<<Sommario

 
 
Campidoglio, Convegno e mostra sui bambini soldato

 

Roma, 23 giugno 2009 – “Bambini e giovani colpiti dai conflitti armati: ascoltare, capire, agire”. Questo il tema di un incontro internazionale che si è svolto oggi in Campidoglio su iniziativa del ministero degli esteri e del Comune di Roma in collaborazione con agenzie specializzate delle Nazioni Unite. Negli ultimi decenni i bambini sono sempre più coinvolti nei conflitti in corso in tutto il mondo, sfruttati nelle guerre degli adulti come facchini, servitori, schiavi sessuali e anche come soldati.

“Ogni bambino salvato dalla guerra e dalla violenza è una vittoria per tutti noi". Così il ministro degli esteri Franco Frattini ha spiegato l'impegno del governo italiano al fianco degli ex bambini soldato che hanno creato il “Network of Young people affected by war” (Nypaw). Si tratta di una rete che vuole farsi portavoce dei diritti dei circa 250 mila minori coinvolti nei conflitti armati e oggi, da Roma, due dei suoi membri fondatori, Grace Akallo, originaria dell`Uganda, e Kon Kelei, originario del Sudan, hanno chiesto il sostegno della comunità internazionale.

“La mia storia è soltanto una tra le migliaia di storie che ancora non avete mai sentito” ha raccontato Akallo ricordando che ci sono decine e decine di gruppi armati che continuano a distruggere la vita dei bambini in molte zone del mondo. “Nypaw –ha detto - è qui oggi per testimoniare e raccontarvi la sofferenza di questi bambini e giovani, rapiti e non, innocenti vittime che meritano di ricevere protezione e amore per poter recuperare la speranza nel futuro”. 

“L'Italia vuole essere un partner importante di questa sfida appena iniziata - ha replicato Frattini - questi ragazzi hanno creato un network, hanno deciso di impegnarsi per aiutare altri loro coetanei e hanno chiesto il sostegno della comunità internazionale. Credo che tutti noi dobbiamo sentirci impegnati, non solo sotto il profilo istituzionale, ma soprattutto sotto quello umano”.  Frattini ha quindi riferito dell'intenzione di tenere in Italia corsi di formazione alla protezione dei bambini, rivolti al personale civile e militare delle missioni di peacekeeping dell’Onu.

Da parte sua il sindaco Gianni Alemanno ha annunciato che il Comune di Roma ha finanziato alcuni progetti di cooperazione decentrata mirati a favorire il reinserimento dei bambini soldato nella società civile, per esempio nella provincia del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo. Sono quindi intervenuti: il rappresentante speciale del Segretario generale Onu per i bambini nei conflitti armati, Radhika Coomaraswami; il vice direttore Unicef Hilde Frafjord Johnson; il segretario generale dell’International Save the Children, Charlotte Petri Gornitzka; l’ambasciatore d’Italia alle Nazioni Unite Giuliomaria Terzi di Sant’Agata; l’ambasciatore di Francia in Italia Jean-Marc de la Sablière; Elisabetta Belloni, direttore generale Cooperazione allo sviluppo, del ministero degli esteri; Valerio Neri, direttore di Save the Children Italia; Vincenzo Spadafora, presidente Unicef Italia.

Per illustrare il fenomeno è stata allestita in piazza del Campidoglio la mostra fotografica “Bambini di guerra: l’infanzia spezzata”, curata dall’Ufficio del rappresentante speciale del Segretario generale Onu per i bambini nei conflitti armati, con il supporto del ministero degli esteri e in collaborazione con “Save the Children”. La mostra si concluderà il 29 giugno.

Domani, mercoledì  24 giugno, il tema dei bambini soldato sarà discusso presso la Comunità di Sant’Egidio. La comunità – presente da anni in Uganda e in particolare a Gulu – si impegna sul terreno in un lavoro quotidiano per stappare numerosi bambini al destino atroce della guerra. Con le “Scuole della pace”, veri centri di istruzione e rieducazione alla vita, i volontari africani di Sant’Egidio aiutano gratuitamente gli ex bambini-soldato a reinserirsi nelle famiglie e nella comunità civile del loro paese.

 

 

 

 

 

 

top