituirebbe un risultato positivo».

Con la relazione di Andrew DUFF (ALDE/ADLE, UK) e Johannes VOGGENHUBER (Verdi/ALE, AT) - adottata dall'Aula con 385 voti favorevoli, 125 contrari e 51 astensioni - i deputati ribadiscono la convinzione che il Trattato di Nizza «non rappresenti una base solida per un futuro approfondimento del processo d'integrazione europeo». Confermano quindi il loro impegno a giungere ad una soluzione costituzionale che rafforzi la democrazia parlamentare, la trasparenza e lo stato di diritto, sancisca i diritti fondamentali, sviluppi la cittadinanza e potenzi la capacità dell'Unione ampliata di agire in modo efficace all'interno e all'esterno.

Il Parlamento, inoltre, sottolinea che «è impossibile ampliare ulteriormente l'Unione dopo l'adesione della Bulgaria e della Romania sulla base del trattato di Nizza» e ricorda che i problemi politici e le debolezze istituzionali che la Convenzione doveva risolvere «persisteranno e addirittura aumenteranno se non saranno attuate le riforme» sancite dalla Costituzione. E' chiesto quindi che si compiano tutti gli sforzi necessari per garantire l'entrata in vigore della Costituzione nel corso del 2009.

Una Costituzione per tutti, no ai noccioli duri

I deputati, inoltre, respingono le proposte volte a costituire un "nocciolo duro" di Stati membri mentre è ancora in corso il processo costituzionale e deplorano qualsiasi suggerimento in base al quale potrebbero formarsi coalizioni di taluni Stati al di fuori del sistema dell'UE. D'altra parte, ammoniscono che una strategia basata su un'attuazione selettiva della Costituzione «rischia di distruggere il consenso che ha creato un equilibrio tra le Istituzioni e fra gli Stati membri, aggravando così la crisi di fiducia».

A loro parere, solamente un numero limitato di riforme democratiche può essere introdotto in questa fase senza modifiche del trattato. Tra queste citano la trasparenza del processo legislativo in seno al Consiglio, l'introduzione di una forma di iniziativa dei cittadini, i miglioramenti alla procedura di comitatologia, un pieno uso delle clausole "passerella" nel settore della giustizia e degli affari interni e un controllo più rigoroso da parte dei parlamenti nazionali sulla conduzione degli affari comunitari da parte dei rispettivi governi.

Dibattito pubblico e forum parlamentari

Per i deputati, il Consiglio europeo non ha dato una linea precisa al periodo di riflessione né definito i metodi e la cornice per l'elaborazione di conclusioni risultanti da tale dibattito, e finora «non ha mostrato la volontà politica e la capacità di promuovere e gestire il dialogo europeo». L'attuale periodo di riflessione, a loro parere, andrebbe sfruttato per un rilancio del progetto costituzionale sulla base di un ampio dibattito pubblico sul futuro dell'integrazione europea. Questo dialogo - coordinato a livello dell'Unione e condotto nel quadro europeo e nazionale - dovrebbe mirare «a chiarire, approfondire e democratizzare il consenso intorno alla Costituzione, affrontando le critiche e trovando soluzioni laddove le aspettative non sono state soddisfatte». In tale ambito è anche sottolineata le necessità di incoraggiare un atteggiamento proattivo dei mezzi d'informazione.

E' quindi proposto che il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali organizzino congiuntamente una serie di conferenze ("Forum parlamentari") - con il contributo delle altre istituzioni UE - «al fine di stimolare il dibattito e delineare, passo dopo passo, le necessarie conclusioni politiche». In tale contesto, è sottolineato che il Parlamento deve impegnarsi a svolgere - in associazione con i parlamenti nazionali - «un ruolo guida» nel dialogo europeo, in particolare pubblicando "documenti europei" su ciascuna delle grandi questioni che l'Unione deve affrontare, che potrebbero essere utilizzati come schema europeo comune per i dibattiti nazionali.

Per i deputati, il primo forum interparlamentare dovrebbe essere convocato nella primavera del 2006 con l'obiettivo di formulare raccomandazioni esaustive al Consiglio europeo sul modo in cui l'Unione dovrà procedere per uscire dalla crisi. Le principali questioni che dovranno essere affrontate in quella sede dovrebbero essere le seguenti: l'obiettivo dell'integrazione europea, il ruolo dell'Europa a livello mondiale, il futuro del modello economico e sociale europeo, i confini dell'Unione, la promozione della libertà, della sicurezza e della giustizia e il metodo di finanziamento dell'Unione.

Forum dei cittadini e mobilitazione della società

La relazione chiede agli Stati membri di organizzare un gran numero di riunioni pubbliche e di dibattiti sui mezzi di informazione sul futuro dell'Europa ("Forum dei cittadini") a livello nazionale, regionale e locale.  Le parti sociali e le organizzazioni della società civile sono esortate a partecipare a tali dibattiti, mentre è chiesto ai partiti politici di attribuire molta più importanza alla dimensione europea, sia nei loro dibattiti interni che nelle campagne elettorali. Nel dichiararsi favorevole a petizioni di cittadini che contribuiscano a dare forma al dibattito, la relazione si appella inoltre a tutte le associazioni e organizzazioni della società civile affinché considerino l'entrata in vigore della Costituzione europea come una delle loro priorità di discussione e dibattito. Il Parlamento, inoltre, rileva che «un dialogo europeo sarà impossibile senza finanziamenti adeguati».

Definire una linea nel 2007, conservare il testo attuale

I deputati propongono di trarre le conclusioni del periodo di riflessione al più tardi nella seconda metà del 2007 e di decidere chiaramente in tale fase come procedere con la Costituzione. Il Parlamento, a tale proposito, accoglie favorevolmente l'intenzione della Presidenza austriaca di presentare una road map per il periodo di riflessione come anche per il futuro del processo di ratifica in generale e si compiace della dichiarazione del governo tedesco, secondo cui esso intende prendere iniziative riguardanti il processo di ratifica costituzionale durante il proprio periodo di Presidenza, nel primo semestre del 2007.

Secondo il Parlamento, l'Unione dispone di varie opzioni, che includono l'abbandono completo del progetto costituzionale, il proseguimento degli sforzi per la ratifica senza modifiche del testo attuale, il tentativo di chiarire o integrare il testo attuale, la ristrutturazione e/o la modifica del testo attuale con l'obiettivo di migliorarlo ovvero una totale riformulazione. Per i deputati, tuttavia, la possibilità di mantenere il testo attuale «costituirebbe un risultato positivo».

Link utili

Risoluzione del Parlamento europeo sul trattato che adotta una Costituzione per l'Europa

Riferimenti

Johannes VOGGENHUBER (Verdi/ALE, AT) e Andrew DUFF (ALDE/ADLE, UK)
Relazione sul periodo di riflessione: struttura, temi e contesto per una valutazione del dibattito sull'Unione europea
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 18.1.2006
Votazione: 19.1.2006

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Nuovo codice di condotta dei deputati per garantire dibattiti vivaci ma dignitosi
 

Garantire il regolare svolgimento dei lavori parlamentari senza ostacolare la vivacità delle discussioni né la libertà di parola dei deputati. E' questo l'obiettivo della modifica del regolamento interno del Parlamento resasi necessaria alla luce di recenti episodi che hanno turbato le sedute plenarie. Oltre a chiarire le attuali regole, il nuovo codice di condotta assegna maggiori poteri al Presidente in materia di sanzioni e si applicherà in tutti i locali e ad ogni riunione del Parlamento.

Con 399 voti favorevoli, 90 contrari e 35 astensioni, il Parlamento ha adottato la modifica del suo regolamento interno proposta dalla relazione di Gérard ONESTA (Verdi/ALE, FR) che, di conseguenza, entrerà in vigore il 1° febbraio. Le misure in oggetto non saranno più limitate ai comportamenti tenuti nel corso delle sedute plenarie, ma si applicheranno a tutte le attività parlamentari e in tutti gli edifici del Parlamento.

Garantire il regolare svolgimento dei lavori parlamentari

Nel corso della Plenaria, il Presidente ha la facoltà di richiamare all'ordine il deputato che «attenti al regolare svolgimento della seduta». Dopo un secondo richiamo, se la turbativa continua, può togliergli la parola ed espellerlo dall'Aula per il resto della seduta.  In caso di «gravità eccezionale», può anche ricorrere a quest'ultima misura senza un secondo richiamo all'ordine. Il Segretario generale vigila sull'immediata esecuzione del provvedimento, assistito dagli uscieri e, se necessario, dal personale di sicurezza in forza al Parlamento.

In caso di tumulti e azioni di disturbo che pregiudichino il regolare svolgimento dei lavori, il Presidente, per ristabilire l'ordine, può sospendere la seduta o toglierla. Se riescono vani i suoi richiami, può abbandonare il seggio e la seduta è quindi sospesa. Spetterà poi al Presidente convocare la ripresa dei lavori. Queste disposizioni si applicano, mutatis mutandis, al presidente di seduta di organi, commissioni e delegazioni, il quale potrà presentare al Presidente una richiesta di sanzioni.

I poteri del Presidente

Il Presidente, e non più il Parlamento nel suo insieme, sarà il solo abilitato a infliggere sanzioni ai deputati che turbano i lavori «con modalità eccezionalmente gravi». La sua decisione dovrà essere «motivata e le sanzioni «adeguate» dovranno essere notificate all'interessato e ai presidenti degli organi ai quali appartiene, prima di essere comunicate alla Plenaria.

Nel valutare i comportamenti osservati il Presidente dovrà tenere conto «del loro carattere puntuale, ricorrente o permanente» nonché del loro «grado di gravità». In proposito, è precisato che è opportuno distinguere i comportamenti di natura visiva, «che possono essere tollerati nella misura in cui non siano ingiuriosi e/o diffamatori, mantengano proporzioni ragionevoli e non generino dei conflitti», da quelli che comportano una turbativa attiva di qualsiasi attività parlamentare.

Sanzioni e ricorsi

Le sanzioni, la cui natura resta immutata rispetto alla situazione attuale, possono consistere in un'ammonizione e/o nella perdita del diritto all'indennità di soggiorno per un periodo da due a dieci giorni nonché, fatto salvo l'esercizio del diritto di voto in plenaria, nella sospensione da due a dieci giorni consecutivi dalla partecipazione a tutte o a una parte delle attività del Parlamento (attualmente è di massimo 5 giorni). Inoltre, è possibile presentare alla Conferenza dei presidenti dei gruppi politici una proposta intesa a portare alla sospensione o al ritiro di uno o dei mandati elettivi occupati in seno al Parlamento.

Il deputato interessato può presentare all'Ufficio di presidenza, entro il termine di due settimane a decorrere dalla notifica della sanzione adottata dal Presidente, un ricorso interno che sospende l'applicazione della sanzione. L'Ufficio di presidenza può, entro quattro settimane dalla presentazione del ricorso, annullare, confermare o ridurre la portata della sanzione adottata facendo salvi i diritti di ricorso esterni a disposizione dell'interessato. In assenza di decisione dell'Ufficio di presidenza entro il termine impartito, la sanzione è considerata nulla e non avvenuta.

Responsabilità anche per la condotta di terzi

Con le nuove disposizioni, i deputati saranno responsabili della violazione delle norme di comportamento applicabili all'interno dei locali del Parlamento da parte di persone che essi impiegano o di cui facilitano l'accesso al Parlamento. Il Presidente o i suoi rappresentanti potranno esercitare il potere disciplinare nei confronti di tali persone o di qualsiasi altra persona esterna al Parlamento che si trovi nei suoi locali.

Link utili

Regolamento interno del Parlamento europeo

Riferimenti

Gérard ONESTA (Verdi/ALE, FR)
Relazione sulla modifica del regolamento del Parlamento europeo per quanto attiene alle norme di comportamento applicabili ai deputati europei
Procedura: Regolamento
Dibattito: 18.1.2006
Votazione: 19.1.2006

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Rimuovere gli ostacoli alla nascita e alla crescita delle PMI
 

Agevolare l'accesso a programmi e fondi comunitari e rimuovere gli ostacoli finanziari e fiscali. E' quanto chiede il Parlamento con la relazione d'iniziativa sull'attuazione della Carta europea per le piccole imprese. Per i deputati occorre anche procedere a «profonde riforme strutturali» in ogni Stato membro, al fine di rafforzare la competitività, eliminare gli intralci amministrativi e tenere conto degli interessi delle PMI in tutte le proposte legislative.

Adottata con 503 voti favorevoli, 10 contrari e 38 astensioni, la relazione di Dominique VLASTO (PPE/DE, FR) rileva l'importanza delle piccole imprese per la realizzazione degli obiettivi di Lisbona di una crescita maggiore e duratura nonché di nuovi e migliori posti di lavoro. Per tale motivo è criticato il rapporto della Commissione sul rilancio della strategia di Lisbona che le ignora, nonostante il Consiglio europeo avesse sottolineato che esse «sono la spina dorsale dell'economia europea e della creazione di occupazione». Inoltre, è deplorata la complessità della presentazione del rapporto dell'Esecutivo sull'attuazione della Carta e criticato il fatto che esso non fornisce un quadro coerente della situazione in tutti gli Stati membri.

I deputati, nel sottolineare il valore della Carta, ritengono tuttavia opportuno integrare e completare le azioni "piccole imprese" che essa contempla con la politica globale destinata alle PMI grazie ad un'azione vincolante, non soltanto a livello comunitario ma anche a livello di Stati membri, in cui si deve promuovere specificamente la messa in comune delle migliori prassi. Per i deputati occorre un migliore coordinamento con il Piano d'azione per lo spirito imprenditoriale e sottolineano, in particolare, la necessità di rafforzare le possibilità delle piccole e microimprese di trarre vantaggio dai programmi europei. E' per tale ragione che si compiacciono della disponibilità della Commissione a migliorare l'accesso delle PMI a tali programmi e sottolineano l'importanza di agevolare il loro accesso ai Fondi strutturali.

La relazione chiede inoltre che siano intraprese delle azioni per far fronte ai numerosi ostacoli finanziari che sono tuttora di impedimento allo sviluppo delle piccole e microimprese, per quanto riguarda il loro accesso al credito. La Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per gli investimenti dovrebbero quindi essere utilizzati in modo migliore per sostenere la crescita di tali imprese, soprattutto di quelle che operano nel settore dell'innovazione e dello sviluppo tecnologico. Vanno poi lanciate più ampie iniziative europee comuni per promuovere la creazione di PMI e sfruttarne maggiormente il potenziale di investimento. La Commissione e il Consiglio sono anche esortati a rafforzare gli strumenti finanziari a favore delle piccole imprese e delle imprese artigianali, in particolare i sistemi di garanzia reciproca.

I deputati sottolineano gli ostacoli fiscali persistenti - segnatamente in materia d'investimento - e ritengono che tale campo d'azione debba essere una priorità fornendo alle PMI un più facile accesso al capitale. Suggeriscono, per esempio, che le sovvenzioni europee accordate alle piccole imprese siano esentate dall'imposta sulle società. Ma, a loro parere, occorre anche semplificare i sistemi fiscali e amministrativi relativi alla creazione e allo sviluppo delle piccole imprese, eliminare gli ostacoli fiscali ad ogni forma di attività economica transfrontaliera e proseguire la lotta contro gli aiuti di Stato illegali sotto forma di concorrenza fiscale dannosa. Gli Stati membri sono quindi esortati a riformare e a semplificare i propri sistemi fiscali relativi alla creazione e allo sviluppo delle piccole imprese, a fornire incentivi alle imprese innovative e ad eliminare gli svantaggi creati dai sistemi fiscali per il finanziamento con il capitale di rischio.

I deputati sottolineano poi l'esigenza di accelerare «profonde riforme strutturali» in ogni Stato membro, al fine di rafforzare la competitività delle piccole imprese, creare condizioni ad esse favorevoli e completare la creazione di un mercato interno pienamente funzionante. Nel raccomandare uno sgravio fiscale per le piccole imprese, i deputati chiedono anche la rimozione degli ostacoli burocratici, soprattutto nella fase di avvio, e sottolineano la «vitale importanza» che sia il ruolo sia le esigenze delle PMI vengano prese in considerazione quando vengono elaborate proposte legislative di qualsiasi tipo e non soltanto quelle che si riferiscono specificamente alle piccole imprese.

Alla Commissione e al Consiglio è chiesto poi di definire una strategia volta a favorire e facilitare la trasmissione e la ripresa delle piccole imprese e delle imprese artigianali dopo il pensionamento dei capi d'impresa. Al contempo è sottolineata l'importanza dell'istruzione e della formazione per lo sviluppo dello spirito imprenditoriale fin dalla giovane età con lezioni e programmi di formazione dedicati alle aziende nella scuola secondaria, nell'università e nella formazione tecnologica.

Revisione della Carta

La relazione ritiene essenziale procedere alla revisione della Carta. In quella sede andrebbero introdotte ulteriori priorità quali la promozione dell'imprenditorialità come effettivo valore della società, una notevole riduzione della stigmatizzazione dei fallimenti imprenditoriali, una maggiore cooperazione tra piccole imprese, istituti di istruzione e ricerca, sostegno ad un'intensa cooperazione tra il soggetto menzionato, le istituzioni finanziarie ed i mercati dei capitali.

Background

Il Consiglio europeo di Feira del 19 e 20 giugno 2000 ha adottato la Carta europea per le piccole imprese stabilendo la loro importanza centrale e l'impegno dei poteri pubblici ad agire per sostenerle. La Carta comprende 10 linee d'azione:

-          Educazione e formazione allo spirito imprenditoriale

-          Registrazione meno costosa e più rapida

-          Migliore legislazione e migliore regolamentazione

-          Accessibilità delle competenze

-          Migliorare l'accesso in linea

-          Valorizzare meglio il mercato unico

-          Questioni fiscali e finanziarie

-          Rafforzare la capacità tecnologica delle piccole imprese

-          Modelli di commercio elettronico che hanno dato buona prova di sé e  sostegno di qualità alle piccole imprese

-          Sviluppare, rafforzare e rendere più efficace la rappresentanza degli interessi delle piccole imprese a livello dell'Unione e a livello nazionale.

 L'attuazione della Carta è basata sul metodo aperto di coordinamento fra gli Stati che lascia agli Stati una grande libertà di sperimentazione e di scelte politiche sul modo perseguirne gli obiettivi.

Link utili

Rapporto sull'attuazione della Carta europea per le piccole imprese
Carta europea delle piccole imprese

Riferimenti

Dominique VLASTO (PPE/DE, FR)
Relazione sull'attuazione della Carta europea per le piccole imprese
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 18.1.2006
Votazione: 19.1.2006

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Nominati i membri della commissione temporanea CIA: 4 gli italiani
 

Il Parlamento ha nominato i 46 membri della commissione temporanea sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegale di persone. Gli italiani che ne fanno parte sono Jas GAWRONSKI (PPE/DE, IT), Claudio FAVA (PSE, IT), Giusto CATANIA (GUE/NGL, IT) e Gianni DE MICHELIS (NI, IT)

Dopo averne definito il mandato, il Parlamento ha approvato la lista dei membri della commissione temporanea: 17 sono espressione del PPE/DE (tra cui l'italiano Jas GAWRONSKI), 13 del PSE (Claudio FAVA), 6 dell'ALDE/ADLE, 2 ciascuno per i gruppi Verdi/ALE, GUE/NGL (Giusto CATANIA), IND/DEM, UEN e per i Non iscritti (Gianni DE MICHELIS). I gruppi politici designeranno, più tardi, i 46 membri supplementi.

Dalla suddivisione per Stato membro di origine, risulta che, oltre ai 4 italiani, vi sono 6 tedeschi, 6 polacchi, 4 olandesi, 3 spagnoli, 3 svedesi, 3 britannici, 2 austriaci, 2 belgi, 2 greci, 2 francesi, 2 ungheresi, 2 irlandesi, 2 slovacchi, 1 ceco, 1 estone ed 1 portoghese.

La riunione costitutiva della commissione temporanea si terrà nel corso della settimana prossima e, in quella sede, saranno nominati il Presidente ed il relatore.

La commissione dovrà appurare se la CIA è responsabile di sequestro di persona, consegna straordinaria di detenuti, detenzione in località segrete, segregazione, tortura, crudeltà e trattamento disumano o degradante di prigionieri sul territorio dell'Unione europea. Dovrà inoltre stabilire se tali operazioni possano essere considerate una violazione anche dell'articolo 6 del trattato sull'Unione europea e di altre convenzioni internazionali. Si tenterà anche di sapere se tra i soggetti responsabili o vittime di tali atti vi siano cittadini dell'Unione e se Stati membri, pubblici ufficiali, persone che agiscono in veste ufficiale o istituzioni dell'Unione europea siano coinvolti o complici, con atti o per omissione.

Link utili

Elenco membri titolari - Commissione temporanea
Mandato - Commissione temporanea

Riferimenti

Presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegale di persone
Proposta della Conferenza dei presidenti sulla nomina dei membri della commissione temporanea
Votazione: 19.1.2006

 

Zucchero: prezzi più alti ma taglio delle sovvenzioni all'export
 

Il Parlamento ha preso posizione sulla riforma del mercato dello zucchero e sul regime per la ristrutturazione dell'industria saccarifera. I deputati chiedono una riduzione meno drastica dei prezzi, quattro anni transitori prima di abbandonare il sistema d'intervento e incentivi alla produzione di bioetanolo. Inoltre, pur auspicando il monitoraggio delle importazioni, sollecitano l'abolizione delle sovvenzioni all'export entro il 2013. Definita inaccettabile la condotta dei Ministri agricoli.

Nel novembre di quest'anno, il Consiglio è giunto a un accordo politico sull'impianto della riforma del settore. I deputati, pertanto, nella risoluzione legislativa, definiscono «inaccettabile» il fatto che questo accordo politico sia stato comunicato senza avere previamente ottenuto il parere del Parlamento, e ciò anche in considerazione delle «ripercussioni radicali» che la riforma implica per il futuro del settore. A loro parere, «il Consiglio non può mai concludere un accordo politico definitivo senza aver previamente concluso la consultazione del Parlamento europeo». D'altra parte, l'Aula non ha accolto l'iniziativa del gruppo UEN di respingere le proposte dell'Esecutivo, né la richiesta dei Verdi/ALE di rinviarne una di queste in commissione parlamentare. I Ministri dell'Agricoltura potrebbero quindi adottare definitivamente i provvedimenti già nel corso della loro riunione di lunedì 23 gennaio.

La proposta di riforma presentata dalla Commissione nel giugno 2005 intende aumentare la competitività e l'orientamento al mercato del settore dello zucchero europeo, garantire al settore un futuro sostenibile a lungo termine e rafforzare la posizione dell'UE nel ciclo dei negoziati commerciali a livello internazionale. Si tratta anche di allineare il settore dello zucchero alla nuova Politica agricola comune. D'altra parte, l'attuale regime di esportazione di zucchero comunitario era anche stato condannato in sede di Organizzazione Mondiale del Commercio.

Tra le principali proposte figurano un drastico taglio dei prezzi istituzionali, compensato solo parzialmente con aiuti diretti e l'abolizione del regime di ammasso pubblico che sarebbe sostituito da meccanismi meno automatici. E' anche previsto un regime volontario e temporaneo per la ristrutturazione del settore che si propone di incentivare l'abbandono dell'attività da parte dei produttori meno competitivi, di sostenere l'impatto socio-ambientale della chiusura degli stabilimenti e assistere le regioni più colpite dalla riforma. Infine, è contemplata una speciale assistenza per i paesi ACP anch'essi penalizzati dal nuovo regime ipotizzato.

Con le tre relazioni di Jean-Claude FRUTEAU (PSE, FR), i deputati chiedono che la riduzione del prezzo istituzionale dello zucchero bianco sia pari al 30% e avvenga nel giro di quattro anni, invece che del 39% in due anni come proposto dalla Commissione. I Ministri agricoli, d'altra parte, si sono accordati per una riduzione certamente meno radicale, pari al 36% in quattro anni, ma ancora ben lontana da quanto auspicato dal Parlamento.

Tale riduzione, in base all'accordo al Consiglio, sarà compensata al 64,2% con aiuti diretti e non al 60% come proposto dall'Esecutivo. Per l'Italia ciò si tradurrebbe in 135,5 milioni di euro all'anno per l'Italia. Questo aiuto sarebbe incluso nel regime di pagamento unico alle aziende e vincolato al rispetto delle norme di gestione ambientale del territorio. Anche per la riduzione del prezzo minimo della barbabietola i deputati auspicano un taglio minore di quanto proposto dall'Esecutivo.

Il regime delle quote sarebbe mantenuto fino al 2014/15 e, in sede di Consiglio, l'Italia ha ottenuto 10.000 tonnellate supplementari. Il sistema di intervento pubblico, per i deputati deve restare ancora valido per quattro (fino al 2009/2010), per poi essere sostituito da un regime di ammasso privato. E in questo senso va l'accordo politico del Consiglio. D'altra parte, accogliendo di stretta misura un emendamento del PSE, il Parlamento chiede che siano soppresse nei tempi più brevi, e al più tardi nel 2013, le sovvenzioni all'esportazione, tenuto conto del loro impatto negativo sui paesi in via di sviluppo.

In merito al Fondo di ristrutturazione, i deputati condividono con il Consiglio l'esigenza di maggiore flessibilità ma, rispetto ai Ministri, chiedono aiuti finanziari più elevati per i primi tre anni della transizione. A loro parere, inoltre, il 50% di tale fondo dovrebbe essere destinato ai bieticoltori e non il 10% come prevedono i Ministri. E' su questo punto, confermato dall'Esecutivo in Aula, che i Verdi hanno richiesto - invano - il rinvio della proposta in commissione per poter proseguire il negoziato con il Consiglio.

D'altra parte, riguardo agli aiuti al riorentamento della produzione, il Parlamento suggerisce un sostegno di 80 euro all'ettaro per le colture energetiche, fino a un massimo di 2.200 ettari ammissibili a tale aiuto. I deputati, inoltre chiedono alla Commissione di realizzare uno studio volto a individuare gli sbocchi transitori per le eccedenze di zucchero utilizzandole nel settore energetico. Per i Ministri, d'altra parte, la barbabietola coltivata per fini non alimentari potrà essere ammissibile ai pagamenti previsti per il ritiro della produzione e potrà beneficiare anche dell'aiuto per le colture energetiche di 45 euro/ettaro.

Come il Consiglio, i deputati auspicano delle disposizioni volte a controllare le importazioni in Europa di zucchero originario dai Paesi meno avanzati (PMA). Chiedono quindi che siano previste delle procedure di salvaguardia del mercato comunitario da applicare in caso di aumento sostanziale, tra un anno e l'altro, delle importazioni provenienti da paesi beneficiari dell'iniziativa "Tutto salvo le armi", in funzione della produzione e del consumo del paese importatore. D'altra parte, hanno adottato un emendamento che chiede sia soddisfatto con nuovi finanziamenti il fabbisogno supplementare di 200 milioni di euro l'anno dei paesi ACP colpiti dalla riforma.

Il settore bietosaccarifero in Italia

L'Italia è il quinto produttore europeo di zucchero. La sua produzione totale (anno 2004/05) è di 1.158.163 di tonnellate su un totale comunitario di circa 20 milioni, che corrisponde a poco meno del 6%. La Francia e la Germania sono ben più avanti con una produzione che corrisponde, rispettivamente, al 22,6 e al 21,5% del totale comunitario. Vengono poi la Polonia e il Regno Unito con una produzione pari al 10 e al 7% dell'Unione. In Europa, più di 325.000 agricoltori producono la barbabietola da zucchero. L'Italia conta circa 46 mila imprese impegnate in questa coltura, in Germania sono 48 mila e in Francia 32 mila. In questi soli tre paesi vi è più della metà delle aziende europee.

Nel giro di 10 anni, dal 1993 al 2003, peraltro, il numero di aziende di produzione e raffinazione dello zucchero si è pressoché dimezzato in Europa, passando da 82 a 45 imprese (-45%). L'Italia non si è sottratta a questa tendenza: il numero di imprese è sceso da 12 a 5. Che si sono successivamente ridotte a 4: Coprob Italia Zuccheri, Eridiana Sadam, S.F.I.R., Zuccherificio del Molise.

Nel 2000, l'Unione europea era il secondo esportatore di zucchero mondiale, ma con quantitativi pari a circa la metà del Brasile, e il terzo importatore dopo la Federazione Russa e l'Indonesia.

Nell'UE a 15, il 30% dello zucchero è destinato al consumo diretto, il 2% a usi non alimentari (per esempio, è trasformato in alcol e etanolo o aggiunto al cemento per agevolarne la solidificazione) e il restante 68% è utilizzato nei prodotti alimentari, soprattutto nelle bevande (21% del totale), nella produzione di dolciumi e caramelle (15%) e di biscotti (12%)

Link utili

Riassunto dell'accordo politico del Consiglio
Proposta della Commissione

Riferimenti

Jean-Claude FRUTEAU (PSE, FR)
Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero
&
Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1782/2003 che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori
&
Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero e recante modifica del regolamento (CE) n. 1782/2003 relativo al finanziamento della politica agricola comune
Procedura Consultazione legislativa
Dibattito: 17.1.2006
Votazione: 19.1.2006

 

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