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ANTEPRIMA

 

13 - 16 marzo 2006

 

Strasburgo

 

 

 


CONFERENZE STAMPA

L'ordine del giorno della sessione è soggetto a modifiche.
Una conferenza stampa pre-sessione si svolgerà nell'edificio PHS, sala 0A50,
il venerdì che precede la sessione alle ore 11.00.

Una conferenza stampa per gli ultimi aggiornamenti avrà luogo
alle ore 16.30 di lunedì 13 marzo nella sala LOW N-1/201 a Strasburgo.

 

 

Sommario



I PUNTI FORTI DELLA SESSIONE

RELAZIONI ESTERNE
IL PARLAMENTO ACCOGLIE IL PRESIDENTE MAHMOUD ABBAS
POLITICA EUROMEDITERRANEA

DIRITTI UMANI
ONU: VERSO UN NUOVO CONSIGLIO DEI DIRITTI DELL'UOMO

ALLARGAMENTO
NUOVE ADESIONI SOLO SE VI È CAPACITÀ DI ASSORBIMENTO

ISTITUZIONI
ESITO DEL CONSIGLIO AFFARI ESTERI INFORMALE

CONSIGLIO EUROPEO
PREPARAZIONE DEL CONSIGLIO EUROPEO: ATTUAZIONE DELLA STRATEGIA DI LISBONA

SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE
UNA SOCIETÀ DELL’INFORMAZIONE APERTA A TUTTI

POLITICA REGIONALE
AZIONI PIÙ EFFICACI CONTRO LE DELOCALIZZAZIONI INDUSTRIALI

POLITICA SOCIALE
RISTRUTTURAZIONI AZIENDALI SOLO SE NECESSARIE
VERSO UNA REALE INCLUSIONE SOCIALE

LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE
LIBERA CIRCOLAZIONE DEI LAVORATORI DEI NUOVI STATI MEMBRI

DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÀ
CARTELLINO ROSSO ALLA PROSTITUZIONE FORZATA
UN ISTITUTO EUROPEO PER GARANTIRE LA PARITÀ UOMO-DONNA

CONCORRENZA
IL CASO ENEL-SUEZ IRROMPE AL PARLAMENTO

COMMERCIO ESTERO/INTERNAZIONALE
CRISI DEL SETTORE CALZATURIERO EUROPEO

CONSUMATORI
PROGRAMMA D'AZIONE PER I CONSUMATORI

SANITÀ PUBBLICA
PROGRAMMA D'AZIONE PER LA SALUTE

AGRICOLTURA
PRODOTTI ALIMENTARI DI QUALITÀ: NUOVE NORME PER DOP E IGP

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI
VALUTAZIONE DEL MANDATO D'ARRESTO EUROPEO
QUALI MISURE PER LE PROFESSIONI LEGALI?

PROTEZIONE CIVILE
VERSO UNA PROTEZIONE CIVILE EUROPEA

AMBIENTE
FORUM MONDIALE DELL'ACQUA

PESCA
SATELLITI CONTRO I PESCHERECCI FANTASMA

LIBERA CIRCOLAZIONE DEI CAPITALI
SALVAGUARDIA E MODIFICA DEL CAPITALE DELLE SOCIETÀ PER AZIONI

AFFARI ECONOMICI E MONETARI
REVISIONE STRATEGICA DELL'FMI

ISTITUZIONI
SEDUTA SOLENNE CON IL PRESIDENTE TEDESCO

ORDINE DEL GIORNO 13 - 16 MARZO 2006

CODICI DELLE PROCEDURE PARLAMENTARI, ABBREVIAZIONI

DEPUTATI AL PARLAMENTO EUROPEO

 

I PUNTI FORTI DELLA SESSIONE


Lunedì 13 marzo

Si svolgerà in Aula un dibattito sui temi della prostituzione forzata durante gli eventi sportivi internazionali, come i Mondiali di calcio, e della lotta al traffico degli esseri umani. Contro lo sfruttamento sessuale delle donne, i deputati chiedono misure di sensibilizzazione del pubblico e dei potenziali clienti nonché azioni di prevenzione per le possibili vittime. Chiedono anche come sono state recepite le norme UE contro la tratta delle donne.

Le imprese beneficiarie di aiuti pubblici che procedono alle delocalizzazioni devono essere sanzionate. E' quanto affermano i deputati chiedendo anche di potenziare i fondi UE a favore dell'occupazione, della formazione e l'innovazione. Sono sollecitate poi misure volte a evitare la caccia alle sovvenzioni e la predisposizione di una lista nera delle imprese che violano le norme. Occorre poi monitorare ed esaminare il fenomeno e promuovere l'adozione di norme sociali internazionali (relazione Hutchinson).

Un'interrogazione orale sulla libertà di circolazione dei lavoratori chiederà alla Commissione se intende presentare proposte per porre rimedio alla contraddizione tra la direttiva sulle garanzie da dare ai cittadini di paesi terzi per quanto riguarda l'accesso all'occupazione e quanto disposto dal trattato di adesione che impone un trattamento preferenziale per i lavoratori cittadini degli Stati membri rispetto a quelli dei paesi terzi.

Martedì 14 marzo

Nessuno deve essere escluso dalla società dell’informazione. E’ quanto afferma la relazione all’esame dell’Aula, chiedendo maggiori sforzi per l’istruzione e la formazione dei cittadini che devono anche usufruire di una carta dei diritti dei consumatori digitali. Al contempo, occorre garantire una normativa neutrale dal punto di vista tecnologico, la sicurezza delle reti e il pluralismo dei media. Per i deputati è necessario anche sviluppare la e-amministrazione, gli investimenti e la ricerca (relazione Paasilinna).

Le ristrutturazioni aziendali possono creare ricchezza, ma vi si deve ricorrere per salvare i posti di lavoro o migliorare la competitività delle imprese e «non solo per aumentare i profitti o per motivi meramente finanziari». I deputati sollecitano l'UE a stanziare le risorse necessarie per meglio anticipare e accompagnare le ristrutturazioni ed i loro effetti sociali. Chiedono poi un corretto uso dei fondi comunitari per evitare il "turismo delle sovvenzioni" e una riforma degli aiuti di Stato. E’ anche necessario investire di più nella ricerca e agevolare la mobilità dei lavoratori (relazione Cottigny).

Pur appoggiando caldamente la creazione di un Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, il Parlamento chiede di ampliarne le competenze per assumere un ruolo più attivo. All'Istituto spetterà anzitutto analizzare i dati disponibili e stimolare la ricerca di nuovi. Dovrà istituire e coordinare una Rete europea per lo scambio di informazioni e sensibilizzare i cittadini, ma anche diffondere buone prassi e fornire consulenze a enti pubblici e privati nonché raccomandazioni alle istituzioni UE (relazione Sartori e Gröner).

Preoccupati del netto aumento delle importazioni dalla Cina nel 2005, i deputati presenteranno un'interrogazione orale alla Commissione sulla situazione del settore calzaturiero europeo a un anno dalla sua liberalizzazione. Mentre sono in fase di definizione dei dazi antidumping per Cina e Vietnam, chiedono quali ulteriori misure intende prendere la Commissione per tutelare l'industria dalle pratiche commerciali sleali. A seguito del dibattito il Parlamento adotterà una risoluzione.

L'Aula adotterà delle raccomandazioni al Consiglio sulla trasposizione e attuazione pratica del mandato d'arresto europeo nonché sulla sua valutazione. I deputati chiedono di evitare le ingerenze dei poteri politici e che sia posta particolare attenzione alla questione del rispetto dei diritti umani nell'attuazione del mandato. Nel sollecitare l'agevolazione della consegna dei cittadini tra gli Stati membri, rivendicano anche un ruolo maggiore per il Parlamento (relazione Hazan).

Mercoledì 15 marzo

Consiglio e Commissione apriranno un dibattito in Aula in merito alla preparazione del prossimo Consiglio europeo che si terrà a Bruxelles il 23 e il 24 marzo e che sarà principalmente dedicato al rilancio della Strategia di Lisbona, ossia al partenariato tra l’Unione europea e gli Stati membri per la crescita economica e per la creazione di posti di lavoro migliori e più numerosi. In tale ambito, sarà dedicata particolare attenzione al problema dell'approvvigionamento energetico in Europa.

L'Aula si riunirà in seduta solenne per accogliere il Presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas, invitato dal Presidente Borrell poco dopo le elezioni in Palestina che, sancendo la vittoria di Hamas, hanno suscitato viva preoccupazione in Europa e nella comunità internazionale.

Turchia, Croazia, Macedonia e Balcani Occidentali hanno chiaramente una prospettiva europea. E' quanto ribadiscono i deputati con una relazione all'esame della Plenaria sulla strategia di allargamento delineata dalla Commissione. Tuttavia, sottolineano che ciò andrà realizzato solo se la capacità di assorbimento dell'UE sarà soddisfatta e se questi paesi compiono ulteriori progressi nei campi dei diritti umani e della pacifica convivenza tra le etnie. (relazione Brok)

Enel-Suez, UniCredit-HBV, Eon-Endesa e Mittal-Arcelor sono solo gli ultimi casi in cui tentativi di fusioni si sono scontrati con barriere legislative, amministrative o finanziarie e con pressioni politiche esercitate da parte degli Stati che temono per la sorte dei loro "campioni nazionali". Ma molti ritengono che ciò sia contrario allo spirito del mercato unico. Su richiesta di diversi gruppi politici, la Commissione aprirà un dibattito in Aula sulle fusioni nel mercato interno.

Il Parlamento è consultato sul regolamento relativo alle denominazioni d'origine e alle indicazioni geografiche protette, che sta alla base della politica UE per la qualità alimentare. I deputati propongono l'indicazione in etichetta del luogo di origine e di trasformazione dei prodotti e norme più chiare sull'uso di tali menzioni per i prodotti trasformati contenenti DOP e IGP. E' poi chiesto di poter registrare una gamma più ampia di prodotti e di differenziare maggiormente i loghi comunitari. (relazioni Graefe zu Baringdorf)

La commissione giuridica del Parlamento europeo presenterà un'interrogazione orale che chiede alla Commissione quali iniziative e misure intende intraprendere per salvaguardare le professioni legali. Sono poi trattate le questioni dell'autoregolamentazione degli ordini e delle tariffe obbligatorie. Si terrà quindi un dibattito in Aula e la relativa risoluzione sarà votata nel corso della prossima sessione plenaria.

Giovedì 16 marzo

L'Aula esaminerà una proposta di decisione che istituisce un programma d'azione in materia di salute e tutela dei consumatori. I deputati propongono di scindere il programma e di integrarlo con nuove azioni rivolte, soprattutto, alla sensibilizzazione e all'informazione dei cittadini. E' richiesto anche un sensibile aumento della dotazione finanziaria per gli aspetti sanitari (relazioni Thyssen e Trakattellis).

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RELAZIONI ESTERNE


Il Parlamento accoglie il Presidente Mahmoud Abbas

 

L'Aula si riunirà in seduta solenne per accogliere il Presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas, invitato dal Presidente Borrell poco dopo le elezioni in Palestina che, sancendo la vittoria di Hamas, hanno suscitato viva preoccupazione in Europa e nella comunità internazionale.

La vittoria di Hamas alle elezioni in Palestina ha posto in difficoltà il successore di Arafat. Mahamoud Abbas (noto anche come Abu Mazen) - esponente di Al Fatah - dovrà coabitare con una maggioranza parlamentare e un Primo ministro che provengono da un partito che figura nella lista nera UE delle organizzazioni terroristiche e con il quale Israele non sembra avere nessuna intenzione di trattare. Inoltre, mentre la Palestina attraversa una grave crisi finanziaria, le tensioni in Medio Oriente si sono acuite a causa della pubblicazione delle caricature di Maometto, che ha anche provocato l'assalto della delegazione europea di Gaza.

Da più parti sono state richieste rassicurazioni al nuovo governo palestinese sul rispetto degli impegni internazionali contratti in passato dall'ANP, soprattutto per quanto riguarda il processo di pace. Anche il Parlamento europeo, in una risoluzione adottata a inizio febbraio, nel sottolineare la radicalizzazione del contesto politico palestinese, esortava il nuovo Consiglio Legislativo palestinese e il futuro governo «a riconoscere il diritto di esistere allo Stato di Israele e a rinunciare ad ogni forma di terrorismo e di azione militare».

Da parte europea, uno dei principali nodi da sciogliere riguarda l'aiuto finanziario all'ANP. A questo proposito, il Parlamento, peraltro, ribadiva che l'impegno dell'UE di rimanere il principale donatore dell'ANP e di continuare ad assistere lo sviluppo economico e il processo democratico della Palestina dipenderà «dalla disponibilità del nuovo governo a denunciare la violenza e riconoscere Israele».

Intanto, lo scorso 27 febbraio, la Commissione ha deciso di sbloccare un aiuto d'urgenza di 120 milioni di euro destinati a soddisfare le necessità fondamentali della popolazione palestinese e a stabilizzare le finanze del governo provvisorio. La Commissione, ha precisato che questo aiuto non pregiudica ogni decisione futura riguardo al sostegno europeo all'Autorità palestinese, che sarà rivalutato non appena il nuovo governo avrà preso funzione.

Più in particolare, 40 milioni di euro serviranno a garantire la fornitura di servizi pubblici essenziali come energia elettrica e acqua, 64 milioni sono destinati ai servizi sanitari e all'istruzione, attraverso un'agenzia ONU, mentre potrebbero essere stanziati altri 17,5 milioni di euro dal Fondo della Banca mondiale dedicato alle riforme.

Link utili

Risoluzione del Parlamento europeo sulle elezioni in Palestina (2 febbraio 2006)

Riferimenti

Seduta solenne - Allocuzione di Mahmoud Abbas, Presidente dell'Autorità palestinese
15.3.2006

Politica euromediterranea

Consiglio e Commissione interverranno in Aula sulla politica mediterranea dell'Unione europea e sulla preparazione della prossima riunione dell'Assemblea parlamentare euromediterranea che si terrà a fine mese. I temi d'attualità, come la situazione in Medio Oriente e le polemiche suscitate dalle vignette satiriche, saranno certamente trattati durante il dibattito.

La riunione dell'Assemblea euromediterranea, guidata attualmente dal Presidente del Parlamento europeo, Josep BORRELL, si terrà a Bruxelles il 27 marzo. Verrà stilato un bilancio del Vertice tenutosi a Barcellona nel novembre scorso in occasione del decimo anniversario del partenariato tra l'Unione europea e la sponda sud del Mediterraneo e terrà un dibattito sul diritto alla libertà d'espressione e il rispetto delle fedi religiose. Avrà poi luogo una discussione sul ruolo delle ONG e saranno adottate le risoluzioni proposte dalle tre commissioni dell'Assemblea. Dopo un intervento del Presidente del Parlamento tunisino, la riunione si chiuderà con una dichiarazione di Borrell.

Link utili

Sito dell'Assemblea euromediterranea

Riferimenti

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Politica euromediterranea/Preparazione in vista della prossima riunione dell''APEM
Dibattito: 15.3.2006

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DIRITTI UMANI


ONU: verso un nuovo Consiglio dei diritti dell'uomo

In base alle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione, si svolgerà in Aula un dibattito in merito allo stato dei negoziati sull'istituzione di un nuovo Consiglio dei diritti umani dell'ONU che dovrà sostituire l'attuale Commissione dei diritti umani, ormai screditata.

Nella dichiarazione del Vertice mondiale dell'ONU, adottata il 16 settembre 2005 a New York, tra le altre cose, si è deciso di riformare il Consiglio di sicurezza e di istituire un Consiglio dei diritti dell'uomo in sostituzione della Commissione dei diritti dell'uomo che, secondo lo stesso Segretario generale Kofi ANNAN, «ha perso la sua credibilità». Il Consiglio rappresenterebbe un organo sussidiario dell'Assemblea generale e quindi sarebbe di rango superiore rispetto all'attuale Commissione. Nella dichiarazione si incaricava il Presidente dell'Assemblea generale di condurre i negoziati per definirne il mandato e la composizione.

Il 23 febbraio scorso, il Presidente dell'Assemblea generale, Jan Eliasson, ha presentato un progetto di risoluzione che sarà esaminata in occasione della 62a sessione della Commissione dei diritti umani che si terrà a Ginevra dal 13 marzo al 21 aprile. La proposta istituisce un Consiglio composto da 47 membri eletti a maggioranza assoluta che si riunirà a Ginevra almeno tre volte all'anno. Il Consiglio dovrà procedere all'esame di tutti gli Stati senza eccezione, mentre i suoi membri potranno essere sospesi qualora violassero i diritti fondamentali.

La proposta prevede di attribuire 13 seggi all'Africa, 13 seggi all'Asia, 6 al gruppo dell'Europa orientale, 8 all'America Latina e ai Caraibi, 7 al gruppo dell'Europa occidentale che comprende anche gli Stati Uniti, il Canada, l'Australia, la Nuova Zelanda e Israele. Il testo precisa che tutti gli Stati membri, senza eccezioni, potranno far parte del Consiglio ma che, nella scelta dei candidati, dovrà tenersi conto dei loro contributi alla promozione e al rispetto dei diritti umani.

Riguardo alla sua proposta, il Presidente dell'Assemblea ha affermato di aver ricevuto segnali positivi dall'America Latina, dall'Africa, dall'Asia, dall'Europa dell'Est e dai paesi dell'Europa occidentale. Si è detto quindi incoraggiato dalla reazione generale degli Stati membri pur non nascondendo che vi sono anche dei membri più scettici e delle critiche. In proposito, il rappresentante degli USA, annunciando l'opposizione degli Stati Uniti al progetto di risoluzione, ha già chiesto di riaprire i negoziati.

Il Parlamento europeo, nella sua risoluzione adottata il 9 giugno 2005, appoggiava la sostituzione della Commissione per i diritti umani (UNCHR) con un Consiglio per i diritti dell'uomo, di minore dimensioni, eletto direttamente dall'Assemblea generale a maggioranza rafforzata e «che dovrà eleggere come membri gli Stati più rispettosi dei diritti umani». L'Aula, inoltre, sosteneva l'inserimento, tra i metodi di lavoro dell'UNCHR, di un meccanismo di "valutazione inter pares" ('peer review') volto a sottoporre regolarmente ciascun paese ad una valutazione in materia di diritti dell'uomo nonché l'idea di vincolare l'adesione di uno Stato membro al Consiglio per i diritti dell'uomo all'obbligo di accettare di sottoporsi in permanenza all'applicazione dei meccanismi e delle procedure dell'ONU.

Link utili

Progetto di risoluzione dell'Assemblea generale ONU che istituisce il Consiglio dei diritti dell'uomo (versione inglese)
62a sessione - Commissione dei diritti dell'uomo (versione inglese)
Commissione per i diritti dell'uomo (versione inglese)
Risoluzione del Parlamento sulla riforma dell'ONU (9 giugno 2005)

Riferimenti

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Stato dei negoziati sul Consiglio dei diritti dell'uomo (Ginevra - 62a sessione - CDHNU)
Dibattito: 15.3.2006

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ALLARGAMENTO


Nuove adesioni solo se vi è capacità di assorbimento

Turchia, Croazia, Macedonia e Balcani Occidentali hanno chiaramente una prospettiva europea. E' quanto ribadiscono i deputati con una relazione all'esame della Plenaria sulla strategia di allargamento delineata dalla Commissione. Tuttavia, sottolineano che ciò andrà realizzato solo se la capacità di assorbimento dell'UE sarà soddisfatta e se questi paesi compiono ulteriori progressi nei campi dei diritti umani e della pacifica convivenza tra le etnie.

Pur rilevando con soddisfazione l'avvio di riforme in Turchia, Croazia e in tutti i paesi dei Balcani occidentali, la relazione di Elmar BROK (PPE/DE, DE) condivide l'accento posto dalla Commissione su condizioni eque e rigorose. Con esse, infatti, l'Esecutivo potrà definire criteri chiari ed oggettivi per ogni fase del processo di adesione e permettere il proseguimento dei negoziati «solo se pienamente convinto che tutte le condizioni siano state soddisfatte».

D'altra parte, i deputati ricordano che la capacità di assorbimento dell'Unione «resta una delle condizioni per l'adesione di nuovi paesi». In proposito, è sottolineato che per comprendere il significato della nozione di "capacità di assorbimento", sia fondamentale definire la natura dell'Unione europea, compresi i suoi confini geografici. Pertanto, alla Commissione è chiesto di presentare, entro il 31 dicembre 2006, una relazione che enunci i principi su cui si fonda tale definizione.

E' poi notato che la situazione di stallo in cui si trova il processo di ratifica della Costituzione «impedisce all'Unione di accrescere la propria capacità di assorbimento». Gli Stati membri e la Commissione sono invitati a cooperare strettamente alla definizione di una strategia di comunicazione, così da rispondere alle legittime inquietudini dell'opinione pubblica europea circa l'ampliamento e l'integrazione europea. Al Consiglio è inoltre ricordato che, prima di adottare una decisione definitiva in merito all'adesione di altri Stati membri, è opportuno garantire la disponibilità di adeguate risorse di bilancio. In particolare, si dovrebbe procedere alla riassegnazione di 1,2 miliardi di euro per lo strumento di preadesione (IPA) e per lo strumento di vicinato e partenariato (ENPI).

Per i deputati, il processo di integrazione dell'Unione europea non può basarsi su «criteri puramente tecnocratici», ma richiede un impegno incondizionato rispetto ai principi fondamentali di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nonché dello Stato di diritto. E' quindi sottolineato che il Parlamento considererà il rispetto di tali valori «un elemento determinante per valutare lo stato di preparazione all'adesione».

D'altro lato, nell'invitare gli Stati membri a rispettare gli impegni assunti rispetto alla possibile adesione dei paesi in questione, ricordano ai paesi candidati e potenziali candidati che l'attuazione e il rispetto rigorosi della legislazione adottata per conformarsi al diritto comunitario «sono fondamentali». In tale contesto, si dicono convinti che una pubblica amministrazione e un sistema giudiziario veramente indipendenti, efficienti e dotati delle necessarie risorse logistiche e finanziarie costituiscano un requisito fondamentale. I paesi candidati, inoltre, debbono dimostrare la capacità di proteggere le frontiere esterne dell'Unione dopo aver aderito all'Accordo di Schengen.

Turchia: diritti umani, libertà religiosa e riconoscimento di Cipro

I deputati ritengono che una Turchia «democratica e laica» possa svolgere un ruolo costruttivo nella promozione della comprensione tra civiltà. Tuttavia, rilevano che, sebbene il processo di transizione politica della Turchia sia ancora in corso, il ritmo di cambiamento è rallentato nel 2005 e l'attuazione delle riforme rimane disomogenea. Pertanto, auspicano che l'apertura dei negoziati dia un impulso alle altre riforme necessarie in Turchia al fine di soddisfare pienamente i criteri politici ed economici. In tale ambito, la Commissione dovrà procedere ad un rigoroso ed approfondito controllo dei progressi registrati per quanto riguarda l'effettiva attuazione, da parte della Turchia, delle disposizioni giuridiche relative, in particolare, ai diritti dell'uomo e alle libertà fondamentali, allo Stato di diritto e alla democrazia.

Alla Turchia è inoltre chiesto di eliminare tutti gli ostacoli legislativi e pratici al pieno godimento dei diritti e delle libertà fondamentali da parte di tutti i cittadini turchi, segnatamente la libertà di espressione, la libertà religiosa, i diritti culturali, i diritti delle minoranze in generale e, più in particolare, i diritti del Patriarcato ecumenico e della minoranza greca di Istanbul, Imbros e Tenedos. La Turchia, dovrà poi garantire la piena indipendenza del potere giudiziario e il suo buon funzionamento, rinunciare immediatamente alla tortura e ai maltrattamenti, proseguire risolutamente i suoi sforzi volti a promuovere i diritti delle donne e punire la violenza contro le donne.

Pur accogliendo con favore le positive osservazioni del Primo ministro Erdogan circa la necessità di risolvere la questione curda attraverso la via democratica, i deputati deplorano il degradarsi della situazione della sicurezza nel sud-est del paese. In proposito, ricordano  che ulteriori provocazioni o un'escalation della violenza, non solo avrebbero gravi ripercussioni sulla popolazione della regione, ma «costituirebbero un ostacolo nel contesto del processo di negoziato».

Nel deplorare la Dichiarazione unilaterale della Turchia in occasione della firma del Protocollo aggiuntivo all'accordo di Ankara con la quale era precisato che la firma del protocollo non implicava un riconoscimento di Cipro, i deputati ricordano alla Turchia che il riconoscimento di tutti gli Stati membri costituisce un elemento necessario del processo di adesione. Inoltre, occorre abolire senza indugio tutte le restrizioni alla libera circolazione dei beni che riguardano Cipro. D'altre parte, il Consiglio è invitato a rinnovare gli sforzi per giungere ad un accordo sul pacchetto di assistenza finanziaria e sui regolamenti in materia di agevolazioni commerciali concernenti la parte settentrionale di Cipro.

Croazia: riforme giudiziarie, ostacoli all'iniziativa privata e rientro dei profughi

La relazione esprime compiacimento per la decisione dell'Unione europea di avviare i negoziati di adesione con la Croazia nell'ottobre 2005, e chiede con urgenza alle autorità del paese di proseguire l'attuazione del programma di riforme, di mantenere la piena collaborazione con il Tribunale penale internazionale e di potenziare le proprie capacità amministrativa e giudiziaria.

Nel prendere atto con favore che la Croazia soddisfa i criteri politici, i deputati sottolineano tuttavia che il paese è confrontato ad un determinato numero di sfide importanti nel settore delle riforme giudiziarie e chiedono un potenziamento degli sforzi volti a ridurre la corruzione. Congratulandosi per il fatto che la Croazia può essere considerata un'efficiente economia di mercato, attirano però l'attenzione sull'eccessivo intervento dello Stato nell'economia e sulle complesse disposizioni e le lacune dell'amministrazione pubblica che ostacolano lo sviluppo del settore privato e gli investimenti esteri diretti.

D'altra parte, riconoscono che sono stati realizzati progressi nel settore della cooperazione regionale, sia per quanto riguarda le relazioni con i paesi limitrofi della Croazia che per le iniziative regionali e accolgono con favore la decisione adottata recentemente dal governo croato di sottoporre alla ratifica del Parlamento il progetto di accordo sulle frontiere nazionali tra la Repubblica di Croazia e la Bosnia-Erzegovina. Tuttavia, ritengono ancora necessario uno sforzo volto a risolvere i problemi bilaterali, in particolare quelli che riguardano le frontiere e le proprietà. Per i deputati occorrono poi maggiori sforzi per creare condizioni tali da promuovere un definitivo rientro dei profughi e le iniziative tese ad assicurare la riconciliazione tra i vari gruppi etnici.

Ex Repubblica jugoslava di Macedonia

La relazione sottoscrive la raccomandazione della Commissione affinché alla ex Repubblica jugoslava di Macedonia venga accordato lo statuto di paese candidato, in quanto si tratterebbe «di un meritato riconoscimento per gli sforzi che tale paese ha effettuato» al fine di creare uno Stato e una società stabili, democratici e multietnici, di riformare le proprie strutture giudiziarie e di polizia e di creare una efficiente economia di mercato. D'altra parte, pur constatando con soddisfazione i progressi realizzati, i deputati si dichiarano preoccupati per i ritardi registrati in settori come la libera circolazione dei beni, il diritto della proprietà intellettuale, la politica della concorrenza e il controllo finanziario. Occorrono, inoltre, ulteriori sforzi volti ad applicare la legislazione in vari settori chiave come la giustizia e gli affari interni.

L'ex Repubblica jugoslava è anche invitata a trovare, «in modo costruttivo e flessibile», insieme alla Grecia, una rapida soluzione, reciprocamente accettabile, per il problema ancora irrisolto del nome del paese. Per i deputati, d'altra parte, la questione del nome della Repubblica non costituisce un ostacolo alla sua ulteriore integrazione nel consesso europeo.

Balcani occidentali: prospettiva europea

La relazione sostiene senza riserve le conclusioni del vertice di Salonicco del giugno 2003, in cui i Capi di Stato e di governo hanno ribadito la loro determinazione ad appoggiare pienamente ed efficacemente la prospettiva europea dei paesi dei Balcani occidentali, «che diverranno parte integrante dell'UE una volta soddisfatti i criteri stabiliti». Per i deputati, la strategia d'integrazione europea, con la prospettiva di un'adesione all'UE, deve essere considerata «l'incentivo fondamentale» per realizzare le riforme necessarie ai fini della stabilità e di una pace duratura nei Balcani occidentali, «una regione europea - è notato - che sarà presto interamente circondata da Stati membri dell'UE».

Secondo i deputati, d'altra parte, la tabella di marcia di pre-adesione per i Balcani occidentali necessita di un approccio dettagliato e concreto e di un approccio «più politico», basato su misure di incentivo e adattato ai paesi interessati, che condividono deboli istituzioni centralizzate, e che permetta di mantenere la dinamica di riforma sul lungo periodo. La Commissione, inoltre, è incoraggiata a continuare il suo riorientamento dell'assistenza comunitaria in tale regione.

Il sostegno UE dovrebbe concentrarsi sullo sviluppo di un efficiente sistema amministrativo e giudiziario, sull'istituzione di sistemi educativi moderni e non discriminatori e sulla promozione di misure di inserzione sociale ed economica per i rimpatriati.  Tale assistenza dovrebbe anche servire a perseguire una politica dei visti più orientata al futuro per quanto riguarda tali paesi, incentrata sulla lotta contro la criminalità organizzata senza ostacolare gli scambi transfrontalieri tra le imprese, le parti sociali, il personale accademico e gli studenti.

Dall'Albania, i deputati, aspettano risultati tangibili nella lotta contro la corruzione e nella promozione di mezzi di informazione liberi e indipendenti, nonché una modifica della legge elettorale. La Commissione, d'altra parte, dovrebbe aiutare l'Albania a porre fine alle faide familiari che, tra l'altro, impediscono ai bambini di andare a scuola e ad altri di esercitare il proprio diritto al voto.

Accogliendo con favore la decisione del Consiglio Affari generali e relazioni esterne di aprire i negoziati per l'accordo di stabilizzazione e associazione (ASA) con la Bosnia-Erzegovina, i deputati chiedono alle autorità di tale paese di rivedere gli accordi costituzionali di Dayton, garantendo che il trasferimento di competenze nei settori della giustizia, della difesa e della polizia venga supportato da adeguate risorse finanziarie e combinando democrazia ed efficienza con rappresentanza e multietnicità. Ricordano, inoltre, che una piena collaborazione con il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia «resta un requisito fondamentale per i negoziati ASA con l'Unione».

Nel ritenere che, nel quadro dei negoziati per la conclusione di un accordo ASA, vada accordata priorità all'ulteriore riduzione della necessità di una presenza internazionale nel governo della Bosnia-Erzegovina, i deputati chiedono al Consiglio e alla Commissione di preparare accuratamente la transizione verso una situazione in cui non vi sia più la presenza un Alto rappresentante.

Per quanto riguarda la Serbia-Montenegro, è preso nota con soddisfazione dei notevoli progressi realizzati dalle autorità di Belgrado per quanto riguarda il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia. I deputati ricordano, tuttavia, che è indispensabile garantire che la politica del governo per quanto riguarda il Tribunale benefici dell'appoggio incondizionato, a tutti i livelli, dell'amministrazione, della polizia, del potere giudiziario e dell'esercito.

I negoziati relativi allo statuto del Kossovo, inoltre, devono essere avviati senza indugio, anche se è espressa preoccupazione in merito alla situazione "difficile" delle relazioni interetniche. Sottolineando i progressi ma anche le numerose lacune nell'applicazione delle norme ONU, i deputati ricordano poi che la soluzione al problema dello statuto può essere soltanto un Kossovo multietnico, dove tutti i cittadini siano liberi di vivere, lavorare e spostarsi liberamente, e la cui integrità territoriale venga garantita dall'ONU e dall'Unione europea.

Link utili

Documento 2005 di strategia per l'allargamento della Commissione

Riferimenti

Elmar BROK (PPE/DE, DE)
Relazione sul documento 2005 di strategia per l'allargamento della Commissione
Doc.: A6-0025/2006
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 15.3.2006

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ISTITUZIONI


Esito del Consiglio affari esteri informale

Dopo le dichiarazioni della Presidenza e della Commissione, si svolgerà un dibattito in Aula sugli esiti del Consiglio informale dei Ministri degli esteri del 10 marzo. I principali temi all’ordine del giorno dovrebbero riguardare i Balcani e la situazione in Iran.

Per quanto riguarda i Balcani si tratta esaminare la situazione politica e della sicurezza, nonché di valutare le prospettive di adesione all'Unione europea dei paesi della regione e, in particolare, della Croazia.

Per quanto riguarda l'Iran, sarà ovviamente il programma nucleare della Repubblica islamica a tenere banco.

Riferimenti

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Risultati del Consiglio informale (Gymnich, 10 e 11 marzo 2006)Dibattito: 15.3.2006

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CONSIGLIO EUROPEO


Preparazione del Consiglio europeo: attuazione della strategia di Lisbona

Consiglio e Commissione apriranno un dibattito in Aula in merito alla preparazione del prossimo Consiglio europeo che si terrà a Bruxelles il 23 e il 24 marzo e che sarà principalmente dedicato al rilancio della Strategia di Lisbona, ossia al partenariato tra l’Unione europea e gli Stati membri per la crescita economica e per la creazione di posti di lavoro migliori e più numerosi. In tale ambito, sarà dedicata particolare attenzione al problema dell'approvvigionamento energetico in Europa.

La Commissione europea ha pubblicato a fine gennaio la nuova relazione annuale sui progressi nell’attuazione della strategia di Lisbona il cui scopo è imprimere nuovo slancio e accelerare il conseguimento degli obiettivi. La relazione analizza i 25 nuovi programmi nazionali di riforme presentati dagli Stati membri nell’ottobre 2005, rileva i punti di forza dei vari programmi nazionali, nell’intento di promuovere lo scambio di idee valide. Indica inoltre le lacune e propone, per colmarle, un’azione concreta a livello dell’UE e a livello nazionale.

La Commissione ha poi individuato quattro settori di azione prioritaria:

- investire nell’istruzione, nella ricerca e nell’innovazione;

- eliminare le costrizioni per le PMI;

- incrementare la popolazione attiva mediante politiche del lavoro;

- garantire l’approvvigionamento sicuro e sostenibile di energia.

Per ciascuno di questi settori, la relazione di primavera della Commissione presenta chiare proposte per ottenere che, al Vertice che si terrà in marzo a Bruxelles, i leader europei s’impegnino ad attuare le azioni proposte entro il 2007.

Per la questione energetica, inoltre, la Commissione ha presentato, l'8 marzo, il suo Libro verde sulla strategia europea per una politica energetica dell'Unione europea al servizio dello sviluppo sostenibile, della competitività e della sicurezza degli approvvigionamenti. Il Libro verde individua sei settori prioritari specifici e presenta oltre 20 proposte concrete per nuovi possibili interventi.

Valutazione del programma italiano

Il programma nazionale di riforma (PICO - Piano per l’Innovazione, la Crescita e l’Occupazione) presentato dall’Italia individua cinque priorità per favorire la crescita del prodotto interno lordo e dell’occupazione: ampliamento dell’area di libera scelta dei cittadini e delle imprese (attraverso la liberalizzazione dei mercati dell’energia e dei servizi), incentivazione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica, rafforzamento dell’istruzione e della formazione, adeguamento delle infrastrutture, tutela dell’ambiente. Una sesta priorità, la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche, è trattata in un documento separato. Informazioni a parte sono state fornite anche sulle questioni relative all’occupazione.

Secondo la Commissione, il programma nazionale di riforma predisposto dalle autorità italiane individua e risponde a gran parte delle sfide che l’Italia si trova a dover affrontare, e prevede molte iniziative utili, ma ritiene che una delle principali sfide per l’Italia sia quella di accrescere in generale la concorrenza su tutti i mercati, anche attraverso l’approfondimento del mercato interno.

Più in particolare, tra i punti di forza del programma sono segnalati gli interventi diretti a migliorare il contesto normativo in cui operano le imprese, in particolare attraverso la riduzione dei costi amministrativi e la riforma della legge fallimentare. Un altro punto forte del programma è costituito da alcune misure dirette a migliorare i risultati nel settore dell’istruzione.

D'altra parte, la relazione della Commissione incoraggia le autorità italiane ad accrescere i loro sforzi per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche e ad adottare misure più incisive e più specifiche per promuovere la concorrenza, soprattutto nelle industrie e nei servizi di rete. La relazione sollecita inoltre l’adozione di un approccio più generale diretto ad accrescere l’offerta di lavoro e i tassi di occupazione, intervenendo in particolare sulle disparità regionali.

Link utili

Comunicazione della Commissione
Valutazione del programma italiano (versioni francese e inglese)
Piano per l’Innovazione, la Crescita e l’Occupazione stilato dal governo italiano
Comunicato stampa della Commissione sul Libro verde per la politica energetica

Riferimenti

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Preparazione del Consiglio europeo/Strategia di Lisbona
Dibattito: 15.3.2006

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SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE


Una società dell’informazione aperta a tutti

Nessuno deve essere escluso dalla società dell’informazione. E’ quanto afferma la relazione all’esame dell’Aula, chiedendo maggiori sforzi per l’istruzione e la formazione dei cittadini che devono anche usufruire di una carta dei diritti dei consumatori digitali. Al contempo, occorre garantire una normativa neutrale dal punto di vista tecnologico, la sicurezza delle reti e il pluralismo dei media. Per i deputati è necessario anche sviluppare la e-amministrazione, gli investimenti e la ricerca.

La lunga relazione di Reino PAASILINNA (PSE, FI), rappresenta una risposta alla proposta dalla Commissione in merito a un nuovo quadro strategico i2010 (società europea dell’informazione 2010) che intende promuovere un’economia digitale aperta e competitiva e vuole conferire alle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) un ruolo di primo piano nella promozione dell’inclusione e della qualità della vita. Elemento decisivo del rilancio del partenariato di Lisbona per la crescita e l’occupazione, i2010 ha l’ambizione di elaborare un approccio integrato alla società dell’informazione e alle politiche audiovisive nell’UE.

Il testo all’esame della Plenaria rileva anzitutto che la libertà di accesso e di utilizzo della conoscenza è il criterio primo «che permetterà l'evoluzione democratica e la necessaria innovazione tecnologica della società della conoscenza». Senza l'eliminazione del "digital divide" (la frattura digitale), ovvero senza la possibilità per tutti i cittadini di accesso, utilizzo e partecipazione alla produzione della conoscenza, non ci sarà quindi una società della conoscenza, «ma un declino culturale ed industriale dell'intera Unione europea». La Commissione e gli Stati membri sono quindi esortati a rendere la tecnologia il più accessibile possibile ai cittadini e «conforme alle esigenze etiche della società».

Istruzione, formazione e parità di genere

Per i deputati è importante garantire a tutti il diritto di accesso a un'adeguata istruzione e formazione di base ai media - soprattutto ai media elettronici che convogliano immagini - e alle nuove tecnologie interattive e digitali «per evitare nuove forme di esclusione sociale e culturale». Chiedono quindi misure concrete per sviluppare le capacità di utilizzo delle TIC, invitano a sensibilizzare ulteriormente i cittadini nei confronti delle nuove possibilità da loro offerte tramite i canali di comunicazione tradizionali, rendendo noti i vantaggi dell'amministrazione on-line e incentivando con ciò l'utilizzo di nuovi servizi.

Per tali motivi, raccomandano di prestare maggiore attenzione al ruolo svolto dalle TIC nel creare una società aperta e basata sulla conoscenza e chiedono alla Commissione e agli Stati membri di elaborare una strategia più coerente per quanto riguarda gli standard educativi in materia di TIC. Accolgono poi con favore l'iniziativa della Commissione di promuovere l'alfabetizzazione digitale attraverso l'istruzione e vari programmi di formazione, migliorando al contempo l'accesso ai prodotti e ai servizi delle TIC.

La formazione ai media, ai loro occhi, deve consistere nel fornire al cittadino, «sin dalla più tenera età», i mezzi, le tecniche o altri strumenti che gli consentano di interpretare criticamente e utilizzare a proprio vantaggio il volume sempre maggiore d'informazioni e di comunicazioni cui è esposto. Attraverso questo processo di apprendimento, inoltre, il cittadino sarà in grado di elaborare messaggi e selezionare i media più consoni alla loro trasmissione, «diventando così capace di esercitare appieno il proprio diritto alla libertà d'informazione e d'espressione».

La relazione insiste anche sul fatto che le TIC implicano investimenti in capitale umano, al fine di promuovere la creatività attraverso un incremento dei bilanci per l'istruzione e la cultura. Pertanto è evidenziato il ruolo essenziale dell'istruzione specializzata in materia di TIC per quanto riguarda sia i giovani nelle scuole che gli adulti nel quadro dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, affinché siano aggiornati e in grado di utilizzare i moderni strumenti a livello professionale e personale.  Occorre inoltre prendere le dovute misure per ridurre l’"analfabetismo digitale" delle donne.

A quest’ultimo proposito, i deputati invitano la Commissione a effettuare, in collaborazione con il futuro Istituto europeo per la parità di genere, un'analisi dell'acquis comunitario relativamente alla società dell'informazione, in particolare a partire da una prospettiva di genere. L’Esecutivo, inoltre, dovrebbe elaborare un "Codice della parità di genere" per i mezzi di comunicazione.

Carta dei diritti dei consumatori nel mondo digitale

Per realizzare la good governance e garantire a tutti gli europei la cittadinanza a pieno titolo nella società dell'informazione, la relazione propone che le pubbliche amministrazioni d'Europa approvino progressivamente una Carta dei diritti dei consumatori nel mondo digitale (eRights), quale serie di principi e di orientamenti condivisi che definisca il quadro entro cui tutti i cittadini possono godere di tali diritti. Detti principi devono tradursi in azioni e programmi di attuazione a livello nazionale e regionale, in modo da ottenere una società competitiva e competente nel mondo digitale e da garantire la coesione sociale e territoriale.

Più in particolare, nella carta dei diritti, dovrebbe essere inserito il diritto all'accesso equo e non discriminante a un'informazione trasparente, pluralistica e completa, come pure a servizi di alta qualità in un ambiente sicuro, attraverso qualsiasi servizio o piattaforma di telecomunicazioni (da Internet ai telefoni mobili), basato/a su standard aperti e interoperativi. I deputati reputano che questo diritto, infatti, «è un diritto fondamentale per il godimento di una cittadinanza attiva nell'era della società dell'informazione». La Carta dovrebbe anche includere, per tutti i cittadini, il diritto di essere in grado di comprendere e di interagire con le amministrazioni interessate e, pertanto, di partecipare su base paritaria ai processi decisionali e strategici.

Una normativa al passo coi tempi e che promuova l’innovazione

La Commissione è quindi invitata ad attenersi, in sede di rinnovo della normativa comunitaria sulle TIC, a una linea «concreta, innovatrice e anticipatrice». Pertanto dovrà trattare tali tecnologie come un insieme «ben più ampio» di quanto previsto nella sua comunicazione, comprendendo anche i diritti dei consumatori e degli utenti. Dovranno poi essere definiti un programma e un contesto giuridico in grado di trasformare i cittadini «in soggetti attivi della società della conoscenza». Inoltre, ogni ulteriore proposta dovrebbe contenere una chiara definizione dei concetti di "servizi della società dell'informazione", "media", "servizi dei media" e "servizi audiovisivi". D’altra parte, i deputati esigono che tutta la normativa comunitaria in materia di comunicazione e di informazione sia neutrale per quanto riguarda le scelte tecniche al fine di garantire alle invenzioni e ai nuovi agenti un accesso al mercato il più agevole possibile.

La Commissione e gli Stati membri devono quindi porsi come obiettivo una regolazione flessibile della normativa in tale settore, la sua semplificazione, un'applicazione rapida e simultanea e un rapido adeguamento alle nuove esigenze che scaturiscono dagli sviluppi tecnologici. La normativa deve anche incoraggiare la produzione di nuove conoscenze e lo sviluppo di nuove tecnologie, favorire gli investimenti nella produzione di contenuti, gli strumenti, le reti e i servizi on line. Ma deve anche promuovere la concorrenza, il buon utilizzo dei servizi e dell'informatica e la sicurezza delle comunicazioni e sostenere le piccole e medie imprese in modo che svolgano un ruolo decisivo in tale settore. I deputati ricordano poi che la regolamentazione settoriale nel campo delle TIC era intesa fin dall'inizio come una soluzione provvisoria per l'apertura dei mercati e che, a medio termine, è quindi «necessario passare a un ricorso esclusivo alle norme generali sulla concorrenza».

Internet: tutela dei diritti d’autore e protezione dai contenuti dannosi

I deputati invitano la Commissione ad istituire un quadro normativo relativo a Internet, dal momento che esso «costituisce il vettore fondamentale per un'economia basata sull'informazione». Ricordando inoltre che, per sviluppare la società dell'informazione, è requisito indispensabile promuovere la banda larga e il senza fili, ritengono opportuno aumentare gli aiuti a livello degli Stati membri.

Chiedono poi che venga posto l'accento su progetti comuni e vengano aumentati i relativi investimenti, che siano garantiti i diritti d'autore e incoraggiata la numerizzazione dei media. Più in particolare, i deputati chiedono che vengano adottate misure per tutelare i diritti del produttore e combattere la pirateria commerciale poiché è «soltanto così si assicurerà e favorirà lo sviluppo del contenuto». D’altra parte, mettono in guardia dinanzi agli aumentati tentativi, negli Stati Uniti, di servirsi del diritto di brevetto e della proprietà intellettuale come strumenti protezionistici in politica commerciale.

La Commissione dovrebbe anche definire chiare linee d'azione a tutela dai contenuti dannosi e, in tale contesto, promuovere il ruolo dell'Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (ENISA). In sede di revisione della normativa, dovrebbe quindi definire i criteri qualitativi come quello della tutela dell'infanzia e della libertà di scelta del consumatore. Occorre poi promuovere la sicurezza delle reti per mezzo di misure tecniche, della divulgazione e di azioni pilota, «vigilando che tale sicurezza non comporti limitazioni della libertà di espressione e dei diritti dei cittadini». La Commissione, inoltre, deve prestare un'attenzione particolare all'utilizzo indebito delle nuove TIC per la tratta degli esseri umani e promuovere al riguardo tutte le iniziative legali e tecnologiche necessarie per lottare contro questo problema.

La relazione accoglie quindi con favore la proposta della Commissione di avviare nel 2006 una strategia per una società dell'informazione sicura, al fine di aumentare la fiducia nei servizi di Internet e la loro affidabilità, non solo per quanto riguarda gli investitori ma anche gli utenti, a fronte delle frodi nelle transazioni commerciali, dei contenuti illeciti e nocivi (protezione dei minori e della dignità umana, salvaguardia della privacy) e delle carenze tecnologiche. Per i deputati, infine, è anche necessario permettere all'utente di cambiare il provider senza dover mutare indirizzo di posta elettronica.

Pluralismo, emittenti pubbliche, TV senza frontiere e mercato dello spettro

Il passaggio dal sistema analogico a quello digitale, visto che incoraggia la proliferazione di diversi tipi di fornitura, secondo i deputati dovrebbe avvenire nell'ambito di politiche coordinate e di un quadro giuridico adeguato «per contrastare l'uniformazione cui la concentrazione dei mass media può portare». A tale proposito, rilevano che attraverso l'interpretazione e l'applicazione delle norme relative all'infrastruttura dei mezzi di comunicazione elettronici, la Commissione «ha l'obbligo di garantire e promuovere il pluralismo dei mezzi di comunicazione». Per tale motivo, rammaricandosi dell’assenza di questo punto dal piano di lavoro i2010, ribadiscono la loro richiesta alla Commissione di elaborare un Libro Verde sulla concentrazione delle proprietà dei media e sul rispetto dei principi di libertà di informazione e di pluralismo.

Sottolineando poi che, nelle società contemporanee, i media sono ormai in grado di «condizionare in modo rilevante le idee e il comportamento dei cittadini» e che quindi «sono legati indissolubilmente alla vita democratica di ogni paese», la relazione rileva che l'accesso ai servizi elettronici (e-accessibility) «è fondato necessariamente sui diritti dell'uomo». La Commissione è quindi invitata a rispettare questi valori fondamentali del modello audiovisivo nell'ambito della sua iniziativa i2010, nonché a vigilare a che si tenga conto del ruolo particolare che i  media audiovisivi devono svolgere per promuovere la molteplicità culturale.

D’altra parte, i deputati considerano come un diritto fondamentale dei cittadini europei l’accesso equo a un ambiente dei media che sia gratuito e presenti contenuti diversificati e di qualità. Al riguardo, sottolineano quindi il ruolo svolto dalle offerte delle emittenti pubbliche «per la coesione sociale, il dibattito democratico e il pluralismo in Europa» e insistono affinché tali funzioni siano garantite anche in futuro. La relazione sottolinea, inoltre, il ruolo importante svolto dalla radio e dalla telediffusione di diritto pubblico nelle attività dei cittadini e in quelle economiche, ma anche «in quanto garanti di una mediatizzazione neutrale e di qualità dell'informazione». I deputati ricordano quindi che il quadro normativo europeo deve garantire che il servizio pubblico possa partecipare allo sviluppo tecnologico e sociale e assolvere il proprio mandato sociale. Insistono poi sulla necessità di assicurare l'accesso della radio e della telediffusione di diritto pubblico alle piattaforme del futuro.

Dal momento che l'Unione europea si sta evolvendo in una società dell'informazione europea, i deputati ritengono «essenziale» modernizzare la cosiddetta direttiva sulla televisione senza frontiere. In proposito, sottolineano che la direttiva deve essere adeguata ai cambiamenti del mondo mediatico convergente e che è opportuno tenere adeguatamente conto di tali cambiamenti al momento di stabilire il suo campo di applicazione. Ciò, a loro parere, dovrebbe contribuire alla creazione di un contesto favorevole per l'industria europea, abrogando le norme inutili e «puntando verso una società dell'informazione onnipresente».

Nel riconoscere poi che i collegamenti fra regolamentazione dei contenuti e dell'infrastruttura, riconosciuti nel quadro regolamentare per le comunicazioni elettroniche, «si sono dimostrati validi e devono essere mantenuti», i deputati invitano la Commissione a presentare d'urgenza misure concrete per agevolare e sostenere la creazione e la diffusione di contenuti europei. Reputano inoltre opportuno garantire la continuità dei programmi di sostegno esistenti e chiedono che i sistemi di diffusione paneuropei come EuroNews siano sostenuti. D’altra parte, sottolineano che la produzione di contenuti rispettosi della diversità culturale e linguistica «costituisce un'opportunità per favorire nuove competenze e nuovi posti di lavoro»

Per i deputati, l'eventuale applicazione di un'impostazione basata sul mercato dello spettro richiederebbe il sostegno delle autorità regolamentatrici, degli operatori e degli altri agenti, e mettono in guardia contro l'opzione di lasciare la politica relativa allo spettro radioelettrico «alle sole forze del mercato». Nondimeno, reputano che lo spettro radioelettrico debba essere regolamentato sulla base di norme «che tengono il passo con la rapida evoluzione del mercato», in modo flessibile ed efficace.

Osservando poi che i prezzi pagati alle vendite all'asta delle frequenze "3G" hanno ritardato l'introduzione delle reti di telefonia mobile di terza generazione e che occorre evitare il ripetersi di tale situazione, i deputati ritengono che nella politica in materia di frequenze radio «sia essenziale puntare a una regolamentazione flessibile e a un'armonizzazione sufficiente e adeguata delle bande di frequenza a livello comunitario». L'amministrazione delle frequenze radio, inoltre, dovrebbe facilitare il più possibile l'introduzione delle innovazioni nel mercato, lo sviluppo di media comunitari e l'accesso di nuovi agenti, ivi comprese le regioni. I deputati invitano quindi la Commissione a presentare proposte adeguate in tale campo.

Servizi pubblici, amministrazione on line e democrazia elettronica

Per i deputati la fornitura di servizi pubblici nella società dell'informazione deve riflettere chiaramente le esigenze sempre più sofisticate dei singoli utenti e gruppi di utenti. Pertanto, dovrebbe essere basata su una risposta adeguata dell'industria fornitrice a tali esigenze, nell'ottica di una progettazione di servizi efficaci e mirati ai consumatori. Gli Stati membri, inoltre, sono invitati a porre ulteriormente l'accento sul buon utilizzo delle TIC nel settore pubblico, in particolare la sanità, l'istruzione e il governo, ambiti in cui esse possono facilitare la risposta alle necessità future dei servizi sociali. Occorre anche promuovere lo sviluppo di servizi paneuropei.

In proposito, rammentano che il settore della sanità e quello dei servizi sociali rappresentano «un ambito essenziale» per lo sviluppo della società dell'informazione. Chiedono quindi che sia posto l'accento sulle questioni della interoperabilità e delle migliori prassi nei servizi elettronici del servizio pubblico per i cittadini e le imprese, sulle questioni riguardanti la fiscalità, la salute, la previdenza e le pensioni. Al riguardo, l'obiettivo ultimo dev’essere di agevolare la circolazione, lo stabilimento e il lavoro, in piena libertà e senza ostacoli, per i cittadini negli Stati membri.

I governi nazionali sono poi esortati a dare attuazione alle iniziative e ai programmi previsti da i2010 nell'ambito della riforma delle rispettive amministrazioni pubbliche, al fine di offrire alle PMI e ai cittadini servizi migliori, più efficienti e di facile accesso. Per tale ragione, i deputati si attendono dagli Stati membri azioni aggiuntive volte a garantire l'accesso ai servizi di amministrazione on line, «a prescindere dal luogo, dall'ora e dalle condizioni economiche». In tale contesto, sottolineano le possibilità offerte dalle TIC, ma anche i mutamenti istituzionali che si rendono necessari per promuovere la democrazia elettronica tramite la partecipazione elettronica alla procedura decisionale da parte dei cittadini europei e chiedono l'adozione delle relative misure promozionali.

Più investimenti, ricerca e innovazione

La relazione sottolinea che gli investimenti nelle TIC sono «essenziali per la crescita e la produttività» e che un'industria delle TIC innovativa è una condizione necessaria per la crescita economica e per creare nuovi posti di lavoro nell'UE, anche in altri settori dell'industria e dei servizi. Gli Stati membri e le imprese sono quindi esortati ad incoraggiare maggiori investimenti in questo settore al fine di ridurre il "divario di rendimento" rispetto ai nostri concorrenti.

E’ pertanto essenziale aumentare il livello degli investimenti per raggiungere l’obiettivo di Barcellona del 3% del PIL e, nel lungo periodo, «mantenerlo permanentemente conforme ai livelli della competizione globale». La Commissione e gli Stati membri dovrebbero poi adottare delle misure concrete per approfittare delle possibilità create dalle TIC, per evitare il trasferimento di posti di lavoro verso paesi con salari bassi e dar luogo al massimo livello di crescita e occupazione.

D’altra parte, la relazione mette in guardia «contro la persistente, forte mancanza di imprenditorialità e di una cultura del rischio nell'UE». Pertanto, notando l'importanza della trasparenza e della liquidità dei mercati dei capitali per le PMI, per le nuove imprese e per il settore delle TIC in generale, i deputati appoggiano in modo particolare i microprestiti e le altre forme di capitali di rischio. Chiedono anche l'eliminazione degli oneri amministrativi che gravano su PMI e nuove imprese, nonché agevolazioni finanziarie nella fase di avvio. In proposito, sostengono anche una semplificazione dei sistemi fiscali nazionali che possa incentivare gli investimenti nelle TIC, nella ricerca e nello sviluppo, e si compiacciono quindi delle proposte della Commissione volte a istituire una base imponibile consolidata comune per le imprese.

Esortando poi l'Unione europea a creare un ambiente favorevole alle innovazioni, «per garantire che essa rimanga competitiva a livello mondiale», la relazione sollecita l'adozione tempestiva del settimo Programma quadro di ricerca e del Programma Competitività e Innovazione (CIP) 2007-2013. Entrambi, è precisato, dovranno fornire risorse finanziarie adeguate per sostenere le TIC, «come motore della competitività, della crescita e dell'occupazione». L’accento dovrà anche essere posto sull'aiuto all'imprenditorialità, specie alle piccole e medie imprese, soprattutto nei settori favoriti dalle nuove TIC.

Link utili

Comunicazione della Commissione: “i2010 – Una società europea dell’informazione per la crescita e l’occupazione”
Comunicazione della Commissione: “eAccessibilità”
Conclusioni del Consiglio Trasporti, telecomunicazioni e energia del 1-5 dicembre 2005 (pagg. 19-25)

Riferimenti

Reino PAASILINNA (PSE, FI)
Relazione su un modello europeo di società dell'informazione per la crescita e l'occupazione
Doc.: A6-0036/2006
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 14.3.2006 

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POLITICA REGIONALE


Azioni più efficaci contro le delocalizzazioni industriali

I deputati chiedono di sanzionare le imprese beneficiarie di aiuti pubblici che procedono alle delocalizzazioni e di potenziare i fondi UE a favore dell'occupazione, della formazione e l'innovazione. Sollecitano poi misure volte a evitare la caccia alle sovvenzioni e la predisposizione di una lista nera delle imprese che violano le norme. Occorre poi monitorare ed esaminare il fenomeno e promuovere l'adozione di norme sociali internazionali.

La relazione d'iniziativa di Alain HUTCHINSON (PSE, BE) all'esame della Plenaria sottolinea anzitutto «la gravità delle delocalizzazioni di imprese in diversi paesi dell'Unione europea». Tale fenomeno, secondo i deputati, non riguarda soltanto le industrie cosiddette tradizionali, con elevata intensità di manodopera - come il tessile e l'abbigliamento, la calzatura e la lavorazione del legno - ma anche industrie con elevata intensità di capitale - quali la siderurgia, la meccanica, la cantieristica navale, l'aeronautica e le attrezzature elettroniche - e importanti settori dei servizi, come lo sviluppo di programmi informatici e i servizi finanziari, l'informazione e la logistica.

La Commissione e gli Stati membri, pertanto, devono impegnarsi nell'adozione di provvedimenti volti a prevenire le potenziali incidenze negative delle delocalizzazioni sullo sviluppo economico nonché «i drammi sociali» riconducibili alle perdite occupazionali dirette o indirette da esse causate nelle regioni dell'Unione europea che lamentano chiusure di imprese e le cui capacità di riconversione siano modeste o inesistenti.

Il ruolo dei Fondi strutturali e degli aiuti pubblici

Al contempo, i deputati ricordano l'importante ruolo che possono svolgere i fondi strutturali e di coesione europei, a condizione che questi promuovano la coesione e la solidarietà tra gli Stati membri e che «massimi sforzi» siano compiuti prioritariamente nelle regioni che soffrono di ritardi nello sviluppo economico.

Ai loro occhi, inoltre, la Commissione deve adottare tutti i provvedimenti necessari affinché la politica regionale europea non costituisca un incentivo alla delocalizzazione di imprese. Per tale ragione, approvano la proposta, contestuale alla riforma dei Fondi strutturali, tesa «a punire» le imprese che, pur avendo usufruito di un aiuto finanziario dell'UE, delocalizzano le loro attività in un arco di sette anni a decorrere dalla concessione dell'aiuto.

Inoltre, chiedono che le imprese che si delocalizzano all'interno dell'Unione dopo aver beneficiato di aiuti pubblici o quelle che hanno licenziato il personale del loro stabilimento d'origine senza rispettare le legislazioni nazionali ed internazionali, non possano usufruire degli aiuti pubblici per il loro nuovo luogo di attività. Tali imprese dovrebbero anche essere escluse in futuro dal beneficio dei Fondi strutturali o da quello degli aiuti statali per un periodo di sette anni a decorrere dalla delocalizzazione.

La Commissione è poi invitata a subordinare la concessione ed il mantenimento di aiuti pubblici, a carico del bilancio dell'Unione o degli Stati membri, ad impegni precisi nel settore dell'occupazione e dello sviluppo locale che vincolino sia i responsabili dell'impresa sia le autorità locali, regionali e nazionali interessate. I Fondi europei dovrebbero inoltre essere utilizzati in modo efficiente e mirato, sostenendo la formazione professionale e la riconversione dei lavoratori nelle regioni colpite dalle ristrutturazioni o delocalizzazioni. Occorre anche un loro potenziamento volto a promuovere la creazione di posti di lavoro, lo sviluppo economico sostenibile, l'insediamento di nuove imprese creatrici di impieghi e il miglioramento della produttività.

Inoltre, l'utilizzo di fondi comunitari, e soprattutto i finanziamenti all'industria e quelli contestuali al Fondo sociale europeo, dovrebbero essere soggetti a regole specifiche riguardanti l'innovazione, lo sviluppo locale, l'occupazione nonché l'impegno assunto dalle imprese beneficiarie di tali fondi di produrre nel lungo periodo all'interno del territorio dell'Unione europea.

La relazione appoggia, peraltro, la proposta della Commissione finalizzata alla creazione di un Fondo di adeguamento alla globalizzazione teso a prevenire ed affrontare gli choc economici e sociali risultanti dalle ristrutturazioni e delocalizzazioni. A loro parere, tale fondo, dovrà essere alimentato in modo sufficiente per far fronte alle missioni che gli saranno conferite.  Giova ricordare che, lo scorso 1° marzo, l'Esecutivo ha proposto che il Fondo sia dotato di 500 milioni all'anno.

La Commissione è poi invitata a adeguare i nuovi orientamenti sugli aiuti statali a finalità regionale per integrare disposizioni che prevedono il rimborso degli aiuti da parte delle imprese che non rispettano le condizioni correlate con tali aiuti e che trasferiscano la loro sede di attività all'interno o, soprattutto, all'esterno dell'UE. D'altra parte, negli orientamenti andrebbe inserito un sistema che consente di concedere aiuti pubblici, come misura d'emergenza, nel caso di rilevanti perdite di posti di lavoro anche se la regione o la località interessate non sarebbero normalmente ammissibili a tali aiuti. 

I deputati, inoltre, richiamano l'attenzione della Commissione sull'importanza di corredare tali aiuti di solide garanzie in materia di occupazione a lungo termine nonché di crescita regionale. E chiesto poi di definire un codice di condotta europeo onde evitare trasferimenti di imprese o delle loro unità di produzione in un'altra regione o paese dell'UE nel solo intento di ottenere un aiuto finanziario europeo. L'Esecutivo e gli Stati membri, parallelamente, dovrebbero predisporre un elenco delle imprese che violano le norme in materia di aiuti pubblici o di fondi comunitari procedendo a trasferimenti di attività all'interno o all'esterno dell'UE, «in spregio dell'obbligo di perennità delle operazioni di cui nelle pertinenti regolamentazioni».

Monitoraggio delle delocalizzazioni

I deputati raccomandano alla Commissione di seguire scrupolosamente gli attuali processi di chiusura e di delocalizzazione di imprese e di esigere la restituzione degli aiuti concessi nei casi di uso scorretto. In mancanza di un migliore coordinamento dei sistemi sociali nazionali, a loro parere, occorre il rapido varo di una strategia europea globale di prevenzione, inquadramento e monitoraggio delle delocalizzazioni di imprese all'interno ma anche all'esterno dell'Unione.

In tale contesto, l'Osservatorio di Dublino dovrebbe essere incaricato di svolgere una missione di studio, valutazione (compresa la determinazione del numero di posti di lavoro creati e perduti sotto il profilo qualitativo) e monitoraggio del fenomeno delle delocalizzazioni «al fine di oggettivarne le incidenze socioeconomiche sulla politica di coesione, sull'assetto territoriale e sullo sviluppo regionale», esporre i risultati ed avanzare proposte concrete al Parlamento sotto forma di relazioni periodiche.

Negoziati internazionali e produzione su licenza

La Commissione è sollecitata ad attivarsi per inserire clausole sociali nei trattati internazionali, sulla base delle cinque Convenzioni dell'OIL ritenute prioritarie, vale a dire per quanto riguarda il diritto di organizzazione, la libertà di assemblea, il divieto del lavoro minorile e coatto nonché il divieto di discriminazione. All'applicazione di queste clausole, per i deputati, andrebbero anche affiancate azioni positive ed incentivi a favore dei paesi e delle imprese che le rispettano. Queste tematiche, inoltre, dovrebbero urgentemente essere reinserite nell'ordine del giorno della Conferenza interministeriale dell'OMC, nell'ambito della quale, andrebbe insediata una commissione per il commercio e i diritti dell'uomo che si occupi, in particolare, di questioni connesse con i diritti umani nel mondo del lavoro.

I deputati si dicono poi convinti che è necessaria una maggiore trasparenza riguardante tutti i luoghi di produzione, sia essa integrale, parziale o sotto licenza, e le vigenti norme sul lavoro. A tal fine andrebbe definito, per esempio, un codice delle norme sul lavoro e del commercio equo che «potrebbe contribuire ad influenzare gli acquirenti e i consumatori nella loro scelta di consumo». La Commissione dovrebbe promuovere l'iniziativa predisponendo un codice che integri le norme dell'OIL, comprese le condizioni minime per la rappresentanza dei lavoratori nei casi in cui i beni siano prodotti, integralmente, parzialmente o sotto licenza, in paesi extracomunitari.

Link utili

Proposta di regolamento sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (Versioni inglese e francese)

Riferimenti

Alain HUTCHINSON (PSE, BE)
Relazione sulle delocalizzazioni nel contesto dello sviluppo regionale
Doc.: A6-0013/2006

Procedura: Iniziativa
Dibattito: 13.3.2006

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POLITICA SOCIALE


Ristrutturazioni aziendali solo se necessarie

Le ristrutturazioni aziendali possono creare ricchezza, ma vi si deve ricorrere per salvare i posti di lavoro o migliorare la competitività delle imprese e «non solo per aumentare i profitti o per motivi meramente finanziari». Con la relazione all’esame della Plenaria, i deputati sollecitano l'UE a stanziare le risorse necessarie per meglio anticipare e accompagnare le ristrutturazioni ed i loro effetti sociali. Chiedono poi un corretto uso dei fondi comunitari per evitare il "turismo delle sovvenzioni" e una riforma degli aiuti di Stato. E’ anche necessario investire di più nella ricerca e agevolare la mobilità dei lavoratori.

Le ristrutturazioni, oltre che una forma specifica di mutazione economica, «possono costituire un processo subitaneo e coatto di adattamento di un'impresa all'evolvere dei bisogni dei consumatori nonché alle esigenze imposte dal contesto economico globalizzato, nell'intento di consentirle di restare o ridiventare competitiva». Per i deputati, le imprese ed i lavoratori devono quindi continuamente adattarsi per generare crescita ed occupazione. Peraltro, le ristrutturazioni sono «fondamentali» anche per il processo di creazione della ricchezza e per l'innalzamento del livello di vita e, se sono correttamente anticipate e gestite efficacemente dalle imprese, non debbono quindi essere sinonimo di «regresso sociale e perdita di sostanza economica».

D'altro lato, la relazione di Jean Louis COTTIGNY (PSE, FR) precisa che le ristrutturazioni delle imprese dovrebbero essere poste in atto soltanto se giustificate, «ossia per salvare i posti di lavoro o migliorare la competitività e lo sviluppo economico delle imprese» e non «per aumentare i profitti a colpi di licenziamenti o per motivi meramente finanziari». Inoltre, le parti sociali e i poteri pubblici devono svolgere un ruolo essenziale nell'accompagnamento delle ristrutturazioni. A livello globale, con la creazione di nuovi posti di lavoro e, a livello individuale, fornendo ai lavoratori interessati possibilità per adeguarsi a una nuova attività, «segnatamente tramite azioni di formazione, ma anche nella loro anticipazione e nella ricerca di soluzioni alternative».

La relazione pone poi l'accento sul fatto che le prime vittime delle ristrutturazioni sono i dipendenti licenziati e che «occorre dedicare loro gli aiuti in via prioritaria». Inoltre, insiste sulla necessità di dare maggiore considerazione agli "effetti nascosti" delle ristrutturazioni, come per esempio quelli sulla salute dei lavoratori. Presso le persone minacciate direttamente dai licenziamenti sono state infatti registrate patologie mediche e disturbi psicologici, mentre il loro tasso di mortalità nel corso dei primi cinque anni successivi al licenziamento è due volte superiore a quello dei dipendenti non licenziati. Per tali ragioni, gli aiuti non vanno limitati al solo aspetto strutturale ma occorre tenere conto anche della «dimensione umana». Fra gli aspetti nascosti delle ristrutturazioni, i deputati condannano poi, il metodo di prepensionamento dei dipendenti, quelli meno occupabili a causa dell'età, «in quanto ciò comporta notevoli costi finanziari per la società, la perdita delle loro competenze professionali nonché un assurdo rischio di penuria di manodopera».

Miglior utilizzo dei fondi comunitari

Per i deputati, le difficoltà delle imprese obbligate a ristrutturarsi sono, il più delle volte, riconducibili alla liberalizzazione degli scambi internazionali, oltrocché alla capacità delle imprese a prepararsi e preparare il loro personale ai processi di ammodernamento e di ristrutturazione. Visto che l'UE promuove l'apertura dei mercati, i deputati riengono quindi  che la Comunità abbia anche «il dovere di stanziare le necessarie risorse finanziarie per meglio anticipare e accompagnare le ristrutturazioni e le loro conseguenze sociali». E’ per questa ragione che propongono di orientare maggiormente i programmi finanziari per gli anni 2007-2013 all'anticipazione e alla gestione delle ristrutturazioni. Ai fondi strutturali a finalità regionale e sociale deve pertanto essere assegnata una dotazione finanziaria che sia adeguata a queste ambizioni.

D’altra parte, al fine di garantire un corretto impiego dei fondi comunitari ed evitare che siano dirottati verso altre finalità o che possano partecipare al finanziamento delle delocalizzazioni, i deputati sollecitano una migliore verifica e rintracciabilità di questi fondi. In particolare, chiedono che, soprattutto per evitare un «turismo delle sovvenzioni», le imprese beneficiarie di fondi dell'Unione che delocalizzano la loro produzione non possano nuovamente usufruire di tali fondi per un periodo stabilito e possano vedersi chiedere il loro rimborso.

Inoltre, la relazione sollecita una riforma degli aiuti statali per riorentarli verso i settori che contribuiscono di più alla crescita e all'occupazione, «evitando pertanto che essi servano a finanziare le delocalizzazioni o ristrutturazioni immotivate».

Investimenti e ricerca

I deputati, ritenendo che la scarsa crescita in Europa e la scarsa competitività delle imprese sono dovute in parte alla insufficienza degli investimenti produttivi e nella ricerca, reputano quindi opportuno che l'UE, oltre che preservare le condizioni lavorative, promuova e sostenga la capacità d'investimento delle imprese nonché l'innovazione e la ricerca di nuove prospettive creatrici di imprese.

Mobilità dei lavoratori

La relazione sottolinea che, in Europa, la mobilità dei lavoratori è eccessivamente ridotta, per cui il potenziale disponibile di attività risulta insufficientemente sfruttato. Inoltre, accade spesso che i lavoratori disposti a svolgere la loro attività all'estero vengono trattenuti a causa di ostacoli amministrativi e linguistici. Per questo motivo, i deputati chiedono all'UE di sostenere la mobilità geografica delle imprese e la mobilità dei lavoratori onde valorizzare al meglio ogni tipo di manodopera disponibile. Occorre poi rimuovere gli ostacoli amministrativi e linguistici che si frappongono alla mobilità.

Link utili

Comunicazione della Commissione del 31 marzo 2005: Ristrutturazioni e occupazione - Anticipare e accompagnare le ristrutturazioni per ampliare l'occupazione: il ruolo dell'Unione europea
Fondo di adeguamento alla globalizzazione (versioni
francese e inglese)

Riferimenti

Jean Louis COTTIGNY (PSE, FR)
Relazione sulle ristrutturazioni e l'occupazione
Doc.: A6-0031/2006
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 14.3.2006

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Verso una reale inclusione sociale

Bambini, giovani, donne, anziani, disabili, minoranze etniche e immigrati sono le categorie più a rischio di esclusione sociale. Sottolineando la necessità di ridurre la disoccupazione, i deputati sollecitano misure per l’istruzione e la formazione, per migliorare i servizi sociali, per conciliare vita familiare e professionale e per creare posti di lavoro di qualità. Sono poi chiesti sistemi pensionistici che garantiscano la giustizia sociale, che possano essere integrati con regimi privati.

La relazione di Edit BAUER (PPE/DE, SK) accoglie con favore il "Progetto di relazione congiunta sulla protezione sociale e l'inclusione sociale" presentato dalla Commissione che esamina i progressi fatti dagli Stati membri nel raggiungimento degli obiettivi concordati al Consiglio europeo di Lisbona.  I deputati rilevano che la relazione tende ad affrontare «con vigore» la lotta contro l'esclusione sociale e l'eliminazione della povertà entro il 2010 e anche ad aiutare gli Stati membri nella riforma dei sistemi di protezione sociale, allo scopo di garantirne in futuro l'adeguamento e la sostenibilità allo scopo di assicurare servizi di standard elevato e di garantirne in futuro l'adeguamento e la sostenibilità.

La lotta contro la povertà e l'esclusione sociale resta una sfida importante per l'Unione e gli Stati membri, poiché più di 68 milioni di persone vivevano a rischio di povertà nel 2002. Per i deputati, il recente rallentamento economico, con l'aumento del tasso di disoccupazione e la diminuzione delle opportunità di lavoro, mette molte persone a rischio di povertà e di esclusione e peggiora la posizione di coloro che già le subiscono. A loro parere, infatti, nonostante gli importanti miglioramenti strutturali nei mercati del lavoro dell'Unione europea durante l'ultima decade, l'occupazione nell'UE e i livelli di partecipazione «restano insufficienti», mentre la disoccupazione rimane alta in molti Stati membri, specialmente per certe categorie, come i giovani, i lavoratori più anziani, le donne e le persone specificamente svantaggiate.

Inclusione sociale

Secondo i deputati, gli sforzi contro la povertà e l'esclusione sociale debbono essere sostenuti ed estesi, al fine di migliorare la situazione delle persone maggiormente a rischio di povertà e di esclusione, quali i lavoratori precari, i disoccupati, le famiglie monoparentali (spesso con un genitore donna), le persone anziane che vivono da sole, le donne, le famiglie con molte persone dipendenti, i bambini svantaggiati. Ma il problema riguarda anche le minoranze etniche, le persone malate o disabili, le persone senza casa, le vittime dei traffici e le vittime della dipendenza da alcool e droga. In proposito i deputati sottolineano che «l'occupazione deve essere percepita come la protezione più efficace contro la povertà», e che quindi occorre mantenere l'interesse finanziario del lavoro «adottando misure che incentivino l'occupazione femminile e fissando obiettivi qualitativi per i posti di lavoro offerti».

La relazione, d’altra parte, sottolinea che, secondo fonti Eurostat, un terzo delle nascite della UE avviene attualmente al di fuori del matrimonio e che tale cifra aumenta ogni anno. Questa tendenza, per i deputati, testimonia «dell'esigenza di trovare meccanismi efficaci per aiutare i differenti tipi di famiglia a funzionare in quanto istituzione».

Gli Stati membri sono quindi invitati a sostenere l'integrazione delle persone svantaggiate al fine di prevenire e di combattere l'esclusione sociale, nonché a promuovere l'istruzione, favorire la creazione di posti di lavoro, la formazione professionale e l'avanzamento nella carriera, la conciliazione fra vita lavorativa e vita familiare, il diritto a un accesso equo all'assistenza medica e a un alloggio decente. Inoltre, sono invitati a garantire la sostenibilità dei sistemi di protezione sociale e dovrebbero mettere a punto strategie integrate di promozione dello sviluppo economico, sociale, culturale e ambientale delle regioni urbane sottosviluppate, insulari e agricole geograficamente remote, in modo da affrontare i problemi dell'esclusione e della povertà «evitandone il protrarsi di generazione in generazione».

I servizi sociali di assistenza e custodia dei bambini sono un'importante condizione preliminare per la prevenzione e la riduzione della povertà dei bambini e dell'esclusione sociale e delle discriminazioni, nonché per facilitare la conciliazione fra vita professionale e familiare. La Commissione è qindi invitata a presentare un Libro verde sulla povertà dei bambini, che presenti obiettivi chiari e misure appropriate per eliminarla. In proposito, i deputati sottolineano anche il bisogno di garantire un facile e uguale accesso all'istruzione a tutti i bambini e, in tale contesto, riconoscono «il ruolo fondamentale degli operatori privati nella fornitura di servizi in questo ambito».

Preoccupati per il futuro dei giovani, invitano gli Stati membri a procedere anche ad uno scambio delle migliori pratiche per prevenire l'abbandono dell'istruzione in giovane età, ad aumentare il livello d'istruzione, in particolare «per quanto riguarda le lingue e le nuove tecnologie», a facilitare la transizione dalla scuola al lavoro. Più in particolare, dovrebbero garantire che la disoccupazione giovanile sia trattata come un obiettivo specifico, con priorità proprie, attraverso misure di azione specifica e formazione professionale, compreso l'incoraggiamento di iniziative e lo sviluppo dello spirito imprenditoriale.

Per accrescere la partecipazione delle donne all'occupazione, secondo la relazione, occorre eliminare gli ostacoli che impediscono loro di entrare sul mercato del lavoro. Gli Stati membri dovrebbero quindi sostenere una politica di crescita e di occupazione femminile agevolando l'accesso delle donne agli impieghi di qualità e la parità di trattamento in campo salariale. Sono anche invitati a concentrarsi sull'eliminazione delle ineguaglianze sul mercato del lavoro e dovrebbero agevolare le scelte personali in termini di riconciliazione fra vita professionale e familiare e l'accesso a servizi di custodia dei bambini e delle altre persone dipendenti che siano accessibili e di qualità. I periodi di inattività professionale per maternità e congedi parentali, inoltre, devono cessare di essere penalizzanti nel computo dei diritti a pensione delle donne.

Ma i deputati sono preoccupati anche per i meno giovani. Per tale motivo chiedono agli Stati membri di incrementare l'accesso all'istruzione e alla formazione professionale per i più anziani e preparare la strada per l'accesso all'istruzione lungo tutto l'arco della vita per tutti, anche per facilitare la permanenza sul mercato del lavoro delle persone di oltre 50 anni di età. Tuttavia, rilevando che, in un determinato numero di casi, né un sufficiente livello di istruzione né numerose riqualificazioni garantiscono l'occupazione, i deputati sottolineano la necessità «di un maggiore utilizzo del lavoro del servizio pubblico non a fini di lucro».

La Commissione è poi invitata a presentare proposte intese a creare un quadro giuridico appropriato per eliminare la discriminazione contro i disabili e favorire le pari opportunità e la piena partecipazione occupazionale, sociale e politica di queste persone. Nella loro lotta contro gli elevati livelli di esclusione che devono affrontare le minoranze etniche e gli immigrati, gli Stati membri dovrebbero sviluppare e attuare misure per l'integrazione di tali gruppi nel mercato del lavoro formale. Si tratta quindi di attuare la normativa contro i trafficanti di esseri umani e la discriminazione e facilitarne l'integrazione attraverso misure specifiche correlate a speciali programmi di istruzione e condizioni di vita e di abitazione decenti.

Protezione sociale

Per i deputati, il rapido cambiamento prodotto dalla globalizzazione e l'ampio utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione incrementano «la vulnerabilità ai rischi sociali» e generano «il bisogno di misure più efficaci di protezione sociale, tese a garantire il diritto di tutti alla protezione sociale». D’altra parte, la relazione rileva che la sicurezza sociale e i sistemi previdenziali sono spesso lenti nel reagire a forme più flessibili di occupazione e auto-occupazione «e non riescono ad offrire un adeguato sostegno». Visto che ciò può costituire un ostacolo per le persone che entrano nel mondo del lavoro, i deputati ritengono che questo aspetto andrebbe tenuto presente al momento di ammodernare i sistemi.

Inoltre, le attuali tendenze demografiche - invecchiamento della popolazione lavorativa e declino della popolazione in età lavorativa - costituisce una sfida a medio e a lungo termine per la sostenibilità finanziaria dei regimi di protezione sociale. Per i deputati occorre quindi promuovere lo sviluppo e l'attuazione di strategie globali per le persone anziane, al fine di permettere ai lavoratori di restare attivi più a lungo e di incoraggiare i datori di lavoro ad occupare e trattenere lavoratori più anziani. Allo stesso tempo, invitano insistentemente la Commissione a presentare proposte volte ad istituire un adeguato quadro giuridico per eradicare la discriminazione nei confronti delle persone in base all'età.

Per i deputati, al fine di rendere i regimi pensionistici finanziariamente sostenibili, occorre una crescita economica e di produttività sufficiente, nonché un elevato livello di occupazione e l'attiva promozione dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, della qualità del lavoro e di un ambiente sano e salutare. Inoltre, ai loro occhi, il sistema pensionistico non deve consistere soltanto di un'ampia gamma di forme di assicurazione sociale e integrativa (di natura sia statutaria che privata), ma deve anche assicurare «la massima giustizia sociale in materia di regimi previdenziali».

Per prevenire gli effetti negativi sull'occupazione, inoltre, le riforme dei sistemi pensionistici dovrebbero evitare di caricare il lavoro di oneri, conseguendo un equilibrio appropriato tra imposte sul lavoro e imposte su altre risorse. Sebbene ritengano che i regimi pensionistici pubblici debbono rimanere una fonte importante di reddito per i pensionati, i deputati sostengono che questi possono essere integrati da sistemi privati, attraverso regimi professionali o personali, erogando diritti supplementari. D’altra parte, è sottolineata l'importanza di una valutazione continua dell'efficacia dei regimi pensionistici per quanto riguarda la loro sostenibilità finanziaria, al fine di raggiungere gli obiettivi sociali.

Gli Stati membri sono poi invitati a rafforzare la loro capacità amministrativa e istituzionale, particolarmente nel campo dell'assistenza sanitaria e a lungo termine, della sicurezza sociale, dei servizi sociali, dei servizi correlati con i bambini, dei servizi di trasporto e della mobilità, della reintegrazione concentrata sull'integrazione nel mercato del lavoro e dei servizi di formazione professionale. Ritenendolo un utile contributo alla discussione sull'inclusione sociale e la protezione sociale, inoltre, i deputati attendono il documento della Commissione sul reddito minimo.

Più in particolare, la relazione rileva che l'organizzazione e la prestazione di servizi e di assistenza sanitaria è, e dovrebbe restare, un settore di competenza dei singoli Stati membri e conferma il suo sostegno ai tre obiettivi fondamentali dell'assistenza sanitaria a lungo termine: accesso generalizzato indipendentemente dal reddito o dal patrimonio, qualità elevata e continuità di finanziamento a lunga scadenza. In tale contesto, peraltro, è sottolineato che deve essere prestata un'attenzione particolare alle persone che richiedono una costosa assistenza a lungo termine e a coloro che si trovano in una situazione di particolare difficoltà nell'accedere all'assistenza sanitaria.  I sistemi sanitari, inoltre, per promuovere e proteggere la salute, non devono essere basati solo sul principio dell'assicurazione, «ma anche su quello della solidarietà».

Il Consiglio europeo, infine, è sollecitato a decidere, nel suo vertice di primavera 2006, un quadro integrato nei settori della protezione sociale e dell'inclusione sociale mirato a snellire e semplificare il metodo di coordinamento aperto e ad adottare una serie unitaria di obiettivi comuni nei campi dell'inclusione sociale, del settore pensionistico, dell'assistenza sanitaria e dell'assistenza alle persone non autosufficienti.

Link utili

Progetto di relazione congiunta sulla protezione sociale e l'inclusione sociale
Comunicazione della Commissione sull'Agenda sociale

Riferimenti

Edit BAUER (PPE/DE, SK)

Relazione sulla protezione sociale e sull'inclusione sociale
Doc.: A6-0028/2006
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 14.3.2006

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LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE


Libera circolazione dei lavoratori dei nuovi Stati membri

Il gruppo ALDE/ADLE chiederà alla Commissione se intende presentare proposte per porre rimedio alla contraddizione tra la direttiva sulle garanzie da dare ai cittadini di paesi terzi per quanto riguarda l'accesso all'occupazione e quanto disposto dal trattato di adesione che impone un trattamento preferenziale per i lavoratori cittadini degli Stati membri rispetto a quelli dei paesi terzi.

La libera circolazione delle persone, è ricordato nell'interrogazione, è una delle libertà fondamentali sancite dal diritto comunitario e comprende il diritto dei cittadini dell'UE di andare a lavorare in un altro Stato membro. Tuttavia, il trattato di adesione prevede un periodo di transizione in cui la legislazione europea sulla libera circolazione dei lavoratori può essere rimandata per un massimo di 7 anni nell'Unione allargata.

A partire dal 23 gennaio 2006, secondo la direttiva 2003/109/CE, gli Stati membri devono garantire ai cittadini di paesi terzi residenti di lungo periodo un trattamento uguale a quello riservato ai propri cittadini per quanto riguarda l'accesso all'occupazione o ad un'attività lavorativa autonoma. Tuttavia, il trattato di adesione stipula che gli Stati membri attuali devono assicurare un trattamento preferenziale per i lavoratori cittadini degli Stati membri rispetto a quelli che sono cittadini di paesi terzi, in ordine all'accesso al proprio mercato del lavoro. Quindi, nota il gruppo parlamentare, a partire da quella data, la situazione sarebbe in contraddizione con quanto disposto dal trattato di adesione.

Ciò premesso, il gruppo ALDE/ADLE chiede alla Commissione se ha l'intenzione di presentare proposte per porre rimedio «al trattamento iniquo», nel mercato del lavoro, dei cittadini di paesi terzi e dei cittadini degli Stati membri che hanno aderito il 1° maggio 2004.

Relazione della Commissione

In una relazione pubblicata l'8 febbraio, la Commissione sostiene che la mobilità dei lavoratori provenienti dai nuovi Stati membri dell'UE verso i vecchi ha avuto sostanzialmente effetti positivi. Tale mobilità, secondo l'Esecutivo, ha contribuito a colmare lacune del mercato del lavoro e a un miglior risultato economico in Europa.

Nei paesi che dopo il maggio 2004 non hanno applicato restrizioni (Regno Unito, Irlanda e Svezia) si è verificata una forte crescita economica e una caduta della disoccupazione. Nei paesi che ricorrono a disposizioni transitorie, i lavoratori che sono riusciti ad accedere al mercato del lavoro legalmente non hanno incontrato difficoltà. Tuttavia, è sottolineato, tali paesi subiscono ripercussioni indesiderabili, come elevati livelli di lavoro nero e di lavoro indipendente fittizio.

Le statistiche della relazione, fornite dagli stessi Stati membri dell’UE, indicano che il flusso di lavoratori dall’Europa centrale e orientale è stato inferiore al previsto. Non è provato un aumento del numero di lavoratori o della spesa di assistenza sociale dopo l'ampliamento rispetto ai 2 anni precedenti.

In tutti i paesi, i cittadini dei nuovi Stati membri (UE10) rappresentano meno dell’1% della manodopera, escluse Austria (1,4% nel 2005) e Irlanda (3,8% nel 2005). I flussi di lavoratori immigrati relativamente più consistenti si registrano verso l’Irlanda. I lavoratori UE10 sono muniti di qualifiche assai richieste e, secondo la Relazione, la percentuale di lavoratori non qualificati è molto inferiore al suo equivalente nazionale.

Situazione italiana riguardo alla libera circolazione dei lavoratori

Il Governo italiano, ritenendo opportuno limitare nei primi due anni l’accesso al mercato del lavoro per i lavoratori dipendenti provenienti dai nuovi Stati membri, ha emanato un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) che fissava in 20.000 unità la quota di cittadini dei nuovi Stati membri ai quali era consentito l'accesso al mercato del lavoro italiano nel 2004.

All'epoca aveva anche pubblicato un Vademecum per illustrare ai cittadini dei nuovi Stati membri, ai datori di lavoro e a chi opera nel settore, le modalità per l'accesso al lavoro dipendente in Italia durante il periodo transitorio. Dalla relazione della Commissione risulta che, in Italia, il 76% dei permessi di lavoro rilasciati nel 2004 e il 71% nel 2005 sono stati concessi a lavoratori stagionali.

Il 14 febbraio di quest'anno, è stato adottato un nuovo DCPM che, per l'anno 2006, stabilisce una quota massima di 170.000 ingressi nel territorio dello Stato per lavoro subordinato, stagionale e non stagionale, di lavoratori cittadini dei nuovi Stati membri della Unione europea.

Link utili

Relazione della Commissione sul funzionamento delle disposizioni temporanee
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (14 febbraio 2006)

Riferimenti

Interrogazione orale sulla libera circolazione dei lavoratori e periodi di transizione
Doc.: 0-0027/2006
Procedura: Interrogazione orale
Dibattito: 13.3.2006 

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DIRITTI DELLE DONNE/PARI OPPORTUNITÀ


Cartellino rosso alla prostituzione forzata

In base a due interrogazioni orali, si svolgerà in Aula un dibattito sui temi della prostituzione forzata durante gli eventi sportivi internazionali, come i Mondiali di calcio, e della lotta al traffico degli esseri umani. Contro lo sfruttamento sessuale delle donne, i deputati chiedono misure di sensibilizzazione del pubblico e dei potenziali clienti nonché azioni di prevenzione per le possibili vittime. Chiedono anche come sono state recepite le norme UE contro la tratta delle donne.

Mentre fervono i preparativi per la Coppa del Mondo di calcio che si terrà in Germania dal 9 giugno al 9 luglio, ha suscitato clamore la notizia che non è solo la comunità sportiva a prepararsi all'evento ma anche l'industria del sesso. A Berlino, infatti, a pochi passi dallo Stadio Olimpico, è stata recentemente inaugurata la più grande casa chiusa d'Europa e si stima che alle 400.000 prostitute già presenti in Germania - dove questa attività è legale e regolamentata - si aggiungeranno almeno altre 40.000 donne provenienti da altri paesi.

Molte associazioni hanno denunciato questa situazione, soprattutto perché sembra che questi nuovi arrivi saranno gestiti in gran parte da centrali internazionali del traffico di esseri umani. Organizzazioni femministe e movimenti cattolici hanno anche condannato l'indifferenza della Federcalcio tedesca e la scarsa, se non nulla, adesione dei giocatori alla campagna promossa dal Consiglio federale delle donne tedesche: "Cartellino rosso per la prostituzione forzata".

Anche la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere del Parlamento europeo si è impegnata in questa campagna. Per l'8 marzo, giornata mondiale delle donne, ha infatti organizzato un seminario volto ad attirare l'attenzione sui problemi legati alla prostituzione forzata nel quadro delle manifestazioni sportive internazionali. Inoltre, ha presentato un'interrogazione orale alla Commissione e proporrà alla Plenaria una risoluzione su tale argomento.

Per i deputati, le olimpiadi o altri eventi sportivi, esposizioni e congressi internazionali, comportano un incremento della domanda di prostituzione e servizi sessuali. Spesso illuse da false promesse di lavoro legale e poi costrette a lavorare come prostitute, gran parte di queste donne sono vittime del crimine organizzato. Anche se non esistono dati chiari sul modo in cui molte donne saranno sottoposte alla tratta e costrette a lavorare come prostitute nei prossimi mondiali di calcio, le organizzazioni europee per i diritti dell'uomo temono un sensibile incremento della tratta di donne e della prostituzione coatta durante questo evento.

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere chiede quindi all'Esecutivo se, nel suo ambito di competenza, intende proporre iniziative particolari e strategie per combattere la prostituzione coatta e la tratta connesse allo sport e alla sua funzione sociale. I deputati, peraltro, vorrebbero anche sapere dalla Commissione come intende attuare il proprio piano di azione con effetto immediato, in stretta collaborazione con gli Stati membri e altri organismi internazionali, per combattere la prostituzione coatta.

Inoltre, chiedono all'Esecutivo se esistono eventuali strategie cui ricorrere quando le vittime temono di cooperare con le autorità pubbliche e se non ritiene che tali vittime necessitino di una migliore tutela giuridica. La Commissione, infine, è invitata a illustrare le misure che intende eventualmente prendere per sostenere le organizzazioni femminili in questa lotta.

Proposta di risoluzione

Con la proposta di risoluzione sottoposta alla Plenaria, la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere condanna la tratta delle persone, in particolare di donne e bambini, a fini di sfruttamento sessuale o di altre forme di sfruttamento definendolo «una delle espressioni più clamorose di violazione dei diritti umani».

Per tale motivo i deputati plaudono alla campagna lanciata dal Consiglio nazionale delle donne tedesche "Cartellino rosso alla prostituzione forzata" e invocano una cooperazione transnazionale. Inoltre, sottolineano la necessità di una campagna integrata a livello europeo e chiedono pertanto agli Stati membri di lanciare e promuovere la campagna "Cartellino rosso" in stretta collaborazione con tutte le parti interessate, le ONG, la polizia, le chiese e i servizi sanitari.

In questo contesto, la risoluzione esorta la Commissione europea e gli Stati membri a lanciare una campagna a livello europeo nel corso di eventi sportivi internazionali per informare e educare il pubblico, e in particolare gli sportivi e i tifosi, su tale questione. Ma l'obiettivo principale è di ridurre la domanda attraverso una sensibilizzazione dei potenziali clienti. Per i deputati, inoltre, occorre avviare una campagna di prevenzione a favore delle vittime potenziali, informandole sul rischio che corrono di restare «intrappolate nelle reti di tratta e pertanto finire vittime della prostituzione forzata e dello sfruttamento sessuale».

Per quanto riguarda la prossima Coppa del Mondo di calcio, la risoluzione sollecita la Germania a creare un servizio di assistenza telefonica multilingue e una campagna di comunicazione visibile per aiutare le donne costrette a prostituirsi e le vittime che non parlano la lingua del paese di transito o di destinazione e che si trovano spesso isolate. Inoltre, esorta il Comitato Olimpico Internazionale, la FIFA, la UEFA, la Lega Calcio Tedesca e/o altre associazioni, nonché gli sportivi stessi a manifestare il loro appoggio alla campagna "Cartellino rosso" e a pronunciarsi chiaramente contro il traffico e la prostituzione forzata.

Tratta degli esseri umani

La lotta contro il traffico di esseri umani costituisce una delle priorità dell'UE e contro questo flagello sono state intraprese numerose azioni. Al fine di combattere l'immigrazione illegale e la criminalità organizzata sono state adottate la direttiva 2004/81/CE del Consiglio, sul titolo di soggiorno da rilasciare ai cittadini di paesi terzi vittime della tratta di esseri umani, e la decisione quadro 2002/629/GA del Consiglio sulla lotta alla tratta degli esseri umani.

Il gruppo ALDE/ADLE presenterà un'interrogazione orale alla Commissione in cui chiede di essere informato sullo stato d'attuazione della direttiva 2004/81/CE e della decisione quadro 2002/629/GAI del Consiglio da parte degli Stati membri. Più in particolare è chiesto di indicare quali Stati membri si sono già conformati alla direttiva 2004/81/CE del Consiglio e con quali modalità (durata del titolo di soggiorno, condizioni di ottenimento, ecc.).

Inoltre, la Commissione è invitata a indicare se ha redatto la relazione prevista dalla decisione quadro 2002/629/GAI che deve servire da base al Consiglio per la valutazione delle misure adottate dagli Stati membri. Se così non fosse, l'Esecutivo è sollecitato a spiegarne i motivi. I deputati liberaldemocratici vorrebbero anche sapere quali Stati membri si sono conformati agli obblighi imposti dalla decisione quadro e in che maniera l'hanno fatto, così come i motivi che hanno impedito agli altri di adempiere a tale obbligo.

I deputati chiedono poi alla Commissione se appoggia il lancio, quest'anno, delle iniziative proposte dal Parlamento europeo nella sua recente relazione sul traffico di esseri umani. La relazione, in particolare, proponeva di lanciare una giornata contro la tratta con lo scopo di sensibilizzare i cittadini sulla questione e di creare linee di assistenza telefonica gratuita.

Inoltre, il Parlamento sollecitava la raccolta di dati sul traffico di esseri umani e, a questo proposito, è chiesto alla Commissione quali iniziative intende adottare in tale ambito e, più in particolare, se è disposta a presentare una proposta di regolamento relativo alle statistiche comunitarie sul traffico di esseri umani.

Riguardo alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani e la Convenzione dell'ONU sullo stesso tema la Commissione è invitata a illustrare se intende adottare delle misure per assicurarne la ratifica da tutti gli Stati membri. Infine, il gruppo politico chiede alla Commissione come intende assicurare che Eurojust e Europol prendano parte più attiva nella lotta contro il traffico di esseri umani e come intende migliorare il controllo a livello nazionale.

Link utili

Seminario sulla prostituzione forzata - Nota di background (versioni francese e inglese)
Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione attuale nella lotta alla violenza contro le donne ed eventuali azioni future (2 febbraio 2006)

Riferimenti

Interrogazione orale sulla prostituzione coatta nel quadro di eventi sportivi mondiali
Doc.: O-0006/2006
&
Interrogazione orale sulle misure anti-tratta adottate dall'UE e lancio di una giornata contro il traffico di esseri umani
Doc.: O-0011/2006

Procedura: Interrogazione orale
Dibattito: 13.3.2006 

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Un Istituto europeo per garantire la parità uomo-donna

Pur appoggiando caldamente la creazione di un Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, il Parlamento chiede di ampliarne le competenze per assumere un ruolo più attivo. All'Istituto spetterà anzitutto analizzare i dati disponibili e stimolare la ricerca di nuovi. Dovrà istituire e coordinare una Rete europea per lo scambio di informazioni e sensibilizzare i cittadini, ma anche diffondere buone prassi e fornire consulenze a enti pubblici e privati nonché raccomandazioni alle istituzioni UE.

La proposta della Commissione, elaborata dopo una lunga gestazione che ha consentito un esame approfondito della questione, intende costituire un’agenzia operante come centro di eccellenza a livello europeo, autonoma nell’adempimento dei propri compiti e dotata delle competenze necessarie ad operare come sostegno tecnico delle istituzioni della Comunità e degli Stati membri nella lotta contro le discriminazioni fondate sul sesso.

In prima lettura della procedura di codecisione, la Plenaria esaminerà una relazione di Lia SARTORI (PPE/DE, IT) e Lissy GRÖNER (PSE, DE) che suggerisce numerose modifiche al testo della Commissione. Anzitutto, per quanto riguarda gli obiettivi generali dell'Istituto, oltre al ruolo di assistenza nella lotta contro le discriminazioni, sono aggiunti la «promozione dell’uguaglianza di genere» e la sensibilizzazione dei cittadini dell'UE su queste tematiche.

L'Istituto, secondo i deputati, dovrebbe diventare operativo «quanto prima» e comunque non oltre 12 mesi dall'entrata in vigore del regolamento. A tale proposito, la Presidenza austriaca ha espresso l'auspicio che si trovi presto un accordo sulla sede dell'Istituto affinché possa cominciare la sua attività nel 2007. L'Istituto potrà contare su una dotazione finanziaria di 52 milioni di euro per il periodo dal 2007 al 2013 e impiegherà inizialmente 15 persone alle quali se ne aggiungeranno progressivamente altrettante entro il 2013.

I compiti dell'Istituto

I compiti da affidare all'Istituto sono numerosi e di diversa natura. I deputati completano e chiariscono alcuni di essi ma ne introducono anche di nuovi per conferirgli un ruolo più attivo nelle politiche volte alla promozione dell'uguaglianza di genere.

A loro parere, il principale compito dell'Istituto deve essere quello di analizzare informazioni obiettive, attendibili e comparabili relative all'uguaglianza di genere, così da creare uno specifico valore aggiunto. Occorre inoltre che l'Istituto evidenzi i settori per i quali si dispongono di poche informazioni e suggerisca iniziative per colmare le lacune. Dovrà poi cooperare con Eurostat e con tutti gli organismi statistici competenti al fine di sviluppare metodi per migliorare la comparabilità, l'obiettività e l'attendibilità dei dati a livello europeo, «definendo criteri atti a migliorare la coerenza delle informazioni, affinché tali organismi tengano conto delle questioni di genere nella raccolta dei dati».

L'Istituto, inoltre, dovrà apprestare, analizzare, valutare, diffondere e promuovere l'uso di strumenti metodologici a sostegno dell’integrazione dell’uguaglianza di genere in tutte le politiche della Comunità e nelle risultanti politiche nazionali ma anche a sostegno dell'integrazione della dimensione di genere in tutte le istituzioni e gli organi comunitari e, poi, verificarne l’efficacia.

L'Istituto dovrà anche condurre indagini sulla situazione dell'uguaglianza di genere in Europa. Per i deputati, inoltre, dovrà istituire e coordinare una Rete europea sull'uguaglianza di genere finalizzata a sostenere e incoraggiare la ricerca, ottimizzare l'uso delle risorse disponibili e promuovere lo scambio e la diffusione di informazioni. Questa rete, è precisato, dovrà vedere la partecipazione di centri di ricerca, organismi, organizzazioni, esperti che trattano delle problematiche dell'uguaglianza di genere e dell'integrazione della dimensione di genere. Oltre a questo scambio di informazioni "telematico", potrà organizzare delle riunioni ad hoc su argomenti specifici caratterizzati da una carenza di conoscenze.

Tra i suoi compiti appare anche l'organizzazione e la promozione di conferenze, campagne e riunioni a livello europeo, dirette a sensibilizzare i cittadini dell'Unione in materia di uguaglianza di genere. Per conseguire i suoi obiettivi, l'Istituto dovrà anche raccogliere sistematicamente e presentare dati «sulle conquiste delle donne in tutti i settori della società» e proporre politiche ed iniziative «volte a pubblicizzare e valorizzare tali esempi di successo», anche per mettere in evidenza un'immagine positiva del ruolo delle donne nelle società contemporanee. Oltre a ciò dovrà anche sviluppare il dialogo e la cooperazione con le organizzazioni non governative, con gli enti operanti nel settore della parità a livello nazionale ed europeo e con organi ed organizzazioni di livello internazionale responsabili per l'uguaglianza di genere.

D'altra parte, l'Istituto dovrà fornire alle organizzazioni pubbliche e private delle consulenze sull'integrazione della dimensione di genere in tutte le politiche, diffondere esempi di buone prassi e presentare raccomandazioni e orientamenti alle Istituzioni comunitarie affinché queste possano integrare efficacemente la dimensione di genere nella legislazione. A queste Istituzioni, inoltre, presenterà delle relazioni sull'uguaglianza di genere e sull'integrazione della parità tra i sessi in tutte le politiche nei paesi di prossima adesione e in quelli candidati.

Un Consiglio d'amministrazione con un numero sufficiente di donne

I deputati propongono profonde modifiche all'approccio della Commissione per la nomina dei membri del Consiglio d'amministrazione, reclamando maggiori prerogative per il Parlamento e precisando che occorre una presenza sufficiente di donne tra i suoi membri.

Più in particolare, il consiglio di amministrazione dovrà comporsi di nove membri nominati dal Consiglio di concerto con il Parlamento europeo, sulla base di un elenco stilato dalla Commissione, che comprende un numero di candidati considerevolmente più elevato del numero di membri da nominare, nonché di un rappresentante della Commissione. L'elenco stilato dalla Commissione dovrà essere trasmesso al Parlamento europeo che, entro tre mesi, ha la facoltà di invitare i candidati a un'audizione al fine di poter sottoporre il suo punto di vista alla valutazione del Consiglio, che poi procede alle nomine. La proposta originaria, invece, prevedeva sei rappresentanti del Consiglio e sei della Commissione nonché tre membri delle parti sociali senza, però, diritto di voto.

I deputati, inoltre, precisano che Commissione, Parlamento europeo e Consiglio devono mirare a realizzare una pari rappresentanza di donne e uomini. Pertanto, dovranno provvedere «affinché nessuno dei due sessi rappresenti meno del 40% dei membri del consiglio di amministrazione». I membri del consiglio di amministrazione dovranno in ogni modo essere selezionati in maniera tale da garantire i massimi livelli di competenza e un’ampia serie di capacità transdisciplinari in materia di uguaglianza di genere.

Link utili

Proposta della Commissione
Tabella di marcia per la parità tra donne e uomini (versione inglese)
Relazione della Commissione sulla parità tra donne e uomini - 2006

Riferimenti

Lissy GRÖNER (PSE, DE) e Lia SARTORI (PPE/DE, IT)
Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che costituisce un Istituto europeo per l’uguaglianza di genere
Doc.: A6-0043/2006

Procedura: Codecisione, prima lettura
Dibattito: 14.3.2006

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CONCORRENZA


Il caso Enel-Suez irrompe al Parlamento

Enel-Suez, UniCredit-HBV, Eon-Endesa e Mittal-Arcelor sono solo gli ultimi casi in cui tentativi di fusioni si sono scontrati con barriere legislative, amministrative o finanziarie e con pressioni politiche esercitate da parte degli Stati che temono per la sorte dei loro "campioni nazionali". Ma molti ritengono che ciò sia contrario allo spirito del mercato unico. Su richiesta di diversi gruppi politici, la Commissione aprirà un dibattito in Aula sulle fusioni nel mercato interno.

Dopo le incursioni di banche straniere in Italia, l’UniCredit si è vista sbarrare le porte ad una sua iniziativa in Polonia che si è appellata a una clausola di concorrenza che scavalcherebbe le regole europee, sopprimendo alla Commissione il suo ruolo di organo Antitrust. Inoltre, proprio mentre è salito drammaticamente alla ribalta il problema della sicurezza degli approvvigionamenti energetici in Europa, le proposte di nozze transfrontaliere dell’ENEL in Francia e della tedesca EON in Spagna, si sono scontrate con il principio della preferenza nazionale e la ferma opposizione dei rispettivi governi.

Per quanto riguarda le questioni italiane, il Governo si è subito rivolto alla Commissione chiedendo di impedire queste pratiche protezionistiche che, ironia della sorte, erano state rimproverate proprio all’Italia durante le vicende che hanno vivacizzato il settore bancario italiano. Il Ministro Giulio TREMONTI ha incontrato i commissari McCreevy e Kroes per denunciare la violazione dei principi del mercato interno, quali la libera circolazione dei capitali e la non discriminazione, così come il non rispetto delle disposizioni previste dalla direttiva sugli abusi di mercato. Il Ministro, d'altra parte, incontrerà il suo omologo francese il 13 marzo per tentare di giungere a un accordo politico. Dopo questo incontro, l'Enel ha annunciato di voler lanciare un'OPA su Suez (che controlla anche la società belga Electrabel) con il sostegno di un pool di banche, tra le quali figurerebbe anche UniCredit.

Nel frattempo, la Commissione ha avviato una procedura di infrazione contro la Polonia, ma per il triangolo Enel-Suez-GDF non vi sono ancora sviluppi formali. Tuttavia, il Presidente della Commissione BARROSO, presentando il Libro verde sull'approvvigionamento energetico, ha affermato che occorre rifiutare «l'insorgere di nazionalismi economici in Europa, soprattutto nel settore dell'energia». A suo parere, inoltre, «le regole della concorrenza devono essere fatte valere rigorosamente», assicurando che i casi di fusioni transfrontaliere «saranno analizzati con rigore ed obiettività» poiché «l'Europa è fondata sull'apertura e non sulle barriere».

E' da notare che molti deputati italiani di diversi schieramenti hanno depositato delle interrogazioni scritte con cui chiedono alla Commissione di verificare se l’azione del governo francese contrasti con la libera circolazione dei capitali e se la fusione tra Gaz de France e Suez violi il diritto comunitario della concorrenza. Un deputato belga, invece, con un'altra interrogazione, denuncia la progettata fusione tra Suez e Gaz de France ritenendo che difficilmente possa servire gli interessi dei consumatori, «visto che la conseguenza diretta dell'operazione è il ristabilimento di un monopolio di fatto nel settore dell'energia in Belgio (e altrove)». Chiede quindi alla Commissione di illustrare quali misure prevede di adottare per tutelare gli interessi dei consumatori in questo contesto e se intende imporre alla nuova società risultante dalla fusione di cedere parte delle sue attività in Belgio, onde preservare il libero gioco della concorrenza.

Il dibattito si preannuncia vivace. Sarà interessante vedere se, anche in Aula, prevarrà l'approccio nazionale o quello fondato sulle convinzioni economiche e politiche.

Link utili

Comunicato stampa della Commissione sulla fusione UniCredit-HBV

Riferimenti

Dichiarazione della Commissione - Fusioni nel mercato interno
Dibattito: 15.3.2006

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COMMERCIO ESTERO/INTERNAZIONALE


Crisi del settore calzaturiero europeo

Preoccupati del netto aumento delle importazioni dalla Cina nel 2005, i deputati presenteranno un'interrogazione orale alla Commissione sulla situazione del settore calzaturiero europeo a un anno dalla sua liberalizzazione. Mentre sono in fase di definizione dei dazi antidumping per Cina e Vietnam, chiedono quali ulteriori misure intende prendere la Commissione per tutelare l'industria dalle pratiche commerciali sleali. A seguito del dibattito il Parlamento adotterà una risoluzione.

Il 1° gennaio 2005 sono state abolite le ultime restrizioni alle importazioni di calzature dalla Cina e tutti i prodotti calzaturieri possono ora accedere al mercato comunitario senza limitazioni di sorta.

Nel 2005, secondo il sistema di vigilanza comunitaria, si è verificato un netto aumento delle importazioni dalla Cina (dell'ordine addirittura del 500%), che ha avuto conseguenze pesanti sulla competitività del settore europeo delle calzature, incapace di far fronte a questa vera e propria «valanga» di merci importate a bassissimo costo. Tutto ciò ha provocato un'ulteriore contrazione del settore calzaturiero comunitario, con un aumento del numero di aziende che sono state obbligate a chiudere e un'ulteriore perdita di posti di lavoro.

Inoltre, i fornitori tradizionali di calzature e componenti per calzature dei paesi terzi, inclusi paesi candidati e paesi in via di sviluppo, sono stati espulsi dal mercato comunitario. L'anno scorso l'industria europea ha presentato una denuncia contro la Cina (e il Vietnam), affermando che le esportazioni di questi paesi verso la Comunità erano agevolate da interventi dello Stato che costituiscono pratiche di dumping inaccettabili in base alle norme OMC. Di conseguenza, la Commissione ha aperto un'indagine antidumping che, per dimensioni e importanza, è la maggiore indagine di questo genere mai avviata dalla Comunità.

Ciò premesso, la commissione per il commercio internazionale chiede alla Commissione di pronunciarsi sull'impatto che l'eliminazione del sistema delle quote ha avuto sia per l'industria comunitaria sia per i paesi in via di sviluppo. Inoltre, chiede in che modo valuta i risultati del sistema di vigilanza comunitaria nel settore calzaturiero e come intende affrontare «l'inevitabile ristrutturazione» di tale settore.

Alla Commissione è inoltre chiesto se intende avviare ulteriori iniziative a livello internazionale per difendere il settore calzaturiero europeo da pratiche commerciali sleali e, qualora gli Stati membri lo richiedano, se fosse disposta a prendere in considerazione l'opportunità di avviare un'indagine nei confronti della Cina nel quadro del TPSSM (il meccanismo transitorio di salvaguardia specifico per prodotto)

Dazi antidumping per Cina e Vietnam

Secondo l'UE esistono prove fondate di un intervento dello Stato (finanziamenti agevolati, esenzioni fiscali...) nel settore delle calzature in cuoio in Cina e in Vietnam. Inoltre, questi paesi godono di notevoli vantaggi comparati. Dal 2001, parallelamente all'aumento delle importazioni oggetto di dumping, si è registrata una diminuzione di circa il 30% della produzione europea di calzature, mentre i prezzi sul mercato interno sono crollati del 30%. Inoltre, sono stati soppressi circa 40.000 posti di lavoro nel settore.

Per quanto riguarda i prezzi, è dimostrato che negli ultimi cinque anni la diminuzione di oltre il 20% dei prezzi all'importazione delle calzature in cuoio nell'UE non è stata proporzionale al mutamento dei prezzi al consumo, che sono rimasti stabili ed hanno addirittura registrato un leggero aumento.

Il commissario per il commercio, Peter Mandelson, ha proposto l'imposizione di un dazio del 4% in aprile, per poi aumentare l'aliquota nell'arco di cinque mesi fino al 19,4% per la Cina e al 16,8% per il Vietnam. A quel punto si dovrà decidere (con voto vincolante degli Stati UE) se rendere queste misure definitive. Il viceministro alle attività produttive, Adolfo Urso, commentando la decisione del commissario UE al commercio, l'ha definita «una decisione giusta che dimostra come avevamo pienamente ragione nel denunciare il dumping praticato nelle calzature» tuttavia giudicando la misura «non ancora sufficiente». In vista di un incontro previsto con il commissario l'8 marzo a Bruxelles, ha dichiarato che «l'Europa deve fare di più e può fare di più per difendere le sue imprese e i suoi lavoratori» e che proprio questo sarà «l'argomento chiave» dell'incontro.

Ma il presidente della Confederazione dei calzaturieri europei, Rafael Calvo, non è d'accordo con le cifre proposte per i dazi alla Cina «perché il dumping messo in atto da Pechino è nettamente superiore». E anche i produttori italiani si sono detti delusi dai livelli bassi dei dazi e dalle deroghe che si delineano per scarpe da bambino e sportive high-tech. Il segretario generale dell'Anci, Leonardo Soana, ha infatti ritenuto «positivo che si sia risvegliato il dinosauro comunitario», ma si è detto «deluso dalle misure troppo deboli prospettate». Mentre Luca CORDERO di Montezemolo, Presidente di Confindustria, si è detto insoddisfatto delle misure imposte dall'UE, ritenendole insufficienti «soprattutto per quanto riguarda le calzature di pelle». Ha aggiunto, inoltre, che le calzature di pelle «rappresentano in termini di immagini, di numeri e di volumi la parte più importante delle nostre calzature». Tuttavia, ha sottolineato che «dobbiamo tenere conto comunque di due aspetti importanti: anzitutto che è stata inequivocabilmente affermata, verificata e registrata una concorrenza non leale da parte di Cina e Vietnam». Inoltre, ha osservato che «il commissario europeo si è riservato di modificare questi numeri e queste quote in funzione al monitoraggio che farà sulle importazioni da questi paesi».

Settore delle calzature italiano

Secondo una stima di un'indagine ANCI, la produzione nazionale nel settore calzaturiero per i primi 9 mesi del 2005 è diminuita del 9,6% (dato confermato da rivelazioni Istat).

Dall'inizio del 2005 ad agosto, secondo dati Istat elaborati dall'ANCI, le esportazioni italiane hanno fatto registrare una diminuzione del 12% in quantità e del 2,8% in valore con quasi 180 milioni di paia esportate per un valore di 4,2 miliardi di euro. Il calo più grande è avvenuto per le esportazioni agli Stati Uniti con una diminuzione del 28,4% in quantità e del 17,2% in valore. Le esportazioni per la Svizzera sono diminuite del 9% e quelle per il Canada dell'8%. Per quanto riguarda le esportazioni nei paesi UE il calo è stato del 10,8% in quantità e dell'1,9% in valore. Infine, gli unici dati positivi sono stati registrati nelle esportazioni per la Russia e per il Giappone, dove l'export è aumentato rispettivamente del 24,6% e del 3,9%.

Le importazioni invece continuano a crescere facendo registrare un aumento del 13,5% in valore e dello 0,9% in quantità. Nei primi otto mesi del 2005 sono state importate 238 milioni di paia di scarpe per un valore di quasi 2 miliardi di euro. Oltre ad un aumento significativo delle importazioni cinesi (16,8% in quantità e 70% in valore) e vietnamite (8,1% in valore), sono cresciute anche quelle provenienti dall'Unione europea (6,9% in quantità e del 20% in valore). A tale proposito, l'ANCI sospetta fortemente che questi dati nascondono un aumento delle triangolazioni ossia di «movimenti anomali di prodotti con il solo scopo di aggirare controlli doganali più stringenti». Le importazioni dal Belgio, ad esempio, sono aumentate del 17,8% in quantità, portandolo al quarto posto nella classifica dei paesi fornitori prima di India, Bulgaria e Tunisia.

E' anche per questa ragione che l'ANCI, pur con qualche riserva, attende l'adozione del regolamento proposto dalla Commissione sull’indicazione del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi, tra i quali figurano anche le calzature e i loro componenti. La normativa, infatti, dovrebbe rendere più complicate queste triangolazioni e favorire l'industria europea delle PMI rispetto alle pratiche commerciali scorrette.

Il saldo commerciale nel settore calzaturiero per i primi otto mesi del 2005 rimane quindi negativo, con una differenza tra esportazioni e importazioni di 59 milioni di paia. In valore questo saldo, pur restando positivo, si è ridotto del 13,9%, passando da circa 2,6 miliardi di euro nel 2004 a 2,2 miliardi di euro nello stesso periodo del 2005. Dal 1996 al 2005, le esportazioni nei primi otto mesi dell'anno non hanno smesso di calare passando da 317,7 milioni a 179,5 milioni di paia esportate. Tuttavia, alla quantità di paia di scarpe esportate non è corrisposto un'uguale diminuzione del valore di tali esportazioni che da 4,486 miliardi di euro nel 1996 è diminuito fino a 4,227 miliardi di euro nel 2005. Per quanto riguarda le importazioni, dal 1996 al 2005 nei primi otto mesi dell'anno sono aumentate in continuazione sia in quantità che in valore, con un aumento da 91,3 milioni a 238,6 milioni di paia per un valore di rispettivamente 620,7 milioni di euro e 1,993 miliardi di euro.

Nella filiera pelle, dal 2003 sono fallite oltre 1.500 aziende, ma è soprattutto nei primi nove mesi del 2005 che la maggior parte delle imprese hanno cessato l'attività con 720 fallimenti e una perdita di circa 8.000 posti di lavoro.

Link utili

Associazione nazionale calzaturifici italiani
Dati Import, Export e consumi calzature italiane (gennaio - agosto 2005)
Proposta di regolamento relativo all’indicazione del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi

Riferimenti

Interrogazione orale sulla situazione del settore calzaturiero europeo a un anno dalla sua liberalizzazione
Doc.: O-0005/2006

Procedura: Interrogazione orale
Dibattito: 14.3.2006

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CONSUMATORI


Programma d'azione per i consumatori

In prima lettura della procedura di codecisione, l'Aula esaminerà una proposta di decisione che istituisce un programma d'azione in materia di salute e tutela dei consumatori. I deputati propongono di scindere il programma, attribuendo 233 milioni di euro al programma sui consumatori. Suggeriscono inoltre di potenziare il sostegno alle associazioni di consumatori e introducono nuove azioni che possono beneficiare del finanziamento comunitario.

Gli obiettivi del programma, che dovranno essere raggiunti attraverso il concorso finanziario della Comunità, sono di approfondire la conoscenza delle problematiche attinenti al consumo e ai mercati, regolamentare meglio la protezione dei consumatori attraverso una loro più intensa partecipazione, migliorare l'esecuzione della legislazione, il monitoraggio e i mezzi giudiziari ed extragiudiziari di ricorso e, infine, migliorare l'informazione e l'educazione dei consumatori e responsabilizzarli.

Inizialmente la Commissione aveva proposto un programma d'azione unico che trattava sia della protezione dei consumatori sia degli aspetti prettamente sanitari, auspicando così di permettere una maggiore sinergia tra questi due campi. Questo approccio, tuttavia, è stato respinto dai deputati che, al contrario, non credono che questa unificazione possa portare i vantaggi sperati dalla Commissione.

Per tale motivo, lo scorso anno, il Parlamento ha deciso di scindere in due parti il programma integrato, tenuto anche conto delle considerazioni di bilancio e rilevando che i due campi sono sottoposti a basi giuridiche diverse. La commissione per il mercato interno si è quindi interessata unicamente della protezione dei consumatori, lasciando alla commissione per l'ambiente e la sanità pubblica il capitolo sanitario.

Anche la dotazione finanziaria è stata suddivisa tra i due programmi, assegnando 233 milioni di euro, su uno stanziamento totale di 1,203 miliardi, alla protezione dei consumatori. Tuttavia, nel contesto dei negoziati tra Parlamento e Consiglio sulle prospettive finanziarie 2007-2013, contrariamente ai colleghi della commissione ambiente, non è stato presentato nessun altro emendamento riguardante il finanziamento del programma.

Ciò nonostante, hanno votato a favore di una riduzione di alcune soglie di finanziamento comunitario, dal 60 al 50%, per le «azioni destinate a favorire la realizzazione di un obiettivo proprio di una politica comunitaria». Inoltre, hanno approvato un emendamento che fissa i criteri di ammissibilità degli organismi e delle persone giuridiche che intendono partecipare al programma allungando, al contempo, l'elenco delle azioni finanziabili con il contributo comunitario.

Per esempio, hanno introdotto un'azione volta a migliorare la comunicazione con i cittadini per quanto riguarda le questioni attinenti la tutela dei consumatori. In tale ambito, pertanto, potranno essere organizzati conferenze, seminari e riunioni di esperti, ma saranno sostenute anche le comunicazioni di informazioni on line e le pubblicazioni sul tema della tutela dei consumatori.

Altre azioni riguardano la promozione della cooperazione internazionale e lo scambio di migliori pratiche tra gli Stati membri. Infine, hanno anche proposto diversi emendamenti tesi a rafforzare il sostegno delle organizzazioni di consumatori e a introdurre misure per favorirne la promozione e il potenziamento.

Link utili

Proposta della Commissione

Riferimenti

Marianne THYSSEN (PPE/DE, BE)
Relazione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma d’azione comunitaria in materia di salute e tutela dei consumatori (2007-2013)- aspetti dei consumatori
Doc.: A6-0032/2006

Procedura: Codecisione, prima lettura
Dibattito: 16.3.2006

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SANITÀ PUBBLICA


Programma d'azione per la salute

In prima lettura della procedura di codecisione, l'Aula esaminerà una proposta di decisione che istituisce un programma d'azione in materia di salute e tutela dei consumatori. I deputati propongono di scindere il programma, e di aumentarne la dotazione fino a 1,5 miliardi di euro, per sette anni, al fine di tenere conto delle nuove azioni e misure che chiedono di introdurre.

Inizialmente la Commissione aveva proposto un programma d'azione unico che trattava sia della protezione dei consumatori sia gli aspetti prettamente sanitari, auspicando così di permettere una maggiore sinergia tra questi due campi. Questo approccio, tuttavia, è stato respinto dai deputati che, al contrario, non credono che questa unificazione possa portare i vantaggi sperati dalla Commissione. Per tale motivo, lo scorso anno, il Parlamento ha deciso di scindere in due parti il programma integrato, tenuto anche conto delle considerazioni di bilancio e rilevando che i due campi sono sottoposti a basi giuridiche diverse. La commissione per l'ambiente e la sanità pubblica ha trattato quindi il capitolo sanitario e quella per il mercato interno e si è interessata della protezione dei consumatori. Inoltre, propone di aumentare la dotazione del programma sugli aspetti sanitari da 969 milioni di euro (su un totale cumulato di 1,203 miliardi) a 1,5 miliardi di euro per tenere conto dell'aggiunta di nuove azioni e misure e garantire una loro effettiva ed integrata attuazione. 

La salute rappresenta un tema molto importante e i cittadini che possono trarre numerosi vantaggi da un'azione europea ambiziosa, nonostante spettino agli Stati membri le principali competenze in materia sanitaria e di cure mediche. Gli obiettivi del programma, cui dovrà giungersi attraverso il concorso finanziario della Comunità, sono di proteggere i cittadini dalle minacce per la salute, incoraggiare strategie intese a favorire uno stile di vita più sano, contribuire a ridurre l'incidenza, la morbilità e mortalità delle grandi malattie e lesioni, migliorare l'efficacia e il funzionamento dei sistemi sanitari, migliorare l'informazione e la conoscenza per lo sviluppo della salute pubblica e contribuire all'integrazione in tutte le azioni e politiche comunitarie degli obiettivi di salute.

Per i deputati, inoltre, il programma deve contribuire ad assicurare un elevato livello di protezione della salute attraverso tutte le politiche europee e ridurre le disparità tra gli Stati membri e al loro interno per garantire l'accesso di tutti alle cure mediche secondo norme paragonabili e senza discriminazioni. Occorre anche agevolare la mobilità dei pazienti e, a tal fine, accrescere la trasparenza tra i sistemi sanitari nazionali. I deputati auspicano anche una maggiore cooperazione transfrontaliera, in particolare per il trattamento delle malattie rare e nelle procedure di assistenza reciproca in caso di pandemie, per lo scambio di informazioni sui servizi e i trattamenti accessibili e sui rimborsi delle spese mediche. Il programma include, inoltre, delle azioni specifiche per la prevenzione dei rischi, per l'informazione dei medici e del pubblico e per lo scambio di buone pratiche. Sono anche proposte misure volte a migliorare la comunicazione con i cittadini sulle questioni sanitarie, come l'organizzazione di campagne di sensibilizzazione e la creazione di punti di informazione.

Link utili

Proposta della Commissione

Riferimenti

Antonios TRAKATELLIS (PPE/DE, EL)
Relazione sulla proposta di decisione che istituisce un programma d'azione comunitaria in materia di salute e tutela dei consumatori (2007-2013) – Aspetti sanitari
Doc.: A6-0030/2006

Procedura: Codecisione, prima lettura
Dibattito: 16.3.2006

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AGRICOLTURA


Prodotti alimentari di qualità: nuove norme per DOP e IGP

Il Parlamento è consultato sul regolamento relativo alle denominazioni d'origine e alle indicazioni geografiche protette, che sta alla base della politica UE per la qualità alimentare. I deputati propongono l'indicazione in etichetta del luogo di origine e di trasformazione dei prodotti e norme più chiare sull'uso di tali menzioni per i prodotti trasformati contenenti DOP e IGP. E' poi chiesto di poter registrare una gamma più ampia di prodotti e di differenziare maggiormente i loghi comunitari.

Dal luglio 1993, esiste un regime volontario di registrazione delle denominazioni dei prodotti agricoli e alimentari che si riferiscono a un luogo geografico: le denominazioni d'origine protette (DOP) e le indicazioni geografiche protette (IGP). Lo scopo di questo sistema è di riservare l'uso di siffatte denominazioni unicamente ai produttori di un'area geografica circoscritta che si attengono a precise metodologie di produzione definite in un disciplinare. Questo regime - che sta alla base della politica della qualità alimentare nell'Unione europea - tende a valorizzare le produzioni locali tipiche al fine di promuovere lo sviluppo rurale e garantire un quadro giuridico chiaro per lottare contro le imitazioni e le usurpazioni.

La proposta della Commissione nasce dalla necessità di adeguare la normativa europea alle conclusioni di un panel dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) chiamato in causa da Stati Uniti e Australia poiché si ritenevano discriminanti da talune disposizioni comunitarie. L'Esecutivo ha colto l'occasione per proporre anche la semplificazione e la razionalizzazione delle procedure di registrazione, per chiarire meglio la ripartizione delle competenze fra gli Stati membri e la Commissione stessa e per rafforzare i controlli. Tenuto conto delle numerose modifiche subite negli anni dal regolamento, la Commissione ha presentato un progetto normativo completamente nuovo che andrà a sostituire quello vigente.

L'Esecutivo, inoltre, ha presentato un'analoga proposta di regolamento relativo al regime delle specialità tradizionali garantite (STG) che, in sostanza, senza prevedere nessun riferimento all'origine geografica, riserva tale menzione a tutti i prodotti elaborati in qualsiasi parte dell'Unione europea che rispettano metodologie di produzione definite. Fino ad oggi, tuttavia, si è ricorso molto poco a questo sistema. Basti pensare che, a fronte delle 711 DOP e IGP, sono state registrate solo 15 STG. Alla fine dell'articolo figura un esame dettagliato delle registrazioni in Europa e in Italia.

I deputati della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, adottando la relazione di Friedrich-Wilhelm GRAEFE zu BARINGDORF (Verdi/ALE, DE), invitano innanzitutto il Consiglio a adottare prima le modifiche necessarie per conformarsi al panel OMC e, senza essere condizionato da vincoli di tempo, a discutere poi degli altri elementi della proposta della Commissione. Inoltre, affermano che il consolidamento della politica comunitaria sulle DOP e IGP presuppone, oltre ai chiarimenti e alla semplificazione perseguiti con la proposta, la negoziazione di un registro multilaterale nel quadro dell'OMC, al fine di garantire la durevolezza di tale politica.

Aprendo il registro a denominazioni dei paesi terzi, poi, è chiesto alla Commissione di avviare campagne di promozione dentro e fuori l'UE e di impegnarsi affinché i paesi terzi riconoscano i prodotti comunitari con denominazione d'origine e indicazione geografica. D'altra parte, ritengono necessario valutare se un'Agenzia specifica - o una delle attuali Agenzie della Comunità - «possa meglio garantire una gestione uniforme ed efficiente del registro comunitario». In proposito chiedono quindi alla Commissione di presentare, entro il 31 dicembre 2006, una proposta legislativa volta a trasferire all'Agenzia in questione le funzioni amministrative previste dal regolamento.

Categorie di prodotti che possono essere registrati

In linea di massima, possono essere registrati come DOP o IGP tutti i prodotti agricoli destinati all'alimentazione umana, ad eccezione del vino che è trattato da un regolamento specifico. Gli allegati del regolamento, inoltre, aggiungono la possibilità di registrare altri prodotti non considerati agricoli in senso stretto (come le birre o le paste alimentari) nonché alcuni prodotti non alimentari (come il sughero, la lana o i fiori e le piante ornamentali). Tra i primi, i deputati propongono di introdurre anche l'aceto di vino, l'aceto di uve di Corinto e il vino di bacche o bevande fermentate a base di bacche, oltre al sidro e al sidro di pere. Ma anche il sale, il sale marino tradizionale e il fior di sale, i condimenti e le misture di erbe aromatiche. Tra i secondi, al vimini in quanto tale, propongono di aggiungere anche gli oggetti fabbricati con questo materiale.

Definizioni

La proposta della Commissione lascia immutata la definizione di «denominazione d'origine», ossia il nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese che serve a designare un prodotto agricolo o alimentare. Questo prodotto, poi, deve essere originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale paese e la sua qualità o le sue caratteristiche devono discendere essenzialmente o esclusivamente all'ambiente geografico, comprensivo dei fattori naturali ed umani. Inoltre, la produzione, la trasformazione e l'elaborazione del prodotto debbono avvenire - tutte e tre - in un'area geografica delimitata.

I deputati chiariscono e completano questa definizione. A loro parere, la denominazione non deve solo "designare" ma eventualmente anche "identificare" il prodotto. Infatti, se in alcuni casi il termine geografico subentra di fatto al nome stesso del prodotto alimentare, questo "designa" il prodotto (come nel caso del formaggio "Bra" o dell'olio d'oliva "Umbria"), tuttavia può anche accadere che il termine geografico si impiega solo accompagnato dal nome del prodotto alimentare, e quindi esso "identifica" il prodotto (come nel caso "fungo di Borgotaro" o dei "capperi di Pantelleria").

Inoltre, i deputati, prevedono la possibilità di delimitare anche l'area in cui deve avvenire il condizionamento del prodotto. Questa operazione, infatti, costituisce un elemento importante della produzione che, ove non effettuata correttamente, può alterare il prodotto. Rappresenta, infatti, una fase produttiva con caratteristiche intrinseche e che esige un reale know how. Le operazioni di condizionamento nelle regioni di produzione permettono inoltre di limitare i rischi di frode grazie al controllo rigoroso dei prodotti condizionati. Tali controlli offrono ai consumatori le migliori garanzie di qualità e di rintracciabilità del prodotto. Numerosissimi prodotti italiani registrati come DOP prevedono quest'obbligo.

Per quanto riguarda la definizione di «indicazione geografica», la Commissione propone di avvicinarla a quella utilizzata nell'accordo sulle proprietà intellettuali (TRIPS) siglato in ambito OMC. I deputati, invece, ne propongono una versione molto più vicina a quella attuale. Ossia: «un’indicazione o il nome di una regione, di un luogo determinato o di un paese che serve a designare e/o ad identificare un prodotto agricolo o alimentare». Questo prodotto, poi, deve essere originario di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese. E' a questa origine geografica, inoltre, che deve essere attribuita una sua determinata qualità, la sua reputazione o qualsiasi altra caratteristica. Infine, almeno una tra le operazioni di produzione, trasformazione ed elaborazione, deve aver luogo nell'area geografica determinata.

In deroga, alla citata definizione di DOP, il regolamento consente a taluni prodotti di essere elaborati a partire di materie prime che provengono da una zona geografica più ampia di quella di trasformazione o diversa da essa, purché siano soddisfatte condizioni vincolanti. La zona di produzione della materia prima, infatti, dev'essere delimitata e presentare condizioni particolari ed è necessario che esista un adeguato sistema di controllo. I deputati, ampliano questa possibilità anche alle IGP e prevedono, come ulteriore condizioni, che il beneficiario della deroga indichi sull'etichetta o sull'imballaggio l'origine delle materie prime.

Nomi generici, conflitti con varietà vegetali e razze animali, omonimia e marchi

La proposta di regolamento, come quello vigente, non consente la registrazione di indicazioni geografiche divenute generiche, di nomi di varietà vegetali o di razze animali, nonché di marchi esistenti.

Per «denominazione divenuta generica» si intende il nome che, pur collegato col nome del luogo o della regione in cui un prodotto agricolo o alimentare è stato inizialmente prodotto o commercializzato, è divenuto con il tempo il nome comune che serve a qualificare un tipo di prodotto. La Commissione, anni addietro, aveva proposto una lista di questi nomi generici, ma il Consiglio non l'ha mai voluta adottare formalmente. In passato, ci sono stati tentativi a livello internazionale (Codex Alimentarius) di far dichiarare generico il Parmigiano Reggiano, nella sua accezione "parmesan". Tentativi che, giustamente, sono falliti.

Per evitare di indurre i consumatori in errore, non è possibile nemmeno registrare indicazioni geografiche che corrispondono a nomi di varietà vegetali o di razze animali. Il caso più noto, per quanto riguarda l'Italia, è quello del basilico "genovese". Una multinazionale aveva infatti registrato con questo nome una comune varietà di basilico che, ovviamente, nulla aveva a che fare con la prestigiosa spezie ligure. La Regione Liguria, dopo lunghi negoziati con la multinazionale, era riuscita a recuperare il nome usurpatole, aprendo così la strada alla registrazione della DOP per il suo famoso basilico.

Rispetto alle attuali disposizioni, la Commissione propone l'introduzione di norme più chiare per trattare i casi di omonimia o di parziale omonimia. Infine, non è possibile registrare come DOP o IGP una denominazione che, tenuto conto della fama di un marchio, della notorietà e della durata di utilizzazione dello stesso, è tale da indurre il consumatore in errore quanto alla vera identità del prodotto.

Tutte queste disposizioni sono state lasciate intatte dai deputati della commissione per l'agricoltura.

Disciplinari di produzione

Per beneficiare di una DOP o di un'IGP, un prodotto agricolo o alimentare deve essere conforme ad un disciplinare. La proposta di regolamento lascia pressoché immutati gli elementi che devono figurare nel disciplinare (nome, descrizione del prodotto, delimitazione della zona geografica, elementi che comprovano l'origine del prodotto, descrizione del metodo di ottenimento, strutture di controllo e etichettatura). E' però chiarito in cosa consistono gli elementi che debbono giustificare il legame tra il prodotto e l'ambiente geografico da cui ha origine.

I deputati, d'altra parte, per quanto riguarda l'etichettatura, chiedono che siano precisate anche le condizioni di utilizzazione dei termini geografici protetti sulle etichette di prodotti elaborati, per designare i prodotti DOP o IGP utilizzati come ingredienti. A loro parere, infatti, è necessario prevenire un riferimento abusivo all'ingrediente IGP o DOP in una denominazione di vendita, conferendo ai titolari di un'indicazione geografica un diritto di controllo sull'utilizzazione di tale nome.

I titolari devono quindi poter esigere che l'utilizzazione del nome dell'IGP o della DOP si limiti a una menzione nell'elenco degli ingredienti. Inoltre, se del caso, il disciplinare dovrà segnalare la decisione del titolare del diritto di procedere a talune operazioni di condizionamento unicamente nella zona di produzione onde garantire gli elementi che giustificano il legame del prodotto con il territorio.

Domande di registrazione

La proposta della Commissione ha apportato diverse modifiche a questo capitolo al fine di delimitare meglio le competenze proprie e degli Stati membri e chiarire gli elementi che devono essere indicati nella domanda. Con l'esperienza è infatti emerso che il trattamento di domande incomplete e la richiesta di informazioni supplementari e integrative rendeva farraginoso tutto il sistema.

La domanda presentata alle autorità nazionali, oltre al disciplinare di produzione, dovrà includere un documento unico che sintetizza una serie di elementi essenziali. Per evitare problemi nel corso dell'esame della domanda a livello comunitario, la proposta introduce una nuova disposizione che impone a ogni Stato membro, nel corso dell'esame preliminare, di concedere la possibilità alle parti legittimamente interessate di opporsi entro un termine ragionevole. I deputati chiedono di limitare questa possibilità a un periodo di tre mesi dopo la pubblicazione della domanda.

Alla fine della procedura, le denominazioni potranno godere di una protezione nazionale transitoria che, terminato l'esame da parte dei servizi della Commissione, sarà poi sostituita da quella comunitaria. La commissione per l'agricoltura, in proposito, reintroduce il termine massimo di sei mesi entro il quale l'Esecutivo deve esaminare la domanda e precisa che, in questa fase, i servizi della Commissione dovranno disporre anch'essi del disciplinare di produzione e non solo della scheda sintetica. Al termine dell'esame, la Commissione dovrà pubblicare la domanda corredata dalla scheda sintetica

Per conformarsi alle decisioni del panel OMC, la proposta integra e modifica le disposizioni relative alle domande provenienti da paesi terzi. Anzitutto è stata soppressa la condizione volta a limitare questa possibilità unicamente ai Paesi in cui vigono regimi di tutela equivalenti che, tra le altre cose, prevede una protezione analoga per i prodotti UE comunitari. Inoltre, contrariamente al passato, il richiedente del paese terzo potrà presentare la sua domanda di registrazione anche direttamente alla Commissione invece di trasmetterla obbligatoriamente attraverso le proprie autorità nazionali.

La domanda, tradotta in una lingua ufficiale dell'UE, dovrà includere gli stessi elementi richiesti per le domande comunitarie e la prova che la denominazione è protetta nel suo paese d'origine. I deputati, aggiungono però che qualora taluni elementi si rivelassero insufficienti, la Commissione ha il diritto di esigere dal richiedente tutte le informazioni complementari pertinenti, compresa la copia del disciplinare.

Registrazione e opposizione

La proposta della Commissione riduce da 6 a 4 mesi il periodo concesso agli Stati membri o terzi e alle persone fisiche o giuridiche legittimamente interessate per opporsi a una domanda di registrazione. Tuttavia, mentre i cittadini comunitari dovranno inoltrare questa opposizione attraverso le autorità nazionali, quelli dei paesi terzi potranno anche farlo direttamente alla Commissione.

Se non giungono opposizioni o se un'eventuale opposizione non è ritenuta motivata oppure se si trova un compromesso, la Commissione procede alla registrazione della denominazione e la pubblica sulla Gazzetta Ufficiale. Per i deputati, la registrazione (corredata dal disciplinare, se si tratta di une denominazione di un paese terzo) ed il registro stesso dovranno essere anche pubblicati su Internet.

Etichettatura e simboli distintivi

La proposta della Commissione rende obbligatoria, e non più facoltativa, l'indicazione sull'etichetta dei prodotti agricoli e alimentari originari della Comunità delle diciture “denominazione d’origine protetta” e “indicazione geografica protetta” o le loro rispettive abbreviazioni (“DOP” e “IGP”), nonché i simboli comunitari che sono loro associati. I deputati concordano con questa impostazione, ma chiedono che i simboli siano distinti da codici di colori diversi. Ad oggi, infatti, l'unico elemento di differenziazione è rappresentato dalla dicitura che, tenuto conto delle dimensioni del simbolo, è spesso illeggibile.

Le diciture e i codici comunitari possono anche essere utilizzati da prodotti dei paesi terzi pertanto, per evitare confusione tra logo comunitario e provenienza del prodotto, i deputati chiedono che siano chiaramente e visibilmente indicati nell'etichettatura il luogo di origine e di trasformazione di ogni prodotto agricolo o alimentare commercializzato con una denominazione registrata.

Controlli

Per poter funzionare, il sistema delle DOP e IGP deve poter contare su un regime di controlli affidabile in grado di garantire, soprattutto ai consumatori, che i prodotti acquistati rispettano le disposizioni dei disciplinari di produzione. La proposta della Commissione intende rafforzare questo aspetto del regolamento che, in passato, ha creato alcuni problemi.

A tal fine, pone l'obbligo generale a carico degli Stati membri di garantire anche per le DOP e le IGP un piano di controlli pluriennale come definito dal regolamento (882/2004) sui controlli ufficiali in agricoltura. Inoltre, attribuisce un potere sanzionatorio agli organismi pubblici e privati incaricati di verificare il rispetto del disciplinare. La proposta, poi, chiarisce alcune disposizioni relative all'annullamento della registrazione in caso di infrazione alle norme del disciplinare.

I deputati precisano che gli Stati membri dovrebbero istituire un organismo ufficiale incaricato del controllo e della sorveglianza del rispetto della regolamentazione comunitaria in materia di indicazioni geografiche. L'idea sarebbe, in sostanza, di istituire una rete di organismi di controllo che assicuri il rispetto della regolamentazione comunitaria per garantire la coerenza e l'efficacia del sistema di protezione delle indicazioni geografiche in tutto il territorio dell'UE. Ai titolari, inoltre, danno la possibilità di presentare ricorsi all'organismo di controllo nazionale interessato al fine di chiedergli di intervenire per proteggere la loro denominazione registrata.

Per i deputati, inoltre, la domanda di annullamento deve essere oggetto di una consultazione delle parti interessate nello Stato membro in questione.

Protezione

Il regolamento prevede una tutela molto estesa delle indicazioni geografiche per evitare usurpazioni, imitazioni o anche evocazioni che possano ingannare i consumatori. I deputati, d'altra parte, propongono di rafforzare questa tutela per contrastare il ricorso abusivo a queste denominazioni nei prodotti trasformati. Propongono quindi che, sulle etichette di questi ultimi potrà essere menzionata la dicitura del prodotto registrato unicamente se l'associazione che ha ottenuto il riconoscimento lo autorizza.

Background - Le DOP e IGP in Italia

A livello comunitario (UE 15) sono state registrate 711 indicazioni geografiche, 412 DOP e 299 IGP. Il comparto degli ortaggi, frutta e cereali, con 158 prodotti registrati, è quello più rappresentato. Seguono i formaggi (155 prodotti registrati), le carni fresche (101), i grassi e gli oli d'oliva (93) e le preparazioni di carni (76). Le Specialità tradizionali garantite registrate sono invece 15, di cui 1 italiana (la mozzarella).

Con 105 DOP e 48 IGP, il 21,5% del totale, l'Italia è in testa alla classifica europea dei prodotti registrati. Ulteriori 6 domande di registrazione di prodotti italiani sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale e sono quindi in attesa dello scadere dei termini per la presentazione di eventuali opposizioni. Ma altre decine di domande di registrazione sono state annunciate per il prossimo futuro.

Gli altri Stati membri che sono ricorsi maggiormente al sistema delle DOP e IGP sono la Francia (146), la Spagna e il Portogallo (94 ognuno), la Grecia (85) e la Germania (67, di cui però 31 sono acque minerali). Fanalini di coda sono la Finlandia (1), la Svezia (2) e la Danimarca (3).

Anche per l'Italia è la categoria degli ortaggi, frutta e cereali ad essere la più cospicua, con 43 prodotti registrati. Vengono poi gli oli d'oliva (39, il 42% delle registrazioni UE), i formaggi (31) e le preparazioni di carni (29). Seguono, molto meno numerose, le seguenti categorie: prodotti della panetteria (3), spezie o essenze (3), aceti (2), carni e frattaglie fresche (2) e mieli (1).

Secondo quanto elaborato dalla Coldiretti in base a dati Ismea AcNielsen, con 1,65 miliardi di euro e un quantitativo di 169,6 milioni di chili, i formaggi rappresentano la principale voce degli acquisti familiari di prodotti a denominazione di origine per i quali sono stati spesi complessivamente circa 2,5 miliardi di euro nel 2004. I formaggi Dop più richiesti sulle tavole degli italiani sono, nell'ordine, il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano, la Mozzarella di bufala campana e il Gorgonzola. Tra gli alimenti a denominazione di origine, si collocano al secondo posto i salumi, con una spesa domestica di quasi 403 milioni di euro e 23,9 milioni di chili. In questa categoria primeggiano il prosciutto di Parma, quello di San Daniele e la mortadella di Bologna.

Lo scorso mese di gennaio si è costituita l’Associazione italiana dei Consorzi di tutela dei prodotti Dop e Igp che ha per scopo lo studio e la consulenza in materia di indicazioni geografiche. In quella occasione, il Ministro dell'Agricoltura Gianni ALEMANNO ha espresso viva soddisfazione, sottolineando che è la prima volta che il mondo dell’agroalimentare tipico di qualità «si compatta in maniera così forte per tutelare il settore e far sentire la propria voce a livello nazionale, comunitario ed internazionale». Questa iniziativa - ha aggiunto il Ministro - «è sicuramente un ulteriore indice della maturità che ha raggiunto il settore dell’agroalimentare ed è un auspicio per ulteriori, futuri sviluppi di questo enorme patrimonio economico e culturale del nostro Paese».

Link utili

Proposta della Commissione (DOP e IGP)
Proposta della Commissione (STG)
Regolamento DOP e IGP in vigore (
testo consolidato)
Sito "Qualità" della Commissione europea
Elenco dei prodotti italiani registrati
Disciplinari di produzione dei prodotti italiani registrati

Riferimenti

Friedrich-Wilhelm GRAEFE zu BARINGDORF (Verdi/ALE, DE)
Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli e alimentari
Doc.: A6-0034/2006

&
Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alle specialità tradizionali garantite dei prodotti agricoli e alimentari
Doc.: A6-0033/2006

Procedura: Consultazione legislativa
Dibattito: 15.3.2006

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GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI


Valutazione del mandato d'arresto europeo

L'Aula adotterà delle raccomandazioni al Consiglio sulla trasposizione e attuazione pratica del mandato d'arresto europeo nonché sulla sua valutazione. I deputati chiedono di evitare le ingerenze dei poteri politici e che sia posta particolare attenzione alla questione del rispetto dei diritti umani nell'attuazione del mandato. Nel sollecitare l'agevolazione della consegna dei cittadini tra gli Stati membri, rivendicano anche un ruolo maggiore per il Parlamento.

La relazione Adeline HAZAN (PSE, FR), innanzitutto, sottolinea il «carattere innovativo ed esemplare» che rappresenta il mandato d'arresto europeo per lo sviluppo e la cooperazione giudiziaria e il rafforzamento della fiducia reciproca nonché il suo impatto diretto sulle libertà pubbliche. I deputati ritengono, d'altra parte, che il mandato d'arresto europeo rimane uno dei principali strumenti dell'Unione europea in materia di cooperazione giudiziaria così come in materia di lotta contro il terrorismo e contro la grande criminalità.

A loro parere, inoltre, la prima valutazione svolta dalla Commissione, dimostra che il mandato d'arresto europeo «ha superato la prova della sua efficacia» rispetto al meccanismo di estradizione che, viceversa, considerano «lento e farraginoso e ormai superato». Inoltre, reputano che esso permette anche di ridurre i rischi che un imputato o un condannato sfuggano alla giustizia per motivi di "sovranità giudiziaria", «permettendo in tal modo di lottare in modo più efficace contro la criminalità organizzata e il terrorismo».

Trasposizione e attuazione pratica

I deputati raccomandano al Consiglio di adottare al più presto la proposta di decisione quadro relativa a taluni diritti procedurali accordati nel quadro delle procedure penali nell'Unione europea. Infatti, ritengono che tale misura sia essenziale per garantire il medesimo livello di protezione giuridica ai cittadini dell'Unione europea e che, grazie alla garanzie da essa previste, agevolerà la consegna, da parte di uno Stato membro, di uno dei suoi cittadini ad un altro Stato membro.

Occorre poi accertarsi che, nella trasposizione delle decisione quadro sul mandato d'arresto europeo, gli Stati membri non reintroducano controlli sistematici della doppia incriminazione per i loro cittadini, «in quanto ciò nocerebbe alla sua efficacia» e «incrinerebbe il principio di fiducia reciproca tra Stati membri». Ma è necessario anche evitare che qualsiasi autorità politica «possa ingerirsi» nella procedura di attuazione del mandato d'arresto europeo e, in proposito, i deputati ricordano che ormai l'autorità centrale «deve limitarsi ad un ruolo di agevolatore nella procedura di consegna di persone indagate o condannate».

D'altra parte, è opportuno vigilare a che le difficoltà persistenti in taluni Stati membri quanto all'applicazione del mandato siano risolte e che esse non nuocciano alla sua attuazione da parte degli Stati membri che la applicano finora in modo corretto. Per i deputati, bisogna anche fare attenzione a che gli Stati membri adottino «quanto prima» le misure necessarie in modo da evitare qualsiasi ostacolo di natura costituzionale o giuridica all'applicazione del mandato di arresto europeo ai loro cittadini. Il Consiglio, infine, dovrebbe presentare ogni anno al Parlamento europeo una relazione sulle misure adottate per incoraggiare gli Stati membri a garantire un recepimento corretto ed un'applicazione efficace del mandato d'arresto europeo.

Valutazioni 

I deputati raccomandano di prevedere, nel quadro delle competenze delle due autorità di bilancio, che la Commissione disponga delle risorse necessarie ad un'opera approfondita di verifica della qualità della trasposizione. Il Consiglio, inoltre, dovrebbe condurre «una valutazione oggettiva, imparziale e più approfondita» delle difficoltà riscontrate dagli addetti alla giustizia nei vari Stati membri, «arricchendola di una valutazione qualitativa mediante una ripartizione dei mandati d'arresto europei per tipo di infrazioni». D'altra parte, è necessario che informi e consulti regolarmente il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali dei progressi realizzati nell'attuazione del mandato d'arresto europeo, associandoli al processo di valutazione.

Diritti fondamentali

Per i deputati occorre vigilare affinché gli Stati membri, nel recepire la decisione quadro, non impongano al giudice che esegue un mandato d'arresto europeo di controllarne sistematicamente la conformità con i diritti fondamentali. Ai loro occhi, infatti, ciò «comporterebbe il rischio di discriminazioni», mentre il meccanismo è fondato sul principio del riconoscimento reciproco e lo Stato membro d'emissione esercita già tale controllo. E' inoltre necessario, prestare particolare attenzione alla questione del rispetto dei diritti umani e delle libertà individuali nell'applicazione del mandato d'arresto europeo. Per questo compito, notano i deputati, dovrà essere anche sollecitato il contributo della futura agenzia dei diritti fondamentali.

Efficacia e democrazia

I deputati deplorano che il ruolo del Parlamento nell'adozione del mandato d'arresto europeo, come il controllo da parte della Corte di giustizia sulla sua applicazione, siano al momento limitati dal fatto che esso è uno strumento del terzo pilastro. Per tale ragione chiedono di integrare «quanto prima» il mandato d'arresto europeo nel "primo pilastro", al fine di «conferire un carattere pienamente democratico ed una maggiore efficacia» alle misure adottate nel quadro dello Spazio europeo di libertà, di sicurezza e di giustizia. D'altra parte, ricordano anche che nessuno ha contestato la parte del Trattato costituzionale che comporta numerosi progressi nel settore della cooperazione giudiziaria e di polizia in Europa, come la soppressione dei pilastri e la comunitarizzazione delle procedure.

Link utili

Relazione della Commissione europea relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri
Decisione quadro del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri

Riferimenti

Adeline HAZAN (PSE, FR)
Relazione recante una proposta di raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio sulla valutazione del mandato d'arresto europeo
Doc.: A6-0049/2006

Procedura: Iniziativa
Dibattito: 14.3.2006

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Quali misure per le professioni legali?

La commissione giuridica del Parlamento europeo presenterà un'interrogazione orale che chiede alla Commissione quali iniziative e misure intende intraprendere per salvaguardare le professioni legali. Sono poi trattate le questioni dell'autoregolamentazione degli ordini e delle tariffe obbligatorie. Si terrà quindi un dibattito in Aula e la relativa risoluzione sarà votata nel corso della prossima sessione plenaria

L'interrogazione, presentata da Giuseppe GARGANI (PPE/DE, IT) in nome della commissione giuridica da lui presieduta, chiede all'Esecutivo se riconosce che la specificità delle professioni liberali nel settore giuridico, in particolare per quanto riguarda la professione di avvocato, notaio e consulente fiscale, rispetto a quanto avviene per altre attività economiche, è determinata da una serie di fattori. Tra questi, è citato l’alto grado di qualificazione richiesta, il loro ruolo nell’accesso alla giustizia e nell’amministrazione della medesima nonché i fattori esterni che condizionano, in generale, i servizi legali professionali. Inoltre, chiede quali iniziative e misure intende intraprendere per tener conto di tali specificità del settore.

Alla Commissione è poi chiesto se ritiene «d’importanza fondamentale» la regolamentazione pubblica e l’autoregolamentazione stabilita dagli ordini professionali giuridici (avvocati e notai) sotto la loro responsabilità, al fine di garantire l’indipendenza professionale, di assicurare la qualità dei servizi, di fissare specifiche norme di valore e di assicurare l’osservanza di tali norme in modo professionale e conforme all’etica professionale.

Tenendo conto che gli articoli 81 e 82 del trattato si applicano unicamente ai comportamenti anticoncorrenziali adottati dalle imprese di propria iniziativa, è inoltre chiesto alla Commissione se riconosce che la giurisprudenza della Corte di giustizia non impedisce agli Stati membri di stabilire tariffe obbligatorie. In proposito, inoltre, i deputati chiedono se gli Stati membri, «al fine di salvaguardare le norme di qualità e l’elevato senso morale ed etico che rappresentano gli avvocati e i notai», sono autorizzati a stabilire tariffe obbligatorie.

Professionisti in Italia

In Italia il settore professionale è in forte crescita. Negli ultimi 20 anni, gli iscritti agli ordini sono aumentati di un milione, passando da circa 867mila a oltre 1,8 milioni (dati Censis). Oltre ai professionisti iscritti agli ordini, vi sono quasi 3,9 milioni di professionisti non regolamentati.

Tra gli iscritti agli ordini, gli avvocati e i procuratori rappresentano il 6,1% del totale con 111.827 iscritti (dati del 2004 relativi alla sola cassa forense: contando gli iscritti agli ordini nel 2005 si è superata la cifra di 160mila). I dottori commercialisti contano 58mila iscritti, pari al 3,2%, e i notai quasi 4.700, pari allo 0,3%. Le categorie con il maggior numero di iscritti sono quelle dei medici chirurgi e odontoiatri, con 370mila iscritti (pari al 20,3%), e gli infermieri (compresi gli assistenti sanitari e le vigilatrici di infanzia) con 334mila iscritti (18,3%). Vi sono poi gli ingegneri (circa 186mila, 10,2%) e gli architetti (circa 123mila, 6,7%). Giornalisti e pubblicisti sono poco più di 90mila (quasi il 5%).

Riferimenti

Interrogazione orale sulle professioni legali e interesse generale relativo al funzionamento dei sistemi giuridici
Doc.: O-0003/2006

Procedura: Interrogazione orale
Dibattito: 15.3.2006

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PROTEZIONE CIVILE


Verso una protezione civile europea

Il Parlamento si pronuncerà sulla proposta di regolamento che istituisce uno strumento di risposta rapida e di preparazione alle emergenze gravi. I deputati chiedono che tale strumento sia anche rivolto alla prevenzione delle catastrofi e che si proceda a una catalogazione delle fonti di rischio.  Sollecitano, inoltre, particolare attenzione per le zone remote o insulari della Comunità e l'applicazione dello strumento anche al di fuori dell'UE. E' poi sottolineato il contributo dei volontari. 

Terremoti, inondazioni, uragani e incendi, ma anche incidenti industriali e atti terroristici hanno conseguenze effettive o potenziali sulle persone, sui beni e sull’ambiente. Gli Stati membri, per ragioni tecniche o finanziarie, sono spesso impreparati ad affrontare gli scenari peggiori, ma la solidarietà comunitaria può colmare queste lacune. La Commissione ha quindi presentato una proposta finalizzata a istituire uno strumento di risposta rapida e preparazione alle emergenze gravi - valido per il periodo 2007-2013 - che dovrebbe servire a predisporre e mettere in atto misure comunitarie di protezione civile.

La relazione di Dimitrios PAPADIMOULIS (GUE/NGL, EL) suggerisce alla Plenaria numerose modifiche alla proposta originale. Innanzi tutto, è chiesto che il regolamento sia adottato con la procedura di codecisione e non con una mera consultazione del Parlamento. Per i deputati, infatti, l'obiettivo principale del provvedimento è la protezione della salute pubblica e dell'ambiente e, pertanto, la base giuridica cui ricorrere dovrebbe essere l'articolo 175 del Trattato che, in materia ambientale, prevede pari poteri legislativi tra il Parlamento e il Consiglio. D'altra parte, sopprimono il riferimento al Trattato Euratom poiché ritengono che gli incidenti nucleari dovrebbero essere oggetto di uno strumento legislativo distinto.

Prevenzione, inventario dei rischi, sostegno tecnico e finanziario

Lo strumento è destinato a sostenere e integrare le attività degli Stati membri finalizzate alla protezione delle persone, dell'ambiente e dei beni in caso di emergenza grave. Per i deputati, a questi obiettivi, va aggiunta la prevenzione. Ai loro occhi, tale questione è infatti essenziale, poiché una gestione integrata delle emergenze comprende anche misure preventive, oltre alla preparazione e alla risposta rapida. Tant'è che propongono anche una modifica del titolo del regolamento per integrare questo concetto.

Questi obiettivi, sono poi completati dai deputati con la protezione della sanità e della sicurezza pubblica e del patrimonio culturale. Inoltre, l'aiuto previsto dal regolamento non deve essere solo finanziario, come proposto dalla Commissione, ma anche tecnico. E' poi suggerito di prevedere anche un esame e una catalogazione completi delle fonti di rischio nonché i mezzi che potrebbero essere mobilitati per affrontare i vari tipi di emergenza grave, come pure misure volte ad agevolare lo scambio di informazioni tra gli Stati membri.

Attenzione alle zone periferiche dell'UE e solidarietà internazionale

La relazione propone poi l'introduzione di un articolo volto a precisare che il regolamento deve fornire un'assistenza adeguata e equa a tutte le regioni, garantendo ai cittadini che vivono nelle regioni periferiche, isolate, insulari o remote non facilmente accessibili di godere di un livello di sicurezza simile a quello di altre regioni dell'UE. Squadre per interventi specializzati, è aggiunto, devono essere disponibili per tali regioni.

I deputati, d'altra parte, estendono la sua applicazione alle emergenze che si verificano anche all'esterno dell'Unione europea in quanto reputano che la Comunità deve essere in grado di dimostrare la propria solidarietà anche ai paesi terzi. Per questo motivo, chiedono che la dotazione finanziaria dello strumento, per i sette anni, sia aumentata di 105 milioni di euro per raggiungere un totale di 278 milioni. Gli interventi al di fuori dell'Unione, è inoltre precisato, vanno coordinati con le Nazioni Unite.

Azioni ammissibili

La proposta della Commissione prevede 14 tipi di azioni ammissibili che i deputati modificano parzialmente e integrano con delle nuove. Tra queste figurano studi, indagini, modelli e sviluppo di scenari di interventi di soccorso della protezione civile e stesura di piani di emergenza. E' poi possibile finanziare azioni di assistenza allo sviluppo di capacità e di coordinamento delle azioni, così come altre misure volte a promuovere partenariati, a trasferire e condividere conoscenze, tecnologie ed esperienze nonché ad armonizzare gli approcci. A questo proposito, i deputati, pongono l'accento sul ruolo che deve svolgere la Commissione nel contribuire alla cooperazione tra gli Stati membri.

Ma anche azioni di formazione ed esercitazioni, progetti e programmi di dimostrazione e attività di sensibilizzazione e divulgazione, così come misure di comunicazione per promuovere la visibilità della risposta europea. Inoltre, l'intervento europeo può includere il trasporto di personale esperto e di squadre di intervento e la fornitura di mezzi e attrezzature adeguate nonché la promozione dell'attuazione di programmi di valutazione dei rischi a livello locale e di preparazione a catastrofi nelle scuole.

Il sostegno finanziario può essere concesso a persone fisiche o giuridiche, di diritto pubblico o privato in base alle potenzialità che le relative azioni hanno di apportare un contributo tangibile e tempestivo alla realizzazione di una serie di obiettivi definiti dal regolamento stesso. I deputati, d'altra parte, sottolineano l'importanza del volontariato e, a questo proposito, puntualizzano che il contributo dei volontari deve sempre essere fornito sotto il controllo e la supervisione delle autorità. Inoltre, i volontari devono ricevere una formazione specifica «che potenzi le loro capacità di individuare, rispondere e reagire ad una grave emergenza o ad una catastrofe».

Valutazione

Le azioni finanziate dal presente strumento dovranno essere oggetto di un monitoraggio periodico, al fine di seguirne l’attuazione. In tale contesto, la Commissione dovrà presentare, entro il 31 dicembre 2010, una relazione intermedia di valutazione sui risultati ottenuti e sugli aspetti qualitativi e quantitativi connessi all’applicazione del regolamento. Tale relazione, precisano i deputati, dovrà contenere in particolare informazioni relative alle richieste presentate, alle decisioni di sostegno adottate e alla liquidazione dell'assistenza finanziaria concessa.

Inoltre, entro il 31 dicembre 2011, la Commissione presenterà una comunicazione sull’opportunità di proseguire l’applicazione del regolamento e, entro il 31 marzo 2015, una relazione di valutazione a posteriori.

Link utili

Proposta della Commissione

Riferimenti

Dimitrios PAPADIMOULIS (GUE/NGL, EL)
Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce uno strumento di risposta rapida e preparazione alle emergenze gravi
Doc.: A6-0027/2006

Procedura Consultazione legislativa
Dibattito: 13.3.2006

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AMBIENTE


Forum Mondiale dell'Acqua

A seguito di un'interrogazione orale alla Commissione presentata dai gruppi GUE/NGL e Verdi/ALE, l'Aula terrà un dibattito sul 4° Forum Mondiale dell'Acqua che si terrà a Città del Messico dal 16 al 26 marzo. I promotori chiedono alla Commissione di spiegare quali orientamenti politici in materia di risorse idriche difenderà qual è la sua strategia per promuovere l'accesso dell'acqua in quanto diritto fondamentale dell'uomo. Il Parlamento adotterà poi una risoluzione.

Il Foro Mondiale dell'Acqua è un foro di discussione e di orientamento delle discussioni politiche mondiali in materia di gestione delle acque e delle risorse idriche organizzato ogni tre anni dal Consiglio Mondiale dell'Acqua (CMA) e riunitosi finora in Marocco (1997), nei Paesi Bassi (2000) e in Giappone (2003). Secondo i gruppi promotori dell'interrogazione orale, esso non ha una legittimità democratica, «ma è in realtà un centro decisionale cruciale», ispirato in particolare dalla Banca mondiale, con l'obiettivo di diventare un centro di coordinamento a livello mondiale per la futura gestione delle risorse idriche mondiali.

Nel quadro della riunione di Città del Messico è stata convocata una Conferenza Ministeriale nei giorni 21 e 22 marzo 2006 e si terranno dei "dibattiti regionali articolati per continente". Sono state istituite delle reti regionali di consulenza nonché dei comitati regionali operativi attraverso i quali si attua una politica mondiale dell'acqua «che sfugge al dibattito democratico e ai cittadini, in Europa e nel resto del mondo». Secondo le informazioni ufficiali diffuse dal CMA, la Commissione partecipa pienamente ai lavori della Conferenza di Città del Messico.

I gruppi GUE/NGL e Verdi/ALE chiedono quindi alla Commissione con quale mandato sarà presente in Messico e da chi lo ha ottenuto. In seguito, chiedono quali sono gli orientamenti politici in materia di risorse idriche che la Commissione difenderà. L'Esecutivo è inoltre invitato a chiarire se intende sostenere la posizione adottata solennemente dal Parlamento europeo in occasione del voto dell'11 marzo 2004 sulla relazione Miller "Strategia per il mercato interno - Priorità 2003-2006", secondo la quale «essendo l'acqua un bene dell'umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno».

Infine, chiedono qual è la strategia della Commissione per promuovere l'accesso dell'acqua in quanto diritto fondamentale dell'uomo e se è favorevole all'elaborazione di un Trattato internazionale, segnatamente a livello delle Nazioni Unite, sul riconoscimento dell'accesso all'acqua come diritto dell'uomo.

Link utili

Sito del Forum (versione inglese)

Riferimenti

Interrogazione orale sul Foro Mondiale dell'Acqua a Città del Messico (16-22 marzo 2006)
Doc.: O-0001/2006

Procedura: Interrogazione orale
Dibattito: 13.3.2006

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Convenzione sulla diversità biologica

In base alle dichiarazioni della Commissione, si svolgerà in Aula un dibattito in merito alla prossima riunione della COP-MOB sulla diversità e la sicurezza biologiche cui farà seguito l'adozione di una risoluzione. Tra i temi che saranno trattati nella riunione figurano, tra le altre cose, le questioni di fondo derivanti dal protocollo di Cartagena sulla prevenzione dei rischi biotecnologici come la manipolazione, il trasporto, l'imballaggio e l'identificazione degli OGM.

La terza riunione della Conferenza della Parti alla Convenzione sulla diversità biologica che ha sede in quanto Riunione delle Parti al Protocollo di Cartagena sulla diversità e la sicurezza biologiche (COP-MOB) si terrà a Curitiba in Brasile dal 13 al 17 marzo 2006. Tra le questioni che verranno trattate figurano il funzionamento e l'attività del Centro di scambi per la prevenzione dei rischi biotecnologici, lo stato di avanzamento delle attività di rinforzo delle capacità e dell'utilizzo degli archivi degli esperti per prevenire i rischi biotecnologici e la cooperazione con altre convenzioni, iniziative e organizzazioni internazionali.

Per quanto riguarda le questioni di fondo derivanti dal programma di lavoro a medio termine e delle decisioni precedenti della Conferenza delle Parti che ha sede in quanto Riunione delle Parti al Protocollo di Cartagena sulla prevenzione dei rischi biotecnologici saranno trattate le seguenti questioni: la manipolazione, il trasporto, l'imballaggio e l'identificazione (articolo 18), la valutazione dei rischi e la gestione di tali rischi (articolo 15 e 16), la responsabilità e il risarcimento (articolo 27), gli organi sussidiari (articolo 30), il monitoraggio e l'elaborazione dei rapporti (articolo 33), la valutazione e la revisione (articolo 35) e altre questioni scientifiche e tecniche eventualmente necessarie in vista dell'applicazione effettiva del Protocollo.

Link utili

Convenzione sulla diversità biologica (versione inglese)
Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza (Montreal, 29 gennaio 2000)

Riferimenti

Dichiarazione della Commissione - Preparativi per la riunione COP-MOB sulla diversità e la sicurezza biologiche (Curitiba, Brasile)
Dibattito: 15.3.2006

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PESCA


Satelliti contro i pescherecci fantasma

Il Parlamento esaminerà una relazione che, pur rilevando l'importanza delle considerazioni ecologiche, chiede di trovare un equilibrio tra le esigenze socioeconomiche e la sostenibilità ambientale. I deputati, inoltre, sollecitano misure più incisive per garantire la biodiversità marina, lottare contro la pesca fantasma e limitare i rigetti in mare. E' anche chiesta una semplificazione del quadro regolamentare che, al contempo, tenga conto delle realtà locali.

La relazione di Seán Ó NEACHTAIN (UEN, IE), accogliendo con favore la comunicazione della Commissione sulla promozione di metodi di pesca più rispettosi dell'ambiente, ribadisce tuttavia che l'Esecutivo deve avere un approccio più ampio in merito alle misure di protezione dell'ambiente marino e di recupero degli stock ittici. Più in particolare, a complemento dei metodi attuali di gestione, dovrebbe studiare ed esaminare altri fattori che hanno profonde conseguenze sull'ambiente marino e sullo stato delle risorse, come l'inquinamento costiero e di altura, gli effluenti industriali e agricoli, il dragaggio dei fondi o il trasporto marittimo.

Per i deputati è essenziale raggiungere un equilibrio tra le esigenze socioeconomiche e la sostenibilità ambientale. Pertanto, pur reputando importanti le considerazioni ecologiche e la promozione di metodi di pesca rispettosi dell'ambiente, chiedono che le future politiche di gestione delle attività di pesca non siano utilizzate per penalizzare ulteriormente operazioni di pesca vitali sotto il profilo economico e sociale. A tale proposito, inoltre, sottolineano l'opportunità di attivare un meccanismo di sussidio o di compensazione a favore dei pescatori colpiti dagli effetti negativi della pesca rispettosa dell'ambiente, in particolare quelli attivi nelle aree meno sviluppate.

Al contempo occorre garantire una riproduzione soddisfacente consentendo ai pesci di riprodursi e svilupparsi per un periodo specifico minimo. E' necessario inoltre limitare ogni significativo impatto negativo della pesca sulla biodiversità marina, mediante la creazione di riserve marine, la chiusura di zone in tempo reale ed altre misure di gestione adeguate ed equilibrate, da applicare rigorosamente almeno fin quando gli habitat marini non ritorneranno a livelli biologici sicuri.

I deputati, poi, esprimono particolare preoccupazione per il problema della pesca fantasma e sollecitano la Commissione ad adottare ogni misura idonea, a breve e a lungo termine, per combattere il problema. In tale contesto, a loro parere, è assolutamente essenziale sviluppare e applicare la tecnologia satellitare necessaria per individuare la presenza di pescherecci non autorizzati in zone chiuse e nelle zone marittime protette, al fine di garantire un'efficace protezione dei pesci, del loro habitat critico e di altra biodiversità.

I deputati, inoltre, insistono affinché tutte le misure tecniche volte alla protezione dell'ambiente marino e alla ricostituzione degli stock ittici si basino sulla ricerca scientifica in materia di pesca. In tale ambito, sottolineando la necessità di ridurre i rigetti «che provocano effetti biologici dannosi ed hanno un impatto economico negativo», sollecitano l'adozione di opportune misure tecniche, come periodi e zone di divieto e regolamenti sulle dimensioni delle maglie, «tenendo conto delle particolari caratteristiche di ciascuna zona marina in cui sono attuate le misure tecniche di conservazione».

La Commissione è quindi invitata a presentare «senza ulteriori indugi» proposte per progetti pilota intesi alla riduzione dei rigetti ed è esortata a considerare l'opzione di vietarli, prevedendo però opportuni incentivi per i pescatori. La Commissione dovrebbe anche promuovere attivamente l'adozione di un piano d'azione internazionale FAO sulla riduzione delle catture accessorie.

La relazione coglie poi l'occasione per invitare la Commissione a evitare obiettivi contrastanti e regolamenti superflui e ad avvalersi dell'opportunità per semplificare il sistema regolamentare globale. Per i deputati, d'altra parte, è necessario sostenere le azioni intraprese nel quadro della PCP riformata al fine di perseguire gli obiettivi della comunicazione della Commissione.

Più in particolare, occorre adottare un approccio decentralizzato che tenga conto della specificità di particolari specie ittiche, sviluppare un processo decisionale volto a definire requisiti specifici e misure adeguate a livello locale e incrementare il sostegno tecnico e finanziario attraverso gli aiuti pubblici ai consigli consultivi regionali. Infine, va sviluppata una ricerca scientifica e tecnica condivisa a livello comunitario e occorre integrare norme di pesca rispettose dell'ambiente nella gestione a lungo termine.

Link utili

Comunicazione della Commissione

Riferimenti

Seán Ó NEACHTAIN (UEN, IE)
Relazione su metodi di pesca più rispettosi dell'ambiente
Doc.: A6-0019/2006

Procedura: Iniziativa
Dibattito: 14.3.2006

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LIBERA CIRCOLAZIONE DEI CAPITALI


Salvaguardia e modifica del capitale delle società per azioni

Il Parlamento approverà una proposta di modifica della direttiva sul diritto societario che mira a facilitare il mantenimento e le modifiche del capitale delle società per azioni. Si tratta, in particolare, di ridurre gli oneri amministrativi per promuovere la competitività. Le modifiche proposte dai deputati sono frutto di un compromesso con il Consiglio e, pertanto, la procedura potrà chiudersi in prima lettura.

La direttiva è tesa ad assicurare la salvaguardia del capitale delle società per azioni nell'interesse dei creditori. Mira inoltre a fissare le norme sulla parità di trattamento degli azionisti che si trovano in condizioni identiche e a tutelare gli azionisti di minoranza. Le proposte di modifica della seconda direttiva sul diritto delle società (direttiva 77/91/CEE) hanno lo scopo di facilitare il mantenimento e le modifiche del capitale delle società per azioni riducendo sensibilmente gli oneri amministrativi.

Si tratta, in particolare, di promuovere la competitività delle società per azioni senza ridurre i diritti degli azionisti e dei creditori. Le società avranno la possibilità di reagire in modo più flessibile e secondo una procedura meno costosa e meno lunga agli sviluppi del mercato che impongono loro modifiche strutturali del capitale e della proprietà. Tale obiettivo si raggiunge mediante l'attenuazione dei requisiti sulla rendicontazione esterna e sulla consultazione degli azionisti in talune condizioni.

Essendo frutto di un compromesso con il Consiglio, le modifiche suggerite alla proposta della Commissione dalla relazione di Piia-Noora KAUPPI (PPE/DE, FI), se avallate dalla Plenaria, possono considerarsi definitive e la procedura legislativa potrà quindi chiudersi in prima lettura.

Nell’intento di agevolare un accordo con il Consiglio, i deputati hanno soppresso le disposizioni proposte tese a regolamentare il diritto di acquisto (squeeze-out) e l’obbligo di acquisto (sell-out). A loro parere, d’altra parte, tali misure, pur tutelando gli azionisti di minoranza, non partecipano alla riduzione degli oneri amministrativi. La Commissione proponeva che l’azionista di maggioranza, proprietario di una quota pari al 90% del capitale, avesse il diritto di esigere dagli altri azionisti di vendergli i propri pacchetti azionari ad un giusto prezzo. Parallelamente, era previsto il diritto degli azionisti di minoranza di esigere da quello di maggioranza l’acquisto delle loro azioni.

Un altro emendamento precisa che la legislazione di uno Stato membro lascia impregiudicato il principio della parità degli azionisti che si trovano in condizioni identiche, nonché la direttiva 2003/3/CE relativa all'abuso di informazioni privilegiate e alla manipolazione del mercato (abusi di mercato). Inoltre, può autorizzare una società ad acquisire azioni proprie, o direttamente o tramite una persona che agisca a nome proprio ma per conto di tale società.  A tal fine, tuttavia, le acquisizioni devono avere l’accordo dell’assemblea generale che ne fissa le modalità, non possono ridurre l’attivo netto al di sotto dell'importo del capitale sottoscritto aumentato delle riserve che la legge o lo statuto non permettono di distribuire e, infine, non possono riguardare soltanto azioni liberate.

Ma gli Stati membri, prevedono i deputati, possono subordinare tali acquisizioni anche ad altre condizioni come, ad esempio, il rispetto di un massimale determinato del valore nominale delle azioni acquisite (comunque non inferiore al 10% del capitale), l’obbligo di soddisfare adeguati requisiti in materia di comunicazione e notifica nonché la garanzia di non compromettere l’esercizio dei diritti dei creditori.

Gli Stati membri dovranno conformarsi alle nuove disposizioni entro 18 mesi dall’entrata in vigore della direttiva.

Background

La seconda direttiva in materia di diritto delle società venne adottata nel 1976 allo scopo di coordinare talune disposizioni nazionali applicabili alle società per azioni per tutelare gli interessi dei soci e dei terzi, in particolare per quanto riguarda: la costituzione delle società, il capitale minimo, le distribuzioni agli azionisti, l'aumento e la riduzione del capitale.

Nell'ambito della quarta fase dell'iniziativa di semplificazione della legislazione relativa al mercato interno (Simplification of the Legislation on the Internal Market – SLIM), avviata dalla Commissione nell'ottobre 1998, il gruppo di lavoro sul diritto societario ha elaborato nel settembre 1999 una relazione sulla semplificazione della prima e della seconda direttiva in materia di diritto delle società. La relazione formulava raccomandazioni per gli aspetti che si prestano ad essere semplificati.

Link utili

Proposta della Commissione
Direttiva 77/91 (testo consolidato)

Riferimenti

Piia-Noora KAUPPI (PPE/DE, FI)
Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 77/91/CEE per quanto riguarda la costituzione delle società per azioni e la salvaguardia e le modificazioni del loro capitale sociale
Doc.: A6-0050/2006

Procedura: Codecisione, prima lettura
Relazione senza dibattito ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento del Parlamento

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AFFARI ECONOMICI E MONETARI


Revisione strategica dell'FMI

A seguito del dibattito tenutosi in Aula la scorsa sessione, il Parlamento esaminerà una relazione sulla revisione strategica dell'FMI. I deputati chiedono un miglior coordinamento delle posizioni UE in seno all'FMI, in modo da incidere maggiormente sulle decisioni. Inoltre, sollecitano una modifica delle condizioni imposte per i prestiti che sono state in qualche caso rigide e non sempre coerenti.

Con la relazione di di Benoît HAMON (PSE, FR), i deputati riconoscono che l'FMI continua a svolgere un ruolo importante e si compiacciono della revisione strategica in corso, ritenendosi favorevoli ad un riorientamento delle politiche dell'FMI che ponga l'accento sul suo ruolo fondamentale «di stabilizzatore delle fluttuazioni dei cambi a livello globale e di prestatore di ultima istanza per i paesi che si trovano in gravi difficoltà con la bilancia dei pagamenti».

Ritenendo però che la mancanza di coordinamento dell'Unione europea nell'FMI non gli consente di incidere sulle decisioni adottate in modo proporzionato al suo peso economico, la relazione invita le istituzioni europee a garantire un'unità di voto dell'area euro o, se possibile, della Comunità europea. D'altra parte, se l'UE a 25 fosse membro dell'FMI potrebbe disporre del 31,92% dei diritti di voto e, così, supererebbe gli Stati Uniti che, con il 17,11% è attualmente il principale "azionista".

I deputati ritengono che sia opportuna una revisione della distribuzione delle quote e dei diritti di voto in seno agli organi direttivi dell'FMI in modo da renderli più rappresentativi della condizione economica internazionale. Suggeriscono anche una ponderazione dei voti più adeguata alle economie in via di sviluppo e emergenti. D'altra parte, è notato, ciò andrebbe anche nell'interesse della legittimità dell'Istituzione.

Anche le questioni relative allo sviluppo sono state trattate dai deputati che chiedono una maggiore coerenza tra i programmi dell'FMI e gli OSM (Obiettivi di Sviluppo del Millennio). A proposito della liberalizzazione dei sistemi finanziari dei paesi in via di sviluppo che chiedono prestiti, la relazione auspica una «liberalizzazione graduale, sequenziale e stabile adattata alle loro capacità istituzionali, consentendo così una regolazione e una gestione efficace dei movimenti dei capitali».

Ritengono altresì che i paesi in via di sviluppo non dovrebbero essere tenuti ad aprire i loro mercati alle importazioni dall'estero in modo totale e senza restrizioni e che essi dovrebbero potere instaurare una protezione di alcune industrie, in modo da favorire uno sviluppo duraturo. Inoltre, è sostenuto che i negoziati per l'apertura dei mercati di questi paesi non debbano farsi al di fuori del quadro dell'OMC, in modo da garantire loro la libertà di trattare il grado di apertura del mercato che sono disposti a concedere.

I deputati, pur sottolineando la necessità di far buon uso dei prestiti, ritengono che le condizioni imposte dall'FMI sono state in qualche caso rigide e non sempre coerenti con le particolari circostanze locali. A tale riguardo, raccomandano che nell'attuale revisione delle condizioni previste dall'FMI per i prestiti destinati ai paesi a basso reddito, la riduzione della povertà sia posto come obiettivo prioritario.

Infine, i deputati si compiacciono dell'importanza attribuita dall'FMI al miglioramento dei livelli di istruzione e di salute nei paesi in via di sviluppo, sottolineando però che l'incremento della spesa pubblica, accompagnato dal miglioramento della governance, della lotta contro la corruzione e dell'uso efficiente delle risorse, resta il modo più sicuro per ridurre le disparità d'accesso ai beni e a diritti fondamentali come la salute e l'istruzione.

Link utili

Relazione del direttore operativo dell'FMI sulla strategia a medio termine del Fondo (settembre 2005) (versione inglese)

Riferimenti

Benoît HAMON (PSE, FR)
Relazione sulla revisione strategica del Fondo monetario internazionale
Doc.: A6-0022/2006
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 16.2.2006
Votazione: 14.3.2006

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ISTITUZIONI


Seduta solenne con il Presidente tedesco

Il Presidente della Repubblica federale tedesca Horst KÖHLER sarà accolto in seduta solenne dal Parlamento europeo. Proveniente da una famiglia modesta, ha avuto una carriera brillante, prima nell'amministrazione pubblica, poi in quella politica. Tra li vari incarichi ricoperti è stato anche Presidente della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo e Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale.

Nato il 22 febbraio 1943, Horst KÖHLER viene da una famiglia di contadini di origine tedesca provenienti dalla Bessarabia rumena che fu trasferita forzatamente in Polonia. Agli inizi del 1945, la famiglia fugge dalle truppe sovietiche in Germania per stabilirsi a Markkleeberg-Zöbigker, dove resterà per quasi dieci anni. Nella primavera del 1953, con la sua famiglia riesce a fuggire nella Repubblica federale di Germania, dove vivrà per quattro anni in diversi campi di profughi e, nel 1957, si stabilirà definitivamente nella città sveva di Ludwigsburg.

Educazione

Dopo aver conseguito il diploma di maturità e svolto il servizio di leva si iscrive nel 1965 a un corso di economia all'Università Eberhard Karls di Tubinga, lavorando per mantenersi agli studi, dove si laurea nel 1969. Dal 1969 al 1976 lavora come responsabile scientifico all'Istituto di ricerca economica applicata nella stessa università. Infine, nel 1977 consegue il titolo di dottore di ricerca. Nel 2003, l’Università di Tubinga lo nomina Professore onorario.

Carriera professionale

Comincia la sua carriera professionale nel 1976 lavorando nella Direzione politica del Ministero federale dell’Economia a Bonn. In seguito, nel 1981, si trasferisce a Kiel, dove assume la carica di assistente del Ministro Presidente del Land dello Schleswig-Holstein. Nel 1982, ritorna a Bonn per lavorare come Capo di Gabinetto del Ministro federale delle Finanze. Assume poi la guida della Direzione politica del Ministero e, successivamente, è a capo della “Direzione denaro e credito” competente per la politica finanziaria e monetaria internazionale.

 

Nel 1990 viene nominato Sottosegretario di Stato dall’allora Ministro federale delle Finanze. Durante la Conferenza intergovernativa per il Trattato di Maastricht sull’Unione monetaria europea ha avuto un ruolo chiave nei negoziati. Inoltre, è anche stato incaricato personale (“Sherpa”) del Cancelliere Federale Helmut KOHL per i Vertici sull’economia mondiale degli allora G7.

 

Nel 1993, per motivi familiari, si dimette dal Governo federale per assumere la carica di Presidente dell'Associazione tedesca delle casse di risparmio. Cinque anni dopo accetta l’invito di Helmut KOHL ad assumere l’incarico di Presidente della Banca europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, con sede a Londra. Nel 2000, su proposta del Cancelliere federale tedesco Gerhard SCHRÖDER, diventa il Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale.

 

Il 23 maggio 2004 l’Assemblea Federale lo ha eletto al primo turno Presidente della Repubblica federale di Germania, con la maggioranza assoluta di 604 voti. Il 1° luglio 2004 ha prestato giuramento dinnanzi ai membri del Bundestag e Bundesrat.

 

Link utili

Sito della Presidenza Tedesca (versione inglese)

Riferimenti

Seduta solenne - Allocuzione di Horst Köhler, Presidente della Repubblica federale di Germania
14.3.2006

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Ordine del giorno 13 - 16 marzo 2006

 Lunedì 13 marzo 2005

 (17:00 - 22:00)

 

Ripresa della sessione e a ordine dei lavori

 

Discussione congiunta - Traffico di esseri umani
Interrogazione orale - Prostituzione coatta nel quadro di eventi sportivi mondiali
Interrogazione orale - Misure anti-tratta adottate dall'UE e lancio di una giornata contro il traffico di esseri umani

 

Relazione Hutchinson - Trasferimento di imprese nel contesto dello sviluppo regionale

 

Interrogazione orale - Quarto forum mondiale dell'acqua di Mexico City (16-22 marzo 2006)

*

Relazione Papadimoulis - Strumento di preparazione e di reazione rapida alle emergenze gravi

 

Relazione Matsakis - Strategia comunitaria sul mercurio

 

Interrogazione orale - Libera circolazione dei lavoratori e periodi di transizione

 Martedì 14 marzo 2006

 (9:00 - 11:20)

 

Votazione sulle richieste di applicazione della procedure d'urgenza (articolo 134 del Regolamento del Parlamento)

 

Relazione Paasilinna - Una società dell'informazione per la crescita e l'occupazione

 

Relazione Cottigny - Ristrutturazione e occupazione

***I

Relazione Gröner e Sartori - Istituto europeo per la parità tra uomini e donne

 (11:30 - 12:00 ) Votazione

*

Relazione Costa - Accordo CE/Ucraina su taluni aspetti del servizio aereo

*

Relazione Seppänen - Fondo di garanzia per le azioni esterne

***I

Relazione Kauppi - Costituzione e capitale sociale delle società per azioni

 

Relazione Hamon - Revisione strategica del Fondo monetario internazionale

 (12:00 - 12:30)

 

Seduta solenne - Allocuzione di Horst Köhler, Presidente della Repubblica federale di Germania

 (12:30 - 13:00) Votazione

 

Seguito delle votazioni

 (15:00 - 17:00)

 

Interrogazione orale - Situazione del settore calzaturiero europeo a un anno dalla sua liberalizzazione

 

Relazione Hazan - Valutazione del mandato d'arresto europeo

 (17:00 - 18:15)

 

Tempo delle interrogazioni al Consiglio

 (18:150 - 19:30)

 

Tempo delle interrogazioni alla Commissione


(21:00 - 24:00)

 

Relazione Bauer - Protezione e inclusione sociale

 

Relazione Grech - Orientamenti per la procedura di bilancio 2007 (altre sezioni)

*

Relazione Gräßle - Regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee

 

Relazione Ó Neachtain - Metodi di pesca più rispettosi dell'ambiente

 Mercoledì 15 marzo 2006

 (9:00 - 11:20)

 

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Preparazione del Consiglio europeo/Strategia di Lisbona

 (11:30 - 12:00) Votazione

 

Proposta di risoluzione - Situazione dei diritti dell'uomo in Ciad

*

Relazione Miguélez Ramos - Accordo di partenariato concernente la pesca negli Stati federati della Micronesia

 

Relazione Braghetto - Informazioni minime che devono contenere le licenze di pesca

 (12:00 - 12:30)

 

Seduta solenne - Allocuzione di Mahmoud Abbas - Presidente dell'Autorità palestinese

 (12:30 - 13:00) Votazione

 

Seguito delle votazioni

 (15:00 - 19:00)

 

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Risultati del Consiglio informale dei ministri degli affari esteri (Gymnich, 10 e 11 marzo 2006)

 

Relazione Brok - Documento strategico per l'allargamento (2005)

 

Dichiarazione della Commissione - Fusioni nel mercato interno

 

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Politica euromediterranea /Preparazione in vista della prossima riunione dell'APEM

 (21:00 - 24:00)

 

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Stato dei negoziati sul Consiglio dei diritti dell'uomo (Ginevra - 62a sessione - CDHNU)

 

*

Discussione congiunta - Prodotti agricoli e alimentari
Relazione Graefe zu Baringdorf - Specialità tradizionali garantite di prodotti agricoli e alimentari
Relazione Graefe zu Baringdorf - Protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli e alimentari

 

Interrogazione orale - Professioni legali e interesse generale relativo al funzionamento dei sistemi giuridici

 

Dichiarazione della Commissione - Preparativi per la riunione COP-MOP sulla diversità e la sicurezza biologiche (Curitiba, Brasile)

 

Relazioni iscritte conformemente all'articolo 134 del Regolamento del Parlamento

 Giovedì 16 marzo 2006

 (10:00 - 11:50 - 15:00 - 16:00) 

***I

Relazione Trakatellis - Programma d'azione comunitaria nel settore della salute e della tutela dei consumatori (2007-2013)

***I

Relazione Thyssen - Programma d'azione comunitaria in materia di tutela dei consumatori (2007-2013)

 (12:00 - 13:00)

 

Testi di cui sarà stata chiusa la discussione

 (16:00 - 17:00)

 

Discussioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (articolo 115 del regolamento del Parlamento)

 (17:00 - 18:00) Votazione

 

Proposte di risoluzione concernenti le discussioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (articolo 115 del regolamento del Parlamento)

 

Testi di cui sarà stata chiusa la discussione

 L'ordine del giorno può subire modifiche.


 

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Codici delle procedure parlamentari

Serie A

Relazioni e raccomandazioni

Serie B

Risoluzioni e interrogazioni orali

Serie C

Documenti di altre Istituzioni

*

Procedura di consultazione

**I

Procedura di cooperazione, prima lettura

**II

Procedura di cooperazione, seconda lettura

***

Parere conforme

***I

Procedura di codecisione, prima lettura

***II

Procedura di codecisione, seconda lettura

***III

Procedura di codecisione, terza lettura

Abbreviazioni

- Gruppi politici: vedere di seguito

BE

Belgio

IT

Italia

PL

Polonia

CZ

Repubblica ceca

CY

Cipro

PT

Portogallo

DK

Danimarca

LV

Lettonia

SI

Slovenia

DE

Germania

LT

Lituania

SK

Slovacchia

EE

Estonia

LU

Lussemburgo

FI

Finlandia

EL

Grecia

HU

Ungheria

SE

Svezia

ES

Spagna

MT

Malta

UK

Regno Unito

FR

Francia

NL

Olanda

 

 

IE

Irlanda

AT

Austria

 

 

Gruppi politici

PPE/DE

Gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei

PSE

Gruppo socialista al Parlamento europeo

ALDE/ADLE

Gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa

Verdi/ALE

Gruppo Verde/Alleanza libera europea

GUE/NGL

Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica

IND/DEM

Gruppo Indipendenza/Democrazia

UEN

Gruppo "Unione per l'Europa delle nazioni"

NI

Non iscritti

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Deputati al Parlamento europeo

 Situazione al 9.3.2006

 

PPE/DE

PSE

ALDE/ADLE

Verdi/ALE

GUE/NGL

IND/DEM

UEN

NI

Totale

BE

6

7

6

2

 

 

 

3

24

CZ

14

2

 

 

6

1

 

1

24

DK

1

5

4

1

1

1

1

 

14

DE

49

23

7

13

7

 

 

 

99

EE

1

3

2

 

 

 

 

 

6

EL

11

8

 

 

4

1

 

 

24

ES

24

24

2

3

1

 

 

 

54

FR

17

31

11

6

3

3

 

7

78

IE

5

1

1

 

1

1

4

 

13

IT

24

14

13

2

7

4

9

5

78

CY

3

 

1

 

2

 

 

 

6

LV

3

 

1

1

 

 

4

 

9

LT

2

2

7

 

 

 

2

 

13

LU

3

1

1

1

 

 

 

 

6

HU

13

9

2

 

 

 

 

 

24

MT

2

3

 

 

 

 

 

 

5

NL

7

7

5

4

2

2

 

 

27

AT

6

7

1

2

 

 

 

2

18

PL

16

10

4

 

 

7

10

2

54

PT

9

12

 

 

3

 

 

 

24

SI

4

1

2

 

 

 

 

 

7

SK

8

3

 

 

 

 

 

3

14

FI

4

3

5

1

1

 

 

 

14

SE

5

5

3

1

2

3

 

 

19

UK

27

19

12

5

1

10

 

4

78

Totale

264

200

90

42

41

33

30*

32

732

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