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IAINEWS

in this issue:
EU, MENA, migration, trade

August 2020

The European Council and Europe’s Magic Lantern

Nicoletta Pirozzi

«The European Council resulted in a good deal, arguably the best possible under the circumstances. Despite doubts that the Franco-German engine had called it a day, it is still firmly leading the Community process. The renewed harmony between Angela Merkel and Emmanuel Macron has been decisive: not only did they lay cards on the table with the joint proposal first presented last May, but they have also been the heart and soul of the negotiation in Brussels. In the meantime, Italy stood next to the Franco-German couple and with the “Mediterranean” front, on the right side of history but with limited bargaining power, given its economic and financial troubles»

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Articles


Framing an EU Response to Israel’s Annexation of the West Bank

Nathalie Tocci

«As Europeans think about how to react, they should look at Israel’s annexation for what it is: a step, indeed a meaningful one, along a spectrum of progressive dispossession and disenfranchisement. Hence, if annexation does not take place, this should not be seen as a victory, for which Israel should be rewarded. All the violations that have existed, persisted and become entrenched over the decades would remain unaltered. Annexation is a dramatic step, but within an already tragic landscape»

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“Pray in Your Homes”: Religion and the State in North Africa in Times of COVID-19

Georges Fahmi

«COVID-19 has unveiled two important trends that are likely to influence relations between state institutions and religious authorities in North Africa well into the future. First, official religious authorities are a key actor not only to fight extremism but also to ensure social peace in moments of uncertainty and crisis. Second, the pandemic has offered an opportunity for religious groups to increase their online presence in order to stay in touch with their followers. Since online platforms are difficult to monopolise, this should push state religious authorities not to rely on political regimes to maintain a privileged position , but rather to enhance their religious discourse and their status as legitimate actors in order to be better able to compete in this virtual religious sphere»

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Read other IAI Commentaries

The New Turn in Turkey’s Foreign Policy in the Middle East

Meliha Benli Altunısik

«In some ways, Turkey’s foreign policy in the Middle East has come full circle as the discourses and policies of the 1990s, focusing on threats, zero-sum mentality and mistrust, have returned. What is different is the ideology behind these policies. This largely explains the different sets of policies pursued by the AKP government. Whereas Turkey’s military operations in northern Syria or the Eastern Mediterranean reflect some continuity with the 1990s, Turkey’s developing relationships with its Arab partners, particularly Qatar and Muslim Brotherhood affiliates, as well as its policies vis-à-vis Egypt, the UAE, Saudi Arabia or Israel reflect the new ideological bent»

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Read other IAI Papers

The European Asylum System: A Necessary Case of Differentiation

Emmanuel Comte

«Differentiated cooperation was a successful instrument to start European cooperation on asylum and thereby abolish internal border controls in the mid-1990s. It also triggered a dynamic of de-differentiation in the field of asylum that has lasted for about twenty years. If member states had wanted to achieve uniform cooperation immediately, not only would they have almost certainly failed, they would also, in all likelihood, have had to renounce the abolition of internal border controls. Therefore, the solution to the remaining problems of the European asylum system is not to be found in undifferentiated cooperation, but rather in further differentiated integration among those member states that are willing to transfer the management of this area to the supranational level»

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Wto

The Reform of the WTO and the Challenges of Global Trade Governance

Structural transformations in global trade patterns, persistent protectionist tendencies and growing geopolitical tensions have undermined the functions of the World Trade Organization (WTO), eroding its rule-making role and paralysing its dispute settlement system. As a result, the international debate over the reform of the WTO has intensified in recent years. The impact of the COVID-19 pandemic on world trade and the subsequent lack of coordination in policy responses have further highlighted the need to improve the global trade architecture

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                                                         Newsletter n. 139

Chiusura estiva della biblioteca
 

 

 

Si avvertono ricercatori e studiosi che la biblioteca della Fondazione Murialdi sarà chiusa da lunedì 3 agosto a lunedì 31 agosto.

La biblioteca riaprirà martedì 1 settembre con il consueto calendario: dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle ore 13.00

 

 

  

sito: www.fondazionemurialdi.it

 

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USPI - Unione Stampa Periodica Italiana
 
 
 

 

 

Noi e il futuro dell'Europa

“Europa, it’s not all about the money”
Newsletter n. 25 - Luglio 2020

Qui di seguito puoi selezionare la parte di tuo interesse
Per la versione completa, clicca qui

TRE PROPOSTE PER USCIRE DAL CONFLITTO INTERISTITUZIONALE
(E SALVARE I BENI PUBBLICI EUROPEI)

Andando ultra vires, il Consiglio europeo ha adottato all’alba del 21 luglio il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027, sottraendo questo ruolo ai ministri del bilancio dei 27 e rischiando di vanificare il negoziato fra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo che si dovrebbe concludere – in base all’articolo 312 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea – con l’approvazione (o la disapprovazione) del Parlamento europeo e la decisione all’unanimità del Consiglio.

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CHARLES MICHEL vs URSULA VON DER LEYEN ?

Nonostante l’accordo raggiunto all’alba del 21 luglio, la performance istituzionale di Charles Michel è stata largamente al di sotto del ruolo di leadership e delle indispensabili capacità di mediazione fra interessi nazionali contrapposti a cui si unisce il fatto non marginale che il Presidente del Consiglio europeo dovrebbe tener conto anche dell’interesse europeo rappresentando davanti all’opinione pubblica uno dei volti dell’Unione e non solo “ventisette personaggi in cerca d’autore”.
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ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE

“Gli affari europei divenuti comuni e che non possono più essere amministrati che in comune, mediante leggi comuni, e atti governativi comuni, continueranno in realtà, in barba a tutti i trattati “europei” a restare abusivamente nelle mani degli impotenti stati nazionali… Bene perciò hanno fatto i federalisti a non preoccuparsi in alcun modo della sorte dei due trattati detti europei.

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LE ATTIVITÀ DEL MOVIMENTO EUROPEO

Partecipazione del Presidente Dastoli a due iniziative, il 28 luglio p.v.:
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DOCUMENTI CHIAVE
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TESTI DELLA SETTIMANA
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CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI


Questa settimana ci occupiamo dell’articolo 41, che tratta il diritto ad una buona amministrazione non solo per i cittadini europei, ma per “ogni individuo”, che “ha diritto a che le questioni che lo riguardano siano trattate in modo imparziale, equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni e dagli organi dell’Unione”, come afferma il primo comma, facendo riferimento quindi al rispetto sia del principio di efficienza che di efficacia.
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LA GIURISPRUDENZA EUROPEA
 
Questa settimana portiamo alla vostra attenzione una controversia tra Commissione europea e Repubblica Ceca (sostenuta dal Regno dei Paesi bassi), recentemente conclusasi – il 9 luglio scorso – attinente alla gestione delle risorse proprie dell’Ue.
I fatti ebbero origine il 20 maggio 2008, quando l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ha adottato una relazione finale attinente a un’indagine riguardante...
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CONSIGLI DI LETTURA
I diari di Altiero Spinelli rappresentano un caposaldo per comprendere la storia, le evoluzioni e le contraddizioni in seno alle istituzioni europee. Ne suggeriamo la lettura perché il padre fondatore dell’Europa unita oggi avrebbe sicuramente modo di commentare la situazione che si è attraversata. Come interpreterebbe affermazioni quali quelle secondo cui gli Stati sono “i padroni dei Trattati”?
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    CAMPAGNA DI INFORMAZIONE SULL'EUROPA    
 
 

 
Responsabile: Massimiliano Nespola, giornalista
Segreteria di redazione: Sabrina Lupi
https://www.facebook.com/movimento.europeo.italia/
https://twitter.com/MovEuropeo_IT
https://www.instagram.com/moveuropeo/
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UGIS premia giovani giornalisti e comunicatori
Tre premi e borse di studio nel 2020 offerte dall’Unione giornalisti italiani scientifici
nel ricordo di Paola de Paoli. Candidature entro l’8 ottobre

Comunicato stampa, 22 luglio 2020

 

L’UGIS-Unione giornalisti italiani scientifici rinnova anche nel 2020 il bando per premi e borse di studio Paola de Paoli – Camillo Marchetti. L’obiettivo è promuovere e incentivare la formazione e la crescita professionale del giornalismo scientifico e l’esperienza dei divulgatori in tale settore.
Quest’anno vengono conferiti tre riconoscimenti di € 7.000,00 (
settemila/00) ciascuno.

Il concorso prevede due sezioni e si rivolge a:

- giornalisti che, preferibilmente, abbiano frequentato o stiano seguendo corsi delle scuole di formazione riconosciute dall’Ordine nazionale dei giornalisti, interessati a scienza e tecnologia, che abbiano meno di 40 anni al 30 settembre 2020; possono candidarsi anche professionisti con analoghe sensibilità;

- laureati possibilmente con specializzazione post-universitaria, impegnati o che sono attivi nella divulgazione di tematiche scientifiche e tecniche, con una significativa e documentata esperienza di comunicazione verso il pubblico tramite scritti, partecipazione a eventi, modalità varie, con meno di 45 anni di età al 30 settembre 2020.

La valutazione delle candidature è affidata alla Giuria presieduta da Giuseppe Remuzzi, direttore generale dell’Istituto Mario Negri, composta dal presidente dell’UGIS e con la collaborazione di tre giornalisti soci UGIS scelti dal Consiglio direttivo dell’Unione (rispettando la parità di genere) per la competenza e la sensibilità a promuovere opportunità per i giovani. Il supporto operativo è assicurato dalla Segreteria tecnica dell’UGIS presso la FAST. Il giudizio della Giuria è insindacabile.

Le candidature per i premi e le borse del 2020 vanno presentate entro giovedì 8 ottobre compilando la scheda riportata sul sito www.ugis.it. La decisione della Giuria viene comunicata entro lunedì 9 novembre. La consegna dei riconoscimenti, prevista per il 5 dicembre 2020, si tiene a Piacenza in occasione dell’Assemblea annuale UGIS.

 

L’UGIS è

Fondata nel 1966, l’UGIS – Unione giornalisti Italiani scientifici è un’associazione senza scopo di lucro, giuridicamente riconosciuta, indipendente da governi, istituzioni, enti, società pubbliche e private. Ha lo scopo di favorire la divulgazione scientifica e tecnica in Italia attraverso i media, favorendo l’aggiornamento professionale dei soci (giornalisti iscritti all’Ordine) professionalmente impegnati nell’ambito dell’informazione scientifica attraverso quotidiani, periodici, radio, televisione e pubblicazioni online.

L’UGIS attua la sua attività autofinanziandosi con le quote sociali versate dagli iscritti, o grazie a contributi e donazioni. Promuove convegni, seminari, giornate di studio, incontri con scienziati e ricercatori italiani e stranieri; organizza visite presso laboratori, centri di ricerca, complessi industriali in Italia e all’estero.

L’UGIS è tra i soci promotori di EUSJA (European Union of Science Journalists’ Associations con sede a Strasburgo) fondata nel 1971, e di WFSJ-World Federation of Science Journalists.

Lo Statuto dell’UGIS, approvato dall’Assemblea dei soci del 25 ottobre 2019, apre anche ai non giornalisti grazie alla creazione dell’elenco speciale Amici dell’UGIS.

Pertanto possono chiedere di essere inseriti nell’elenco dell’Unione anche i non iscritti all’Ordine dei giornalisti o alle Associazioni regionali della stampa, purché svolgano la propria attività lavorativa con comprovata esperienza e professionalità nell’ambito della comunicazione e divulgazione scientifica e tecnologica. La decisione di accettazione di un comunicatore e divulgatore scientifico non iscritto all’Ordine spetta al Collegio dei probiviri. Gli ammessi in questo elenco speciale, non soci, devono pagare la quota annuale di € 50,00 (cinquanta). Non hanno diritto di esercitare l’elettorato attivo e passivo, né in ambito di Assemblea né di presentarsi per le cariche del Consiglio direttivo. Possono tuttavia partecipare alla vita culturale, agli eventi, alle visite tecniche organizzate dall’Unione sia in Italia che all’estero nella stessa misura dei soci effettivi, compatibilmente con le disponibilità di posti e sostenendo i costi stabiliti dal Direttivo. Sono anche invitati a partecipare ai corsi di formazione ed aggiornamento, senza beneficiare dei crediti formativi riservati agli iscritti all’Ordine dei giornalisti, con lo scopo di accrescere la propria preparazione negli ambiti giornalistici e deontologici del settore. Possono proporre al Consiglio direttivo spunti per attività di divulgazione scientifica nell’ottica degli obiettivi dell’Unione.

 

 

                                                         Newsletter n. 124

Il giornalista nell'età dello smart working (8)
 

 

 

Il giornalista nell’età dello smart working (8)

 

Oggi pubblichiamo il contributo di Romano Bartoloni, Presidente del Gruppo Romano Giornalisti Pensionati.


 

 

 

Lo smartworking per salvare il giornalismo e battere il precariato

Mentre tutto il pianeta si rinserrava (e si rinserra tuttora in molti paesi contagiati) in casa e dentro i vecchi confini nazionali per contrastare la pandemia, la copertura mediatica globalizzata sull’emergenza Covid unisce, simpatizza e solidarizza tra loro fino all’ultimo navigatore online. Mai fino ad oggi nessuna altra notizia aveva terremotato da cima a fondo tutto il mondo dell’informazione che ormai ruota intorno al web. Le cifre di questa rivoluzione informatica senza precedenti vengono costantemente monitorate dall’Osservatorio europeo sul giornalismo Ejo, e dai report di Euromood infoweb-Covid con la partecipazione universitaria di Roma3, e che indaga sui post di 257 pagine Facebook di 27 Paesi europei più la Gran Bretagna. L’interessamento sulla pandemia raggiunge picchi vertiginosi non a caso in sintonia con la classifica delle Nazioni più duramente colpite quest’anno.. In testa l’Italia, seguita da Spagna, Germania, Francia,  Regno Unito.

Nel ventesimo secolo si sono diffuse tre gravi pandemie, la Spagnola nel 1918, l’Asiatica del 1957 e la Hong Kong del 1968 che causarono migliaia di morti. Allora le informazioni venivano veicolate da numeri ridotti di strumenti di comunicazione oggi moltiplicatesi in forma esponenziale anche a rischio di creare la confusione delle opinioni contrastanti.

La cappa avvolgente del micidiale virus, gli eroismi del fronte sanitario, le lunghe quarantene, la lotta per la sopravvivenza e per il pane quotidiano, la difesa del posto di lavoro, la convivenza con il rischio contagio, nuove forme di solidarietà e socializzazione a distanza hanno rimesso al centro dei giochi il giornalismo di qualità,  la cronaca dei fatti autentici che si consumano sulla pelle della gente. Con un colpo di spugna è stato spazzato via il grosso ingombro del gossip e del pettegolezzo della politica che ci ha perseguitato per decenni fino alla nausea. Alla ribalta racconti di storie vissute fra la vita e la morte, il calvario dei medici caduti nelle trincee degli ospedali, il dramma di un’economia in ginocchio e della disoccupazione, il pronto soccorso elemosina delle burocrazie pubbliche, la coda nei supermercati e nelle farmacie, l’isolamento degli anziani, il regime semi poliziesco per obbligarci a restare a casa.

Tutte queste sofferenze, angosce, pene, tribolazioni quotidiane testimonia, documenta diffonde il cronista che metro dopo metro sta riconquistando il territorio cittadino e periferico troppo spesso ignorato e abbandonato di fronte alle seduzioni del virtuale e del fasullo della globalizzazione. Si spiega, si descrive e si racconta l’emergenza toccando le corde più sensibili e profonde delle persone.

La riscossa del giornalismo di qualità si afferma nei mass media grazie a tanti colleghi tenaci e irriducibili nonostante i pericoli. Si erge a difesa di una umanità fragile e sofferente e sfida la stanza dei bottoni troppo reticente. Conduce ovunque una dura battaglia contro le fakenews che circolano e infettano a livello virale diffondendo panico altrimenti incontrollabile.

Finalmente anche il Governo italiano con il presidente Conte riconosce che “l’informazione è un bene pubblico essenziale” al quale va garantito un futuro nonostante il crollo della pubblicità. Gli fa eco il sottosegretario all’editoria Andrea Martella, sostenendo che i giornali “sono come i farmaci, un antidoto cruciale contro il virus, assolvendo un servizio pubblico essenziale”. Il Papa ha dedicato una preghiera speciale a tutti “coloro che lavorano nei media”. La Conferenza episcopale italiana considera le notizie “un pane necessario alla gente”.

Questa nuova consapevolezza presuppone il rilancio del giornalismo e della sua funzione indispensabile di mediazione e di servizio di pubblica utilità, praticamente alla pari dei riconoscimenti oggi esclusivi della Rai, con atti e investimenti tangibili a sostegno dell’editoria orfana della pubblicità chissà per quanto tempo, ed esposta alla pirateria del diritto d’autore professionale e della diffusione illegale di copie dei giornali. È tempo di passare dalle parole ai fatti nell’interesse dell’opinione pubblica in cerca di certezze e di fiducia per l’oggi e il domani. Ed è anche tempo di garantire dignità economica e tutele alle nuove leve di giornalismo che testimoniano sul campo il loro valore.

Quando ci risveglieremo dall’incubo virale nulla sarà come prima anche per il giornalismo (Vittorio Roidi presidente Fondazione Murialdi) che opera nelle trincee dell’epidemia a rischio della propria incolumità e a costi di sacrifici e di perdite di valorosi, e senza la difesa di una profilassi di categoria invocata da Stampa romana.

Ma ancor prima degli sconvolgimenti di oggi, quasi tutto era già cambiato nel mondo dell’informazione rivoluzionato dall’era del digitale e terremotato nei rapporti di lavoro. Lo sanno sulla loro pelle i moltissimi colleghi precari che hanno chiesto all’Inpgi2 il pronto soccorso del bonus per gli autonomi per sopravvivere e che rappresentano  un  mondo di decine di migliaia di addetti ai lavori (33.652 quasi tutti pubblicisti). Un mondo di cronici mal pagati e mal tutelati, da tempo pionieri di fatto dello Smart working, evoluzione del telavoro, che, sotto la pressione dell’emergenza “tutti a casa”, si è espanso in forma esponenziale, creando una nuova dimensione operativa nelle imprese, nel pubblico e nel privato. In questo periodo si sono moltiplicate le teleconferenze stampa, le video interviste, il cosiddetto dialogo remoto, insomma si è diffuso il mondo online nel giornalismo e nel rapporto con le fonti di informazione.Non solo l’intero universo dei precari, ma anche buona parte della rete dei corrispondenti, scomparse le redazioni periferiche, agiscono ormai da “remoto”, i più integrati dagli articoli 2 e 12 del contratto giornalistico. Nella buona sostanza, realizzano le loro cronache e i loro notiziari con il modello dello Smart working che, per la prima volta e in circostanze eccezionali, ha coinvolto i professionisti delle redazioni costretti a lavorare a casa per non contagiarsi.

Ma le redazioni non sono state mai chiuse o smantellate, sono restate e restano il motore della produzione nell’ora critica presidiate dai vertici operativi che hanno tenuto e tengono un ponte verso il ritorno alla normalità. Per Roidi lo Smart working potrebbe provocare il declino dell’informazione, spappolerebbe le redazioni, polverizzerebbe la professione. Allo stato dei fatti, non è possibile che accada nonostante la minacciata raffica dei prepensionamenti e di ridimensionamenti aziendali. Colpire il consolidato sistema redazionale significherebbe stracciare definitamente il contratto di lavoro giornalistico già mortificato abbastanza. Il sindacato non lo permetterà mai e gli editori lo sanno bene.

Lo Smart working, se usato intelligentemente nel rispetto della “legge sul lavoro agile e flessibile”, potrebbe normare l’attuale telavoro e diventare uno strumento efficace nel frenare e arginare il fenomeno dilagante del precariato nel mondo dell’informazione. Il freelance non solo non è mai in vacanza, ma è investito di maggiori responsabilità lavorando in autonomia lontano dalle stanze redazionali. Ha diritto a un più equo trattamento economico.

Come se non bastassero le ansie e le apprensioni delle popolazioni in all’erta quotidiano, la disinformazione generata da mestatori di zizzania e da truffatori in cerca di facile visibilità ha messo il carico da 11 nei social e nelle chat per provocare allarmismi, panico, ribellismo con una serie di bufale e di fakenews su fantomatiche terapie, cure miracolose, monete infette, screening a domicilio di imbroglioni, complotti di untori, armi batteriologiche. Il Governo, il ministero della sanità, la Protezione civile si affannano a smentire, a mettere in guardia contro questa piaga terroristica. Addirittura a palazzo Chigi si intende costituire una task force contro le  fakenews, rafforzando il ruolo della polizia postale per stroncare la catena di fonti tossiche che avvelenano i social. Anche le organizzazioni dei giornalisti si stanno attrezzando con Osservatori di denuncia e di controllo. L’informazione influenza la nostra vita e la nostra sicurezza, e non può e non deve essere manipolata a strumentali scopi di contropotere.

Non saranno le task force e gli osservatorii a sostenere la guerra contro la micidiale opera di disinformazione, ma i cronisti, i freelance, quanti sfidano i pericoli del momento nello scendere in strada e nell’affrontare le fonti a quattro occhi e in presa diretta.

Il boom della disinformazione sulla nostra pelle in questa ora buia potrebbe aprire finalmente tanti occhi e far passare la sbornia della supremazia degli algoritmi sulla professionalità dei giornalisti,  recuperare il terreno di affidabilità e di indipendenza perduti sotto il dominio e l’invadente prepotenza della rete e del potere dei suoi mallevadori, riallacciare le file della cronaca con i fatti vagliati e valutati di prima mano, garantire dignità economica e tutele alle nuove leve di giornalisti che testimoniano sul campo il loro valore.

Si offre la rara occasione di riscattare l’informazione di qualità, e restituire autentiche certezze e fiduce all’opinione pubblica. Persino nel Palazzo, messo alle strette da una morsa senza precedenti di difficoltà di comunicare e di rendersi credibile, stanno riscoprendo, anche se a denti stretti, il giornalismo e la sua funzione  di mediazione e di servizio di pubblica utilità che dovranno essere riconosciuti con atti tangibili con il ritorno alla normalità.

 

Romano Bartoloni 

 

 

sito: www.fondazionemurialdi.it

 

 
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Il cessate il fuoco nel Donbass, USA2020 al giro di boa dei 100 giorni e un nuovo podcast su Recovery Fund e presidenza tedesca
29 luglio 2020

Non solo pandemia e Recovery Fund: dopo aver svolto un ruolo di primo piano nel raggiungimento dell’accordo della settimana scorsa, adesso la presidenza tedesca del Consiglio dell’Ue dovrà fare i conti con altri dossier cruciali per l’Unione, dal futuro dei rapporti con il Regno Unito alle migrazioni, dalla Conferenza sul futuro dell’Europa all’allargamento ai Balcani. Ne parliamo con Nicoletta Pirozzi in una nuova puntata del ciclo di podcast dedicato alla Germania al timone dell’Ue. E in un editoriale, Gian Luigi Tosato ci spiega che l’introduzione del “freno di emergenza”, che ha consentito di superare i contrasti sulla gestione del Recovery Fund, non è un’assoluta novità nel diritto europeo.

Ucraina e Russia hanno raggiunto un fragile accordo per il cessate il fuoco nel Donbass, violato già poche ore dopo l’entrata in vigore: la tregua è destinata a non durare, scrive Nona Mikhelidze, mentre Anna Zafesova ci porta a Khavabarovsk, nell'estremo Oriente russo, dove continuano delle inedite proteste contro Putin. E a meno di 100 giorni dalle presidenziali negli Stati Uniti - potete seguire la campagna quotidianamente sul blog di Giampiero Gramaglia - e con il Covid-19 che torna a mietere contagi alla Casa Bianca, con Riccardo Alcaro ci chiediamo cosa succederebbe se la pandemia mettesse fuori gioco uno fra gli ultrasettantenni Donald Trump o Joe Biden. Questo e molto altro ancora online su AffarInternazionali, la rivista dello IAI.

ARTICOLI
 LE IMPLICAZIONI DEL NUOVO CESSATE IL FUOCO
Ancora una tregua tra Ucraina e Russia nel Donbass. Ma quanto durerà?
 

di Nona Mikhelidze

La scorsa settimana i negoziatori di Ucraina, Russia e dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce) hanno raggiunto un accordo per il cessate il fuoco nella regione del Donbass. La tregua è entrata in vigore lunedì 27...

 VERSO USA 2020
Che succede se il Covid-19 mette fuori gioco Trump o Biden?
 

di Riccardo Alcaro

Per uno strano caso del destino, la campagna per le presidenziali Usa vede coinvolti due candidati ultra-settantenni proprio quando l’America, così come il resto del mondo, è alle prese con una pandemia che miete le sue vittime soprattutto tra gli...

NON UN INEDITO NEL DIRITTO DELL'UNIONE
Come funzionerà il freno di emergenza del Recovery Fund
 

di Gian Luigi Tosato

L’introduzione del “freno di emergenza”, che è servita a superare i contrasti in tema di gestione del Recovery Fund, non costituisce un’assoluta novità. Di questo meccanismo già si avvale il Trattato di Maastricht per gettare una sorte di ponte fra...

POST SOVIETICO
Le proteste di Khabarovsk e il popolo ignorato da Putin
 

di Anna Zafesova

Le proteste di piazza a Khabarovsk per il licenziamento e l’arresto del governatore Sergey Furgal hanno guadagnato meno attenzione dei media internazionali rispetto ad altri segnali di giro di vite in Russia: l’incriminazione palesemente architettata del giornalista Ivan Safronov, la...

IN EVIDENZA
SPECIALE
Recovery Fund e semestre tedesco: la posta in palio per l'Ue
 
© 2020 AffarInternazionali - www.affarinternazionali.it

 

 

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8a EDIZIONE FESTIVAL DEL GIORNALISMO CULTURALE
SCIENZA, CULTURA
Passato, presente
Lentezza, velocità
 
APERTI I BANDI DI CONCORSO DEL FESTIVAL DEL GIORNALISMO CULTURALE 2020:
GIORNALISTI UNDER 35 E #RISCATTODAQUI
 
Nel ricco programma del Festival tornano protagonisti i concorsi.
Uno dedicato ai giornalisti under 35 e l'altro fotografico su Instagram.
 
Il primo concorso è destinato ai giornalisti professionisti, pubblicisti, praticanti e agli studenti e diplomati nelle scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine dei Giornalisti, di età̀ inferiore a 35 anni.
I candidati, alla data del 07/09/2020, devono avere pubblicato in una qualsiasi testata (carta stampata, web, tv, radio) un elaborato che racconti il rapporto tra scienza e cultura. In particolare, che sviluppi con un taglio culturale, le ricadute politiche, sociali ed economiche del Covid-19. Il premio in palio è di 1000 (mille) euro.
 
Spazio anche alla fotografia con il secondo concorso #riscattodaqui, aperto a tutti i residenti in Italia e all’estero. L'obbiettivo è valorizzare e promuovere le aree interne della Regione Marche, mostrando attraverso una foto o breve video la prima cosa bella osservata alla fine del lockdown nel territorio interno della regione o anche colpito dal sisma. Per poter concorrere è sufficiente, alla data del 04/09/2020,  la condivisione di fotografie o video su Instagram. 
In palio due premi di 250 (duecentocinquanta) euro ciascuno.
 
Tutte le informazioni sono disponibili nei bandi pubblicati sul sito www.festivalgiornalismoculturale.it alla voce concorsi.
 
 
© 2020 Festival del Giornalismo Culturale segreteria.fgc@gmail.com
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EU ACTUALLY     EUROPE     WORLD     BUSINESS     MANAGEMENT     ANALYSES

Welcome to the online edition of the “European Business Review (EBR)”, where journalists and distinguished guest-writers express their views and opinions on European affairs and Business issues with in-depth articles, analyses and commentaries.
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"EU competition enforcers have been investigating Facebook for practices related to the use of data in apps since last year, as well as reviewing how the company operates its online marketplace."

Does Vestager overplay her hand again?

The EU General Court overturned the landmark 2016 decision by EU competition commissioner Margrethe Vestager that Ireland should claw back €13 billion in unpaid taxes plus interest from Apple


The reality is that the EU – both in terms of infrastructure and supplies – already has a diversified portfolio when it comes to natural gas, including piped gas, gas from Norway and the Middle East, LNG from the US and Qatar, and other supplies.

US pipeline sanctions: Reality check

US pipeline sanctions suggest a deliberate misreading of the European gas market and a paternalistic “America knows best” view of how Europeans should manage their energy commerce


Bill Gates thinks lessons from the AIDS fight can help defeat COVID-19, in particular teaching us about building “large, fair, global distribution systems”. But he says AIDS treatment programmes can actually benefit too.

Bill Gates: How HIV/AIDS prepared us to tackle COVID-19

Around 2 million people a year used to die from HIV/AIDS. Now that figure has more than halved. So what changed?


“The global data usage of the mobile network grows annually, by an approximate factor 10 every 5 years, or around 5 exabyte per month in 2021.”

Ericsson: 5G could ‘dramatically increase’ network energy consumption

It is the industry’s responsibility to roll-out the fifth generation (5G) of wireless communication networks without increasing energy consumption, Swedish telecoms giant Ericsson writes in a report outlining how this can be done


The coronavirus crisis facilitates the rise of autocratic and narcissistic leaders just when we least need them.

Why the World Needs Self-Reflective Leaders

When asked what the post-Covid world might look like, French author Michel Houellebecq said, “The same – only worse”

 

 

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                                                         Newsletter n. 123

Il giornalista nell'età dello smart working (7)
 

 

 

Il giornalista nell’età dello smart working (7)

 

Continua il dibattito sul giornalismo in smart working. Oggi il contributo di Alberto Ferrigolo, componente del Comitato Scientifico della Fondazione.


 

 

 

La tendenza era già in atto, da tempo. Lo smart working, da effetto Covid, l’ha solo acuita e accelerata. Parliamo del processo di verticalizzazione della catena di comando introdotto in giornali, radio e tv, nei siti internet a partire dal 10 marzo. Di conseguenza, anche nella formazione delle decisioni. Il “tutti a casa, e in redazione solo gli uomini-macchina” non ha certo favorito quello spirito collettivo che in genere caratterizza il lavoro redazionale. Anzi, ne ha estremizzato il senso dei ruoli: da un lato chi comanda, dall’altro chi esegue. In seguito alla pandemia, funzioni e soggetti ora non abitano nemmeno più lo stesso luogo. Ma agiscono in spazi diversi. Fisicamente separati, distanti.

Qualche ragguaglio e una breve panoramica: il caso de “Il Messaggero” è emblematico da questo punto di vista. La redazione di via del Tritone è chiusa. Deserta. E lo sarà fino a settembre. Ciascuno lavora e continuerà a lavorare anche nei mesi estivi da casa sua, utilizzando per comunicare telefono, mail, WhatsApp, videoconferenze, chat di settore, servizio o redazione. Ciascuno è stato dotato dall’editore di pc portatile e saponetta wi-fi. Anche le testate gemelle dello stesso gruppo Caltagirone – “Il Gazzettino” di Venezia e “Il Mattino” di Napoli – la situazione è identica. Anche a Napoli e a Venezia tutti a casa fino al 31 agosto. Dalle redazioni venete (Padova, Treviso, Venezia e Mestre, Belluno e Pordenone) hanno però fatto richiesta di poter rientrare al lavoro in redazione, visto che l’emergenza è stata allentata, ma un ordine di servizio ha imposto il prolungamento del lavoro da casa. Per i veneti, poi, c’è anche l’obbligo di non allontanarsi per nessun motivo dalla propria abitazione, che diventa sede di lavoro durante l’orario d’attività. Solo una redattrice di Mestre è stata dispensata, direttamente dal direttore, per poter seguire le conferenze stampa o eventuali altre iniziative che si svolgono in presenza. Tuttavia ai redattori del “Gazzettino” la proprietà non è riuscita a dotare tutti della strumentazione necessaria, cosicché sono costretti a “scambiarsi” vicendevolmente i portatili.

A “la Repubblica”, invece, sono rientrati in 178 su 352, al “Corriere della Sera” la stragrande maggioranza è tornata a lavorare in redazione e ora si sta attuando anche qualche forma di flessibilità con la disponibilità a consentire un lavoro “un po’ dentro e un po’ fuori”: cosicché – per esempio – nell’occasione di una riunione di governo o sindacale o politica o per un evento che si conclude a tarda sera, è stata data la facoltà al redattore che se ne occupa di poter aggiornare e chiudere il pezzo inviandolo al sistema editoriale anche da casa. A “La Stampa”, l’arrivo del nuovo direttore Massimo Giannini - accolto sull’onda di un gradimento quasi bulgaro (91% i favorevoli) -, ha dopo poche settimane fatto registrare una prima risacca, con attriti e contraccolpi, per via di un inasprimento degli ordini di servizio, della metodologia seguita sulle nuove nomine e per via degli spostamenti interni, gli orari, i turni - irritualmente annunciati.

È questo quel che, principalmente e a grandi linee, è avvenuto nelle reazioni giornalistiche di diverso ordine e grado durante il lockdown. Il paradosso è che del cosiddetto “telelavoro” se ne parla – in modo avveniristico, futuribile e immaginifico - almeno dalla fine degli anni Cinquanta. C’è un’ampia letteratura sociologica in materia. Eppure negli anni venti del primo secolo del Terzo millennio – al culmine dello sviluppo dell’era tecnologica e di un mondo della comunicazione prevalentemente social – il coronavirus è riuscito a cogliere editori e redazioni del tutto impreparati. Non solo dal punto di vista organizzativo, ma anche da quello della dotazione materiale, assolutamente indisponibile a soddisfare tutte le esigenze organiche. Non è mancato nemmeno chi ha dovuto acquistare il portatile da sé per poter fronteggiare adeguatamente l’emergenza lavorativa.

Così, ad esempio, il caso delle “docking station” introdotte nella redazione centrale di “la Repubblica” postazioni volanti alle quali connettersi a turno con il pc portatile per entrare direttamente nel sistema editoriale del giornale. Ciò che consente di abolire almeno una parte delle scrivanie individuali, per rispettare il distanziamento sollecitato dalle norme anti-virus, ha finito per imprimere un’ulteriore torsione nei meccanismi di funzionamento della vita redazionale e giornalistica. Come è stato di recente osservato da Giovanni Valentini, il giornale non è una fabbrica, “con gli operai alla catena di montaggio, i turni orari, i premi di produzione” ma “dovrebbe essere un luogo di produzione delle notizie, delle idee e delle opinioni”. O, se si vuole, “un cenacolo all’interno del quale custodire il ‘bene comune’ dell’informazione” in forza dell’articolo 21 della Costituzione, ha osservato in un articolo su “Il Fatto” l’ex direttore de “L’Espresso”.

Ad ogni modo, quel che è stato fatto in questi mesi nelle redazioni, ma anche nel mondo del lavoro in genere, non è stato smart working, ma puro e semplice “lavoro da casa”. O meglio, “covid working”, come è stato ribattezzato dai redattori veneti de “Il Gazzettino”. Per lo più Improvvisato e non organizzato. Con gli strumenti che c’erano a disposizione. Ma per farlo, sembra banale dirlo, ci vogliono quantomeno gli strumenti necessari, connessioni veloci oltre ai computer. Poi il vero smart working è quello che si può svolgere in maniera morbida, un po’ fuori dalla redazione e un po’ in presenza. Perché se si svolge tutto in esterno si finisce per perdere anche il contatto sociale con i colleghi e finisce per prevalere la verticalizzazione delle decisioni. Se lo smart working avviene in maniera flessibile è sicuramente più utile, non solo al giornale, ma anche al giornalista, al lavoratore in genere. Le tecnologie oggi lo consentono. E permettono di non perdere anche quel contatto minimo che dia il polso della situazione, l’umore complessivo del luogo di lavoro attraverso riunioni veloci e circolazione di idee. “In fondo talvolta ci sono certe riunioni in presenza che sono solo riunioni finte, utili solo a soddisfare l’ego dei partecipanti”. Tant’è.

Quindi, di fatto, due sono le condizioni essenziali per fare smart working redazionale: strumentazione di base e flessibilità organizzativa. Con momenti di condivisione collettiva: confronti più frequenti, veloci, agili e meno aulici d’un tempo. Chi, nelle situazioni più avanzate, sta sperimentando queste modalità si dice anche soddisfatto. Può persino migliorare il lavoro e quindi quel prodotto collettivo che è il giornale. Altrimenti si rischia di andare incontro ad un disastro che acuirebbe problemi e difetti già presenti nel lavoro giornalistico nell’era dell’iperconnettività.

Naturalmente, e va da sé, come prima cosa è da riscrivere da cima a fondo il contratto di lavoro giornalistico, scaduto per altro da almeno sei anni. Di fatto, un contratto a forte impianto fordista in era di smart economy. Poi c’è in ogni caso un rischio che va sventato: si chiama “rischio immobiliare”. Perché in presenza dello smart working fatto bene, con l’ufficio centrale in presenza e gli altri a casa, gli spazi necessari si riducono di gran lunga con tagli di costi ragguardevoli. Che in questa fase di crisi dell’editoria, di calo di copie e mancati introiti pubblicitari potrebbe essere una tentazione per gli editori. Come chiudere intere sedi redazionali. Disdire i contratti d’affitto. A Miami, del resto, l’hanno già fatto.

 

 Alberto Ferrigolo

 

 

sito: www.fondazionemurialdi.it

 

Generation Z, Generation Y, Digital Natives, Millennials.
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July 2020

YOUNG PEOPLE AND THE FUTURE OF WORK

 

RESILIENT GENERATIONS

The Deloitte Global Millennial Survey 2020 reveals “resilient generations” in the face of the health and economic crises caused by the COVID-19 pandemic. According to the report exploring the views of more than 27.5K Millennials and Gen Zs, both before and after the start of the COVID-19 pandemic, young people have remained focused on societal issues despite the multiple personal challenges they are facing. Instead of a “new normal”, they are willing to push for a “better normal” in which environmental sustainability, individual responsibility and diversity and inclusion at work are priorities. With regard to the pandemic-related labour disruption, more than 60% of Millennials and Gen Zs said that when the crisis is over, they’d like the option to work remotely more frequently, and seem more inclined than previous generations to consider stress problematic and mental health in the workplace important.

INDIA: IS THE FUTURE OF WORK REMOTE?

According to a LinkedIn survey, about one in three Gen Zs and Millennials in India would continue to work remotely until they feel safe from COVID-19. “As the business landscape resumes, older professionals appear keen on stepping out into the post COVID-19 world while younger professionals are not rushing to embrace it”, writes The New Indian Express. While 38% of Gen X declared they will willingly return to their workplace as soon as they are allowed to do so, 29% of Gen Zs and 32% of Millennials stated they would prefer to continue to work from home. 42% of Millennials are concerned about commuting to work. Other key concerns include inadequate space between workstations and being exposed to people neglecting safety precautions.

TIPS & TRICKS

 

THE CHALLENGES OF CIVIL PARTICIPATION FOR YOUTH

study from the European Youth Forum warns about the diminishing civic space in Europe for young people and youth organisations in particular. In 17 out of 35 OECD Member countries, youth express less trust in government than their parents. Disengagement with traditional forms of political engagement and frustration with the available channels to make their voices heard are on the rise, with 25% of 15-29 years-old in OECD countries stressing that they are “not at all interested” in politics. 43.3% of the youth organisations surveyed said that they are often invited by national authorities to participate in formulation of solutions addressing the problems relevant to their fields of activity, and 45.1% declared to be rarely invited. About one fifth of organisations reported reasonable influence on decision-making processes, while two in fifths of organisations report significant difficulties to influence or no influence at all on the outcomes of policy processes.

WE ARE FAMILY 

As the oldest Millennials will be turning 39 this year, an analysis of government data in the USA by Pew Research Center highlights how this generation is establishing a new family structure. According to the research, Millennials have been slower than previous generations to establish their own households and are less likely to be living with a family of their own than previous generations at the same stage of life. In 2019, 55% of Millennials lived in this type of family unit. This compares with 66% of Gen Xers in 2003, 69% of Boomers in 1987 and 85% of members of the Silent Generation in 1968. 14% of Millennials live with their parents, and Millennial men are more likely than Millennial women to live with their parents (18% compared to 10%). Finally, a majority of Millennials are not currently married: 44% were married in 2019, compared with 61% of Baby Boomers at the same age.

CROATIA LEADING THE WAY FOR YOUNG PEOPLE'S DIGITAL SKILLS

 

To mark World Youth Skills Day on July 15, Eurostat has highlighted the importance of digital skills for young people in order to follow online classes, as measures to avoid face-to-face teaching continue to be in place all across Europe. In 2019, 80% of those aged 16 to 24 in the European Union had “basic or above basic digital skills”, higher than the share of individuals aged 16 to 74 (56%). Croatia takes first place on the podium of the EU member states, with 97% of people aged 16 to 24 in the country having basic or above basic overall digital skills. Croatia is closely followed by Estonia, Lithuania, and the Netherlands (93%) and Greece (92%). The lowest shares were reported in Romania (56%), Bulgaria (58%), Italy (65%), Hungary (68%), Latvia and Luxembourg (75%).

 

 

 

 

 

AEJ protests against the destruction of Hungary’s independent "Index" news portal

https://www.aej.org/img/ico_calendar.gifSunday, July 26, 2020

AEJ protests against the ruination of Hungary’s Index news portal

 The international Association of European Journalists issues this joint statement with the Board of the AEJ Hungarian Section:

The AEJ and its national section in Hungary express our support and solidarity with Mr. Szabolcs Dull, who was dismissed on 22 July as the editor-in-chief of Index, and with all the journalists working for Index who resigned their jobs after accusing the government of seeking to destroy the media outlet through political interference. Index has been known as Hungary’s top independent news website. The sudden sacking of its editor came after allies of prime minister Viktor Orban took a controlling interest in the ownership of the online news outlet. The unanimous walkout of the Index staff was a rare example of moral and professional commitment to the principles of independent journalism. The events immediately triggered street protests by thousands of people in Budapest in a show of public support for press freedom.

Once again, the carefully-planned and persistent efforts by pro-government forces have undermined and brought down an iconic and much-respected news portal of the Hungarian online media landscape. Almost one million media users – including many Fidesz-voters and leading politicians – visited the Index website as a source of information even though some years ago it was labeled a „fake news outlet” by the Hungarian prime minister. The high popularity of Index was due not only to its great variety of news, opinion articles and investigative reports, but also to its mission based on the Anglo-Saxon tradition of providing unbiased analysis of the activities of successive governments as well as  opposition parties. The ruination of Index as an independent media voice is a blatant continuation of the empire-building media politics of Fidesz which has swallowed up the public media, almost all of the regional press, the news portal Origo, the political dailies Nepszabadsag and Magyar Nemzet and the weekly Heti Valasz. The gathering together in 2018 of over three-quarters of all the country’s surviving news media into a giant foundation with a uniformly pro-government editorial line has led to the stifling of independent and critical media voices. In the mind of the government, loyalty to the ruling party is now the only standard that matters. By the abolition of the old Index media pluralism has been severely damaged again. And the dwindling number of independent media that remain are also under intense pressure.

The AEJ welcomes the statement of  the Vice President of the European Commission, Vera Jourova’s. She has highlighted the  danger to democratic values of the attack on Index. The wave of  international protests  against the its destruction as a source of independent news is also welcome. But this is not enough. We call publicly for clear and strong statements of protest and opposition by all the relevant bodies of the European Union, and by other institutions in Hungary and abroad. The outrageous assault on Index again demonstrates the cynical disregard for the rule of law and media independence of the Fidesz government. This new attempted power grab shows that the present Hungarian government is seeking even further to extend its own control of the information sphere. It represents a desecration of the principles of press freedom and democratic freedom of choice as fundamental and universal values.

 

 

Per una digitalizzazione a misura di umanità 

Lettera del Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, sul diritto ad un accesso universale a Internet. La lettera è stata originariamente pubblicata sul giornale La Repubblica

 Bruxelles, 24.7.2020
Caro Direttore,

La lettera che il presidente Romano Prodi ha voluto rivolgermi solleva una questione centrale per il futuro della democrazia e del modello sociale europeo. Sono convinto anch’io che l’Unione europea possa svolgere un ruolo di guida nella definizione di standard mondiali per un accesso alla Rete uguale per tutti contribuendo, nel contesto multilaterale, alla discussione avviata dalle Nazioni Unite.

Mai come in questi mesi di lockdown migliaia di persone in Europa e nel mondo hanno dovuto lavorare, studiare, acquistare cibo, comunicare con le persone care utilizzando una connessione Internet. Al tempo stesso, l’impossibilità di accesso alla rete, per ragioni geografiche, economiche o sociali, si è rivelata un pesante elemento di marginalizzazione.

Per molti bambini non avere accesso a Internet ha significato in questi lunghi mesi vedersi negare il diritto fondamentale all’istruzione e alla conoscenza. Ma non solo. Per tante donne e uomini, l’impossibilità a connettersi ha prodotto mancanza di informazioni e messo a rischio la loro vita.

Internet, così come lo conosciamo, si basa sul principio innovatore e profondamente democratico della neutralità della rete. Questo principio stabilisce che tutti i bit che circolano in Internet siano trattati allo stesso modo, senza discriminazioni. Non possono essere rallentati o avere priorità a seconda del potere d'acquisto di chi li emette o ne è destinatario.  In questo momento l'Unione Europea è il principale attore globale che garantisce per legge questo principio così fondamentale della nostra epoca.

Però non basta. Perché non sia fonte di disuguaglianza, è altrettanto necessario che l’accesso alla Rete si basi su regole di equità. Come nel caso dell’energia elettrica o di altri servizi considerati essenziali, l’impossibilità di accedere a Internet - il cosiddetto divario digitale - non ha soltanto impatto sul lavoro, l’impresa, lo sviluppo scientifico, sociale e culturale. Altrettanto forti sono gli effetti sulla vita quotidiana delle persone, negli aspetti anche intimi del loro benessere e della loro felicità.

L’uguaglianza non è un punto di partenza, ma un obbiettivo.

Siamo abituati a pensare alla Rete troppo in termini di piattaforme e algoritmi e meno in chiave di diritti. Abbiamo bisogno di offrire, invece, risposte democratiche a domande che appaiono tecniche quando in realtà non lo sono.

Già nel 2016 il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu ha realizzato un passo importante adottando la Risoluzione sulla Promozione, la protezione e l'esercizio dei diritti umani su Internet. Una decisone volta a proteggere i diritti delle persone che usano la Rete, invitando gli Stati ad adottare politiche pubbliche per un accesso universale a Internet. Un passaggio importante arrivato a seguito dell’iniziativa pionieristica dell’amministrazione Obama che proclamò nel 2014 Internet “servizio pubblico”.  Una decisone poi negata 3 anni dopo dalla presidenza Trump con l’abrogazione della norma che sanciva la neutralità della Rete.

Queste circostanze lasciano ora all'Unione Europea la responsabilità di essere il punto di riferimento per definire i diritti di accesso.

Il Covid19 ha reso palese qualcosa di già evidente: la digitalizzazione non aspetta. La questione non è se avverrà o meno, ma se sarà per tutti.

Dobbiamo sbarazzarci dei luoghi comuni, adottare un atteggiamento razionale, impegnare le istituzioni a guidare questo cambiamento. Non possiamo continuare ad oscillare tra la fede incondizionata nella tecnologia e l’oscurantismo di coloro che attribuiscono al digitale tutti i problemi del nostro tempo.

Internet non è solo tecnologia, ma è l'epoca in cui viviamo. È al pari di quanto avvenne con la stampa che non fu solo l’invenzione di una macchina, ma lo strumento per l’accesso all'informazione e alla formazione delle moderne opinioni pubbliche. Non è necessario conoscere la tecnologia con cui sono fatti i libri per trarre beneficio da ciò che contengono.

É un inganno far credere che le persone non possano approfittare in modo equo e dignitoso di ciò che il digitale offre se non conoscono la sua tecnologia. Questo porta ad ingiustizie. Non si tratta di tempestare di Apps gli utenti, finché diventino clienti fedeli o estenuati si ritraggano abbandonando l'uso di questi strumenti. Il punto è assicurare trasparenza, informazione in modo che ognuno abbia la capacità di capire e decidere.   Per questo è indispensabile un nuovo protagonismo delle Istituzioni pubbliche e un dialogo intenso con le imprese e i cittadini per promuovere logiche distributive e non monopolistiche.

Questo ci permetterà di prendere iniziative, di coltivare le nostre conoscenze, di ottenere che i governi rendano conto delle loro decisioni o di verificare che la digitalizzazione non violi la libertà personale con l’estrazione e la privatizzazione dei dati. 

L’accesso alla rete come nuovo diritto umano. Il Parlamento europeo è pronto a questa sfida. Nell’agenda europea due appuntamenti sono già indicati: la discussione dopo l’estate sulla proposta della Commissione UE di un quadro legislativo sui servizi digitali (Digital Services Act) e il dibattito che si svilupperà in seno alla Conferenza sul futuro dell’Europa.

Dobbiamo scrivere il nostro tempo. Per questo serve indicare la strada verso una digitalizzazione a misura di umanità.

 David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo 

 

 

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                                                         Newsletter n. 122

Il giornalista nell'età dello smart working (6)
 

 

 

Il giornalista nell’età dello smart working (6)

 

Nel dibattito promosso dalla Fondazione sul giornalismo nell'età dello smart working, oggi il contributo di Daniela Scano, componente della Giunta Esecutiva della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.


 

 

Riflessioni di una cronista sullo smart working.

Essere là dove le cose accadono, dare le notizie prima e meglio degli altri, disponendo di tutti gli strumenti offerti dalla tecnologia.  Questo dovrebbe essere  il vero smart working dei giornalisti, non certo dover lavorare stabilmente  nel proprio domicilio. È stato fatto, ed era necessario, per arginare la pandemia che ha spazzato via tutte le certezze. Adesso però c’è chi vorrebbe trasformare l’eccezione nella regola e far diventare, anche nelle redazioni, il cosiddetto “smart working” nel nuovo sistema organizzativo. Tutti o quasi, a casa, pochi in redazione.  Ma questo cosa c’entra con l’informazione? Dove è lo “smart” in questo “work”?

Nel marzo scorso gli editori sono corsi ai ripari, come tutti gli altri datori di lavoro, mettendo precipitosamente in atto le misure governative disposte per contenere la diffusione del coronavirus. È successo per ragioni di sicurezza sanitaria, in una situazione che imponeva di reagire tempestivamente.  Mentre l’epidemia avanzava implacabile, è scattato il lockdown e anche i lavoratori pubblici e privati sono stati indotti a limitare gli spostamenti e soprattutto i contatti umani. A mettere in atto, insomma, condotte e precauzioni che sono l’esatto contrario di ciò un giornalista fa abitualmente.

Da un giorno all’altro, le redazioni si sono svuotate e tanti giornalisti si sono trovati chiusi nelle proprie case con un computer collegato al sistema editoriale e una sola gigantesca notizia da raccontare in tutte le sue declinazioni: il covid-19. Abbiamo cominciato a scrivere delle città che si fermavano, giorno dopo giorno, ora dopo ora, degli uffici che chiudevano e degli eventi culturali che venivano rinviati indefinitamente. Abbiamo raccontato la pandemia, ma ne abbiamo anche subito le conseguenze e le costrizioni. I giornalisti si sono insomma adeguati a dpcm scritti con l’inchiostro dell’emergenza, hanno subito con senso di responsabilità limitazioni delle libertà personali e che in altre circostanze avrebbero provocato sollevazioni popolari perché intaccavano diritti costituzionali.  Quello che è stato fatto (e che tanti stanno continuando a fare) non era “smart working”, ma lavoro da remoto per preservare la salute dei singoli e prevenire provvedimenti di chiusura che sarebbero inevitabilmente scattati (come è avvenuto, quando si è verificato) in caso di contagi.

In quelle settimane la percezione del mondo è cambiata, così come quella della professione. Sono cambiate le prospettive e le gerarchie delle notizie. Un giorno, quando tutto questo sarà finito, ci chiederemo come è stato possibile dare rilievo alle notizie di cittadini “sorpresi dalle forze dell’ordine a gettare la spazzatura in orari non consentiti”. È successo, sembrava addirittura normale in un tempo in cui la paura di contrarre il virus circolava più del covid stesso.

Tutte le categorie hanno sofferto le restrizioni anticovid, ma i giornalisti hanno patito più di altri per continuare a fare il proprio lavoro senza spostarsi. Qualcuno ha continuato a lavorare all’esterno, ma è stata una sparuta minoranza. Del resto, ci siamo consolati, uscire sarebbe stato inutile perché fuori non c’era nessuno. Così ci siamo abituati alle dirette facebook di sindaci e governatori, amministratori di aziende sanitarie. A mente fredda,  meriterebbe una riflessione la discrezionalità che i “moderatori” hanno esercitato nella selezione delle domande, nella scelta delle testate a cui riconoscere uno spazio, nel numero dei quesiti: mai più di due, per dare spazio agli altri. Era smart quel work? O era solo il giornalismo al tempo del covid? Un giornalismo che ha resistito, ha fatto il suo dovere, ha dato il massimo nella situazione data. Adesso però si deve tornare alla normalità.

 

Finita la fase uno, usciti dalla fase due, in piena fase tre si è acceso il dibattito sul presunto smart working che, nella sua declinazione “domestica”, adesso qualcuno comincia a pensare che possa restare stabilmente. Non sto parlando dei casi già previsti di chi deve stare a casa per ragioni di salute, familiari o di accudimento di soggetti fragili.  

Nelle redazioni  la discussione verte sui vantaggi e sugli svantaggi che l’applicazione generalizzata del cosiddetto “lavoro agile” comporterebbe, ma la domanda preliminare alla quale bisognerebbe rispondere, secondo me, è la seguente: perché (e come) fare informazione in pantofole a casa propria dovrebbe sostituire l’antica abitudine di consumarsi le suole delle scarpe e di partecipare alla vita di redazione? Questo modo di lavorare è più smart, nel senso di più agile e “intelligente”, o è solo più funzionale a interessi che con la professione giornalistica non c’entrano niente? E ancora: quale informazione potrebbe venire fuori da questa rivoluzione? È arrivato il momento di chiederselo se non vogliamo che questa pandemia contagi anche l’informazione, trasformando le redazioni in luoghi vuoti e aridi dove i giornalisti passano di tanto in tanto per sbrigare qualche pratica amministrativa o per trascorrere brevi periodi.

La redazione, in una testata giornalistica, non è solo un posto fisico ma un centro ideativo e propositivo. È un cuore pulsante.  La redazione di un giornale è un luogo vivo, crocevia di rapporti e di confronti, di scontri e di condivisioni, di riunioni e di confronti che cambiano il corso delle cose e le valutazioni delle notizie. Un giornale che nasce dalle call e dai webinar è un giornale di emergenza, ma dalla emergenza bisogna uscire tornando a fare il nostro lavoro là dove si deve fare: dove accadono le cose e nelle redazioni.

 

Daniela Scano

 

 

sito: www.fondazionemurialdi.it

 

Friday, 24 July 2020

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ITALIA. 2° RAPPORTO TRIMESTRALE OSSIGENO /APRILE-GIUGNO 2020

Venerdì 24 luglio 2020

 

Numeri, nomi, trend- Nella seconda parte: fatti significativi, analisi, commenti sulle intimidazioni, le minacce, gli abusi contro giornalisti e blogger rilevati dall’Osservatorio nel secondo trimestre dell’anno


I DATI DI APRILE-GIUGNO 2020

127 giornalisti minacciati nel secondo trimestre del 2020 in Italia

Questi episodi di violenza e abuso configurano allo stesso tempo una violazione del diritto all’informazione – Nomi e dettagli degli episodi “accertati” con il Metodo Ossigeno e di quelli “probabili”- Cosa hanno segnalato altri centri di osservazione

Le 44 intimidazioni “accertate” aprile-giugno 2020. I nomi

Fra l’1 aprile e il 30 giugno 2020 in Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Sicilia. Leggi i nomi dei cronisti presi di mira e i dettagli di ciascun episodio

Le 83 intimidazioni “probabili” dall’1 aprile al 30 giugno 2020

I nomi e i dettagli degli episodi classificati da Ossigeno nel periodo 1 aprile – 30 giugno 2020 e segnalati alle istituzioni

Le statistiche precedenti di Ossigeno

 

PRIMO PIANO

Panoramica dei casi rilevati da Ossigeno

Trend. Più minacce ma i giornali e la politica non se ne occupano

Allarme. Al Viminale risultano in 6 mesi più minacce dei 12 mesi precedenti

Appello Odg e Ossigeno dopo l’allarme del ministro

Falsi minacciati. Ossigeno e il caso Mario De Michele

 

CARCERE PER DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA

Di Pietro. La Corte Costituzionale rinvia decisione ma dice che il carcere per la diffamazione non può restare

Mennella. Ddl diffamazione. Con le prime votazioni il Senato ha introdotto norme punitive allarmanti

Spampinato: Ora giù la maschera! La decisione della Consulta sul carcere per diffamazione  

Il parere dell’avv. Andrea Di Pietro, coordinatore dell’Ufficio di Assistenza Legale Gratuita di Ossigeno 

 

CRONISTI ED EMERGENZA SANITARIA

Coronavirus. 19 attacchi a giornalisti al lavoro durante emergenza sanitaria

Coronavirus. 16 attacchi a giornalisti al lavoro per raccontare la “fase 2”

 

ASSISTENZA LEGALE GRATUITA DI OSSIGENO

Ossigeno assiste il corrispondente di Radio Radicale dalla Turchia in una causa a Facebook

Ossigeno assiste Kelly Duda, il giornalista USA denunciato a Napoli da un pm

Kelly Duda, lo scandalo del sangue infetto e la video inchiesta Factor 8

Bonus spese legali a Lilli Mandara che deve pagare 100 mila € per danni “in re ipsa”

Da Ossigeno difesa legale al cronista Mauro D’Agostino accusato di violazione della privacy

Lorenzo Tondo. Pm di Palermo gli chiede i danni. Ossigeno lo assiste legalmente

 

RAFFRONTI

Che cosa hanno visto gli altri gli centri di osservazione (Piattaforma del Consiglio d’Europa, Mapping Media Freedom, Viminale) 

(hanno collaborato Dario Barà, Raffaella Della Morte)


 

Come produciamo queste informazioni - Le informazioni sulle intimidazioni, le minacce e gli abusi contro giornalisti e blogger e sulle più gravi violazioni della libertà di stampa e di espressione che si verificano in Italia sono tratte dal monitoraggio continuativo del fenomeno che Ossigeno per l’Informazione Onlus fa dal 2008 in poi, con un metodo scientifico che poggia su due pilastri: la verifica dei fatti e il volontariato professionale.

 

Queste ed altre notizie sul sito di Ossigeno www.ossigeno.info

 

 

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Tutto sul Consiglio europeo straordinario e un podcast sulla risposta Ue alla possibile annessione in Cisgiordania
22 luglio 2020

Oltre 90 ore di negoziato per arrivare a “una giornata storica per l’Europa”il Consiglio europeo su Recovery Fund e bilancio 2021-2027 che si è concluso ieri all’alba ha funzionato come una lanterna magica nella quale abbiamo visto le anticipazioni possibili dell’Italia e dell’Europa del futuro. Ma per realizzarle serviranno visione, coraggio politico e sostegno dei cittadini, a Roma come a Bruxelles, scrive Nicoletta Pirozzi, che sul “derby” Italia-Paesi Bassi si è confrontata con il corrispondente a Roma del De Telegraaf (qui la trascrizione degli interventi su Radio Radicale). Adesso la palla passa nel campo del Parlamento europeo - domani in riunione plenaria straordinaria -, che dovrà dire la sua sulla bozza di accordo dei leader.

Non il miglior esito possibile, “ma comunque un passo in avanti fondamentale per l’integrazione europea: da oggi l’Unione è molto più forte” anche sulla scena globale, commenta Nathalie Tocci. La finestra temporale che si è aperta a inizio mese - e che va verosimilmente fino alle presidenziali statunitensi del 3 novembre - potrebbe portare a una parziale annessione degli insediamenti in Cisgiordania da parte di Israeleecco i tre piani di intervento a disposizione dell’Unione europea, spiega il direttore dell'Istituto Affari Internazionali in un nuovo podcast. Questo e molto altro ancora online su AffarInternazionali, la rivista dello IAI.

ARTICOLI
 ACCORDO SUL RECOVERY FUND
Il Consiglio europeo e la lanterna magica dell’Europa possibile
 

di Nicoletta Pirozzi

Il Consiglio europeo iniziato il 17 luglio si è chiuso con un buon accordo, il migliore possibile date le circostanze. Ci sono voluti quattro giorni e più di 90 ore di negoziato per approdare ad un’intesa sul pacchetto Next Generation...

 LA SCOMPARSA DI JOHN LEWIS
I diritti civili contrapposti al potere nero
 

di Massimo Teodori

Quando pubblicai negli Stati Uniti The New Left. A documentary History (Bobbs Merril, 1969) e in Italia La nuova sinistra americana (Feltrinelli, 1970), il primo documento che inserii nella sezione dedicata ai diritti civili fu Una seria rivoluzione, il discorso...

FAKHFAKH SI DIMETTE DOPO MENO DI 5 MESI
Tunisia di nuovo senza governo (e in piena crisi)
 

di Giulia Cimini

Dopo meno di cinque mesi dal suo insediamento, il primo ministro tunisino Elyes Fakhfakh, sotto accusa per un presunto conflitto di interessi, ha rassegnato le sue dimissioni mercoledì 15 luglio. Si apre una nuova fase di profonda incertezza, triste conferma...

PROTESTE CONTRO IL PRESIDENTE KÉITA
In Mali c'è voglia di futuro
 

di Bernardo Venturi

Le proteste di venerdì 17 luglio hanno mostrato un cambio di strategia del movimento anti-establishment in Mali. Il movimento d’opposizione politica riunito sotto la sigla M5-RFP (Mouvement du 5 juin / Rassemblement des forces patriotiques) ha abbandonato infatti Piazza dell’Indipendenza nella capitale...

IN EVIDENZA
SPECIALE
Recovery Fund e semestre tedesco: la posta in palio per l'Ue
 
© 2020 AffarInternazionali - www.affarinternazionali.it

 

 

Noi e il futuro dell'Europa

“Riformare l’Unione per rimanere europei”
Newsletter n. 24 - Luglio 2020

Qui di seguito puoi selezionare la parte di tuo interesse
Per la versione completa, clicca qui

L’ingranaggio europeo si è bloccato, chiediamo al Parlamento europeo di cambiare il motore dell’Unione

Mentre scriviamo è sorta la terza alba sul Palazzo d’Europa a Bruxelles dove sono riuniti – “in presenza” – i capi di Stato e di governo dei ventisette paesi membri dell’Unione europea sotto la presidenza del belga liberale Charles Michel e con la partecipazione istituzionalmente muta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. I leader si sono dati un nuovo appuntamento – che qualcuno ha definito “con la Storia” alle 16h00.

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Attiriamo la vostra attenzione

Quanto emerge a caldo, al vertice del Consiglio europeo ancora in corso - un appuntamento che ha suscitato numerose aspettative e che però si è mosso tra veti e disaccordi da ogni parte - è che l’Unione europea ha urgente necessità di riforme: di metodo. Se ci si trova in questa situazione e come sottolineiamo nell’editoriale, è a causa del prevalere del metodo intergovernativo rispetto al metodo comunitario.

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Le attività del Movimento europeo
  • Dialogo italo-tedesco: a causa del prolungamento del Consiglio europeo straordinario del 17 e 18 luglio, si è dovuto far slittare l'incontro online l'"EBD De-Briefing European Council" promosso dal Movimento europeo tedesco in collaborazione con il Movimento europeo italiano, come annunciato nella Newsletter precedente. Sarà nostra cura fornire, attraverso i nostri canali informativi (sito pagina Facebook), nuovi aggiornamenti sulla riprogrammazione dell'evento non appena possibile. Restate dunque collegati !
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Documenti chiave
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Testi della settimana
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Carta dei diritti fondamentali


Con riferimento al tema della settimana, riteniamo importante soffermarci sul Capo IV della Carta, dedicata alla solidarietà. C’è da dire che anche nel suo preambolo si trova un riferimento a questo valore europeo, riportato tra quelli di fondamentale rilevanza: “Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l’Unione si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà;...
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L'Europa dei diritti

Per quanto riguarda il comportamento dei Paesi Bassi all’interno dell’Ue, questa settimana ci soffermiamo su una sentenza del 31 ottobre 2019 che ha accertato l’esistenza di alcune irregolarità compiute dallo Stato membro.
fatti sono i seguenti: “Negli anni dal 1997 al 2000, sono stati importati in Germania latte in polvere e riso provenienti da Curaçao, mentre, negli anni 2002 e 2003, semola e semolino provenienti da Aruba sono stati importati nei Paesi Bassi.
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Consigli di lettura
Anche questa settimana, il testo scelto consente di sintetizzare in un’unica sezione la parte dedicata ai libri e gli argomenti economici. Ci concentriamo infatti sul libro “Disuguaglianze: Come ridurle, nel mercato e tra i consumatori” del giornalista Roberto Sommella, Direttore di “Affari e Finanza”, fondatore de “La nuova Europa” nonché membro eletto del Consiglio di presidenza del Movimento europeo - Italia.
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Agenda della settimana
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    CAMPAGNA DI INFORMAZIONE SULL'EUROPA    
 
 
La newsletter del Movimento Europeo è ripartita a gennaio 2020 con cadenza settimanale; nuova, più ricca di spunti e di contenuti, per seguire da vicino il dibattito sul futuro dell’Europa. Vogliamo assicurare continuità e cura nei minimi dettagli e vi chiediamo per questo vostri suggerimenti, un contributo finanziario ed un sostegno nella sua diffusione.
Responsabile: Massimiliano Nespola, giornalista
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                                                         Newsletter n. 121

Il giornalista nell'età dello smart working (5)
 

 

 

Il giornalista nell’età dello smart working (5)

 

Continua il dibattito sul giornalismo in smart working. Oggi il contributo di Roberto Reale, componente del Comitato Scientifico della Fondazione.


 

 

“I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”, scriveva un centinaio di anni fa una delle menti più brillanti del novecento. Intendeva dire che le espressioni che usiamo definiscono il nostro modo di inquadrare le cose, le modalità con cui leggiamo i fenomeni. Negli Stati Uniti queste “inquadrature logiche” le chiamano anche cornici narrative. Della loro micidiale efficacia abbiamo preso coscienza in questi anni in relazione ai discorsi d’odio. Se qualcuno, dotato di mezzi adeguati, crea un “clima negativo”, di disprezzo o paura intorno a un gruppo sociale indicato come nemico, poi è difficilissimo tornare indietro. Ma il meccanismo funziona pure per contenuti solo apparentemente più neutri. Eccoci così arrivati al punto, al cosiddetto “smart working”. Faccio solo una premessa: è dimostrato che gli anglicismi, che tanto piacciono alla nostra classe politica, servano soprattutto per abbellire il racconto, mischiare le carte, confondere le idee. Dobbiamo partire da qui e analizzare perciò con un minimo di attenzione il significato dell’aggettivo inglese smart. Qual è il primo oggetto/immagine che viene in mente a un italiano quando sente questo termine? Beh, sicuramente è il “phone” che ha in tasca, il suo “telefonino intelligente”, l’attrezzo cui dedica buona parte della sua giornata. Consultiamo adesso un dizionario online e verifichiamo che smart viene tradotto ovviamente con intelligente ma poi con furbo, sveglio, astuto, bravo, abile, spiritoso o addirittura geniale. Vi sembra l’aggettivo giusto per descrivere quanto accaduto in uffici, scuole, università,redazioni da febbraio a oggi? Per risolvere la questione noi italiani abbiamo deciso che, abbinato al working ( al lavorare), debba tradursi con agile, ma è una “scelta ermeneutica”, una fra le tante possibili. Che elude la vera domanda: che cos’è in realtà questo “smart working”? L’Osservatorio del Politecnico di Milano ( gente che se ne intende) per definirlo parla di “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari, degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”. Tutto chiaro adesso? Flessibilità e responsabilizzazione sui risultati ( come valutarla?) darebbero parecchi spunti di riflessione, ma qui non c’è il tempo per farlo. Chiediamoci solo se sono proprio questi i concetti che si sono concretizzati in questi mesi in Italia a seguito della pandemia e delle misure di contenimento del covid_19. L’autonomia nella scelta degli spazi e degli orari da parte dei lavoratori dove si è registrata?

Vedete allora quanto il parlare di “smart working” riferito all’emergenza 2020 sia doppiamente elusivo? Non solo non è una “forma geniale” di prestazione lavorativa ma non è neanche ciò che auspicano i suoi teorici sostenitori. E’ altro, la mia proposta è perciò radicale, dobbiamo usare una “cornice narrativa” diversa, dire le cose come stanno, chiamando il tutto “lavoro da casa”. Basta dire così e subito, quasi magicamente, scorgiamo dei particolari che ci traghettano dai “fumi dell’astrazione” alla realtà del “mondo della vita”. Finalmente vediamo in concreto un’abitazione. Com’è? Grande,piccola, centrale, periferica? In quanti ci abitano? Le lavoratrici e i lavoratori chiamati a operare a distanza hanno altre incombenze familiari, bambini, anziani da assistere? Hanno una buona connessione internet? Chi la paga? I mezzi che usano sono loro o dell’azienda? Se qualcosa va in tilt chi interviene?

Insomma se proprio dobbiamo “fare gli americani” parliamo di home worker (senza s finale in italiano), dei problemi di queste persone che si sono trovate, da un giorno all’altro, di fronte a situazioni in cui non hanno avuto alcuna voce in capitolo, nelle mani di “decisori aziendali” guidati solo dalla preoccupazione di effettuare dei risparmi, di conseguire il “contenimento dei costi”.

Messa così la condizione di molti “home journalist” (forzati) può finalmente dialogare con quella di insegnanti, professionisti, ricercatori, dipendenti di altre aziende pubbliche e private che si sono trovati davanti a problemi simili. Si possono costruire discorsi comuni (piattaforme?) sul piano di un’iniziativa che è prima sociale/culturale e poi anche sindacale, evitando forme di isolamento che onestamente non portano molto lontano.

Partendo da qui, da una cornice più vasta, si vedono più nitidamente le specificità della nostra professione. Ne enuncio sommariamente due ( ben trattate nei contributi che mi hanno preceduto). Non mi azzardo a porre la questione su chi sia il giornalista oggi. Ma, evitando metafore consunte su scarpe e suole, mi limito a chiedere: un cronista è ancora un testimone di ciò che avviene? E come fa a testimoniare se resta a casa e non vede nulla di persona? Oggi si segnalano ( anche se non sono certo le uniche) nel nostro mestiere tre grandi ripartizioni. Ci sono gli opinionisti (soprattutto quelli che vanno in tv e che il grande pubblico identifica nei giornalisti) che dovrebbero studiare e prepararsi e invece parlano a ruota libera di tutto spesso senza sapere nulla, ci sono poi i redattori che stanno al desk e mettono insieme il prodotto, infine abbiamo quelli che si trovano in prima linea costretti magari a inseguire politici e personaggi pubblici rischiando persino di infettarsi pur di carpire una dichiarazione o un’inquadratura. Per i testimoni lo spazio è poco ( ce ne sono per fortuna). Come pure il tempo è poco per le verifiche, per le inchieste spesso aborrite dagli editori.

La seconda grande questione è quella del giornale come prodotto collettivo. Se tutti stanno a casa come fanno a costruire un discorso comune che è invece il vero senso di un’informazione professionale? Già viviamo nel tempo dell’individualismo esasperato\disperato: nella stessa stanza (negli uffici come nelle redazioni) finora hanno convissuto persone che hanno stipendi dignitosi con altre che invece annaspano nel precariato della sotto occupazione. E’ chiaro che per le aziende può essere una comoda soluzione fare in modo che costoro non si incontrino più, che non si generi un “sentire comune”, un rapporto interpersonale. In questo quadro il ricorso esclusivo alle tecnologie tende a “atomizzare” ancor più le esperienze, perché i mezzi determinano sempre la natura dei messaggi. Ma per chi ha una visione solidaristica di una professione che voglia essere un pubblico servizio alla comunità tutto questo non può stare bene. Riflettiamo allora a fondo sulla parola crisi: etimologicamente significa scelta, decisione. Quello che ci sta capitando, la crisi in cui siamo precipitati, ci costringe a aprire gli occhi, fare qualcosa. Purché, come diceva un altro grande pernsatore del secolo scorso, si sia disposti a fare i conti “seriamente sui nostri fini e su tutte le nostre operazioni”, in poche parole a mettere in discussione il nostro modo di lavorare in questo terribile 2020 che ha registrato solo in Italia 35mila vittime. Un dato drammatico che sento sempre il dovere di ricordare.

 

Roberto Reale

 

 

sito: www.fondazionemurialdi.it

 

 

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Peel appeal: a new life for citrus fruit waste

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Tuesday, 21 July 2020

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Le ministre allemand des Finances a fait du lobbying en faveur de Wirecard

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Le candidat britannique à la présidence de l’OMC minimise la querelle autour du Brexit

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Servizio stampa

Parlamento europeo

Ufficio di collegamento in Italia

 

 

 

   
 

Comunicato stampa

18-07-2020

 

 

“Voglio un pianeta così”, al via la campagna del Parlamento europeo per l’ambiente

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Attivisti, imprenditori e testimonial green d’eccezione uniscono le loro voci per la tutela del nostro pianeta. “Voglio un pianeta così” è il nome della campagna di comunicazione che il Parlamento europeo in Italia diffonderà sui suoi canali on-line durante l’estate 2020. L’obiettivo è sensibilizzare sui temi legati alla sostenibilità e stimolare la partecipazione attiva di ciascuno a tutela della Terra.  

Alessandro Gassman, Bianca Balti, Lorenzo Baglioni, Klaus-Tudor Laurini (in arte Klaus), Eugenio in via di gioia, Mario Tozzi, Licia Colòsono tanti i personaggi pubblici che hanno aderito alla campagna e che dai loro canali social racconteranno il pianeta che vogliono, un pianeta più sostenibile, più attento alle energie rinnovabili, alla qualità dell’aria, con cittadini più consapevoli dei danni ambientali causati dai cambiamenti climatici.

https://twitter.com/gassmangassmann/status/1284537489747738626?s=21

 

La campagna #vogliounpianetacosì si articolerà in una serie di video sui canali social del Parlamento europeo in Italia. Racconterà la percezione che gli italiani hanno delle tematiche ambientali e descriverà realtà e progetti del nostro Paese per la promozione della sostenibilità. 

In particolare i temi su cui si articolerà la campagna saranno: spreco alimentare, inquinamento atmosferico, biodiversità, utilizzo della plastica e impatto dei cambiamenti climatici.

 

“Voglio un pianeta così” racconterà anche storie di start up impegnate per l’ambiente (Too Good To Go, contro lo spreco alimentare; Vaia, filiera solidale che da alberi abbattuti dal maltempo crea prodotti i cui proventi sono usati per ripiantare altri alberi). Al centro della campagna, le storie di tanti cittadini che si impegnano quotidianamente per una Terra più green: il nonno plastic-free, Pasquale Di Marco, Potito Ruggiero, un ragazzo di 12 anni che ha manifestato da solo in un paesino del Foggiano per proteggere l'ambiente o anche i "Viaggiatori ecologici", Valentina La Cara ed Edoardo Manza, che a bordo del loro camper portano in giro per l'Italia il proprio messaggio di sensibilizzazione e ripulendo dai rifiuti i luoghi visitati nelle varie tappe.

 

La campagna si rivolge a tutti, con l’invito a condividere la propria visione “verde e blu” del mondo e suggerire comportamente o accorgimenti per assicurare la salvaguardia del pianeta. Per partecipare la richiesta è di utilizzare l’hashtag #vogliounpianetacosì ed eventualmente taggare le pagine del Parlamento europeo in Italia Facebook @PEITALIATwitter e Instagram @PE_Italia.

 

L’Unione europea vuole continuare a essere in prima linea nella lotta al riscaldamento globale e raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050. La lotta all’inquinamento e il Green Deal europeo intendono indirizzare la ripresa e lo sviluppo di una nuova forma di economia, innovativa e sostenibile. 

 

 

Per maggiori informazioni:

 

Maurizio MOLINARI

Responsabile Media del Parlamento europeo in Italia

cid:image002.gif@01D63297.D66593C0

(+39) 02 434417519

cid:image003.gif@01D63297.D66593C0

(+39) 339 530 0819

cid:image004.gif@01D63297.D66593C0

maurizio.molinari@europarl.europa.eu

 

Alberto D’ARGENZIO

Addetto Stampa - ROMA

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(+39) 06 69950206

cid:image003.gif@01D63297.D66593C0

(+39) 335 8152777 

cid:image004.gif@01D63297.D66593C0

alberto.dargenzio@ep.europa.eu

 

Valentina PARASECOLO

Addetto Stampa - MILANO

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valentina.parasecolo@europarl.europa.eu

 

Alfonso PIROMALLO

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alfonso.piromallo@europarl.europa.eu

 

 
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